La crisi arriva anche nel nostro settore

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda Futuroinfinito » 4 dic 2009, 16:52

Forse non mi sono spiegato, mi spiace.
Quel che intendo dire non è che il Go sia un gioco brutto (anzi, insieme a scacchi ha l'unico mio 10 come voto qui sulla tana) né che non sia giocato in Germania.
Semplicemente, non è un gioco tradizionale tedesco. Come non lo sono gli scacchi o il backgammon.
Pertanto avanzo l'ipotesi che sia per questo motivo che i tedeschi sono più aperti ai giochi di nuova concezione (per intenderci quelli che sono fioriti nel ventesimo secolo, proliferando sul finire di quest'ultimo).

Nemo NemoN (il mio parametro per i giochi è nascondino, cui do 10, per quelli da tavolo è Puerto Rico cui do 8)

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Messaggioda Frost82 » 16 dic 2009, 15:34

Beh, dico la mia anche qui ;)

Per la questione clima, è rilevante ma fino ad un certo punto: il massimo numero di vendite/mensili toccate per il GDR da Red Glove è in estate (quando fa caldo).
Perchè? Perchè i ragazzi vanno al mare, si ritrovano in gruppo e giocano.
Le località marine ben servite vendono di più di estate che in inverno, ma spasmodicamente di più.

Per i GDT invece, è ovviamente Natale-Befana, ma questo non va legato al freddo, ma semplicemente al fatto che le famiglie si ritrovano riunite hanno bisogno di qualcosa da condividere sul tavolo, uno strumento di aggregazione in grado di unire grandi con piccini (soprattutto quando ci sono più di 2 bambini). ;)

Tornando invece al mercato. Il mercato è in crisi come tutti i settori. La crisi è nera in tutti i settori e lo è anche in quello dei giochi da tavolo.

Però ricordiamoci che molte chiusure di negozi non sono dovute alla crisi, ma ad una naturale evoluzione del mercato. Nel periodo di boom del settore (si c'è stato :) ) molti giocatori hanno aperto e si sono improvvisati negozianti. Questi improvvisati negozianti, persone che non sono in grado di gestire un cliente, che non sanno fare i conti sulle % di scontistica e sull'incasso, che sono corsi dietro alle chimere dei giochi collezionabili, che stanno seduti sulla loro sedia aspettando che il cliente compri quello che vuole senza consigliarli, stanno chiudendo.

Da un certo punto di vista direi che è un male: stanno chiudendo negozi. Da un altro direi che è un bene: ne nascono di nuovi, di nuove forme e con gente che vuole aprire un negozio non che si ritrova li per oscuri motivi.

Sul discorso dei negozi online, fanno male al mercato, si, ma non sono la causa principale di chiusura dei negozi. I negozi online vendono solo ai giocatori, che tuttavia sono pochi rispetto alla massa di possibili nuovi acquirenti. Probabilmente saranno causa di chiusura per quei negozi che non si sanno differenziare, non tengono prodotti validi e non sanno consigliare al cliente occasionale ma solo rivendere il prodotto ai giocatori che già-sanno-quello-che-vogliono.

Just my 2 cents ;)
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Messaggioda Galdor » 16 dic 2009, 16:38

Gulp: sottolineo il fatto che l'ultimo Post di Frost82 è stato davvero utile e interessante; una visione lucida, razionale e ben esposta di chi lavora in questo settore, delle sue problematiche e dei suoi elementi...
..tra l'altro un'analisi che -per come la vedo io- mi sento di condividere al 100%!

Detto questo chiedo: la crisi c'è, ok, ma nel nostro settore si intravedono spunti di ripresa? C'è qualche segnale positivo? Ci sono mezzi (già concreti o concretizzabili) con i quali uscire dalla crisi? :idea:
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Messaggioda Angiolillo » 16 dic 2009, 18:33

Personalissimamente, io (che però faccio l'autore e non l'editore) di crisi non ne ho vista: né nella quantità di lavori che mi vengono proposti, né nei volumi delle cose che seguo (per esempio le vendite globali di Wings of War). Anzi, per quel pochissimo che posso vedere io dal mio piccolo punto di vista, l'ipotesi del Guardian - che la crisi aiuti il gioco a scapito di altri capitoli di spesa voluttuari - non è affatto infondata.
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Messaggioda Frost82 » 17 dic 2009, 13:53

Beh la crisi c'è... Si sente. Non si sente sui prodotti di punta, tra cui Wings of War ovviamente, ma si sente sui giochi secondari, quelli non così forti da essere acquistati "al volo". Super Farmer con le sue oltre 3000 copie vendute da Aprile non risente della crisi, ma un prodotto come Apache della Abacusspiele si.

ma nel nostro settore si intravedono spunti di ripresa? C'è qualche segnale positivo? Ci sono mezzi (già concreti o concretizzabili) con i quali uscire dalla crisi?


