Il ruolo dei giochi nella società odierna

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

Moderatori: Cippacometa, Sephion, Rage, pacobillo

Il ruolo dei giochi nella società odierna

Messaggioda eddie » 26 mar 2006, 1:46

Nel nostro mondo, i giochi ,da warhammer a magic, vedono sempre un numero maggiore di appassionati e praticanti assidui.Le persone si concentrano sempre di più sulla sfera ludica organizzando tornei ed incontri, ed è quindi innegabile una certa importanza dei suddetti enlla nostra società.Esattamente quale ruolo pensate che i giochi assumano nella nostra vita e ancor più precisamente nella società moderna?
Sì, stavo seduto a mangiarmi la focaccina, a bermi il caffé e a ripassare l'accaduto nella mia mente quando ho avuto quello che gli alcolisti definiscono il momento di lucidità
Offline eddie
Saggio
Saggio

Avatar utente
 
Messaggi: 2240
Iscritto il: 08 gennaio 2005
Goblons: 0.00
Località: roma(caput mundi)
Mercatino: eddie

Messaggioda Biggossa » 26 mar 2006, 2:01

Educativo e culturale. Cioè quello per cui sono nati. Il gioco ha assunto una connotazione marginale solo nella nostra società e particolarmente in Italia, ma ha sempre avuto un ruolo fondamentale, educativo, sociale e culturale.
Ecco, mi piacerebbe che si tornasse a parlare di cultura ludica, ma di questi tempi la cultura non "tira".

Biggossa Lo Terrore s'accompagna allo passo ciondolante d'esto strano trapassato che non vuol esser menato.

Offline Biggossa
Novizio
Novizio

Avatar utente
Game Inventor
Game Illustrator
 
Messaggi: 225
Iscritto il: 04 novembre 2004
Goblons: 480.00
Località: Torino
Mercatino: Biggossa

Messaggioda randallmcmurphy » 26 mar 2006, 4:51

Più che ai giochi in quanto tali, oggetti o concetti, mi piace pensare più al gioco in senso generale, quasi come ad un istinto primordiale..

non ricordo nella firma di qual Goblin sia scritta quella splendida frase: "non smettiamo di giocare perchè diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perchè smettiamo di giocare".io l'ho sempre fatta mia come un assioma fondamentale dell'esistenza, un richiamo allo spirito più puro e vitale che abbiamo...

Capire questo vuol dire dare il giusto valore all'essenza del gioco, e mettere le basi per far sì che il gioco entri meglio dentro le menti delle persone, non più solo come infantile svago, ma come patrimonio da annoverare fra i tanti che la nostra cultura ci regala, e che potrebbe poi diffondere secondo i canali che solitamente ci mette a disposizione oggi, tornei, oggetti, incontri e soprattutto PERSONE, sotto un'altra più luminosa luce..

A titolo goliardico ricordo una frase che dico spesso ai vari fenomeni che bistrattano il gioco in senso generale: il gioco come istinto viene addirittura prima di uno degli istinti basilari del genere umano, cioè quello riproduttivo..o volete dirmi che a 2 anni già pensavate alla f...? :grin:
« Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. »

(Isaac Asimov)
Offline randallmcmurphy
Goblin Showman
Goblin Showman

Avatar utente
TdG Editor
Top Reviewer 1 Star
TdG Auctioneer Level 1
 
Messaggi: 2895
Iscritto il: 24 giugno 2005
Goblons: 1,700.00
Località: Rimini
Utente Bgg: mcmurphy
Mercatino: randallmcmurphy
10 anni con i Goblins Membro della giuria Goblin Magnifico

Messaggioda fabio » 26 mar 2006, 13:23

Biggossa ha scritto:Educativo e culturale.


Nom me ne vogliate se vado contro corrente e soprattutto se, consapevole di non essere capace di esprimere questo concetto chiaramente con le mie parole mi avvalgo di quelle di Sergio Valzania.

"Non vedo alcun bisogno di inventarsi scuse educative per fare una cosa che ci piace e che ci fa bene per il semplice fatto di piacerci."

