Come si dovrebbe chiamare il nostro hobby?

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda catraga » 24 giu 2012, 18:16

Concordo anche io con Mik: a me sta bene la definizione di "gioco d'autore", ma probabilmente non la userei come primo approccio descrittivo a quello che faccio per i babbani. Solitamente quando devo spiegare ai babbani che impegni ho nel pomeriggio, dico che "devo uccidere un po' ti troll a colpi di dado" o "che vado a spingere cubetti di legno per sfamare delle pedine" (a volte li incuriosisco pure con le definizioni stupide).
Ultima modifica di catraga il 24 giu 2012, 20:33, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Angiolillo » 24 giu 2012, 20:25

Mik ha scritto:Mah, a me sembrano sempre delle forme di snobbismo.
Un gioco d'autore, per me, è un gioco molto particolare (come i film d'autore etc).
7Wonders, Caylus, Guerra dell'Anello, Trono di Spade, etc, per me, non rientrano in questa categoria. Sono giochi da tavolo.


Sono giochi da tavolo, certo, ma non capisco perché non possano essere considerati anche appartenenti alla più ristretta categoria dei giochi d'autore. Se voi percepite una differenza, e mi pare che comunque la pecepiate (e a volte la rivendichiate anche), una definizione della categoria ha una sua utilità.

Certo parliamo di giochi: roba futile, artigianato più che arte, roba da prendere alla leggera e senza sussiego. Concordo. Però se la definizione del "d'autore" funziona per altre categorie (un fumetto d'autore è un fimetto che non è un semplice prodotto dell'industria culturale, ma è fatto da un autore riconosciuto che ci lascia il segno della propria mano) non vedo perché non possa funzionare anche per i giochi. Non è supponenza, parliamo di giochi, però l'etichetta ne sottolinea utilmente alcune caratteristiche. All'interno di quella categoria dei giochi, questi titoli le caratteristiche del prodotto "d'autore" lo hanno. Poi che sia opportuno in certe sedi usare quella etichetta e in altre usarne di diverse, può anche essere. Ma questo non vieta di dire che una simile etichetta calza e ha un senso.

Prendiamo Guerra dell'Anello. E' firmato da tre autori riconosciuti e di fama, ed è decisamente nel loro stile (raffrontatelo ad altri loro giochi). Ha vinto una gara di idee contro altri prototipi sullo stesso tema, cui hanno partecipato proposte di grandi case e di grandi autori (come Richard Berg per Fantasy Flight Games). Ha una coerenza e un'eleganza magari non percepibili a prima vista ma che sono evidenti se fate i paragoni con best-seller ameritrash (vedi Axis & Allies). Non è un caso che la FFG abbia fatto carte false per ottenerne l'esclusiva mondiale, purtroppo per lei invano, nonostante i giochi su Tolkien in catalogo non le manchino.
Prendiamo Caylus. Ha introdotto il worker placement che ha segnato un intero filone del gioco alla tedesca, o eurogame. Ha fatto scuola.

Se poi non sentite l'esigenza di trovare una categoria di giochi da tavolo che includa Puerto Rico, Agricola e Twilight Struggle distinguendoli da giochi da tavolo come non t'arrabbiare, il gioco dell'oca e Trivial Pursuit, come non detto.
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Messaggioda Mik » 24 giu 2012, 22:59

Prendo la definizione di cinema d'autore da wikipedia:

Per cinema d'essai (dal francese, letteralmente "cinema di prova" o "di sperimentazione", noto anche come cinema d'autore), si intende una sala cinematografica che proietti pellicole destinate ad un pubblico non di massa. Indica in generale quella cinematografia rivolta a chi delle opere cinematografiche privilegia aspetti che vanno oltre il mero intrattenimento, come, ad esempio, il valore artistico, formale, di sperimentazione sul linguaggio cinematografico, oppure di impegno sociale.


Inoltre quoto la richiesta del topic

La lingua italiana sembra non sia adatta per definire il giocare a giochi con plance, di estrema maturità, praticato da persone di tutte le eta, con regole di vario spessore.


Non mi pare la definizione appropriata per giochi d'autore.
Anche Rocky ha sperimentato nuove tecniche di regia, perchè quelle attuali nom erano adatte agli scopi. Ha re-inventato la boxe nel cinema. Ma non è considerato cinema d'autore.

Poi chiamali come vuoi. Resto dell'idea che tra chi conosce il mondo dei giochi da tavolo non serve una parola per distinguere il gioco dell'oca da caylus (che secondo me sono nati comunque con gli stessi scopi... Divertire un giocatore, vendere e guadagnare, solo con traget di giocatori diversi. Non è che volevano comunicare o insegnare qualcosa). A chi non li conosce non gliene frega nulla dei termini, ed anzi siamo noi che per avvicinarli cerchiamo di rapportarli a qualcosa che conoscono. Se ci interessa avvicinarli.

