il mistero dell' anoressia

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il mistero dell' anoressia

Messaggioda Necros » 29 mar 2007, 21:28

buona sera,
sarò veloce, che cosa è l'anoressia? che differenza c'è con la bulimia?
è una malattia o no?
è una mera ostinazione?
chiaritemi, per cortesia, questo dubbio.
ora vi spiego anche il perchè, a partite dallo scorso anno una mia compagna di classe ha semsso di mangiare fino al punto da passare da 56Kg fino a 42 Kg...e vorrebbe ancora dimagrire.
Dal mio punto di vista lei è una cretina, però mi dicono che questa"malattia" non dipende da lei..
ergo vorrei dei chirimeti per poterla aiutare,poichè per me il rifuìiuto del cibo è una cosa impensabile e inimmaginabile, è come se decidessi di spettre di respirare!
grazie carissimi!
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Messaggioda lucifugo » 29 mar 2007, 22:04

E' una malattia. Naturalmente d'interesse psichiatrico.

L'anoressia consiste nella mancata/insufficiente alimentazione.

La bulimia è un altro tipo di disturbo dell'alimentazione molto affine all'anoressia. Consiste in periodiche "abbuffate" incontrollabili quasi sempre seguite dal vomito.

Le pazienti anoressiche, fisicamente, sono sempre caratterizzate dalla magrezza mentre le bulimiche possono essere normo/sotto peso.

Penso proprio che la tua amica abbia bisogno dell'aiuto di uno specialista.
Voi compagni potete rendervi utili con l'amicizia e l'affetto. ;)
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Messaggioda Amon » 29 mar 2007, 23:54

Non sono uno specialista ma proverò a spiegare brevemente in cosa consistono questi due disturbi del comportamento alimentare.
L'anoressia mentale consiste in una lotta accanita contro la fame, un processo morboso che costituisce una metodica, lucida, razionale impresa di AUTODISTRUZIONE.
I sintomi più evidenti sono, nelle ragazze, la scomparsa delle rotondità e l'amenorrea (scomparsa delle mestruazioni). Le anoressiche manifestano una sconcertante assenza di preoccupazioni per il proprio stato di salute.
Solitamente i problemi scatenanti l'anoressia vanno ricercati all'interno del nucleo familiare e, attraverso privazioni e restrizioni, queste ragazze vogliono/credono di sottrarsi alla dipendenza eccessiva della madre.

La bulimia invece consiste in crisi, brutali e frenetiche, di eccessi alimentari compiute generalmente di nascosto e in solitudine.
Le bulimiche, così come le anoressiche, indirizzano le loro preoccupazioni ossessive nei confronti del peso e delle forme del corpo. Di conseguenza, durante queste crisi provano un crescente disgusto di se stesse e i forti sensi di colpa sfociano nel bisogno imperioso di punirsi e di eliminare gli alimenti inghiottiti, per non ingrassare.
Nel caso della bulimia, purtroppo, il comportamento e i bisogni dal carattere insostenibile sono assimilabili a quelli degli alcolisti e dei tossicomani: li accomuna lo stesso "vuoto interiore" che questi soggetti tentano di colmare.

Ti posso solamente dire che si tratta di malattie psichiche molto complesse, in cui ogni caso è ovviamente diverso dall'altro e per le quali non esisotno medicine o cure efficaci. Non si guarisce da queste malattie. Anche se questi soggetti tornano alla "normalità", a livello inconscio i disturbi rimangono, latenti ma rimangono.

La tua compagna di classe e la sua famiglia dovranno rivolgersi a più specialisti, mentre voi non potete fare altro che darle affetto, non parlare mai di cibo in sua presenza e, infine, non darle della "cretina".

Un grosso in bocca al lupo!!!
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Messaggioda polloviparo » 30 mar 2007, 9:39

Forse qui puoi trovare qualche informazione utile:

http://www.anoressia-bulimia.it/

ciao
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Messaggioda Izraphael » 30 mar 2007, 11:26

polloviparo ha scritto:Forse qui puoi trovare qualche informazione utile:

http://www.anoressia-bulimia.it/

ciao


Mi hai battuto sul tempo, è un ottimo sito.

