La didattica nel gioco

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

Moderatori: Cippacometa, Sephion, pacobillo, Rage

Messaggioda Angiolillo » 24 gen 2007, 20:50

Scusami, ma non sono d'accordo. Un gioco può avere forti valenze didattiche anche se è pensato per il mercato. Non è un caso che scuole, biblioteche ed enti simili abbiano invitato me e i miei coautori a far giocare i gdr "Mediterraneo" e "Ulysses", il gioco di ruolo "I Cavalieri del Tempio", il libro-gioco "I Misteri delle Catacombe" e altro. Cito i primi che mi siano venuti in mente.
Vedere un periodo storico con gli occhi di un protagonista in un libro-gioco o in un gioco di ruolo, scoprire i luoghi dei poemi omerici su un tabellone di gioco, capire la relazione tra certi passaggi della civiltà in un gioco da tavolo, simulare un episodio militare comprendendone le dinamiche e magari i possibili diversi esiti... Tante cose si possono fare tramite i giochi. Se è tramite giochi ben fatti a scopo didattico, bene. Ma se è fatto tramite giochi che si rivolgono ai giocatori molto meglio: anche perché a quel punto lo scolaro cui viene proposta l'attività si rende conto che ha un gioco vero, non un esercizio travestito.
Ovviamente un Trivial Pursuit non serve, da questo punto di vista. Ma se un gioco ha delle meccaniche che sono modello della realtà, insegnano sì. E allargando il tiro, uin un liceo romano hoi fatto un sacco di attività in ore di italiano con Taboo, Paroliere, Bla bla bla, Pictionary e simili: molto più efficaci, a detta della prof, di molti esercizi. Eppure non sono giochi didattici... Ti dirò: hanno funzionato benone proprio per quello.
"Il Premio Speciale alla Memoria... a un autore che da anni ci regala nulla di nuovo: Andrea Angiolino... Dandogli un premio alla memoria, lo costringiamo a cambiare l'ironica firma che usa sulla Tana dei Goblin." (Il Puzzillo/Mr.Black Pawn)
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Messaggioda Shasa » 24 gen 2007, 22:33

Scusate se mi intrometto in questa bellissima discussione. Ho letto molto attentamente e non ho potuto fare a meno di scrivere due righe. Arrivo subito al punto: il gioco può essere considerato un'arte? Io credo di sì, e non tanto per certe sue particolarità che rimandano ad ambientazioni storiche, geografiche, artistiche o a certe caratteristiche che stimolano il ragionamento logico-matematico; quanto, invece, perché l'esperienza dell'arte rivendica legittimamente una verità, che certo non può essere quella derivata dalla ricerca scientifica, ma pur sempre verità, chiamiamola sui generis, che a buon diritto può essere chiamata appunto conoscenza. Il giocatore allora non è più mezzo, ma meccanismo stesso, perché il giocatore deve fare i conti con una dimensione ludica precedente al suo ingresso nel gioco stesso.
Grazie mille.
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Messaggioda Flad-Nag » 24 gen 2007, 23:23

Parlando di arte, apro una parentesi letteraria.
Purtroppo non riesco più a risalire alla citazione originale, ma Schiller sosteneva che la lacerazione anima - corpo (spirito-materia) propria dell'uomo può trovare unità solo nell'arte e nell'istinto del gioco, in quanto quest'ultimo ha come oggetto la bellezza e come fine la libertà.
Chiusa parentesi.