Se poi non sentite l'esigenza di trovare una categoria di giochi da tavolo che includa Puerto Rico, Agricola e Twilight Struggle distinguendoli da giochi da tavolo come non t'arrabbiare, il gioco dell'oca e Trivial Pursuit, come non detto.


Efettivamente non ne ho mai sentito l'esigenza. Ci sono già tante categorie e meccaniche per differenziare i giochintra di loro quando sei dentro all'hobby.
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Messaggioda pepita » 24 giu 2012, 23:36

Ragazzi Grazie!
Mi avete dato molto da pensare ma soprattutto avete chiarito in me il concetto di rapporto con i babbani.
Tra noi possiamo chiamarci come vogliamo, con gli altri possiamo dire ciò che le circostanze permettono.
Vi devo un caffè.
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Messaggioda Angiolillo » 25 giu 2012, 6:12

Non partirei dal cinema d'essai (che nella definizione che dai intende "cinema" come "sala cinematografica"). Se mai partirei dalla definizione di cinema d'autore, su Wikipedia c'è anche quella:

Cinema d'autore è un termine usato per descrivere quei film che rispecchiano la personalità del suo regista che, il più delle volte è anche lo sceneggiatore. Si tratta di un concetto soggettivo di cui non esiste una definizione rigorosa. Il cinema d'autore è spesso paragonato a un cinema d'essai.

Caratteristiche
In Introduzione alla storia del cinema, Paolo Bertetto individua alcuni elementi comuni del regista d'autore:
segue tutte le fasi dell produzione cinematografica, dallo sviluppo dell'idea al montaggio, con particolare attenzione alla sceneggiatura;
i film d'autore affrontano contenuti complessi e poco commerciali, similmente ad un romanzo o ad un'opera teatrale;
Deve riconoscersi uno stile dell'autore, legato alla sua originalità espressiva;
i film d'autore danno meno peso al puro intrattenimento, ma preferiscono far riflettere lo spettatore, che quindi non può più assistere passivamente alla proiezione;
spesso il film d'autore è inserito in un complesso di opere dello stesso autore, per questo riconoscibile.


A me questi paiono giochi che riflettono la personalità dell'autore, e quindi ci siamo. Difficile confondere uno Knizia con un Friese o con un Faidutti.

Ed è vero che la definizione è soggettiva e non rigorosa, ma a me pare che addirittura - trasponendo da un media all'altro - il gioco si ritrovi nelle caratteristiche analitiche proposte da quello studioso: è vero che un autore di giochi è coinvolto spesso in tutte le fasi, segue l'illustrazione come l'impaginazione e la scultura dei pezzi (garantisco per esperienza diretta). E' vero che spesso questi giochi si permettono temi che assai difficilmente la Hasbro darebbe ai propri titoli per il mercato di massa (l'affascinante vita di una famiglia di contadini medievali che stentano ad arrivare a fine mese, i problemi di un fornitore di energia elettrica, una pandemia a livello mondiale, remote guerre anglofrancesi per pochi acri di neve). E' vero che, come dicevo, hanno uno stile personale dell'autore (e se ne parla spesso, qua sulla Tana). E' vero che sono giochi spesso più complessi e coinvolgenti, richiedendo assai più impegno a chi gioca rispetto a un non t'arrabbiare, un gioco dell'oca, un Trivial. E' vero che spesso sono inseriti in un complesso di opere dello stesso autore, per questo riconoscibile.

Comunque io "volavo più basso". Non cercavo necessariamente confronti con il cinema, che ha problematiche e connotazioni artistiche particolari, ma con prodotti più modesti come il fumetto e la canzone. Ed ecco la nostra definizione, più sintetica e "terra terra": a ciascuno di voi vedre se gli pare utile o meno per le proprie necessità (è evidente che pepita sente una necessità definitoria che per esempio Mik non ha).

Gioco d’autore
Gioco in scatola che è frutto dell’attività di un autore riconosciuto, non importa se noto o no, e non dell’anonimo lavoro dei creativi interni di una casa editrice. La locuzione è equivalente ad altre utilizzate in diversi settori della cultura popolare: cinema d’autore, fumetto d’autore, canzone d’autore. Da un gioco d’autore ci si attende una creatività, dei guizzi, una contromeccanica che solitamente non ci si aspettano dal prodotto di chi lavora a un gioco in ufficio, “timbrando il cartellino”. La stessa creatività che gli editori si attendono da un autore quando porta in visione il prototipo di una sua creazione, e che giustificano ai loro occhi il riconoscimento di diritti d’autore.
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Messaggioda Mik » 25 giu 2012, 8:03

Angiolillo ha scritto:Non partirei dal cinema d'essai (che nella definizione che dai intende "cinema" come "sala cinematografica"). Se mai partirei dalla definizione di cinema d'autore, su Wikipedia c'è anche quella:

.....