Tornando a
Necros:

A complemento di quanto detto finora, posso dirti che i disturbi alimentari sono - ed è una cosa su cui spesso si sorvola - indipendenti dalla volontà di chi ne soffre.
E' frequente che parenti o amici, di fronte a una persona anoressica/bulimica o quant'altro, chiedano con beata innocenza: "perchè non la smetti?"
L'unica risposta che l'interessato/a potrebbe dare è: "perchè non posso."
Lo sforzo che la persona può fare, come in ogni alta patologia psichica o dipendenza (i disturbi alimentari sono di fatto una via di mezzo fra le due cose, semplificando molto) è capire che ha un problema e intraprendere un percorso terapeutico.
Che poi ci siano persone che "ci escono da sole" può essere, ma sono casi rarissimi (fondamentalmente, trovano da soli il bandolo della matassa che genera l'impulso autodistruttivo e lo risolvono: mai conosciuto uno che ce l'abbia fatta, personalmente).
Per cui, mi associo al buon senso comune: ci vuole uno specialista.

PS: è un tema delicato, non so quanto si possa fare "esternamente".
Ossia: di solito hanno voce in capitolo i parenti, il/la partner etc... Se gli amici si fanno avanti, specie in gruppo, proponendo cure o cose del genere, è facile che l'interessato si chiuda in difesa. Quindi, andateci cauti e magari "inviate" semplicemente il migliore amico/a, o qualcuno molto sensibile che non faccia stronzate, o rischiate di peggiorare le cose.
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Messaggioda Necros » 30 mar 2007, 21:36

grazie ragazzi:
ancvora una cosa, ma quindi si diventa anoressici\bulimici per volontà propria, insomma sono io che rifiuto il cibo e non volgio più mangiar giusto?
quindi è colpa della persona se diviene bulimica perchèp non controlla più il suo rifiuto del cibo?

garzie ancora e garzie mille per il sito, lo sto consultando e lo trovo molto esauriente!
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Messaggioda lucifugo » 30 mar 2007, 22:02

Necros ha scritto:grazie ragazzi:
ancvora una cosa, ma quindi si diventa anoressici\bulimici per volontà propria, insomma sono io che rifiuto il cibo e non volgio più mangiar giusto?
quindi è colpa della persona se diviene bulimica perchèp non controlla più il suo rifiuto del cibo?

garzie ancora e garzie mille per il sito, lo sto consultando e lo trovo molto esauriente!


No. non è colpa sua.
Colpevolizzarla può farle molto male. Attenti.
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Messaggioda Amon » 31 mar 2007, 1:00

Necros ha scritto:quindi si diventa anoressici\bulimici per volontà propria, insomma sono io che rifiuto il cibo e non volgio più mangiar giusto?


I distubi dei comportamenti alimentari sono delle patologie estremamente subdole: chi ne è vittima è consapevole del carattere anormale del proprio comportamento ma, al contempo, si trova nell'impossibilità di comprendere (e quindi correggere) ciò che realmente sta vivendo.

Necros ha scritto:quindi è colpa della persona se diviene bulimica perchè non controlla più il suo rifiuto del cibo?


Colpa mi sembra un termine molto, troppo forte. Come ti ho detto poco sopra queste ragazze (parlo al femminile perché l'incidenza è parecchio più elevata che nei ragazzi) non riescono a comprendere la reale portata dei loro comportamenti.
Se proprio vogliamo addossare la colpa a qualcosa, personalmente la darei alla società moderna, nella quale superproduzione e consumismo ricoprono ormai un ruolo primario. In alcune famiglie l'abbondanza di beni di consumo colma l'assenza di scambi e convivialità. Spesso, infatti, le ragazze anoressiche e/o bulimiche sono viziate e iperprotette.
L'adolescenza, si sa, è un'età estremamente delicata: le rivendicazioni di autonomia passano attraverso comportamenti di differenziazione e di opposizione, spesso centrati sull'alimentazione. Con il rifiuto del cibo si cerca il più delle volte di affrancarsi dalla dipendenza dei genitori.
Queste ragazze sono affamate di identità, ma il bisogno di autonomia e di differenziazione è temuto come minaccia di perdita isostenibile. Quindi, nell'impossibilità di rinunciare ai legami familiari, l'adolescente adotta due vie: l'onnipotenza e il dominio.