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Messaggioda DioBrando » 25 gen 2007, 4:59

Infatti Angiolillo hai confermato ciò che dicevo, ovvero che dei giochi sono stati usati specificatamente a scopi didattici, non che siano nati con quella finalità. Ovvero che qualcuno ha pensato di adoperarli in quella maniera...
Ma alla base non erano nati con quello scopo, semplicemente, grazie agli"spunti" in essi contenuti, si sono potuti prestare a tale uso.
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Messaggioda donbega » 25 gen 2007, 11:40

Comunque, ricordo a tutti, che il gioco è stato il primo ed unico canale di apprendimento fino all'età scolare. Infatti un bambino di due anni impara solo ed esclusivamente facendo esperienza di "gioco". Se un'attività non è gioco, per lui non è interessante. E quindi, lungi da me di sminuire la straordinaria efficacia dell'apprendimento attraverso i libri, ma dobbiamo sempre aver presente che solamente l'esperienza connessa al gioco riesce ad arrivare "in profondità". Infatti, è esperienza comune che il mero apprendimento "tradizionale" spesso si ferma in superficie poichè di natura "passiva" e non coinvolgente. Al contrario, l'esperienza ludica è più "totale" e gratificante, per sua stessa natura, e non ci deve sembrare strano che il gioco sia un ottimo veicolo di apprendimento. Ovviamente deve essere un gioco che ha "qualcosa" da dire. Ma questo è un altro paio di maniche.
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Messaggioda Angiolillo » 25 gen 2007, 11:51

DioBrando ha scritto:Infatti Angiolillo hai confermato ciò che dicevo, ovvero che dei giochi sono stati usati specificatamente a scopi didattici, non che siano nati con quella finalità.


Ok scusa, ho equivocato il tuo

>Un gioco ha funzione didattica solo se progettato allo scopo o usato allo scopo.

Comunque ci sono anche giochi fatti appositamente per la didattica scolastica, la formazione aziendale o magari la promozone di prodotti (sempre veicolare concetti devono fare, anche i giochi promozionali). Il problema è che spesso vengono fatti da chi di giochi non ne sa nulla, e finiscono per scoprire presto gli altarini.

Ciao!

A.
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Messaggioda magobaol77 » 28 gen 2007, 12:57

donbega ha scritto:Comunque, ricordo a tutti, che il gioco è stato il primo ed unico canale di apprendimento fino all'età scolare. Infatti un bambino di due anni impara solo ed esclusivamente facendo esperienza di "gioco". Se un'attività non è gioco, per lui non è interessante. E quindi, lungi da me di sminuire la straordinaria efficacia dell'apprendimento attraverso i libri, ma dobbiamo sempre aver presente che solamente l'esperienza connessa al gioco riesce ad arrivare "in profondità". Infatti, è esperienza comune che il mero apprendimento "tradizionale" spesso si ferma in superficie poichè di natura "passiva" e non coinvolgente. Al contrario, l'esperienza ludica è più "totale" e gratificante, per sua stessa natura, e non ci deve sembrare strano che il gioco sia un ottimo veicolo di apprendimento. Ovviamente deve essere un gioco che ha "qualcosa" da dire. Ma questo è un altro paio di maniche.

Quoto in pieno
Il gioco è, in qualunque caso ed in qualunque forma, strettamente legato ai processi formativi. Può anche essere legato alla didattica classica sia se progettato come strumento educativo (ma qui Angiolillo ha ragione sul fatto che spesso i giochi di questo tipo vengono prodotti senza una cultura ludica alle spalle), sia nel caso di giochi commerciali utilizzati in specifici progetti educativi, ma, paradossalmente, anche se giocati al di fuori dei processi educativi intenzionali. Mi capita spesso che un bambino giochi ad un gioco di tavoliere, magari a casa con la famiglia o con gli amici, e poi riscopra gli stessi elementi nella lezione a scuola. E, magicamente, trovi maggiore motivazione ed interesse nell'ascoltare e nello studiare (senza pretendere miracoli, certo), e questa motivazione aggiunta produca un percorso formativo più produttivo ed efficace. Naturalmente questo è solamente un esempio banale, ma ce ne possono essere molti altri.
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Messaggioda Angiolillo » 8 feb 2007, 19:10

Vi segnalo un articolino su librigame e didattica:
http://www.librogame.altervista.org/art ... attica.htm

Grazie mille,

Andrea
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