Ci sarebbe molto altro in quel capitolo che varrebbe la pena di leggere e che non ho il tempo di ricopiare quindi ve lo consiglio :)

Giocando
Beatrice Parisi e Sergio Valzania
ed. RAI ERI

Liberate il gioco
fab!o
Offline fabio
Veterano
Veterano

Avatar utente
 
Messaggi: 850
Iscritto il: 30 giugno 2004
Goblons: 260.00
Mercatino: fabio

Messaggioda Athafil » 26 mar 2006, 15:14

Non sono inc ompleto accordo con ciò che dice Fab!o. Il gioco è parte di noi.. e tramite il gioco (che ci diverte) che ci fa continuare a giocare.. possiamo imparare, senza annoiarci.

Allo stesso modo nella natura i cuccioli di predatori.. giocano alla Caccia per imparare in seguito da grandi a poter sopravvivere. Poi da grandi i gatti "giocano" ancora con il topo.

Noi non siamo molto diversi.. diamo ai nostri bimbi dei GIOCATTOLI.. perchè si impratichisacno di alucni "strumenti" che diventeranno poi fondamentali nella vita. In partica giocanod cresciamo.. e cerchiamo poi giochi sempre più complessi...

Until swords part... Athafil Oakleaf - Principe degli elfi Ambasciatore Elfico "Potrei sapere come si fa ad uscire di qui?" "Dipende in gran parte da dove tu vuoi andare"  FFFF ha ragione...

Offline Athafil
Elven Ambassador
Elven Ambassador

Avatar utente
 
Messaggi: 2320
Iscritto il: 07 aprile 2004
Goblons: 260.00
Località: Veduggio (MI)
Mercatino: Athafil

Messaggioda Falcon » 26 mar 2006, 16:34

randallmcmurphy ha scritto:non ricordo nella firma di qual Goblin sia scritta quella splendida frase: "non smettiamo di giocare perchè diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perchè smettiamo di giocare".io l'ho sempre fatta mia come un assioma fondamentale dell'esistenza, un richiamo allo spirito più puro e vitale che abbiamo...


La firma è simile, proprio perché la penso allo stesso modo! ;)

A titolo goliardico ricordo una frase che dico spesso ai vari fenomeni che bistrattano il gioco in senso generale: il gioco come istinto viene addirittura prima di uno degli istinti basilari del genere umano, cioè quello riproduttivo..o volete dirmi che a 2 anni già pensavate alla f...? :grin:


Giustissimo!!! :grin:

Poi come dice Fab!o, si gioca anche solo per giocare, ma è l'atto del gioco in sè che porta molto più di quanto sembra, in termini di socializzazzione, competizione, educazione ed altro ancora.

"E in ogni caso non abbandonate il tavolo da gioco, perché il giorno che lo farete la festa sarà finita e sarete diventati, inesorabilmente, vecchi." (Dostoevskij)

Offline Falcon
Goblin
Goblin

Avatar utente
TdG Moderator
TdG Editor
Top Reviewer 1 Star
Top Uploader
 
Messaggi: 5478
Iscritto il: 09 gennaio 2005
Goblons: 3,384.00
Località: Senigallia (An)
Mercatino: Falcon
Sono stato alla Gobcon 2015 Ho partecipato alla Play di Modena Sono stato alla Gobcon 2016 Io gioco col verde Ho sostenuto la tana alla Play 2016 Ventennale Goblin

Messaggioda Biggossa » 26 mar 2006, 18:06

[quote=]"fabio"Non vedo alcun bisogno di inventarsi scuse educative per fare una cosa che ci piace e che ci fa bene per il semplice fatto di piacerci."
[/quote]
Non vedo in cosa ciò differisca da quanto ho scritto io. Io non invento un significato educativo per fare una cosa che mi piace. Io faccio una cosa che mi piace e se questa cosa è educativa o no non dipende dal fatto che sia io a farla.
Il gioco è socialità, il gioco è condivisione, il gioco è competizione, il gioco stimola istinti quindi è intrinsecamente educativo che tu lo voglia o no che tu lo veda o no.
Se io gioco con mio figlio io non voglio obbligatoriamente "erducarlo". Io gioco con mio figlio perché mi diverto e divertendomi con lui lo educo (che io voglia o no) al piacere del gioco. Questo è un aspetto che non è riconosciuto dalla maggior parte di coloro che pensano al gioco come una perdita di tempo e che purtroppo sono la maggior parte.

Biggossa Lo Terrore s'accompagna allo passo ciondolante d'esto strano trapassato che non vuol esser menato.