Come vedi la situazione è piuttosto ingarbugliata e colpevolizzare chi è colpito da tali disturbi è un atteggiamento a dir poco sbagliato.
Del resto, quanto peso dai alle responsabilità personali e quanto alle responsabilità sociali nei casi di alcolismo e tossicodipendenza?
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Messaggioda lucifugo » 31 mar 2007, 2:13

Amon ha scritto:Se proprio vogliamo addossare la colpa a qualcosa, personalmente la darei alla società moderna, nella quale superproduzione e consumismo ricoprono ormai un ruolo primario.


Sono d'accordo con il resto ma su questo... non so.
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Messaggioda Izraphael » 31 mar 2007, 15:32

Necros ha scritto:grazie ragazzi:
ancvora una cosa, ma quindi si diventa anoressici\bulimici per volontà propria, insomma sono io che rifiuto il cibo e non volgio più mangiar giusto?
quindi è colpa della persona se diviene bulimica perchèp non controlla più il suo rifiuto del cibo?

garzie ancora e garzie mille per il sito, lo sto consultando e lo trovo molto esauriente!


No, è esattamente il contrario.
E' colpa tua se prendi il morbillo? L'anoressia (o la bulimia) è una malattia e va curata come tale.
Quoto quindi Lucifugo, in pieno.
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Messaggioda genluvi » 2 apr 2007, 16:12

Come tutti i disturbi che hanno un coinvolgimento della psiche le cause possono essere molteplici. Le teorie e gli orientamenti che trattano dei DA solo moltissimi, i più comuni sono quello psicanalitico, sistemico, cognitivo-comportamentale...ognuno dei quali ne da una diversa interpretazione e quindi le cause sono diverse a seconda di che cosa ha valore o meno.
Quindi bisogna essere cauti su che cos'è una malattia per non incorrere in comportamenti poi autoconfermanti. Inoltre, il concetto di salute è descritto da un continuum, quindi anche la depressione può essere vista come una profonda tristezza e non una malattia o vcv.
Inoltre, dicendo che è una malattia si toglie anche la speranza di poterla affrontare con le proprie forze, aspettando l'aiuto di qualche psicoterapia magica...o peggio di qualche farmaco dannossissimo...non funziona per nulla così.
Per saperne davvero di più bisognerebbe leggere qualche libro di taglio psicologico che illustri in modo generale tutte le diverse possibilità e magari approfondire uno specifico orientamento.
La via [...] mi piaceva, ma mi era ancora spiacevole passare per le sue strettoie.
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Messaggioda TheLawyer » 2 apr 2007, 16:22

Izraphael ha scritto:(un'ottima cosa che potete fare, invece, è farla sentire coccolata, amata, accettata e, perchè no, bella.)


Avete fatto tutti degli interventi ottimi, seri e profondi.
Solo quest'ultima parola mi lascia perplesso, vorrei un chiarimento.
Farla sentire bella: intendi bella come è lei, e non nella sua nuova condizione anoressica/bulimica, immagino...altrimenti sarebbe un po' come legittimare il comportamento alimentare, un po' come dire "ok, hai fatto bene a non mangiare, adesso sì che sei bella..."

Scusate per la banalità della domanda, ma per altre circostanze mi ritrovavo a pensare a questa cosa proprio questo sabato...
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Messaggioda Izraphael » 2 apr 2007, 17:25

genluvi ha scritto:Quindi bisogna essere cauti su che cos'è una malattia per non incorrere in comportamenti poi autoconfermanti. Inoltre, il concetto di salute è descritto da un continuum, quindi anche la depressione può essere vista come una profonda tristezza e non una malattia o vcv.


