Diffamazione

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Diffamazione

Messaggioda cardano » 1 ago 2010, 22:46

Ieri stavo mettendo ordine nei miei fogli e ho trovato la copia di un articolo uscito tredici anni fa.

Mi chiedo - e vi chiedo: secondo voi le cose sono cambiate o abbiamo ancora a che fare con gente con queste idee?


da: Sette del Corriere della Sera, nr. 15 - 1997

Autore: Cesare Fiumi, caposervizio di "Sette"


Sono un cacciatore di taglie, in spalla ho una faretra con frecce avvelenate e in mano un grosso arco. Ho 23 anni e sono un «umano». In lotta contro le forze del Caos e dell'Anarchia, (peccato, perché mi starebbero pure simpatiche). La mia scheda personale dice che ho riflessi fulminei e I'abilità di schivare. Ho anche un nome, Erich. E vengo da Schlafebild. che sorge in un sanguinario medioevo fantastico, in una terra che sembra la Germania.

IL GIOCO. Il master mi ha detto che a un certo punto incontrerò gli altri cinque personaggi-giocatori e fingerò di aiutarli, ma il mio compito segreto è di farne fuori uno - il mago - con uno stiletto traditore. E allora sono qui che tiro dadi. Che poi sono frecce, sul nemico invisibile che ha fattezze di mostro. Sto seduto al tavolino, ma in realtà sono ai piedi di una collina. E faccio la mia bella strage, approfittando di «un vento nero di odio», (lo chiamano così), che mi cela alla vista. Sto giocando a un gioco di ruolo, che si chiama Martelli da guerra. E sono ospite. Quale cacciatore di taglie, dentro un'avventura che va avanti da mesi, e che in sei- il master e i cinque giocatori - giocano due sere a settimana, ormai padroni dei loro personaggi. Sono studenti di veterinaria e informatica, lettere e biotecnologia, che vestono panni e pensieri di un cavaliere o un elfo, un nano o un mago. Protagonisti di un ruolo che la storia ha assegnato loro, assieme a due scopi primari: il raggiungimento dell'obiettivo individuale, che magari è far strage dei compagni d'avventura, e soprattutto della propria sopravvivenza. Perché nei giochi di ruolo non si vince e non si perde: se va bene si sopravvive.

Questa è una sorta di serata didattica. Per incontrare lo strano mondo dei giochi di ruolo, la passione forte degli adepti («patologica», secondo certi studiosi), la difesa senza crepe di una fede - nel gioco (in sigla, GdR) - che assomiglia a quella degli ultrà del calcio: «Non azzardatevi per nessun motivo a parlar male della mia squadra». Poi, per sapere cosa spinge, per esempio, sei universitari, i ragazzi che ho davanti stasera, a creare una sorta di cenacolo del fantasy o dell'horror dove, racconta Gianfranco (che di questa storia è il master e che perciò dirige i personaggi-giocatori), «ti è concesso fare quelle cose che nella vita di tutti i giorni ti sono impedite». E, infine, per capire come e perché questa virtualità a tavolino possa mandare in cortocircuito.

LA SENTENZA. Javier Rosado, 22 anni, ha cominciato così, per gioco, e ha finito per confondere la fantasia con la realtà. Un mese fa il tribunale di Madrid lo ha condannato a 42 anni di carcere e a 12 il suo complice minorenne. Pazzo per i giochi di ruolo, ma non pazzo - visto che non gli è stata riconosciuta I'infermità mentale -, a un certo punto ha deciso, come tanti altri giocatori, che le confezioni in commercio non gli bastavano più. E ha scelto di esercitare la sua fantasia. Ha inventato un GdR tutto suo e l'ha chiamato Razas, il gioco delle razze: solita miscela di mostri e delitti. Niente di strano, fin quando, la sera del 30 aprile '94, come master del nuovo gioco, ha comunicato al suo gruppo che il GdR passava da virtuale a reale e che il suo personaggio di Lucifero avrebbe ucciso per davvero. Sì, avrebbe cominciato lui, tanto per rompere il ghiaccio.