Offline Biggossa
Novizio
Novizio

Avatar utente
Game Inventor
Game Illustrator
 
Messaggi: 225
Iscritto il: 04 novembre 2004
Goblons: 480.00
Località: Torino
Mercatino: Biggossa

Messaggioda fabio » 26 mar 2006, 19:44

Biggossa ha scritto:Il gioco è socialità, il gioco è condivisione, il gioco è competizione, il gioco stimola istinti quindi è intrinsecamente educativo che tu lo voglia o no che tu lo veda o no.


:grin: Wow, non volevo scatenare discussioni troppo impegnate :grin:

E' vero la frase messa lì isolata è un po ' provocatoria però è un'idea che condivido molto e quindi provo ad approfondire un po' quello che volevo dire.

Cominciamo da una considerazione (spero di non prenderla troppo larga, ma mi serve un esempio): la scuola è un luogo educativo. A volte diciamo anche che la scuola insegna a vivere. Questo non significa che a scuola ci sia la materia "come vivere" ma significa che all'interno della scuola alcune dinamiche soprattutto (o quasi esclusivamente) legate all'interazione sociale educano gli studenti in un modo che è del tutto trasversale rispetto a quanto è poi in realtà insegnato cioè le materie scolastiche.

Allo stesso modo possiamo considerare il gioco educativo nella misura in cui lo intendiamo luogo di interazione con dinamiche inusuali. Questo è il motivo per cui il grande Randolph diceva "Giocare insegna a vivere perché giocare insegna a perdere e chi impara a perdere impara a vivere".

Questo è l'unico aspetto educativo che mi aspetto da un gioco - e lo reputo fondamentale per un sacco di motivi e servirebbe un'ora per descriverli tutti.

Quando invece al gioco è richiesta una valenza educativa che va oltre a questa allora scatta qualcosa che snatura l'essenza stessa del gioco.
Riprendendo Valzania: "Sia chiaro, non ho dubbi che da quando si educa attraverso il gioco si riescono magari ad insegnare più cose alle vittime di questo meccanismo. I poveri pargoli credono di divertirsi e invece imparano. Più si divertono più imparano, travolti da un fiume di giochi educativi. Imparano anche che non si devono fare cose che non abbiano un'utilità visibile e immediata, dato che questa è la comunicazione forte che gli educatori trasmettono loro in questo modo. Non sfugge che così facendo si perde qualche cosa, il gusto dell'inutile, del bello per il bello, del tempo speso per il proprio piacere anziché per qualsiasi altra cosa di diverso. Il bimbo, così educato, perde anche il gusto per il gioco, dato che la trama si fa sempre più lisa e gli è facile scorgere quello che si nasconde sotto. Quando smette di giocare si dice che è diventato grande."

Oppure ancora, riassumendo un po' le idee di Pier Aldo Rovatti (altrimenti si fa lunga): la tecnica di far giocare i bambini perché apprendano è antica e sicuramente piena di buoni propositi ma non fa altro che sminuire il gioco stesso. E ancora il Rovatti si chiede: sarà forse vero che questo interesse della pedagogia ad incollare il gioco come strumento educativo al bambino in un "abbraccio fatalmente infantile" colabori a "uccidere" il gioco?

Ne parlerei ancora ma il tempo stringe. Riguardo all'intervento di Athafil è ovvio che non concordo ma qui la questione diventerebbe ancora più lunga... mi aiuterò con un esempio tratto da Bateson: un bambino sta giocando a fare l'arcivescovo, cosa possiamo dire di lui? Che impara a fare l'arcivescovo? ovviamente no, possiamo dire che sperimenta altri ruoli e diventa consapevole dell'esistenza di varie categorie di comportamento. Questa esperienza non gli insegnerà a fare l'arcivescovo ma si renderà conto che esiste qualcosa come ruolo e la scelta di un ruolo è automaticamente la scelta di una cornice che limita il comportamento.

Se ripensate all'esempio della scuola, questo è lo stesso esempio applicato al gioco, non sono le azioni del gioco ad educare perché quelle azioni non significano realmente quello che significano all'interno del gioco, ad educare è l'esperienza di un ruolo all'interno del gioco. La cosa vale anche per gli animali? Forse no, forse è proprio questo che ci distingue da loro.

Scusate se sono stato prolisso o confusionario, qualcuno magari saprà esprimere meglio di me queste idee.