Uhm, direi di no.
O, meglio, a quanto ne so non è così.
La profonda tristezza, per esempio per un lutto o un insieme di fatti "concreti", non è depressione: è, per l'appunto, profonda tristezza.
Pienamente giustificata dalla contingenza e dalle esperienze reali del soggetto: dopo un po' viene elaborata e "smaltita"...

La depressione presenta tutti i caratteri di una malattia (sintomi, decorso, etc). I sintomi "comunemente accettati" della depressione sono quelli elencati dall'American National Institute of Health, e vanno dall'umore perennemente triste o "senso di vuoto" all'assenza di piacere nelle attività comuni, compreso il sesso; fiacchezza, difficoltà a dormire, disturbi alimentari, umore "lunatico" e così via (l'elenco si trova facilmente su internet).

Dunque: un essere umano può anche presentare uno di questi sintomi e non essere "depresso"... E' solo giù di morale per qualche motivo!
Se i sintomi diventano 3/4, e si protraggono per più d due settimane, allora si inizia a parlare di depressione.

In tal caso, non per ribadire quanto ho detto sull'anoressia, può anche essere che sia possibile uscirne da soli... Ma, personalmente, credo che sia un'impresa titanica, e oltretutto difficilmente il depresso ha la benchè minima idea di come uscire dal groviglio di tristezza e apatia in cui s'è infilato.

Un sito sull'argomento: http://www.depressione-ansia.it/
Altrimenti, direttamente a http://www.nimh.nih.gov/healthinformation/depressionmenu.cfm


TheLawyer ha scritto:
Izraphael ha scritto:(un'ottima cosa che potete fare, invece, è farla sentire coccolata, amata, accettata e, perchè no, bella.)


Farla sentire bella: intendi bella come è lei, e non nella sua nuova condizione anoressica/bulimica, immagino...altrimenti sarebbe un po' come legittimare il comportamento alimentare, un po' come dire "ok, hai fatto bene a non mangiare, adesso sì che sei bella..."


Ovviamente intendevo "bella come è lei".
Ovvero, farle capire che "è sempre stata bella".
Non dico di dirle che con la malattia "sta peggiorando" perchè francamente non so a cosa potrebbe portare una frase del genere...

Insomma, dato che 99 su 100 un disordine alimentare parte da un disordine affettivo, se si è nell'impossibilità di colmare il vuoto emotivo della persona colpita (e di solito gli amici NON sono in grado di sopperire a tale mancanza), una cosa "buona" da fare è cercare di attenuare o comunque di non aumentare il senso di bisogno che l'anoressico/bulimico sente nei confronti della sua malattia.

Il senso del comportamento che intendevo "suggerire" (per quello che ho imparato da esperienze dirette) è quello di trasmettere alla persona interessata il concetto che "è già bella, amata e stimata così, e non ha bisogno di essere diversa".

Poi, al solito, questa è una considerazione generale - e personale - e non si può adattare a ogni singolo caso... Insomma, siamo sulla TdG, mica sul forum di Mente e Psicologia...
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Messaggioda genluvi » 2 apr 2007, 18:02

Izraphael ha scritto:La profonda tristezza, per esempio per un lutto o un insieme di fatti "concreti", non è depressione: è, per l'appunto, profonda tristezza.
Pienamente giustificata dalla contingenza e dalle esperienze reali del soggetto: dopo un po' viene elaborata e "smaltita"...

La depressione presenta tutti i caratteri di una malattia (sintomi, decorso, etc). I sintomi "comunemente accettati" della depressione sono quelli elencati dall'American National Institute of Health, e vanno dall'umore perennemente triste o "senso di vuoto" all'assenza di piacere nelle attività comuni, compreso il sesso; fiacchezza, difficoltà a dormire, disturbi alimentari, umore "lunatico" e così via (l'elenco si trova facilmente su internet).

