Le basi di una vita egregia

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Le basi di una vita egregia

Messaggioda simox » 19 dic 2009, 7:12

Questa volta nulla di ciò che vi dico è frutto del mio pensiero, ma si tratta invece di una lettera trovata sul giornale "Napoli".

Se in questo momento voglio condividerla con voi, un motivo ci sarà...a voi il compito di interpretarla.

Eccola qui riga per riga, parola per parola:buona lettura :-)

Più lavoro e lettura, meno tv e serate in trattoria
Le basi di una vita egregia
Lettera firmata: Napoli

Il lavoro è ilmezzo principe per il riscatto dalla povertà.
Il successo deriva tipicamente dalla dura, costante e diuturna applicazione.
"Il talento è questione di quantità: contano solo i buoi da lavoro" (J.Renard).
La passione per il lavoro e la conquista attraverso il sacrificio recano soddisfazione.
Come un motore in folle non fa avanzare il veicolo, così l'intelligenza oziosa è improduttiva.
Oltre al lavoro-concreta fonte di sostentamento, conviene coltivare la lettura, che dona saggezza (F.Bacone) ed è una conversazione con gli autori, spesso eminenti, del passato e del presente (R. Descartes).
La cultura fondamentale è scritta.
Un libro ha un prezzo normalmente basso, ben inferiore al costo d'un pranzo in ristorante.
La lettura-di libri e d'altra carta stampata- può comportare appagamento, ma anche fatica.
Molti preferiscono il godimento, la spazzatura televisiva, il calcio, le automobili e le serate in trattoria.
Demagoghi spacciano per cultura "eventi" strumentali al consenso elettorale: ad es., l'effimero, gli ammassamenti, le feste, le godurie, i viaggi e le notti bianche.


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Messaggioda Angiolillo » 19 dic 2009, 8:16

D'accordissimo su libri, tv, calcio, automobili... e lavoro (ero giusto a computer acceso per un po' di diuturno lavoro).
Come mondo del gioco, comunque, siamo in bilico.
Nel nostro ambiente si parla di cultura ludica. Al di fuori anche, e pure di cultura attraverso il gioco (giusto ieri sera ero a una conferenza sul gioco all'UPTER patrocinata dall'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma).
Però c'è chi vede il gioco adulto come ozio, spreco di tempo, momento di tentazione demoniaca. Visione che perdura nei secoli. Più medievale che classica (in Grecia e a Roma si giocava eccome) ma che arriva fino ai tempi moderni. Anche se non è più tanto un concetto contemporaneo.
Detto così, al volo, solo come prima impressione e spunto per osservazioni altrui.
"Il Premio Speciale alla Memoria... a un autore che da anni ci regala nulla di nuovo: Andrea Angiolino... Dandogli un premio alla memoria, lo costringiamo a cambiare l'ironica firma che usa sulla Tana dei Goblin." (Il Puzzillo/Mr.Black Pawn)
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Messaggioda Normanno » 19 dic 2009, 10:11

Io ho avuto "brutte esperienze" con le persone "ufficiali", con l'ambiente della scuola e dell'università. Quando ho parlato di gioco e di didattica del gioco (e CON il gioco) ho sempre visto reazioni inorridite di persone per le quali il gioco inizia e finisce con il poker o la scopa, e che come boardgame conosce monopoli e risiko, quindi (giustamente o ingiustamente) non riesce a capire il valore del gioco.

Non mi dilungo su questo aspetto, ma ritengo che i giochi, come i libri e la musica, siano effettivamente basi di una vita egregia. Però sono anche per la massima libertà quindi sono contento di quelli che preferiscono l'auto o il ristorante.

In più c'è francamente la questione del tipo di gioco e dell'approccio ad esso, dato che troppi ragazzini coi collezionabili in mano non hanno idea del gioco quanto del "demone della collezione" ("draftiamo? Draftiamo?" Anche se hai già 20mila carte di quel gioco vuoi spendere soldi). Lì io personalmente non li considero più giocatori nel senso nostro, ma giocatori nel senso di Dostoevskij.

