La didattica nel gioco

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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La didattica nel gioco

Messaggioda rporrini » 28 nov 2006, 15:52

Ieri stavo aiutando Chicca a studiare geografia.
L'argomento era la Gran Bretagna e il libro parlava sia della connotazione geografica che delle note storiche ed economiche di tale paese.

Mentre le parlavo provavo la tentazione di tirar fuori ora Britannia ora Kingmaker per indicarle come queste cose vengano evidenziate nei giochi da tavolo.

Poi ho cominciato a ragionare tra me e me come questo aspetto "didattico" stia sparendo dai giochi a beneficio di regolamenti meno "pesanti".

Malgrado ogni tanto si trovino riferimenti alla realtà (vedi ad esempio Augsburg 1520), questi sono solamente nominali per dare una infarinatura di realismo ad un gioco che in realtà è astratto e nient'altro che un'insieme ben assortito di meccanismi.

Cosa ne pensate?
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Messaggioda Raistlin » 28 nov 2006, 17:37

Ho riflettuto su questo tuo topic e alla fine mi ritrovo d'accordo. Penso che una grande fetta dei giochi moderni soffra di una sorta di 'sindrome da raffreddamento' e sia incentrata in modo preponderante su aspetti quali meccaniche e componentistica/artwork a discapito del 'flavour' o comunque di approfondimenti forse di per sè inutili per il gioco in quanto tale, ma comunque interessanti e complementari non solo per calare i giocatori nell'atmosfera durante una partita, ma anche per fini esclusivamente - anche se limitatamente - culturali.
Personalmente credo sia un problema legato alla (poca) 'passione' infusa nei giochi attuali, ideati sempre più soprattutto per il commercio e alfine di lucro piuttosto che, appunto, per pura passione (tranne eccezioni, naturalmente e fortunatamente... almeno per ora!). Penso che tale sindrome peggiorerà in futuro proporzionalmente al successo che i giochi da tavolo otterranno, al pari di come sta accadendo a mio avviso con il cinema, in parte con la musica e come è già completamente accaduto con i videogiochi che secondo me attualmente sono la bieca ombra di quello che furono in passato (e lo dico da ex-incallito videogiocatore).

Credo che il successo sia l'annientamento della passione e dell'impegno, ahimè...
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Messaggioda linx » 28 nov 2006, 18:51

Bella riflessione.
Effettivamente il processo di semplificazione dei meccanismi e il tentativo di rendere sempre più giochi indipendenti dal linguaggio tendono a limare via proprio i particolari "simulativi" dei giochi rendendoli, in questo senso, più poveri.

Io però, da par mia, non sono uno di quelli che si mette a leggere i testi inutili tesi solo a creare atmosfera ma taglio a piene mani leggendo solo la sostanza.
Probabilmente salterei la lettura della parte testuale/storica degli scenari di Memoir'44 pure se fosse in italiano, figuriamoci in inglese.
Io mi accontento che le meccaniche siano abbastanza simulative implementando le possibilità strategiche che si potrebbero cogliere nella realtà.

Non penso si possa veramente tornare indietro da questa strada nel campo dei gdt.
Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".
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Messaggioda Necros » 28 nov 2006, 20:52

studiuare severndosi dei giochi può essere molto più facile cche studiare su dei libri: ad esempio la campagna di age of empire II è meglio di un libro di storia!
Secondo me è solo una cosa che rende più gradevole lo studio però rischia di farlo divenire superficiale e deviante dal suo vero scopo:
l'unica modo per studiare bene è aprire un libor leggere, capire il significato, ripetere, rileggere e ripetere, sempre a voce alta, scandendo le parole e avendo consapevolezza di quello che si dice, documentarsi, approfondire e rripetyere tutto nuovamente: e ve lo dice uno che di studiare non ne ha una volgia matta, ma studia solo perchè lo deve fare!
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Messaggioda magobaol77 » 29 nov 2006, 1:38

non scrivo nulla perchè esco da mesi di scrittura sulla tesi su questo argomento (pegagogia dei giochi di tavoliere). Se ti interessa ti posso inviare il materiale (per lo meno il capitolo specifico sugli aspetti pedagogici....)
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Messaggioda rporrini » 29 nov 2006, 2:11

volentieri.
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Messaggioda flacchittocca » 29 nov 2006, 10:34

Sono mooooooolto interessata alla questione!

Se magobaol77 volesse condividere anche con me le sue riflessioni gliene sarei grata (se ancora stesse lavorando sulla tesi o se avesse comunque piacere a uno scambio di opinioni, meglio ancora).

Per parte mia vedo la faccenda in termini un po' diversi. Trovo infatti che le maggiori potenzialità didattiche e pedagogiche dei giochi da tavolo non risiedano nelle ambientazioni ma nelle meccaniche (attraverso le quali si può lavorare su aspetti più rilevanti del sapere e soprattutto del comprendere).