Liberate il gioco
Il gioco vi libererà
fab!o
Offline fabio
Veterano
Veterano

Avatar utente
 
Messaggi: 850
Iscritto il: 30 giugno 2004
Goblons: 260.00
Mercatino: fabio

Messaggioda Biggossa » 26 mar 2006, 20:07

Nessun problema circa le questioni impegnate, credo che il forum puntasse anche a questo, altrimenti fermateci!

fabio ha scritto:...Non sfugge che così facendo si perde qualche cosa, il gusto dell'inutile, del bello per il bello, del tempo speso per il proprio piacere anziché per qualsiasi altra cosa di diverso. Il bimbo, così educato, perde anche il gusto per il gioco, dato che la trama si fa sempre più lisa e gli è facile scorgere quello che si nasconde sotto. Quando smette di giocare si dice che è diventato grande."

... la tecnica di far giocare i bambini perché apprendano è antica e sicuramente piena di buoni propositi ma non fa altro che sminuire il gioco stesso. E ancora il Rovatti si chiede: sarà forse vero che questo interesse della pedagogia ad incollare il gioco come strumento educativo al bambino in un "abbraccio fatalmente infantile" colabori a "uccidere" il gioco?


Queste due affermazioni a mio avviso sono in contrasto poiché alla base del gioco vi è la spontaneità. Se gioco controvoglia trasmetto una pessima immagine del gioco. è come vedere uno spettacolo teatrale recitato da attori cani. Quindi come in tutte le cose si gioca non per calcolo ma per gusto e quindi se gioco per gusto non posso perdere "il bello".
La seconda affermazione parte dalla parola "la tecnica di far giocare..."
Ecco, la tecnica vuol dire che sto pianificando il gioco, ma non sto giocando per mio gusto. Quindi, per concludere, se al gioco attacchiamo troppe pippe mentali non giochiamo e non educhiamo, ma rendiamo il gioco come una materia scolastica, presto odiata dagli "alunni".

In sintesi: se gioco spontaneamente e per gusto rendo intrinsecamente il gioco educativo. Se voglio giocare per far diventare il gioco "educativo" chi gioca con me si rompe le palle. Scusate se nella fretta sembro brusco.

Biggossa Lo Terrore s'accompagna allo passo ciondolante d'esto strano trapassato che non vuol esser menato.

Offline Biggossa
Novizio
Novizio

Avatar utente
Game Inventor
Game Illustrator
 
Messaggi: 225
Iscritto il: 04 novembre 2004
Goblons: 480.00
Località: Torino
Mercatino: Biggossa

Messaggioda Flad-Nag » 26 mar 2006, 20:44

Schiller, filosofo tedesco del XVIII secolo, vedeva l'umanità (cioè il fatto di essere umani) soggetta ad una grave lacerazione nata nel corso della storia e alla quale ogni uomo ora cerca di porre rimedio: quella tra spirito e materia. La soluzione a questa lacerazione (ossia l'unità ritrovata di spirito e materia) sta, sempre secondo Schiller, in due ambiti ben distinti tra loro ma correlati:

1- nell'arte (ma qui non dilunghiamoci)
2- nell'istinto del gioco, che ha per oggetto la bellezza e per fine la libertà.

Mi ha sempre affascinato questa sua teoria. Nei giochi che ho più volte "organizzato" per i bambini, quelli che hanno avuto più successo sono proprio quelli in cui bellezza e libertà (l'oggetto e lo scopo del gioco) non sono stati violati o forzati. Regole troppo complicate o ambientazioni poco sviluppate e curate tolgono al gioco l'oggetto della bellezza che affascina chi gioca. D'altra parte, il senso di libertà in chi gioca è messo a rischio nel caso di partecipazioni "forzate", o di giochi che non tengano in considerazione le reali capacità di chi gioca e le compatibilità tra caratteri, gusti e gioco "organizzato".

Ritornando al "gioco educativo", con ciò voglio dire che è possibile che un gioco trasmetta altri messaggi oltre a quelli che già gli appartengono per natura (socializzazione, competitività, perchè no, umiltà...) a patto che non vengano limitate o addirittura deturpate la bellezza e la libertà. Mi permetto di osservare che queste due caratteristiche, se presenti, conducono senz'ombra di dubbio alla felicità, essenza ricercata da ciascun uomo.