Il GdR imponeva di assassinare una donna o un vecchio entro le quattro e un quarto di notte. Javier Rosado e Felix M., uno degli altri giocaton. uscito anch'egli dal suo personaggio fantasy per farsi aggressore, escono di casa per uccidere. I1 diano ritrovato a casa di Javier racconta la trama del gioco di quella notte e dà i brividi. Una ragazza sfugge all'aggressione perché in compagnia del fidanzato, anche un barbone, a sua insaputa, si salva. Alla fine saranno otto gli scampati. Ma ormai sono le quattro e un quarto e Javier decide che bisogna uccidere chiunque gli capiti a tiro. Il povero Carlos Moreno, uno spazzino di 40 anni che scende dall'autobus, è accoltellato a morte. La sua agonia dura 15 minuti, perché il rituale preteso dal gioco è macabro e lento. Scrive Javier nel suo diario: «I miei sentimenti sono di una pace assoluta. Sono contento di avere assolto il mio dovere e non mi preoccupa la possibilità che possano scoprirmi. Il nostro asso nella manica è che non conoscevamo per nulla quel tizio né il luogo del delitto né avevamo alcun motivo per fargli qualcosa». Salvo ubbidire alla regola di un gioco.

Hanno fermato Javier soltanto perché uno degli altri giocatori, chiamato a partecipare a un secondo delitto, ha deciso di raccontare tutto alla Polizia. Il processo ha sconvolto la Spagna.E i giochi di ruolo sono finiti di nuovo pesantemente sotto accusa.

LA REPLICA. Ma Gianfranco e i suoi amici non ci stanno a essere criminalizzati. Sono appena tornati dalla mostra dei GdR, tenutasi a Lucca, nell'ambito di Lucca comics & games dal 21 al 23 marzo. E Iì anche loro sono passati dal virtuale al semi-reale, vestendo i costumi del loro medioevo fantastico e dandosele di santa ragione con spadoni imbottiti di gommapiuma. Mostrano le foto dei combattimenti, ma non si prendono sul serio. Piuttosto, preferiscono ricordare quella ragazza in fondo a destra nell'inquadratura: «Peccato che fosse già impegnata». Ma le ragazze nell'ambiente dei GnR non sono molte e spesso si sentono ghettizzate, come Laura che scrive una lettera, pubblicata nell'ultimo numero di Agonistika, un periodico del settore. «È vero, le donne sono poche», spiega Gianfranco, «forse perché la materia dei GdR è comunque fatta di duelli, di scontri, di feriti, di morti ammazzati. Il paesaggio e prettamente maschile, su questo non c'è dubbio, ma non è un problema».

Eppure il gioco, il gruppo, l'avventura possono rischiare di diventare una situazione chiusa e morbosa. «Non per noi. È vero, ogni gioco è una cosa seria e ci si lascia prendere dalla situazione, ma solo qui, a tavolino. Tutto si ferma alla simulazione. Non siamo come quelli che, a Pavia, occupano un terreno e giocano a Killer (il gioco che l'estate scorsa avrebbe spinto in Italia due ragazzi al suicidio, ndr) sparandosi con pistole a vernice e neppure come quelli che in Michigan si danno battaglia in un'avventura dal vero, usando spade e pugnali di cartone. E comunque non è giusto dire che i giocatori di ruolo non hanno ideali e che vivono in un mondo parallelo».Però resta l'impressione che ogni critica, ogni avvertimento sul pericolo dei GdR. tocchi un nervo scoperto, come se si sfiorasse una strana setta.«Sì, perché i giochi di ruolo sono una piccola parte della nostra vita e come tale va protetta. Tanti pensano che possano portare ad azioni cattive, ma l'immedesimazione nel personaggio avviene nell'ambito del gioco. Si tratta solo di una recita».

