La crisi arriva anche nel nostro settore

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La crisi arriva anche nel nostro settore

Messaggioda Simone » 11 set 2009, 20:04

Volevo fare notare a voi tutti come la crisi sia arrivata forte e sferzante anche nel settore ludico, che essendo un bene voluttuario e male digerito dall'italiano medio, viene subito targhettato come spesa superflua.
Il gioco in Italia già non godeva di reputazione e gettato poi così in un mare in burrasca sta colando a picco trascinandosi dietro un mare di negozietti fioriti tra la seonda metà degli anni 70 e 80.
A tal proposito dirotto la vostra attenzione su QUESTO topic riguardante proprio le convenzioni con la Tana e lascio libero spazio ad altre realtà similari a queste successe nella vostra città... :-?
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Re: La crisi arriva anche nel nostro settore

Messaggioda mork » 11 set 2009, 23:23

simone ha scritto:Volevo fare notare a voi tutti come la crisi sia arrivata forte e sferzante anche nel settore ludico, che essendo un bene voluttuario e male digerito dall'italiano medio, viene subito targhettato come spesa superflua.
Il gioco in Italia già non godeva di reputazione e gettato poi così in un mare in burrasca sta colando a picco trascinandosi dietro un mare di negozietti fioriti tra la seonda metà degli anni 70 e 80.
A tal proposito dirotto la vostra attenzione su QUESTO topic riguardante proprio le convenzioni con la Tana e lascio libero spazio ad altre realtà similari a queste successe nella vostra città... :-?


Perchè stupirsi? La crisi c'è anche se alcuni fanno finta di niente. I soldi a disposizone delle famiglie sono sempre meno quindi anche l'acquisto dei giochi è limitato. I negozi che nel tempo hanno costruito uno zoccolo duro di giocatori sono destinati a soccombere se pensano di sopravvivere con il solo introtio della vendita dei boardgames. Diversa sorte invece hanno i negozi che hanno diversificato l'offerta e vendono magari anche vide games o giocattoli.
Questa è la dura legge del mercato leaziende nascono e muoiono tutti i giorni. Solo che ultimamente ne nascono sempre meno e ne muoiono sempre di più. L'aria che si respira è altamente tragica ed io che opero nel settore del credito vi posso dire che la fine di questo ciclo negativo non si intravede neanche con il binocolo. Speriamo bene! :-?
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Messaggioda Simone » 12 set 2009, 3:22

Non penso di avere parlato stupito, vosto che da mesi sono cassaintegrato, non credo che serva lavorare nel credito per capirlo.
Nascondiamo il testone nella sabbia tutto qui, c'è una recessione, abbiamo goduto di tanto e ora voglio vedere come reagiremo a godere di poco come facevano i nostri genitori negli anni 60/70. Abituati come sono queste generazioni allo sperpero e allo scialaquo dei soldi guadagnati dalle generazioni precedenti, una volta finito la pozza di sesterzi sarà veramente dura da fargli capire l'ABC dell'economia.
Dispiace solo vedere che stanno a galla le grandi distribuzioni e che il Giovanni o Luca sotto casa va a gambe all'aria.
E' brutto tutto questo, soprattutto anche il fatto che molti per sopravvivere si sono specializzati in videogames, come dici tu; sintomo di isolamento sociale davanti ad un algoritmo, dove non hai bisogno di interagire forzatamente con un essere umano, ma subisci in prima persona il prodotto.
L'italiano medio oltre ad essere ignorantello per il fatto che non legge, non arriva nemmeno a confrontarsi con i suoi simili......
I prodotti ludici piu' venduti in Italia come Monopoli o Cluedo con le loro 8 regole fanno da specchio a come la pensano la major del nostro mercato.
Il gioco deve essere come gli italiani dicono, semplice, immediato, colorato e non molto impegnativo.
Il tutto per dire che oltre alla recessione è veramente un periodo abbastanza triste, molto triste....bisognerebbe riflettere su quello che ci sta accadendo
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Messaggioda Galdor » 23 nov 2009, 16:22

Per quanto riguarda l'acquisto dei Giochi spero che molti di noi abbiano fatto una buona scorta nei momenti economicamente migliori, così avranno provviste per l'Inverno ;) :grin:

Per quanto concerne i Negozietti old-style questi erano già entrati in grave crisi con l'avvento dei Negozi On-Line... figuriamoci ora! :cry:
Speriamo che questo serva per innovare (magari, appunto, diversificando l'offerta..) e speriamo che questa innovazione non comprometta la loro identità.