Dipende cosa intendi. Secondo me, ma questa è una mia personalissima opinione, la crisi è ben lungi dal vedere la fine. Ma si tratta di una crisi generalizzata dovuta forse ad un sistema economico che ultimamente ha proprio ingranato male a livello mondiale: strascichi del periodo "compra tutto paghi tra X mesi"... Ma le cause sono così tante che dovrei essere un economo per capirci qualcosa e, purtroppo, sono solo un povero imprenditore con poca esperienza. :-)

Credo comunque che il panorama del gioco, almeno quello italiano, subirà notevoli cambiamenti nel futuro: probabilmente (come già si è visto ma forse non è proprio trapelato al pubblico) alcune ditte chiuderanno, altre nuove realtà apriranno (ce la faranno), ma sicuramente da qui a 3 anni (non voglio fare il catastrofico) la situazione cambierà.

Sicuramente in questo periodo sono agevolate le ditte piccole, reattive, dinamiche e che non hanno grossi costi/tempi di gestione. Le ditte più o meno grandi credo dovranno riformarsi un po', ma è solo un'opinione.

Il metodo di uscita dalla crisi credo comunque si concentri in pochi punti:
1- Meno uscite l'anno ma più mirate, studiate e ben calcolate prima dell'uscita.
2- Distribuzioni più mirate a costruire partnership tra editori esteri e italiani.
3- Produzioni mirate anche al mercato estero per allargare il bacino di vendite (piccolo) dell'Italia.
4- Lavoro più che mai serrato con i negozi fisici e supporto agli stessi più forte possibile.
5- Eliminazione di tanti inutili ponti distributivi.
6- Impegno ancora più forte di presenza sul territorio a fiere/convention/eventi.

Questo ovviamente in due parole: poi ognuno sceglierà la sua strada, non è detto che questa che adotta Red Glove sia quella giusta. Magari tra un anno-due Red Glove chiuederà e invece salirà alla ribalta qualcun altro che ha adottato una strategia diversa.
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Messaggioda Angiolillo » 22 mar 2010, 7:33

Angiolillo ha scritto:Non è detto che la crisi colpisca i produttori. Chi già compra giochi magari tira giustissimamente i remi in barca e compra meno o smette, ma non è detto che gli altri (la maggianza della popolazione) facciano lo stesso. Se un gruppo di quattro amici si accorge di quanto costa di più andare per tre sere al cinema e poi in pizzeria, rispetto a passare tre sere a casa facendsi gli spaghetti da soli e giocando tutti assieme alla stessa copia di un gioco da tavolo... Magari si compra il gioco da tavolo.


E' stata appena pubblicata l'intervista di Frequenza Ludica a Roberto Di Meglio registrata a Play 2010:

http://www.improntadigitale.org/Trasmis ... uenza.asp#

Sostiene esattamente la stessa cosa. Non come teoria, ma come riscontro dei fatti più recenti.

Futuroinfinito ha scritto:In Italia i giochi da tavolo vendono meno che in Germania per due fattori:
1) Esistono dei giochi da tavolo tradizionali, come la tombola e vari giochi di carte (scopa, briscola, tressette, scala quaranta, pinacola, canasta, ecc...).
2) Fa più caldo e la gente esce di più.


Sulla tradizionale spiegazione del clima, a Play ne abbiamo chiacchierato con un amico autore e studioso di giochi. Raccontava di come ci siano molti più giochi nei grandi magazzini di una cittadina in Germania che a Strasburgo, Francia, a 5 chilometri, con lo stesso identico clima e storia non dissimile, dove i giochi sono nei negozietti specializzati. Forse la questione clima non spiega poi molto.
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Messaggioda kukri » 22 mar 2010, 12:38

Angiolillo ha scritto:

Se un gruppo di quattro amici si accorge di quanto costa di più andare per tre sere al cinema e poi in pizzeria, rispetto a passare tre sere a casa facendsi gli spaghetti da soli e giocando tutti assieme alla stessa copia di un gioco da tavolo... Magari si compra il gioco da tavolo.

Sono perfettamente concorde (e con me parecchia gente che ha già fatto questa scelta).
Anche i miei figli (23 e 18 anni) almeno una volta (più spesso due) alla settiana si trovano a casa mia a giocare di ruolo e/o da tavolo.
Anch'io ed i miei amici citroviamo ogni due settimane fisse alla classica partita a D&D e qualche GdT nella pausa ci scappa.
"Uno stregone non è mai in ritardo, Frodo Baggins. Nè in anticipo. Arriva precisamente quando intende farlo".
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Messaggioda Angiolillo » 23 mar 2010, 18:00

Ulteriore conferma della crescita nonostante la crisi sul Sole 24 Ore di oggi:

http://www.b2b24.ilsole24ore.com/artico ... 28,00.html
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