IL RISCHIO. Serata numero due. Pavia, ma senza pistole di vernice. Un altro tavolo con i dadi a dieci facce, le schede dei personaggi, i duelli mortali. Stavolta si gioca a Advanced Dungeons &Dragons. derivazione di quel D&D che una signora americana ha portato in tribunale come responsabile del suicidio del figlio, ma inutilmente. (Negli Usa contro Dungeons & Dragons si ècostituita un'associazione di genitori che si chiama Badd. E un romanzo di successo, tradotto anche in Italia - Era solo un gioco, Rona Jaffe, Mondadori- racconta la storia di un ragazzo che si immedesima talmente nel personaggio da smarrire il rapporto con la realtà fino ad impazzire, convinto d'essere il Santone impersonato nel GdR).

Il master di Pavia si chiama Andrea ed è presidente di un club di giochi di ruolo con otto sedi in Italia. E con lui il discorso si precisa: «In certi GdR i ragazzi possono rischiare, non i grandi giocatori. E giocato bene un GdR può diventare una vera fiction: poi le mele marce possono essere dappertutto, ma da qui a criminalizzarlo ce ne passa». Un'altra arringa difensiva piena di passione (meno patologica del previsto), ma Andrea e Gianfranco, a loro modo, sono un'elite e ha ragione Luca Giuliano, sociologo studioso dell'argomento, quando scrive che occuparsi di giochi di ruolo vuol dire «occuparsi di giochi difficili». Ma è proprio questo il nodo, che un cacciatore di taglie per una notte (e che ha trovato la pratica di una noia sconcertante...) ritiene delicato e irrisolto: il GdR, o almeno, certi GdR non sono roba per tutti, specie per ragazzi dalla personalità fragile e facilmente suggestionabili. Perché un conto è recitare una sera alla settimana la propria parte, in una sorta di travestimento virtuale, altra cosa è credere drammaticamente d'essere qualcun altro.

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Messaggioda Normanno » 1 ago 2010, 23:47

Certo che abbiamo ancora a che fare con gente del genere. In molti paesi la situazione è ancora questa, USA in primis. In altri i giochi sono messi al bando (da qualche parte nel sud america, per esempio), in altri manco sanno che esistono perchè hanno problemi più gravi.
In ogni caso in Italia la situazione è la solita. Tra la chiesa, il razzismo sociale, l'ignoranza dilagante e la totale mancanza di valori, siamo noi giocatori ad essere "ghettizzati". Io però, come al solito, la vedo da un altro punto di vista. Noi siamo l'elite, quelli ancora in grado di pensare. E peggio per gli altri.
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Messaggioda Raistlin » 2 ago 2010, 12:43

Il discorso è vecchio ma sempre molto spinoso.
Di certo quello descritto è un caso limite sul quale l'abile (?) giornalista di turno ha ricamato alla perfezione il suo articolo con il classico (e per me fastidioso) modo di fare allarmistico/sensazionalistico.

Però io dico solo una cosa: TUTTO ciò che facciamo ci influenza, nel bene o nel male e su ciò non ho dubbi. Sta (in parte) a noi decidere quanto lasciarci influenzare. E come in tutte le cose, la mancanza di equilibrio non fa bene - in altre parole, insomma, il 'troppo' è pressochè sempre deleterio.
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Messaggioda simox » 2 ago 2010, 13:54

a questo proposito mi permetto di uscire fuori dal discorso base per togliermi dalle scarpe un sasso grande quanto la scarpa stessa: trovo la politica dei nostri media alquanto ipocrita

Perchè la cronaca sul commercio di droga nonè che una sfumatura in ultima riga ormai, mentre in casi come questi dedicano un intera colonna di giornale palesando solo il lato più nefasto della situazione(dov'è la classica intervista ai conoscenti dell'assasino? era forse troppo scomodo per i signorotti scrivere che il master ha detto "In effetti da tempo si comportava in maniera strana, tanto che abbiamo lasciato stare i giochi di ruolo per un pò ecc", no? era più giornalistico riempirli di melma?)

