Gioco dell'anno 2013

Sulla famosa manifestazione di giochi e fumetti. About the famous event related to comics and games

Messaggioda LordDrachen » 4 ott 2013, 10:10

ConteGoblin ha scritto:Quantificami la barca (perché su una barca non ci stanno tante persone :lol:), perché penso che sia comunque poco per mettersi a portare in Italia un titolo come quelli di GMT. Tradurre e produrre in italiano un gioco costa un po' e deve valerne la spesa.

No calma, fraintendimento.
Io stavo contestando un'altra cosa. Cioè che la filosofia secondo la quale
i fillers sono e saranno la spina dorsale del mercato del gdt.
Non credo proprio sarà così: gli appassionati hard-gamers sono a domanda rigida, uno zoccolo duro di nicchia, ma che sarà sempre presente. Gli altri no. Puntare su una fetta di mercato più ampia SENZA preoccuparsi degli hard-gamers è sul lungo termine dannoso (imho).
Non sto auspicando la scomparsa dei fillers, sarei cretino a pensarlo, sto dicendo che non c'è attenzione per tutto il resto.
Soprattutto la tendenza alle fiere di fare una comunicazione così sbilanciata sul giocatore occasionale mi piace davvero poco.
Ci sono stati altri mercati rovinati dalla filosofia "batto il chiodo fin che è caldo".

Ecco, secondo me ha ragione Plombiers. Asterion vende giochi piccoli e a tirature alte e, così facendo, può permettersi di portare titoli da giocatori.

Certo, e difatti esempi positivi per me sono Cranio e Asterion. Anche se da pignolo perfezionista tendo sempre a pungolare.
Il discorso partiva dai premi, non dalle case editrici.
Vorrei ribadirlo bene.
E' cmq difficile che un'azienda stampi a perdita per puro spirito hobbystico, anche se conosco la passione di alcuni di Asterion.
Kickstarter e P500 non sono nati per caso.
Un P500 italiano, per es., sarebbe un ottimo segnale verso gli hard-gamers, anche e soprattutto se ciò favorisse i designers nostrani a poter editare giochi.
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Messaggioda LordDrachen » 7 ott 2013, 17:03

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Messaggioda liga » 10 ott 2013, 15:51

Ho letto ora questa discussione molto interessante con alcuni spunti di riflessione, sopratutto quello relativo a cosa attrae un nuovo giocatore.

Io ho iniziato a 16 anni con i vecchi titoli GW, Avalon Hill, Battletech e GdR e poi sono approdato anche agli altri BG. Se mi avessereo proposto "Augustus" (che trovo un ottimo titolo) o "Tokaido" (che trovo adattissimo per nuovi giocatori), mi sarei ugualmente appassionato ? non so ...

So per certo che ho però incontrato dopo anni, di nuovo ai tavoli da gioco, persone che proprio da quei titoli che mi hanno emozionato erano invece stati spaventati ed allontanati e che sono tornati all'hobby grazie a Carcassonne, Ticket to Ride e titoli con quella complessità. E con cui magari ora posso giocare anche titoli più complessi.

Sul valore dei recensori e delle giurie non entro nel merito. Più uno sa di un argomento più è faticoso accettare giudizi di altri. Premi et similia servono soprattutto come indicazione per chi conosce poco l'argomento e non ha modo/tempo di documentarsi.

Se uno guarda molti film può sentirsi d'accordo o in disaccordo con un oscar, come chi legge tanto può dire "il premio strega è meritato o meno".
Chi deve comprare 1 film all'anno e di cinema sa poco o nulla forse compra quello che ha vinto l'oscar e credo che, mediamente, alla fin fine non uscirà deluso.

Se uno compra un gioco all'anno e prende lo Spiel des Jahres credo che, in media, sarà soddisfatto. Secondo me il gioco dell'anno dovrebbe puntare a quello: far si che se una famiglia, persona che compra 1-2 giochi all'anno tra quelli includa il gioco dell'anno. Sarebbe già un enorme passo avanti.

Quando vado nelle classi e chiedo ai bambini che giochi conoscete mediamente su 25 sono 2-3 quelli che hanno giocato qualcosa che non sia Monopoli, Carte, Gioco dell'Oca, Scacchi, Risiko, Cluedo, Dama e Yu.gi-oh.