A me questi paiono giochi che riflettono la personalità dell'autore, e quindi ci siamo. Difficile confondere uno Knizia con un Friese o con un Faidutti.



Se segui meglio il link di wikipedia che hai postato, noterai che vi è proprio un riferimeto al cinema d'essai. E sulla definizione stessa di cinema d'essai viene riportato proprio Noto anche come cinema d'autore. Il fatto delle sale cinematografiche è proprio un riferimento storico da dove nasce, non perchè si riferisce alle sale stesse. 

Se invece applichi la definizione di cinema d'autore dello studioso, vi rientra apppunto anche Rocky di Stallone. E anche uno Spielberg lo riconosci da un Carpenter o un Tarantino, etc. 

. E' vero che spesso questi giochi si permettono temi che assai difficilmente la Hasbro darebbe ai propri titoli per il mercato di massa (l'affascinante vita di una famiglia di contadini medievali che stentano ad arrivare a fine mese, i problemi di un fornitore di energia elettrica, una pandemia a livello mondiale, remote guerre anglofrancesi per pochi acri di neve). E' vero che, come dicevo, hanno uno stile personale dell'autore (e se ne parla spesso, qua sulla Tana). E' vero che sono giochi spesso più complessi e coinvolgenti, richiedendo assai più impegno a chi gioca rispetto a un non t'arrabbiare, un gioco dell'oca, un Trivial. E' vero che spesso sono inseriti in un complesso di opere dello stesso autore, per questo riconoscibile


Qui stai scherzando, vero?! Non me la stai veramendo portando come esempio dell'ultimo punto dove si parl di affrontare tematiche importanti e far riflettere.
In particolare i german sono famosi per le ambentazioni apiccicate e non crederò mai che lo scopo pricipale dell'autore di Agricola fosse farci capire come viveva una famiglia di contadini.
Sicuramente ci saranno giochi che vogliono provare a comunicarci veramente qualcosa, ma non sono la maggioranza dei titoli a cui ci riferiamo. E non sicuramente Agricola o Pochi Acri (Un film di guerra qualunque comunica di più sulla guerra). Nei giochi di guerra non è importante come si sentano famiglie e cittadini massacrati, etc. Si cerca, attarverso manovre tattico/strategiche di distruggere l'avversario.

Per quanto riguarda la difficoltà: un bambino che gioca a non t'arrabbiare si può trovare più in difficoltà di un adulto a caylus (anche se in alcuni casi si lagna meno :lol: ).

Poi ripeto, se senti la necessità di differenziare giochi fatti da grandi multinazionali (in cui immagino ci siano sempre dietro uno o più autori che seguono ) dagli altri fai pure. A parere personale gioco d'autore, per come l'ho sempre interpretato nel cinema, mi pare alquanto altisonante. E, secondo me, se lo proponi così ad un novizio è più facile che crei una barriera piuttosto che un apertura.

Dipende comunque tutto da perchè si vuole cercare un termine e cosa si vuole ottenere nell'applicarlo, imho.

Comunque è chiaro che la pensiamo in modo diverso al riguardo e potremo andare avanti per 20 pagine entrambi. :grin:
L'autore del topic mi pare si sia ritenuto soddisfatto delle risposte fin qui ottenute, quindi, se sei daccordo, la chiuderei qui ;)
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Messaggioda Angiolillo » 25 giu 2012, 8:32

Finiamola qua, anche se l'argomento e il confronto che ne segue credo siano di interesse generale anche al di là della soddisfazione di chi ha postato il primo post.
Prima di chiudere preciso solo che nella definizione citata di cinema d'autore, il cinema d'essai è un qualcosa cui viene paragonato, non un sinonimo. E che nella definizione del cinema d'autore di Bertetto (uno studioso, non un anonimo contributore di Wikipedia) l'esplicita volontà di far riflettere non c'è: c'è l'uso di tematiche poco commerciali, che nei giochi è indiscutibile. Detto questo, ci sono anche giochi che fanno riflettere: questo consente di avere giochi educativi, didattici e per la formazione, ma fa anche sì che scuole e biblioteche ricorrano ai normali giochi in vendita per le loro attività, con adeguato debriefing.
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Messaggioda Kobayashi » 25 giu 2012, 8:55

catraga ha scritto: (...) "vado a spingere cubetti di legno per sfamare delle pedine".


Applausi!!! :biggrin_sm: :biggrin_sm: :biggrin_sm:
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Messaggioda randallmcmurphy » 25 giu 2012, 15:09

Concordo nel dire che la definizione "gioco d'autore" non sarebbe il massimo per attrarre nuovi giocatori, o far cogliere lo spirito delle nostre partite ai novizi..