E poi, e qui esco davvero fuori dai binari, la signora Italia bombarda a tappeto i Griffin censurandoli all'inverosimile perchè palesano problematiche giustamente troppo scomode perchè il popolo ne venga a conoscenza, oppure il pretesto di bannare programmi anche implicitamente sovversivi (Striscia la notizia è l'unica che sopravvive ormai)...e poi Lasciano vedere ad orari accessibili a chiunque delle autentiche e monumentali porcherie...l'ultima è l'andata in onda alle 14 dei Munchin, o roba simile, quando in principio andava in onda alle 01.00...
ALLE 01.00 DI NOTTE!!!, e io stesso l'avevo visto una volta e l'ho subito spento per lo schifo e per i contenuti improponibili...che ipocrisia, una vera ipocrisia.

Perdonatemi lo sfogo, ma penso che questa uscita ci voleva...altrimenti che la falce della nera signora(moderatori) incombi sul mio capo.
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Messaggioda il_Nadir » 2 ago 2010, 14:29

Ma quel tipo di discorsi non sono, secondo me, legati strettamente al gioco di ruolo come forma di gioco.
Ma vengono di volta in volta riproposti agganciati a diversi tipi di svago che si pensa possano influire negativamente sulle "deboli giovani menti"...
Negli anni '90 quando il GdR aveva una diffusione decente anche nel nostro paese il discorso poteva essergli riferito... pochi anni dopo, si è passati a scrivere articoli fotocopia in cui il soggetto invece del GdR era il Videogioco Violento e immersivo... e immagino che prima degli anni '80/'90 si facessero discorsi simili su altri tipi di svaghi che portavano i giovani su cattive strade (qualcuno ha visto Footlose?).
Insomma il discorso è vecchio, vecchissimo, e non penso che cambierà mai, perchè nasce dalla fondamentale paura della società che stimoli diversi possano portare i giovani su cattive strade, questo fondamentalmente perchè è più facile attribuire la colpa di ragazzi con problemi spesso evidenti di mancanza di attenzione, di ascolto, o di comprensione in famiglia e nella scuola verso "quelle cose li" che li fanno impazzire...
Il problema è nella società, non nei giochi o nei passatempi di questo o altro tipo, per cui il discorso non morirà mai.
Detto questo, ultimamente simili articoli specificamente rivolti al GdR cartaceo sono rarissimi... per un semplice motivo, è meno diffuso di un tempo. :roll:
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Messaggioda Cyrano » 2 ago 2010, 14:32

Qui c'è troppa carne al fuoco... :grin:

I Griffin & Striscia la notizia sono sullo stesso piano cioè due "spettacoli" politicamente strumentalizzati. Il primo segue l'ideologia americana più destrosrsa che (ovviamente) è anticattolica e quindi da noi non va in onda mentre il secondo, sebbene allineato politicamente alla stessa maniera, manca della critica clericale e quindi va impunito (visto che poi il proprietario di mediaset è... :lol: ). Ci sono state trasmissioni molto più forti (mi sovviene il vecchissimo "il prigioniero" oppure qualche talk show visto di recente) ma non contenevano omini buffi e parolacce e quindi non hanno manco avuto bisogno di censure, non li si guardava...

Uno stato ovviamente ha sempre e comunque l'interesse ad eliminare le sovversioni perché di fatto creano problemi nella gestione dello stesso. Questo vale per ogni regime. Penso sia ovvio che se sulla TV si guardano solo le reti saldamente in mano ai govenanti è ridicolo aspettarsi chissacché. Idem per i giornali (solo che in questo caso procurarsi materiale stampato più indipendente è più facile).

Il resto non sono "sfoghi" è solo pigrizia.
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Messaggioda rporrini » 2 ago 2010, 14:53

Oppure.