Credo che a queste persone/famiglie giocare anche un Augustus, Tokaido, The Island, Room 25 o Mondo potrebbe solo fare bene e far nascere interesse e curiosità per un mondo, quello dei giochi da tavolo, che è immensamente più ricco e sfaccettato di quello che la maggior parte della gente è portata a pensare.

Ciao e buon gioco
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Messaggioda LordDrachen » 11 ott 2013, 10:34

Volevo rispondere ieri poi mi è passata l'ispirazione.
In realtà bisogna fare qualche considerazione che sembra ostinatamente sfuggire.

1. Coltivare le potenzialità di futuri clienti non significa dare per scontati quelli che comprano tanti giochi ogni anno, gli appassionati, ovvero la "domanda rigida" del mercato.
Ed invece è quello che sta avvenendo.
Fare considerazioni post-Play come quella di Infoludiche in cui si dice che la Fiera va anche presa "per stare insieme" e non per comprare significa vivere in un mondo fiabesco in cui non esiste il mercato.
Se il Play non fosse a pochi km da casa mia e se non comprassi mai nulla, non ci andrei. Ci vado se compro. Se no mi trovo coi miei amici a giocare.
Poi ben venga il luogo di aggregazione, ma non facciamo "Fiabe".
L'affluenza non è l'unico parametro da considerare, perché ce l'hai solo se conviene anche a case editrici e negozi venire in Fiera.

2. Le famiglie non sono prospettiche, per una semplice questione demografica: il giocatore è più spesso qualcuno che gioca con gli amici coetanei.
Non siamo la Germania, che ha una cultura del gioco estremamente radicata, proprio culturale. Da noi le famiglie che giocano sono quelle che hanno i genitori che sono mediamente appassionati e che eventualmente trasmettono la passione ai figli.

3. Hai citato Yu-Gi-Oh. Non è figlio di un dio minore YuGiOh (e come lui tanti altri tabletop per ragazzini). Anche Yu Gi Oh deve avere spazio in qualsiasi fiera.
In questo senso il Play sta cominciando a diventare, almeno in parte, molto settario come ambiente. Almeno Lucca, da sto punto di vista, è più "democristiano" e realista (pure troppo).

4. Certi premi stimolano i designers a semplificare. Se vinco il premio con un gioco semplice, farò un altro gioco semplice. Bauza è un buon esempio di questa tendenza, visto che ormai sembra che 7 Wonders sia un hard-game....

5. Siamo in un mondo che compete coi videogiochi per l'intrattenimento, e mi pare un autogol clamoroso stare su coordinate, perdonami l'espressione, da "Mulino Bianco".

6. Le case editrici italiane sono molto più avanti, in un certo senso, dell'ambiente che hanno intorno. Però ovviamente non sono delle associazioni benefiche, quindi se l'ambiente è martellante in una direzione, in parte seguono.
Il discorso di fondo è che non c'è nessuna comunicazione relativa al passaggio da gioco semplice-filler-family a qualcosa di più complesso, come tu auspicavi. L'ho visto davvero poco, soprattutto in termini di specialisti, blogs, siti di informazioni, premi e fiere.
E' tutto lasciato in mano alle case editrici con risultati ovviamente alterni.
Siamo invasi da fillers perché si segue la moda e la si sfrutta senza nessuna visione prospettica.
E' per me talmente lampante che si cerca di fare coi fillers quello che fa la FFG con le espansioni. Solo che loro almeno ci guadagnano.

Conclusione: avere un Gioco dell'Anno che ricalca lo SdJ e dove non c'è neanche il KSdJ è tornare indietro. Ed è anche un peccato non venale di supponenza pensare che il mercato italiano sia simile a quello tedesco, che ne abbia le medesime caratteristiche. In realtà trovo che l'Italia sia estremamente più americana (come mercato ludico) che tedesca e non parlo di genere di giochi, giusto per chiarire, ma nell'approccio alla cultura ludica.
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Messaggioda liga » 11 ott 2013, 11:00

Ciao

tanti bei spunti di discussione. Provo a rispondere anche se su PLAY fatico senz'altro ad essere obbiettivo essendo coinvolto nella sua organizzazione e soprattutto nella sua progettazione

LordDrachen ha scritto:1. Coltivare le potenzialità di futuri clienti non significa dare per scontati quelli che comprano tanti giochi ogni anno, gli appassionati, ovvero la "domanda rigida" del mercato.
Ed invece è quello che sta avvenendo.
Fare considerazioni post-Play come quella di Infoludiche in cui si dice che la Fiera va anche presa "per stare insieme" e non per comprare significa vivere in un mondo fiabesco in cui non esiste il mercato.
Se il Play non fosse a pochi km da casa mia e se non comprassi mai nulla, non ci andrei. Ci vado se compro. Se no mi trovo coi miei amici a giocare.
Poi ben venga il luogo di aggregazione, ma non facciamo "Fiabe".
L'affluenza non è l'unico parametro da considerare, perché ce l'hai solo se conviene anche a case editrici e negozi venire in Fiera.