Dunque: un essere umano può anche presentare uno di questi sintomi e non essere "depresso"... E' solo giù di morale per qualche motivo!
Se i sintomi diventano 3/4, e si protraggono per più d due settimane, allora si inizia a parlare di depressione.


Allora questo modo di pensare è estremamente pericoloso, perchè si rischia di individuare psicopatologie...già in psicologia parlare di sintomo è una cosa grossa. Che sono i sintomi? secondo quali parametri? lo sai che nel medioevo le sante anoressiche erano appunto fatte sante e di certo non venivano considerate malate? che l'omosessualità fino a qualche decennio fa era ritenuta una patologia?...e così via. Se le così dette malattie variano nella storia non possono essere chiamate malattie, perchè non hanno una causa specifica. Non a caso nel DSM (manulae diagnostico) si parla di sindromi. Malattia, patologia, diagnosi...sono tutte parole che indicano una visione medicalizzata che non sempre aiuta, anzi. Un artista molto eccentrico, per esempio, può essere facilmente ritenuto malato perchè esce da un sacco di parametri ma in relatà può stare benissimo e vivere altrettanto bene.
Per i DA e come per tutte le sofferenze psicologiche la cosa è delicata e va sempre contestualizzata. Un'anoressica che fa la modella può essere un esmpio da seguire in ambienti particolari...tutto dipende dal vissuto della persona, da come viene letto dal contesto e secondo quali ottiche. Prova a dire ad un'anoressica che è malata! Ti dice che sei tu il malato! E chi siamo noi per non darle ragione? Siamo sicuri che sia proprio come diciamo noi? Bisogna sempre conoscere che cosa muove in profondità gli atti delle persone che non sempre sono mosse da malttie, ma da intenzioni assolutamente logiche e protettive in certi contesti. Ad esempio, nell'orientamento dinamico l'anoressia è letta come un tentativo per raggiungere l'indipendenza da madri o padri troppo fusionali. Quindi il problema non sta nella persona col sintomo ma fuori da lei. Quindi non è malata.
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Messaggioda Izraphael » 2 apr 2007, 18:57

genluvi ha scritto: Allora questo modo di pensare è estremamente pericoloso, perchè si rischia di individuare psicopatologie...già in psicologia parlare di sintomo è una cosa grossa. Che sono i sintomi? secondo quali parametri? (...) Un artista molto eccentrico, per esempio, può essere facilmente ritenuto malato perchè esce da un sacco di parametri ma in relatà può stare benissimo e vivere altrettanto bene.


Dunque. Si sta andando sul difficile. Intanto, un "sintomo" è un sintomo, ossia: "fenomeno con cui si manifesta una malattia: sintomi soggettivi, avvertiti esclusivamente dal paziente; sintomi oggettivi, rilevabili all'esame clinico da parte del medico."
L'esempio dell'artista è particolarmente complesso... La mia tesi era proprio su "pazzia e creatività" e non so se è il caso di iniziare qui una diatriba sull'argomento... Comunque, in effetti "un artista molto eccentrico può essere facilmente ritenuto malato perchè esce da un sacco di parametri ma in relatà può stare benissimo e vivere altrettanto bene" è in teoria vero, ma solo perchè tramite l'arte contrasta le sue pulsioni o i suoi problemi interni... Ossia: sarebbe malato, ma trova proprio nell'arte e nell'eccentricità un modo per vivere sbattendosene della concezione (orribile) di "normale".
Cosa che, personalmente, approvo. Quello che dico io è che bisogna stare attenti a non trattare da "non malati" i malati, che è pericoloso quanto trattare da "malati" i sani (per carità, io sono tendenzialmente antipsichiatrico e la tendenza a definire tutto "fuori norma" la odio dal profondo del cuore, però bisogna ammettere quando qualcosa non va, come nel caso di comportamenti autolesivi).

genluvi ha scritto: Per i DA e come per tutte le sofferenze psicologiche la cosa è delicata e va sempre contestualizzata. Un'anoressica che fa la modella può essere un esmpio da seguire in ambienti particolari...tutto dipende dal vissuto della persona, da come viene letto dal contesto e secondo quali ottiche. Prova a dire ad un'anoressica che è malata! Ti dice che sei tu il malato!