C'è un'altra ipotesi e cioè che l'intelligentissimo (lo penso davvero) giornalista valuti la piega da dare all'alrticolo in funzione della sua vendita.

La domanda che lui si pone è: cosa vuol sentirsi dire la maggioranza dei miei lettori? Quale impostazione devo dare allo'articolo per evere il maggior numero di contatti?

E allora è il pubblico stesso artefice del proprio destino...
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Messaggioda Galdor » 2 ago 2010, 16:50

il_Nadir ha scritto:Ma quel tipo di discorsi non sono, secondo me, legati strettamente al gioco di ruolo come forma di gioco.
Ma vengono di volta in volta riproposti agganciati a diversi tipi di svago che si pensa possano influire negativamente sulle "deboli giovani menti"...
Negli anni '90 quando il GdR aveva una diffusione decente anche nel nostro paese il discorso poteva essergli riferito... pochi anni dopo, si è passati a scrivere articoli fotocopia in cui il soggetto invece del GdR era il Videogioco Violento e immersivo... e immagino che prima degli anni '80/'90 si facessero discorsi simili su altri tipi di svaghi che portavano i giovani su cattive strade (qualcuno ha visto Footlose?).
Insomma il discorso è vecchio, vecchissimo, e non penso che cambierà mai, perchè nasce dalla fondamentale paura della società che stimoli diversi possano portare i giovani su cattive strade, questo fondamentalmente perchè è più facile attribuire la colpa di ragazzi con problemi spesso evidenti di mancanza di attenzione, di ascolto, o di comprensione in famiglia e nella scuola verso "quelle cose li" che li fanno impazzire...
Il problema è nella società, non nei giochi o nei passatempi di questo o altro tipo, per cui il discorso non morirà mai.
Detto questo, ultimamente simili articoli specificamente rivolti al GdR cartaceo sono rarissimi... per un semplice motivo, è meno diffuso di un tempo. :roll:

Quoto ogni singola parola di Nadir!! :grin:
Condivido e aggiungo: l'idea comune che alcuni Stimoli possano portare i Giovani a "deviazioni pericolose" è davvero trans-genere e trans-generazionale... ;)

Vi ricordate -ad esempio- "Dirty Dancing"? :lol:
I genitori erano preoccupati che la Figlia venisse "deviata" DALLA DANZA MODERNA!!! :twisted:
Mica da Droghe, Sette Sataniche o chissàcosa... dalla banale Danza Moderna! :-o

E questo anche perchè i Genitori IGNORAVANO COMPLETAMENTE cosa fosse!!
Quando invece scoprono -durante il saggio finale- che non era niente di "deviante" se fatta con senno, beh, allora giù applausi, lacrime e scuse a profusione.. :grin:

Vale un pò per tutto dunque: una profonda Ignoranza e una miope preoccupazione relative a certi Stimoli possono portare ad Articoli come quello citato.. (ne ricordo anche un altro, ben peggiore, di un certo "Tarcisio Mezzetti") :idea:
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Messaggioda cardano » 2 ago 2010, 17:18

Galdor ha scritto:ne ricordo anche un altro, ben peggiore, di un certo "Tarcisio Mezzetti" :idea:


Credo tu ti riferisca a http://www.miodiosalvami.it/tm/giochi_ruolo.html

Leggere per credere
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Messaggioda Angiolillo » 3 ago 2010, 14:18

Tarcisio Mezzetti è un fanatico che non ha idea di quello che dice. Lo dioco a mio dioscapito, visto che definiosce un mio gioco di ruolo (I Cavalieri del Tempio) "uno dei Giochi di Ruolo più intelligentemente presentati e forse tra i più affascinanti tra quelli in voga". Mas basta una frase come "Altri testi del genere sono: le serie di «Shannara» di Marion Zimmer Bradbury, per un totale di una dozzina di volumi e «Eric di Lammermoore» da cui è stato tratto un Role Playing" per svelarne la crassa ignoiranza (ma che è Eric di Lammermoore? Un'opera lirica???).