Quando sento gente che va a vedere dei "film d'autore" o del "cinema d'essai" so che vanno a sciropparsi dei polpettoni che sarebbero indigesti anche a Ciccio di Nonna Papera...:-P

Quindi per favore, evitiamo di paragonare i nostri giochi al cinema d'essai, al rischio di veder tramutata in realtà una tipica scena dei Simpson..

"ok ragazzi vado con i miei amici a fare dei giochi d'autore, venite anche voi?"....silenzio...e poi svelti passettini di TUTTI che se la squagliano...:-P
« Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. »
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Messaggioda jackal » 25 giu 2012, 17:25

Io invece sposo la definizione di gioco d'autore... mi piace 8)

Immagino la solita domanda: cosa fai stasera?!
- se rispondo gioco a giochi da tavolo: loro pensano a Risiko e Monopoli e cambiano argomento perchè odiano quei giochi che ricordano con noia e terrore!
- se rispondo gioco a giochi d'autore stimolo la curiosità e magari qualche adepto che vuole approfondire l'argomento lo trovo!

Insomma non lo trovo un termine elitario... solo un termine per identificare in modo diverso giochi che con Monopoli e Risiko hanno poco a che fare e che in fin dei conti rispecchiano appieno il carattere e lo stile del loro autore...

La prossima volta sperimento questa definizione! ;)

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Messaggioda Elijah » 25 giu 2012, 22:04

Se qualcuno mi chiede cosa vado a fare, di norma gli dico:

"Vado ad un incontro ludico."

È una frase molto generica, ma proprio per questo può suscitare interesse e curiosità.

Se qualcuno mi chiede qualcosa in più, non specifico subito cosa facciamo di concreto, ma parlo innanzitutto dell'ambiente:

"Passiamo una serata in compagnia tra amici, si ride e si scherza, e si gioca tutti assieme a... (a cosa?) a un qualche gioco da tavolo."

Come dice giustamente il grande e mitico fondatore di Playboy (Hugh Hefner): Meglio il gioco da tavolo del sesso.
(Hefner in realtà parla dei giochi di carte... ma solo perché non conosce ancora i giochi da tavolo :grin:).

Per quanto riguarda le varie terminologie uscite in questo thread, devo dire che anche a me piace giochi d'autore. Mi dà l'impressione di essere un linguaggio ricercato, che non rimanda a qualcosa di bambinesco, ma allo stesso tempo però nemmeno troppo serio (come potrebbe essere gioco intelligente).
Ultima modifica di Elijah il 5 lug 2012, 20:05, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda TeOoh » 25 giu 2012, 22:28

io in genere li definisco "giochi da tavolo" o "giochi di società".
so che spesso la gente non ha nemmeno idea di cosa si parli, ma mi piace far capire che mi trovo a GIOCARE e che sono con altre PERSONE nel farlo.

quando capitano (come già si diceva) le obiezioni "ah! il monopoly!" io rispondo cose tipo "quindi guardi la nazionale e tifi baggio?" oppure "esatto, tutti con il mandolino e a mangiare spaghetti"!!
...giusto per far capire un po' gli stereotipi che ci sono in giro... :evil: 8)
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Messaggioda romendil » 26 giu 2012, 10:28

Io di solito parlo di giochi da tavolo moderni.

Visto che la gente ha in mente solo Risiko e Monopoly (ma non credo che nessuno li consideri moderni visto che c'erano quando erano bambini loro)... di solito la domanda successiva che denota un po' di curiosità è: "tipo? quali giochi?".

Al che, elenco pazientemente: "Puerto Rico, Coloni di Catan, gestionali vari, giochi alla tedesca, ecc. dei giochi da tavolo moderni insomma... sono dei classici ormai, davvero non li hai mai sentiti nominare?" 8-O
RòmeNdil (goblin chierico), ultimamente ho giocato a:
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Messaggioda pepita » 2 lug 2012, 13:29

Bella anche questa:giochi da tavolo moderni di Romendil.
Ma mi manca ancora un neologismo o una rivisitazione che definiscano in modo lapidario il giocare tra persone di tutte le età, a giochi cresciuti, lievitati, croccanti.[/b]
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Messaggioda Angiolillo » 2 lug 2012, 14:52

Non saprei sul criterio cronologico, temo che Taboo sia moderno quanto Puerto Rico. O forse ancora più moderno: figlio dei tempi in cui non si studia un manuale per poi usare un videoregistratore, una segreteria telefonica, un gioco da tavolo, ma piuttosto si prende in mano un lettore di dvd o un telefonino e si prova a usarlo senza studiare. Nel gioco da tavolo lo studio delle regole resta inevitabile, ma la brevità delle regole di taboo è più in linea con i tempi. Temo.
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