Spero solo che questa Crisi Economica non investa più di tanto il settore dei Produttori di Giochi: perchè se crolla chi Crea/Inventa/Produce i Giochi, beh, non avremo più giochi.. :bellow_sm:
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Messaggioda Angiolillo » 23 nov 2009, 17:02

Non è detto che la crisi colpisca i produttori. Chi già compra giochi magari tira giustissimamente i remi in barca e compra meno o smette, ma non è detto che gli altri (la maggianza della popolazione) facciano lo stesso. Se un gruppo di quattro amici si accorge di quanto costa di più andare per tre sere al cinema e poi in pizzeria, rispetto a passare tre sere a casa facendsi gli spaghetti da soli e giocando tutti assieme alla stessa copia di un gioco da tavolo... Magari si compra il gioco da tavolo.

Il problema è far sì che se ne accorga. E magari che si accorga dei negozietti specializzati e della loro offerta di qualità di piccoli e medi prduttri, rispetto a grande distribuzione e relativi giochi.

Questo per me era un ragionamento teorico che ripetevo da un po' come pura ipotesi teorica. Però leggo nell'ultimo resocnto dell'Independent da Essen: "I giochi da tavolo sono come la pizza da asporto e l'ufficio turismo del Devon: prosperano nelle recessioni. Il Monopoli, il gioco da tavlo più popolare, è stato creato durante la Grande Depressione e ha visto le vendite salire del 57% dall'anno scorso."
Chissà che non sia vero...

Fonte:
http://www.independent.co.uk/life-style ... 13587.html
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Messaggioda ASA » 23 nov 2009, 17:12

Angiolillo ha scritto:Non è detto che la crisi colpisca i produttori. Chi già compra giochi magari tira giustissimamente i remi in barca e compra meno o smette, ma non è detto che gli altri (la maggianza della popolazione) facciano lo stesso. Se un gruppo di quattro amici si accorge di quanto costa di più andare per tre sere al cinema e poi in pizzeria, rispetto a passare tre sere a casa facendsi gli spaghetti da soli e giocando tutti assieme alla stessa copia di un gioco da tavolo... Magari si compra il gioco da tavolo.

Il problema è far sì che se ne accorga. E magari che si accorga dei negozietti specializzati e della loro offerta di qualità di piccoli e medi prduttri, rispetto a grande distribuzione e relativi giochi.

Questo per me era un ragionamento teorico che ripetevo da un po' come pura ipotesi teorica. Però leggo nell'ultimo resocnto dell'Independent da Essen: "I giochi da tavolo sono come la pizza da asporto e l'ufficio turismo del Devon: prosperano nelle recessioni. Il Monopoli, il gioco da tavlo più popolare, è stato creato durante la Grande Depressione e ha visto le vendite salire del 57% dall'anno scorso."
Chissà che non sia vero...

Fonte:
http://www.independent.co.uk/life-style ... 13587.html

Devo dire che era la stessa identica considerazione che facevo io tempo fa: se in qualche modo devi "ridurre" le spese, senza però voler ridurre il tempo che trascorri con i tuoi amici, una possibile soluzione è quella della serata a casa con cena e partita (a carte o a qualsiasi gioco), che permetta di passare la serata piacevolmente con le persone con cui ti trovi bene. Credo di aver letto da qualche parte che era uno dei motivi per i quali i borad games in Germania "tirano" molto più che da noi...
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Messaggioda Radamantis » 25 nov 2009, 22:41

Aggiungo che ho sentito dire in giro che ci sono locali che un paio di volte a settimane dedicano spazio a gdt, un po come accadeva anni fa con le messaggerie. Queste serate ludiche mi dicono riscuotano grande successo...