Come al solito sono stato sintetico e frettoloso, spero si capisca qualcosa di tutto il minestrone che ho scritto! ;)

KG Flad-Nag
Offline Flad-Nag
Esperto
Esperto

Avatar utente
 
Messaggi: 578
Iscritto il: 17 ottobre 2005
Goblons: 0.00
Località: Omate, a Est di Monza (MB)
Utente Bgg: Flad-Nag
Board Game Arena: Flad-Nag
Facebook: matteo.torricelli
Mercatino: Flad-Nag

Messaggioda randallmcmurphy » 26 mar 2006, 20:56

fabio ha scritto: ...Allo stesso modo possiamo considerare il gioco educativo nella misura in cui lo intendiamo luogo di interazione con dinamiche inusuali. Questo è il motivo per cui il grande Randolph diceva "Giocare insegna a vivere perché giocare insegna a perdere e chi impara a perdere impara a vivere".

Questo è l'unico aspetto educativo che mi aspetto da un gioco - e lo reputo fondamentale per un sacco di motivi e servirebbe un'ora per descriverli tutti.


Beh..digli all'amico tuo..tale Gino Randolph credo, che io della sconfitta non me ne faccio nulla...e nella mia vita voglio imparare a vincere!! Se la mia vita deve essere "il miglior grado di sopportazione della sconfitta" allora sarà sempre e solo una sconfitta... :grin:

Per il resto..beh..come dicevo prima l'importante è giocare..giocare..giocare..e far sì che lo si possa fare liberamente e senza essere considerati affetti da "sindrome di Peter Pan" o da "sfigataggine", quelli per me sono i problemi legati attualmente al gioco..non tanto al loro valore educativo, che è fin troppo sbandierato...riassumendo..quando si vuol per forza dar un senso ed un motivo a qualcosa, è la volta buona che quel qualcosa ci piacerà di meno e non la faremo più...

Quindi facciamo capire, comunichiamo, esterniamo, rendiamo pubblico il fatto che giocare abbia gli stessi diritti di esistenza e rispetto di tutti gli altri metodi di svago (e anzi attualmente molti di questi metodi sono sicuramente meno positivi del gioco come lo intendiamo noi), che sia innanzitutto DIVERTENTE, e che poi possa avere mille effetti collaterali positivi..per cui fatelo fatelo e strafatelo, e noi qui nella nostra piccola Tana possiamo contribuire a fornire gli elementi giusti a molte persone per trovare tanti altri modi buoni per divertirsi, con la giusta consapevolezza.

Giusto? ;)
« Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. »

(Isaac Asimov)
Offline randallmcmurphy
Goblin Showman
Goblin Showman

Avatar utente
TdG Editor
Top Reviewer 1 Star
TdG Auctioneer Level 1
 
Messaggi: 2895
Iscritto il: 24 giugno 2005
Goblons: 1,700.00
Località: Rimini
Utente Bgg: mcmurphy
Mercatino: randallmcmurphy
10 anni con i Goblins Membro della giuria Goblin Magnifico

Messaggioda fabio » 27 mar 2006, 2:15

randallmcmurphy ha scritto:Beh..digli all'amico tuo..tale Gino Randolph credo, che io della sconfitta non me ne faccio nulla...e nella mia vita voglio imparare a vincere!! Se la mia vita deve essere "il miglior grado di sopportazione della sconfitta" allora sarà sempre e solo una sconfitta... :grin:


Nonostante il tuo sorrisino finale mi sforzo di credere che tu davvero non conosca Alex Randolph, italiano per adozione (viveva a Venezia) e certamente uno dei più grandi autori di giochi del nostro tempo; senza timore di essere smentiti può essere considerato l'inventore dal mestiere di "autore di giochi". Ci ha lasciati da poco meno di un anno, meriterebbe un po' più di riconoscenza.
Riguardo poi alla sua frase sospetto che tu non l'abbia capita a fondo, abituarsi a perdere non significa abituarsi a sopportare le sconfitte della vita ma significa acquisire la consapevolezza del significato di giustizia, del giocare secondo le regole e di rispettare gli esiti della partita cercando di migliorare per il futuro, idee che sono parecchio lontane da quello che succede nella nostra società oggi.