Cersare Fiumi è un giornalista che forse per motivi di vicinanza geografica si è fatto abbindolare da un bizzarro personaggio in cerca di facile notorietà, ex avvocato veneziano radiato dall'ordine. La sua campagna ha avuto vita breve. A Roma, dove da temnpo facevamo attività in scuole e biblioteche ed eravamo già riusciti a far pubblicare un gioco di ruolo dal Comune per la distribuzione gratuita a insegnanti e bibliotecari (ma chi l'ha detto che l'Italia è sempre indioetro? Una cosa del genere non l'ho mai sentita in nessun altro paese, dire nemmeno nella civolissima Finlandia), a livello di amministrazione e istituzioni è stata presa per quel che era: una stupida sparata. E l'attività pubblica di gdr è continuata come prima.

Io credo che alla base di tutto coi sia una crassa ignoranza e basta. La stampa non sa cosa sono i giochi di ruolo, a volte casca a parlarne male. Ma vale per tutto. Ai primi tempi del Web, era demonizzato. Nella cronaca, per ogni delitto si tendeva a evocare lo spettro del fatto che vittima e carnefice si erano incontrrati sul Web (mentre nessuno eviodenziava, quando era il cxaso, che si erano conosciuti al bar, o ai giardinetti, o a una festa in casa). Poi i goornalisti hanno iniziato a usare il Web, i giornali hanno iniziato a fare edizoni olnile, e questa moda è passata...
"Il Premio Speciale alla Memoria... a un autore che da anni ci regala nulla di nuovo: Andrea Angiolino... Dandogli un premio alla memoria, lo costringiamo a cambiare l'ironica firma che usa sulla Tana dei Goblin." (Il Puzzillo/Mr.Black Pawn)
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Messaggioda randallmcmurphy » 3 ago 2010, 17:38

E' la vecchia storia del complesso di Frankenstein..ciò che non si conosce, spaventa..

Per quanto mi riguarda, i gdr non mi interessano, e anzi se sparissero non batterei ciglio, ma rileggere l'illuminato articolo di Mezzetti mi fa sempre morire dal ridere (con un retrogusto amaro ovviamente...)

Comunque..se uno è matto è matto...e può scattare per un gdr, un videogioco, un'immagine, un film ecc.ecc...

Però...spesso capita che ad un disadattamento sociale, faccia seguito un morboso attaccamento a questo o a quel mondo di nicchia...un senso di eccessiva appartenenza che spesso degenera.Ecco, questo sarebbe per me un discorso più interessante...ribaltando la situazione.Quindi la domanda non è se i giochi portano ad un disadattamento ma se il disadattamento(che può venire da mille motivi sui quali è meglio sorvolare, data la complessità della materia) porta a quei mondi di nicchia, fra i quali anche quello dei giochi...e per le mie esperienze posso dire che la prima è una fesseria, la seconda invece potrebbe essere spunto per considerazioni più serie.

Dovremmo fare una campagna di promozione d'immagine per i giocatori...così i giornalisti ci vedrebbero sempre curati e "fighetti" e penserebbero che siamo "normali"...altra amara considerazione sulla superficialità e la crescente importanza dell'apparenza rispetto all'essenza...
« Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. »
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Messaggioda Cyrano » 3 ago 2010, 17:52

randallmcmurphy ha scritto:
Dovremmo fare una campagna di promozione d'immagine per i giocatori...così i giornalisti ci vedrebbero sempre curati e "fighetti" e penserebbero che siamo "normali"...altra amara considerazione sulla superficialità e la crescente importanza dell'apparenza rispetto all'essenza...


:lol: :lol: :lol:
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Messaggioda simox » 3 ago 2010, 19:45

Cyrano ha scritto:
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Azz e tu ridi...qui dobbiamo piangere

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