Infine se mi è concesso, vorrei fare un'aggiunta a quanto detto da Andrea: la visione demoniaca non è medioevale, ma è cristiana - ed è una differenza fondamentale, dato che i popoli pagani giocavano e come anche durante il medioevo (occupandomi di giochi vichinghi li ho trovati pure parecchio divertenti). In generale, le religioni monoteistiche che assurgono al potere fanno di tutto per mettere al bando la cultura: giochi, libri, musica, che non siano asserviti al loro potere vengono definiti demoniaci. Purtroppo è uno dei difetti del monoteismo. Ciò detto (e spero senza dare adito a polemiche), speriamo di giocare sempre più!
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Messaggioda Raistlin » 19 dic 2009, 14:48

Heh.. direi che ciascuna frase della lettera da te riportata darebbe luogo da sola ad una notevole discussione separata - e aggiungerei interminabile e alla fine completamente inutile ed infruttuosa come praticamente tutte le discussioni di una certa profondità qui sulla rete.

Quindi mi limito a dire che - a mio modesto parere e generalizzando - scorgo una buona dose di verità nella maggioranza delle frasi riportate.
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Messaggioda randallmcmurphy » 19 dic 2009, 19:55

Rilancio con alcune mie "massime" sul tema :grin:

In teoria per la religione cattolica all'inizio si era nel paradiso terrestre..poi a causa di una mela "Tu partorirai col dolore e tu lavorerai col sudore"..quindi IL LAVORO E' UNA PUNIZIONE DIVINA! :grin:

Le donne hanno anche avuto più sfiga..al giorno d'oggi gli toccano tutte e due le punizioni :-P

Io non mi sento di aver peccato così tanto..e quindi il lavoro cerco di prenderlo a piccole dosi.. :grin:

Si lavora per vivere (e alcuni riescono anche senza) e non il contrario..

La cultura può giungere da ogni dove..l'importante è la curiosità

Chi studia, si applica e si fa il mazzo se ha successo non ha fatto niente di eccezionale..

Aggiungo anche che la parola "diuturno" mi fa schifo..e fosse per me la sradicherei dal vocabolario insieme ad altre, come ad esempio "cernita" :-P
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Re: Le basi di una vita egregia

Messaggioda genluvi » 22 dic 2009, 10:10

simox ha scritto:Il lavoro è ilmezzo principe per il riscatto dalla povertà.
Il successo deriva tipicamente dalla dura, costante e diuturna applicazione.


Non è sempre così. Purtroppo capita, molto spesso, proprio per i più poveri di lavorare un sacco per non avere nulla in cambio...

simox ha scritto:La passione per il lavoro e la conquista attraverso il sacrificio recano soddisfazione.[/i]


La soddisfazione non è la felicità.

Anche io sono la prima a dire che tv e i passatempi annulla-mente sono deleteri, ma non sono nemmeno così d'accordo che "il lavoro renda liberi". Lo studio può far dimenticare la spontaneità della vita, ci si ritrova pieni di teorie, argomenti, verità altrui, dimenticandosi dell'originale o della propria. I libri possono avere lo stesso risultato del guardare la tv, dipende da come lo si fa. Quando si fa tanta fatica per capire il pensiero di un autore, spesso ci si accorge che ha detto delle banalità assurde, la maggior parte delle quali erano già state dette da fiolosofi, saggi antichi o, per chi crede, da Dio! Personalmente prendo un libro come se fosse un amico, penso che quel tizio che ha scritto volesse dirmi qualcosa e lo ascolto. Il difetto del libro è che non sempre risponde. Quindi, vedo una serata in trattoria più soddisfacente :)...se solo si riuscisse a parlare di qualcosa -_-. Purtroppo pensare e parlare non vanno usualmente a braccetto.
Anche sul tema lavoro ho seri dubbi, mi ritrovo a pensare, sempre più spesso, che il lavoro è una delle più grandi fonti di delusione. Se ne potessi fare a meno non lavorerei, farei altro per contribuire alla società. Quando c'è il denaro in mezzo, non c'è mai nulla di edificante nell'aria.
La via [...] mi piaceva, ma mi era ancora spiacevole passare per le sue strettoie.
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