Un altro discorso interessante riguarda lo spostamente dei giochi da tavolo verso sistemi più simbolici e meno simulativi: l'andazzo personalmente mi piace (non solo da inventore) e mi pare "storicamente" motivato e inevitabile; inoltre, visto come la penso riguardo alle potenzialità educative dei giochi da tavolo, non posso che essere convinta che i giochi di nuovo tipo siano più educativi e non meno dei loro fratelli più anziani.
Forse sono meno adatti a "raccontare la storia o la geografia", ma bisogna considerare che ora, sul fronte ludico, possono svolgere egregiamente questa funzione certi videogiochi.
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Messaggioda magobaol77 » 29 nov 2006, 10:51

Ovviamente le applicazioni sono molteplici:
il lato del meccanismo si presta ad apprendimenti di tipo matematico-logico-metacognitivo, mentre l'ambientazione ad apprendimeti di tipo nozionistico, ma, soprattutto, di percezione di strutture dinamiche altrimenti impossibili da vedere. In altre parole un gioco con un grado di simulazione un tantino complessa (diciamo a partire da Wallenstein) è un'ottima palestra per vedere le dinamiche che un bambino studia a scuola "all'opera", rendendosi conto di come certe relazioni tra gli elementi funzionano. Cmq chi fosse interessato a questo argomento (ed in generale alla cultura del tavoliere) posso inviare la mia tesi.
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Messaggioda Diper » 29 nov 2006, 11:03

magobaol77 ha scritto: [...] Cmq chi fosse interessato a questo argomento (ed in generale alla cultura del tavoliere) posso inviare la mia tesi.


La cosa mi incuriosisce e mi interessa. Ti mando la mia mail per MP.

Grazie :grin:
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Messaggioda rporrini » 29 nov 2006, 11:42

flacchittocca ha scritto:Forse sono meno adatti a "raccontare la storia o la geografia", ma bisogna considerare che ora, sul fronte ludico, possono svolgere egregiamente questa funzione certi videogiochi.


Non è tanto il "raccontare" che mi premeva, quanto più "l'interessare a", visto che noto un generale disinteresse nelle materie di studio da parte dei ragazzi. E non credo che sia una cosa singola, ma più un disinteresse collettivo (diverso modo di pensare? scarsa predisposizione degli insegnanti? Io credo più ad una mancanza di incentivi).
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Messaggioda Angiolillo » 24 gen 2007, 16:37

Distinguerei però la semplificazione dei meccanismi (tendenza universale) dalla maggiore astrazione (ytendenza "alla tedesca"). Oggi si producono giochi più semplici, ma non necessariamnente più astratti. Pedrsonalmente il mio sforzo è di fare sistemi semplici che restino simulativi: in questo "Wings of War", per fare un esempio, è esattamente il tentativo di asciugare al massimo un sistema rispetto alle vecchie simulazioni pur senza avere meccanismi che contrastino con il realismo. Qualche reazione di insegnanti (oltre che di appassionati di aeronautica) mi incoraggia a credere che non sia un obiettivo del tutto mancato.

In quanto all'interessamento, credo si possa ottenere anche con giochi meno simulativi (sempre per restare alla mia esperienza diretta, "Obscura Tempora" o "Ulysses") che però magari conservino una certa relazione tra meccaniche e ambientazione.

IMHO.

Salutoni,

Andrea
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Messaggioda donbega » 24 gen 2007, 17:09

Angiolillo ha scritto: Oggi si producono giochi più semplici, ma non necessariamnente più astratti.

Quoto e condivido. Infatti non credo ci sia da essere pessimisti circa il mercato ludico del prossimo futuro. Infatti, se da una parte il GdT sta allargando il proprio mercato, con l'inevitabile conseguenza di stimolare la produzione di prodotti sempre più "commerciali", non dobbiamo dimenticare che autori seri ed impeganti, da anni ci propongono i loro titoli che possono essere si più semplici ma allo stesso tempo più giocabili e immediati. A parer mio, la genialità di un gioco sta proprio nel coniugare la semplicità con un "flavour" piuttosto marcato. E, ad oggi, io vedo che i migliori autori stanno puntando tutti in questa direzione. E quindi, fino a quando tutti noi daremo coraggio e sostegno agli autori seri, il GdT non correrà mai il rischio di diventare un mero prodotto "commerciale". ;)
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Messaggioda tpx » 24 gen 2007, 18:28

Necros ha scritto:studiuare severndosi .. cche ... libor .. rripetyere ...volgia ... ma studia solo perchè lo deve fare!




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Messaggioda Angiolillo » 24 gen 2007, 18:46

donbega ha scritto:A parer mio, la genialità di un gioco sta proprio nel coniugare la semplicità con un "flavour" piuttosto marcato. E, ad oggi, io vedo che i migliori autori stanno puntando tutti in questa direzione.


A mio parere questo è ciò che fanno soprattutto gli autori italiani (eccezion fatta per Colovini e pochi altri che sono italiani anagraficamente ma "alla tedesca" per stile). Ritengo che molti serissimi autori tedeschi non lo facciano. Vi ricordo un vecchio, e a mio parere assai interessante, dibattito sul tema:
http://nuke.goblins.net/modules.php?nam ... pic&t=5482

donbega ha scritto:E quindi, fino a quando tutti noi daremo coraggio e sostegno agli autori seri, il GdT non correrà mai il rischio di diventare un mero prodotto "commerciale". ;)


Da autore (serio o no non sta a me giudicarlo), ti ringrazio assai e ti confermo che il supporto dei giocatori è assolutamente fondamentale!

Grazie mille,

Andrea
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Messaggioda DioBrando » 24 gen 2007, 20:36

Un gioco ha funzione didattica solo se progettato allo scopo o usato allo scopo.

In ogni altro caso è solo un gioco, e tutte le informazioni di contorno che può fornire, siano esse storiche, geografiche o quant'altro, hanno solo il ruolo di abbellimento dello stesso, non trovateci altri motivi alle spalle.

Alla fine cosa mi insegna Axis&Alleies che non necessiti di approfondimento? L'approfondimento di un tema proposto dipende solo da chi gioca ed è una cosa che è comune a tutti i media.
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