Per Biggosa, la tua osservazione è giusta in parte, il problema è se il messaggio che passa ad un bambino che gioca un gioco "educativo" sia percepito come: "gioco perché così imparo" o "gioco per il gusto di giocare"; se è il primo messaggio a passare il gioco diventa strumento e come tale pronto ad essere sostituito con qualcosa di più efficace (quando il bambino sarà cresciuto). Quando invece si gioca l'unico messaggio efficace dovrebbe essere "si gioca per il gusto di giocare" anche se per qualche ragione il gioco in quel momento assume una valenza educativa.
Il tuo commento alla seconda frase poi sono proprio le mie conclusioni, se il messaggio che passa è ti faccio giocare perché così ti educo presto il gioco (così snaturato) smette anche di essere desiderato come momento di puro svago.
Sulle tue conclusioni posso tranquillamente dire che hai riassunto in una frase quello che io ho cerceto di dire fin'ora.

Per Flad: sei un filosofo, grazie! ;)
E comunque non puoi avere insieme la volcanic ed il winchester!

Grazie a tutti per oggi, buona notte!
fab!o
Ultima modifica di fabio il 27 mar 2006, 9:09, modificato 1 volta in totale.
Offline fabio
Veterano
Veterano

Avatar utente
 
Messaggi: 850
Iscritto il: 30 giugno 2004
Goblons: 260.00
Mercatino: fabio

Messaggioda randallmcmurphy » 27 mar 2006, 3:45

fabio ha scritto:
randallmcmurphy ha scritto:Beh..digli all'amico tuo..tale Gino Randolph credo, che io della sconfitta non me ne faccio nulla...e nella mia vita voglio imparare a vincere!! Se la mia vita deve essere "il miglior grado di sopportazione della sconfitta" allora sarà sempre e solo una sconfitta... :grin:


Nonostante il tuo sorrisino finale mi sforzo di credere che tu davvero non conosca Alex Randolph italiano per adozione (viveva a Venezia) e certamente uno dei più grandi autori di giochi del nostro tempo; senza timore di essere smentiti può essere considerato l'inventore dal mestiere di "autore di giochi". Ci ha lasciati da poco meno di un anno, meriterebbe un po' più di riconoscenza.
Riguardo poi alla sua frase sospetto che tu non l'abbia capita a fondo, abituarsi a perdere non significa abituarsi a sopportare le sconfitte della vita ma significa acquisire la consapevolezza del significato di giustizia, del giocare secondo le regole e di rispettare gli esiti della partita cercando di migliorare per il futuro, idee che sono parecchio lontane da quello che succede nella nostra società oggi.


Beh..il senso del mio sorrisino non era tanto legato alla conoscenza o meno di Randolph (per il quale comunque non credo di aver usato espressioni poco riconescenti, anche se non credo ti riferissi a me) ma a rendere facilmente comprensibile il tono volutamente acceso della prima parte del mio discorso, che celava tra le righe (forse troppo cripticamente per chi non mi conosce) una mia innata insofferenza per chi predica sempre umiltà e basso profilo...sai quei triti e ritriti ritornelli che recitano più o meno così: rispetta l'avversario..bisogna saper perdere...non bisogna esaltarsi per una vittoria..bla bla bla!

Non era quindi una critica al tuo precedente discorso o a al "saper perdere", ma una provocazione, inserita nel filone di chi predilige il gioco senza condizionamenti e "filtri" educativi, volta a far notare che la rivalità, la competizione e "fare lo smargiasso" sono il sale in più che rendono divertenti tutti i passatempi, proprio perchè non devono per forza rientrare nei canoni che comunemente riteniamo corretti...non c'è niente di più bello che esaltarsi per una vittoria o deridere un avversario surclassato! Altro che umiltà e basso profilo...questo per me è un altro passo da fare per, come dici tu, liberare il gioco..

In definitiva mi pare che siamo d'accordo..io avevo solo colto al volo l'occasione della citazione randolphiana, non per criticarla, ma per usarla come "la" per la mia battuta, e comunque anche io come vedi prediligo il gioco "puro" e ovviamente sostengo il rispetto delle regole e l'accettazione degli esiti di qualsiasi partita, solo che..ecco..se io vinco mi esalto e ti infamo fino all'inverosimile, e se perdo troverò sempre mille motivi per dimostrarti che sono comunque più forte di te... :grin:
« Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. »

(Isaac Asimov)
Offline randallmcmurphy
Goblin Showman
Goblin Showman

Avatar utente
TdG Editor
Top Reviewer 1 Star
TdG Auctioneer Level 1
 
Messaggi: 2895
Iscritto il: 24 giugno 2005
Goblons: 1,700.00
Località: Rimini
Utente Bgg: mcmurphy
Mercatino: randallmcmurphy
10 anni con i Goblins Membro della giuria Goblin Magnifico

Messaggioda fabio » 27 mar 2006, 8:57

randallmcmurphy ha scritto:non c'è niente di più bello che esaltarsi per una vittoria o deridere un avversario surclassato! Altro che umiltà e basso profilo...questo per me è un altro passo da fare per, come dici tu, liberare il gioco..