Per quel che riguarda PLAY non stiamo certo trascurando gli appassionati. Per quel che ci è possibile fare, come organizzazione, stiamo cercando di valorizzare chi porta nuova uscite. Il padiglione A è molto orientato agli appassionati e credo che a PLAY dell'anno scorso ci fossero davvero tante cose da giocare e comprare. L'offerta di tornei (che di solito si rivolgono ad un pubblico di appassionati) è di gran lunga la migliore sul panorama Italiano e stiamo lavorando anche per portare qualche editore straniero che non ha distribuzione in Italia.

Poi è vero che un evento come PLAY è anche un momento di incontro, gioco ed aggregazione e come c'è una componente di giocatori che visita le fiere per comprare le novità ce n'è una altrettanto grande che le visita per vedere e provare giochi. Non bisogna trascurarne nessuna delle due.

LordDrachen ha scritto:2. Le famiglie non sono prospettiche, per una semplice questione demografica: il giocatore è più spesso qualcuno che gioca con gli amici coetanei.
Non siamo la Germania, che ha una cultura del gioco estremamente radicata, proprio culturale. Da noi le famiglie che giocano sono quelle che hanno i genitori che sono mediamente appassionati e che eventualmente trasmettono la passione ai figli.


Occorre iniziare a cambiare questa mentalità e ad allargare il mercato. Se il mercato Italiano rimane nella condizione che tu hai descritto non avremo più editori Italiani. Se Asterion, che tu citavi in tuo post precedente, può permettersi di importare i titoli GMT forse è anche grazie al fatto che in catalogo ha titoli come Dixit e Dobble che fanno volumi diversi. E se il mercato per questi titoli (Dixit e Dobble) si allarga (e sono proprio le famiglie, i bambini, gli occasionali) forse potranno incrementare anche le linee per giocatori.

LordDrachen ha scritto:3. Hai citato Yu-Gi-Oh. Non è figlio di un dio minore YuGiOh (e come lui tanti altri tabletop per ragazzini). Anche Yu Gi Oh deve avere spazio in qualsiasi fiera.
In questo senso il Play sta cominciando a diventare, almeno in parte, molto settario come ambiente. Almeno Lucca, da sto punto di vista, è più "democristiano" e realista (pure troppo).


Ti posso dire che è da anni che lavoriamo come staff di PLAY per portare a Modena eventi e spazi dedicati ai GCC, Magic e Yu-gi-oh in particolare. L'anno scorso ci sono stati due tornei di Yu-gi-oh da oltre 60 persone.
Però occorre mantenere un equilibrio. Yu-gi-oh si rivolge a quel pubblico che tu prima dicevi meno interessante. Se riempio PLAY di Yu-gi-oh e Videogames, sto facendo un bel servizio ai giocatori appassionati come te che cercano tavoli da fare un Eclipse o un ASL ? PLAY nasce come una evoluzione della convention nazionale dei giocatori e non dimentica le sue origini e vuole continuare ad essere l'evento di riferimento per gli appassionati.

LordDrachen ha scritto:4. Certi premi stimolano i designers a semplificare. Se vinco il premio con un gioco semplice, farò un altro gioco semplice. Bauza è un buon esempio di questa tendenza, visto che ormai sembra che 7 Wonders sia un hard-game....


Non sono i premi ma il mercato che spinge i designers a semplificare. E i premi e il mercato sono strettamente legati. lo SDJ deve premiare quello che la gente poi può comprare e giocare con soddisfazione. Se sbaglia (premiando giochi troppo complessi) perde di credibilità verso il suo mercato di riferimento.

LordDrachen ha scritto:5. Siamo in un mondo che compete coi videogiochi per l'intrattenimento, e mi pare un autogol clamoroso stare su coordinate, perdonami l'espressione, da "Mulino Bianco".


I videogiochi hanno una immediatezza e semplicità di gioco molto alta ... anche perché se non capisco "pistolo" coi tasti e dopo un po' ci salto fuori. I giochi da tavolo hanno la complessità del regolamento (e nel 90% dei casi non c'è qualcuno che già conosce il prodotto a spiegartelo). Se un gioco da tavolo deve competere con un videogioco deve essere divertente ed immediato: serviranno meccanismi nuovi (regole spiegate passo passo, stile tutorial, come già in Krosmater Arena o videospiegazioni)

LordDrachen ha scritto:6. Le case editrici italiane sono molto più avanti, in un certo senso, dell'ambiente che hanno intorno. Però ovviamente non sono delle associazioni benefiche, quindi se l'ambiente è martellante in una direzione, in parte seguono.


Qua ti ho risposto prima ...

LordDrachen ha scritto:Il discorso di fondo è che non c'è nessuna comunicazione relativa al passaggio da gioco semplice-filler-family a qualcosa di più complesso, come tu auspicavi. L'ho visto davvero poco, soprattutto in termini di specialisti, blogs, siti di informazioni, premi e fiere.
E' tutto lasciato in mano alle case editrici con risultati ovviamente alterni.
Siamo invasi da fillers perché si segue la moda e la si sfrutta senza nessuna visione prospettica.
E' per me talmente lampante che si cerca di fare coi fillers quello che fa la FFG con le espansioni. Solo che loro almeno ci guadagnano.
[quote=]

qua in parte hai ragione. Il passaggio viene spesso demandato alle case editrici cha hanno un catalogo diviso in "famiglie/light", "esperti" e si spera che un giocatore che si sia appassionato/divertito con i titoli più leggeri possa ad un certo punto decidere di fare il salto ... forse siti di informazione (come questo o come altri blog) potrebbero pensare ad un serie di articoli e/o guide che seguano passo passo un giocatore dai primi approcci ludici ... io con i miei amici (o coi bambini nelle scuole) lo faccio prestando (o insegnando) loro giochi man mano più complessi, in un ideale percorso di evoluzione ludica.

LordDrachen ha scritto:Conclusione: avere un Gioco dell'Anno che ricalca lo SdJ e dove non c'è neanche il KSdJ è tornare indietro. Ed è anche un peccato non venale di supponenza pensare che il mercato italiano sia simile a quello tedesco, che ne abbia le medesime caratteristiche. In realtà trovo che l'Italia sia estremamente più americana (come mercato ludico) che tedesca e non parlo di genere di giochi, giusto per chiarire, ma nell'approccio alla cultura ludica.


La risposta che mi sento di dirti è che, ad oggi, abbiamo la Ludoteca Ideale che proprio in risposta a quanto fatto da Lucca cercherà invece di virare verso una selezione fatta da giocatori esperti (e dalle associazioni) per giocatori esperti.

Però come già detto da altri prima di me, al KeDJ in Germania ci sono arrivati dopo quasi 30 anni e in generale i giocatori hanno meno bisogno di premi per prendere le loro decisioni.

Buon gioco e grazie
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Messaggioda LordDrachen » 11 ott 2013, 11:59

liga ha scritto:Il padiglione A è molto orientato agli appassionati e credo che a PLAY dell'anno scorso ci fossero davvero tante cose da giocare e comprare.

Io ho visto lande desolate di tavoli open vuoti. Sempre meno stand di negozi e sempre meno facile comprare qualcosa.
Comprano tutti su internet ormai, e la cosa tragica è quando ci comprano perché "al Play non l'ho trovato".
Questo è il feedback "di pancia" che mi arriva subito.
Forse Liga abbiamo due concetti un po' diversi di "appassionato". Non saprei.
Poi è chiaro che se commisuri il Play col resto d'Italia, e va beh, vuoi vincere facile.... :)

liga ha scritto:Occorre iniziare a cambiare questa mentalità e ad allargare il mercato. Se il mercato Italiano rimane nella condizione che tu hai descritto non avremo più editori Italiani. Se Asterion, che tu citavi in tuo post precedente, può permettersi di importare i titoli GMT forse è anche grazie al fatto che in catalogo ha titoli come Dixit e Dobble che fanno volumi diversi. E se il mercato per questi titoli (Dixit e Dobble) si allarga (e sono proprio le famiglie, i bambini, gli occasionali) forse potranno incrementare anche le linee per giocatori.

Ripeto: non sono d'accordo. Dixit e Dobble fanno furore in un'area di mercato che oggi "tira" , in un mondo di occasionali famiglie e bambini di cui 1 su 10 diventerà un appassionato.
Per me è limitante.
Quella passione potrebbe rimanere confinata nel momento in cui non c'è una comunicazione fieristica e internettiana tale per cui ti fa fare il passaggio "ad altro". Butti fuori 100 fillers e ciao ciao.
Ad un certo punto saturi il mercato.
Ribadisco: in questo Asterion e Cranio sono più avanti dell'ambiente che ruota intorno.
E difatti il thread parte come critica a Gioco dell'Anno. Sia chiaro.
Ti posso dire che è da anni che lavoriamo come staff di PLAY per portare a Modena eventi e spazi dedicati ai GCC, Magic e Yu-gi-oh in particolare. L'anno scorso ci sono stati due tornei di Yu-gi-oh da oltre 60 persone.
Però occorre mantenere un equilibrio. Yu-gi-oh si rivolge a quel pubblico che tu prima dicevi meno interessante.

Quando l'ho detto?
Non sto facendo classifiche di soggetto più o meno interessante, né una crociata contro i fillers. Sto cercando pluralità. Semplicemente.
Io ho percepito dei ridimensionamenti progressivi pure nel 3D, e di spazi dedicati a GCC/LCG non ne ho visti. Poi se c'era il torneo, magari me lo son perso. Ma il fatto è: fai il torneo, e nessuno vende?
Sarebbe come fare il torneo di Combat Commander e nessuno vende Combat Commander. WTF? ^^
Se riempio PLAY di Yu-gi-oh e Videogames, sto facendo un bel servizio ai giocatori appassionati come te che cercano tavoli da fare un Eclipse o un ASL ?

Infatti no. Ma se lo riempi di fillers e ci sono due tavoli (DUE) di Fantasy Flight puoi considerarti una fiera plurale?
PLAY nasce come una evoluzione della convention nazionale dei giocatori e non dimentica le sue origini e vuole continuare ad essere l'evento di riferimento per gli appassionati.

Io le lodi del PLAY, te lo dico senza alcun intento polemico, le sento molto su Internet. In fiera noto sempre un "va sempre peggio" che non può essere relativo alle presenze. Poi se mi sbaglio, meglio. Ci mancherebbe che finisse pure il PLAY....
liga ha scritto:Non sono i premi ma il mercato che spinge i designers a semplificare. E i premi e il mercato sono strettamente legati. lo SDJ deve premiare quello che la gente poi può comprare e giocare con soddisfazione. Se sbaglia (premiando giochi troppo complessi) perde di credibilità verso il suo mercato di riferimento.

Il fatto che i premi ed il mercato siano strettamente legati è vero, ma non dovrebbe esserlo. Penso che I Puffi 2 non vincerà nessun Oscar. E parliamo del premio più "commerciale" nel cinema.
Pensi che i premi non spingano il mercato? Ho seri dubbi in proposito.
liga ha scritto:I videogiochi hanno una immediatezza e semplicità di gioco molto alta ... anche perché se non capisco "pistolo" coi tasti e dopo un po' ci salto fuori.

Dai questa è una semplificazione di una realtà.
Per un GMT c'è la Paradox, per un filler c'è Angry Birds. Siamo lì.
Esistono nicchie pure nei videogiochi, la vera differenza è che non hai bisogno di spazi, tavoli e persone.
World of Warcraft ha delle guide che fanno impallidire qualsiasi boardgame medio.

(aggiunta: il gioco online più giocato è League of Legends, che è un tattico di difficoltà medio-alta.... quindi parlarmi di fillers che fanno volumi di vendita quando la casa più grande in assoluto fa pochissimi fillers ... la FFG per la cronaca, mi sembra come chi sottostima i vini californiani e si beve lambrusco. Cioè prospettiva locale pregevole, ma poca apertura.)

Un boardgame per competere con un videogioco non deve essere immediato (non lo sarà mai allo stesso livello con pari complessità)
deve essere alternativo al videogioco, interessante e stimolante. Devi prendere i delusi dalla ripetitività e dal nerdismo videoludico, che "per certi versi" è il percorso che ho fatto io.

Grazie a te per le risposte.
Ciao.
Ultima modifica di LordDrachen il 14 ott 2013, 9:21, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda yon » 11 ott 2013, 13:20

LordDrachen ha scritto:Io non voglio allargare per allargare.... penso sia già una dimensione abbastanza grande rispetto al passato: io vorrei più giocatori appassionati, non occasionali. E non li appassioni con giochi da fare a tempo perso.
E no, non sono affatto convinto che nel lungo termine questa politica paghi, né in ottica di profitti, né in ottica di ampliamento del numero di giocatori assidui e continuativi.