X quanto riguarda la crisi economica, come detto giustamente in precedenza, ha semplicemente amplificato un processo in atto da tempo. Da un lato servirebbe una riorganizzazione dell'intero processo del business x renderlo al passo con i tempi, dall'altro ingenti risorse economiche. Se la competizione è solo sul prezzo, on line risparmio molto. Il 99,9% degli acquirenti è un appassionato e quindi sa dove cliccare x risparmiare. Lo store fisico deve offrire dei servizi aggiuntivi che solo in qualità di negozio "reale" può fornire, altrimenti continueranno a cadere come mosche...
Le ingenti risorse economiche servirebbero x campagne mediatiche di massa volte alla diffusione dei gdt. Ovunque si faccia provare a un gruppetto di amici un gdt, tutti ne rimangono conquistati. Si potrebbe tentare con accordi ad hoc tra i principali produttori.
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Messaggioda aledrugo1977 » 25 nov 2009, 23:12

Beh circa i locali che offrono gdt posso dire cha a Bologna, tipo un 12 anni fa, c'era un pub in centro (traversa di via zamboni) con tanto di Risiko! gigante (carriarmati in legno che andavano spostati con un appostio bastone nel megatabellone), plastico di un granpremio della montagna (da giocarci con le biglie) e un buon assortimento di giochi da tavolo. C'era la consumazione obbligatoria di qualche migliaio di lire (mi pare 3000-4000 lire) e stavi la serata a giocare con cun coca cola.
Ovvio che poi chiudi. Un tavolo occupato per 3-4 ore con 4-5 consumazioni da 20 euro (attualizzo il valore, nda) ti fa chiudere.

Circa i negozi beh già detto tutto.

Circa le abitudini: con mia grande sorpresa ho visto su Italia Uno di pomeriggio la pubblicità del MonipolY della Hasbro. Campagna aggressiva per appropiarsi del marchio (non mi esprimo a riguardo, constato). E nei volantini dei grandi magazzini? Risiko, monopolY, hotel e poi playstation3, xbox e nintendo wii. Altro NON ESISTE!

Ma mi domando e chiedo: se pubblicizzassero tipo che so un Formula D, un Ticket To Ride, un Pueto Rico ecc -i quali hanno sempre conquistato i Babbani alla quale li ho proposti-...ma sti maghi del markenting non ci arrivano a capire che si aprono una fetta di mercato tanto rincoglionita quanto inconsapevolmente pronta per essere fidelizzata al gioco da tavolo di massa? Ovvio che non parlo di titoli come Dune o magic Realm ma quelli detti (e la lista serebbe lunga ma anche Tribunus o Stone Age sarebbero vandibilissimi come Space Hulk come a suo tempo Heroquest e Starquest che erano venduti anche nei supermercati quando ero ragazzetto io).

Morale? Boh, non capisco come mai non si voglia aprire una fetta di mercato al gioco da tavolo oltre ai solti 4 titoli (triti e tristi).

Così la crisi investe quei pochi appassionati i quali non possono fare altro che tirare la cinghia. E se le vendite si contraggono...i prezzi salgono o le case chiudono. Dicesi circolo vizioso.

Mah.
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Messaggioda Simone » 25 nov 2009, 23:23

Proprio non lo so aledrugo.
Ora piu' che mai hanno paura ad esporsi in un mercato asfittico come quello italiano, che preferisce l'abbonamento alle partite di calcio che comprare un GdT su cui ragionare (da conquistatori del mondo a popolo no brain!).

Non capisco invece perchè il settore, partito meravigliosamente negli anni 80 e nei primi anni 90, si sia involuto chiudendosi su un mercato di nicchia, mentre in Tedeschia, America, Inghilterra e Polonia, il tutto abbia avuto ampi sfoghi anche ai nostri giorni, dove famiglie e combriccole si riuniscono attorno a un tavolo per giocare di ruolo o per cimentarsi in un boardgame.
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Messaggioda Angiolillo » 26 nov 2009, 0:27

Il settre, inteso come editoria ludica medio-piccola italiana, non si è involuto chiudendosi... anzi, è andato a vendere in Tedeschia, America, Inghilterra e Polonia... ;)
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Messaggioda Simone » 26 nov 2009, 11:23

Questo non p imvolversi?
Avere un egizia fatto da italiani e prodotto in Germania senza il nostro idioma nelle rules?
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Messaggioda Angiolillo » 26 nov 2009, 11:58