Che la cosa sia delicata e vada contestualizzata è fuor di dubbio.
L'ho detto anche io più di una volta.
Per il resto: prova ad andare da uno psicotico e digli che è pazzo. Ti dirà che sei tu, il pazzo. E per lui, in effetti, le cose stanno proprio così. E ti dirò: mi sta benissimo, purchè lo psicotico non rechi danno a sè stesso o agli altri. Se un'anoressica, malata o no, si lascia morire di fame, un medico dovrebbe lasciarla fare? Non sono precisamente "fatti dell'anoressica"! Ci sono i parenti, gli amici... Capisco il tuo pensiero in linea di principio, ma all'atto pratico mi sembra un po' estremista.

genluvi ha scritto:E chi siamo noi per non darle ragione? Siamo sicuri che sia proprio come diciamo noi? Bisogna sempre conoscere che cosa muove in profondità gli atti delle persone che non sempre sono mosse da malttie, ma da intenzioni assolutamente logiche e protettive in certi contesti. Ad esempio, nell'orientamento dinamico l'anoressia è letta come un tentativo per raggiungere l'indipendenza da madri o padri troppo fusionali. Quindi il problema non sta nella persona col sintomo ma fuori da lei. Quindi non è malata.


Ha un disturbo affettivo, quindi di fatto è malata.
Se i miei genitori sono iperprotettivi, e io a causa di questo fatto sviluppo un qualsiasi disturbo, il problema è dentro di me, per fortuna.
Dico "per fortuna", perchè altrimenti sarebbe un grossissimo problema.

Esempio: A. ha dei genitori che, per qualche motivo, l'hanno indotto/a a sviluppare (per esempio) tendenze autolesioniste. I due non si rendono conto di eventuali danni che fanno o che hanno fatto. Secondo la tua teoria, il disturbo accusato da A. non è interno, ma esterno, imputabile ai genitori. Ma c'è un problema: A. non può affrontare direttamente i due (non capiscono quello di cui lei parla, sono morti, uno dei due è scappato, A. per qualche motivo proprio non riesce a parlarci etc).
se la soluzione del problema fosse esterna non potresti mai raggiungerla.

Personalmente, ritengo che - per quanto la "causa prima" sia spessissimo "esterna", i danni e i problemi si sviluppano solo quando questa impatta con l'interno.
E' A. che ha un problema coi suoi genitori. I genitori, magari, stanno benissimo con loro stessi.
Dunque A. deve capire che c'è un conflitto irrisolto dentro di lei, o comunque che c'è qualcosa che non va, e sempre lei deve trovare un modo (analisi, religione, quel che razzo le pare) per risolverlo.
Ma, 99 su 100, per fare questo bisogna che chieda aiuto a qualcuno, a meno che non sia Buddha.
Meglio se lo chiede a qualcuno che sa cosa fare.

Poi, è ovvio che le teorie in merito sono diecimila, che ci saranno sempre i fanatici della psichiatria, i maniaci del "siamo tutti normali", i ferventi sostenitori del "nessuno è normale" etc etc: per quanto mi riguarda, penso che nonostante ogni singolo caso sia diverso dagli altri, sia necessario fare attenzione a non trattare vere e proprie malattie come "vizi" (l'alcolismo) o "peculiarità", perchè questo va a danno di chi sta male.
E' ovvio, la cura non può e non deve essere coercitiva, non deve fare più male della malattia, e non si deve - IMHO - pensare di curare un problema affettivo con una pillola, ma non si può neanche chiudere gli occhi... E lo dico per provato sulla mia pelle.

PS: Sugli omosessuali hai ragione, è stato un errore madornale di alcuni medici corretto davvero troppo tardi. Ed è ovvio che sia un errore: di omosessualità non è mai morto nessuno.
Di depressione e anoressia, invece, si muore.
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