Malauguratamente quella è la politica intrapresa da tutto il settore dell'entertainement / artistico.
Vogliamo parlare di libri? Oh my god, non so quanto tempo è che non metto piede in una libreria. Assomigliano sempre di più a negozi dove il commesso macellaio ti vende la fettina di vitello e la qualità dei libri pubblicati è pessima. Non prendetemi per uno snob, secondo me parlano i fatti. Pensate a cosa si pubblicava in Italia negli anni 50-70 e paragonatelo con cosa si è pubblicato negli anni 90-10. Certo, è verissimo il discorso che una casa editrice deve pubblicare anche altro per sfornare titoli di un certo spessore (banalmente, è il resto dei titoli sfornati che paga il pezzo di pregio) ma questo era esattamente il ragionamento che seguivano i cineasti italiani nello stesso periodo citato prima (50-70) per finanziare i cinemi che avevano un pubblico più "di nicchia2 o scommesse che nessuno sapeva se sarebbero diventati capolavori.
E siccome ho parlato di film vorrei solo sollevare il velo, per poi ristendercelo pietosamente sopra: ma avete visto la media dei film dei multisala?
Ma pure la musica. Parliamo del metal e vediamo la parabola che hanno seguito moltissimi gruppi che fino agli anni '90 erano "tosti". Oggi fanno i rockettari inneggiando alle guerre di conquista :-(
Anche i videogames rispecchiano questa tendenza e mi riaggancio anche qui a quanto detto da Draken: paragoniamo Tomb Raider 1 all'ultima uscita. Il primo Tomb Raider è dungeoncrawler puro, con veri rompicapo. Ricordo con affetto le serate (sarebbe più corretto dire le nottate) passate con mia madre a dire: "che cacchio, sto pezzo di muro non si sposta eppure ha il segno, dove caspita sta la chiave che apre la porta che ti consente di tirare la leva che ti dà l'immagine per risolvere l'enigma...."
Oggi invece giocare a Tomb Raider equivale a guardare un film in prima persona. Gli enigmi sono così banali che piantarsi è impossibile.


Che sono poi tutte parabole simili, quelle di Tomb Raider, D&D, i libri...
Quindi l'affermazione di Draken mi trova d'accordo. Il problema è dove sposta il punto di equilibrio una casa editrice. La massa, ahimé, non garantisce mai la qualità, almeno con i tempi brevissimi con i quali ci confrontiamo oggi in qualsiasi settore della nostra vita. Però un conto è produrre solo massa, un altro è capire qual è il volume di massa che ti serve per produrre un certo tipo di gioco.
E nel frattempo allargare poco a poco quella base che vuole il gioco di spessore.


Come disse uno, è un lungo e paziente lavoro.
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Messaggioda LordDrachen » 14 ott 2013, 9:38

Il post di Yon è molto interessante e lo condivido nel concetto generale.

Forse è proprio un problema globale di mercato, con cavallette che spolpano la carcassa fin che è calda, ma poi lasciano indietro il deserto.

Ieri parlavo con un mio amico che collabora con Narrattiva ed anche lui è arrivato a conclusioni simili partendo da altre realtà, come esempio il tracollo del gdr tradizionale, almeno in alcune sue concezioni di "mercato", come lo sfornare manuali compulsivamente. (es. TSR, White Wolf, ecc.)

Oggi si sta facendo la stessa cosa coi gdt.
Prima con le espansioni FFG, ma che guarda caso SEMBRA abbia un po' invertito la rotta, visto che ad oggi sta ricominciando a fare qualche gioco e sta abbandonando la compulsività espansionistica pura (LCG che passano ai deluxe invece che ai packs, abbandono di espansioni mensili per i titoli di punta, parecchi giochi nuovi rispetto a 1-2 anni fa). Ancora poco certamente, stiam sempre parlando della FFG, ma FORSE si sono accorti del pericolo saturazione (terra bruciata - cit.).

Ora con l'ondata fillerino cià cià cià, noi abbiamo inventato la via europea alla saturazione del mercato, ed in Italia, che ripeto... non ha la tradizione germanica del gioco per famiglia, il rischio di massacrare il futuro è altissimo.
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