E che c'è di nuovo? Sono almeno quindici anni che vedo uscire giochi di Andrea Mainini, Leo Colivini, Marco Maggi, Francesco Nepitello, Giuseppe Baù, Carlo A. Rossi, Andrea Garello, Luca Borsa, Paolo Scattini, Mirko Marchesi, Gerardo Iula e chissà quanti altri autori (cito i primi che mi vengono in mente) escono solo all'estero e con regole non tradotte in italiano. Anche il mio (e di Paglia) Ulysses, a inizio millennio. Comunque mi pare un'evoluzione rispetto a quando la maggior parte degli autori italiani stentavano : meglio un Egizia che raggiunge il pubblico del resto del mondo e non è distribuito in Italia di un Egizia che resta nel cassetto degli autori coem sarebbe successo probabilmente vent'anni fa. O pubblicato per vendere 800 copie in italiano, 2000 nel migliore dei casi. Semplicemente direi che autori ed editori italiani si sono sviluppati di più dei negozi e del pubblico italiano. 500.000 pezzi dell'italianissimo Bang! venduti in chissà quante lingue sono un progresso rispetto alla situazione pre-globalizzazione dell'editoria ludica italiana. E lo sarebbero pure se fossero 480.000 in chissà quante lingue meno l'italiano.

Comunque, per ogni gioco italiano di successo all'estero che non arriva in Italia ce ne sono tanti disponibili anche in Italia:

http://www.boardgamegeek.com/geeklist/43584

E infine, spesso i giochi pubblicati arrivano anche in Italia con un po' di ritardo. Puerto Rico ci ha messo parecchio, Alta Tensione e Agricola e Bohnanza meno. Magari arriverà anche Egizia.

Insomma, questo mi pare un periodo assai migliore del precedente. Anche perché c'è un Egizia Hans im Glück non tradotto in italiano. Se non ci fosse, il mercato italiano non ci guadagnerebbe proprio nulla. Anzi, se non ci fossero vari giochi come quello probabilmente avremmo vari autori oggi pubblicati anche in Italia che troverebbero meno soddisfazioni in questo mestiere e magari smetterebbero.
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Messaggioda Simone » 26 nov 2009, 12:11

Ad esempio di nuovo nella mia città c'è un 15% di disoccupazione in aumento (dati camera del lavoro), ma sono dettagli....
Siamo OT si parlava dei piccoli esercizi che chiudono mi pare
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Messaggioda Angiolillo » 26 nov 2009, 12:37

Beh, in realtà no: il discorso era più ampio. Sei partito parlando di crisi nel "settore ludico" in generale, con negozietti trascinati come conseguenza, e di "gioco in Italia" che "sta colando a picco". Dopodiché hai portato tu il discorso sui mercati esteri... E mi pare importante che la nostra editoria li raggiunga. Anche dal punto di vista dei posti di lavoro, che nella nostra editoria ludica saranno pochi ma continuano a esserci nonostante appunto la chiusura di alcuni piccoli negozi. Non mi pare che i due argomenti siano così separati...
Tra l'altro è anche una chiave per capire come il gioco in Italia può vincere la sfida. Sopravvivono o addiruittura crescono le case editrici orientate a giochi nuovi ed esportabili, che investono su autori locali o (vedi Ad Astra come ultimissimo esempio) coinvolgono nomi stranieri di livello, mentre magari chiudono quelle che hanno puntato solo alla localizzazione italiana di titoli stranieri.
Dopodiché, se volete limitare il discorso al negozietto fate pure. Ma forse è guardando al quadro complessivo che si capiscono meglio i motivi. Con tutto l'affetto per i negozietti italiani, a cui tengo molto e a cui tengono anche - direi - gli editori italiani (per quanto mi riguarda vedo per esempio che si preparano per loro sui miei giochi, a livello di casa editrice, apposite attività di gioco organizzato), il loro contributo alla sopravvivenza/crescita dell'editoria italiana è attualmente marginale. Come lo è quello del mercato italiano in generale. Capirlo può essere utile a capire il perché di certe chiusure, o magari anche a evitarne di altre.
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Messaggioda Lobo » 26 nov 2009, 13:05

Giusto per darci un dato.

Giochi Uniti (attraverso me) ha oferto a Rocco Giocattoli di c.so Francia un dimostratore gratuito per il lperiodo di Natale che vende copie di giochi da tavolo in conto vendita (ovvero Rocco paga solo il venduto).

Risultato: "No, siamo già organizzati, non possaimo, non sappiamo come..."

Quindi come direbbe Padre Pizarro (Guzzanti): "ma de che stamo a parla'... de tutto e de niente!"

Lobo Quando si gioca si combatte per un punto, massacriamo di fatica noi stessi per un punto, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un punto, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei punti il totale farà la differenza!

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