Ti dirò, sfondi una porta aperta quando dici che la voglia di vittoria è parte fondamentale del gioco (vorrei citarti ancora Randolph ma ti risparmio :grin: ), però sul deridere un avversario surclassato è necessario fare un discorso a parte. L'importante è che dall'inizio alla fine tutti, compresi i perdenti, capiscano che si sta giocando e che il gioco si estende oltre il limite temporale della partita e che quella parte di "derisione" è ancora gioco. La linea che separa "questo è gioco" e "questo non è gioco" è assolutamente soggettiva e comportamenti che si spingono vicino a quella linea possono venire fraintesi e causare per alcuni l'uscita dal gioco. E non c'è niente di più brutto del relazionarsi con un altro pensando "questo è gioco" mentre l'altro sta pensando "questo non è gioco".

Buon gioco
fab!o
Offline fabio
Veterano
Veterano

Avatar utente
 
Messaggi: 850
Iscritto il: 30 giugno 2004
Goblons: 260.00
Mercatino: fabio

Messaggioda Flad-Nag » 27 mar 2006, 9:32

randallmcmurphy ha scritto:Non era quindi una critica al tuo precedente discorso o a al "saper perdere", ma una provocazione, inserita nel filone di chi predilige il gioco senza condizionamenti e "filtri" educativi, volta a far notare che la rivalità, la competizione e "fare lo smargiasso" sono il sale in più che rendono divertenti tutti i passatempi, proprio perchè non devono per forza rientrare nei canoni che comunemente riteniamo corretti...non c'è niente di più bello che esaltarsi per una vittoria o deridere un avversario surclassato! Altro che umiltà e basso profilo...questo per me è un altro passo da fare per, come dici tu, liberare il gioco..


Credo anche io che l'esaltarsi per una vittoria e "fare lo smargiasso" (quante parole nuove che si imparano qui! ;) ) facciano parte del divertimento e siano un elemento che esalta il sapore del gioco! Ma infatti l'"umiltà a basso profilo", come la chiami tu, non si riferisce a chi vince, ma a chi perde o pareggia:

- significa accettare questo risultato, ammettere che probabilmente "potevo giocare meglio"...

- non significa invece avere un atteggiamento moscio o autocommiserevole: posso accettare la mia sconfitta e comunque per divertimento tirare in piedi casini a non finire per cercare di dimostrare (invano, ovviamente) che qualcuno ha barato, che potevo benissimo vincere io, che sono stato sfortunato... dando sfogo a una serie illimitata di lamentele, scuse e accuse, che unite all'esaltazione di chi vince, fanno spesso la parte migliore di un gioco.

Questo però se non viene valicato il confine tra gioco e atteggiamento di vita: e qui quoto in pieno l'ultimo post di Fab!o.

Insomma, se il mio primo obiettivo nel gioco è VINCERE e poi DIVERTIRSI, non andrò molto lontano e vivrò male il gioco o lo farò vivere male.
Se il mio primo obiettivo è DIVERTIRSI e poi VINCERE, allora il gioco diventa davvero costruttivo e istruttivo.

Fabi!io ha scritto:E comunque non puoi avere insieme la volcanic ed il winchester!

Hai ragione... ti devo una cena... :oops:

CIAO!

KG Flad-Nag
Offline Flad-Nag
Esperto
Esperto

Avatar utente
 
Messaggi: 578
Iscritto il: 17 ottobre 2005
Goblons: 0.00
Località: Omate, a Est di Monza (MB)
Utente Bgg: Flad-Nag
Board Game Arena: Flad-Nag
Facebook: matteo.torricelli
Mercatino: Flad-Nag

Prossimo

Torna a Chiacchiere e questioni filosofiche inerenti il mondo dei giochi

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite