Mancanza di profondità nel fantasy

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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda pete100 » 26 feb 2016, 12:42

yon ha scritto:I libri di Assassin's Creed ad esempio: mi hanno regalato il primo, ero supergasato perché la trama e l'ambientazione sono l'unica cosa che salvo del videogioco ma sono fatti benissimo... Ho bruciato il libro dopo due capitoli :muro:


Idem.

Quali sono i forum che leggi?non ne conosco nessuno
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda yon » 26 feb 2016, 13:55

Forum? In che senso?
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda pete100 » 26 feb 2016, 18:13

yon ha scritto:Quello che mi sconforta è che libri iperpubblicizzati (intendo da forum di amatori, non dai soliti canali)
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda yon » 27 feb 2016, 1:16

Ah, ok, scusa la dabbenaggine... :alcolico: :muro:
Principalmente fantasymagazine e terradimezzo, poi sleggiucchio altri siti:

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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda thondar » 27 feb 2016, 12:49

Per quanto io adori il fantasy, anche se specie per i giochi, non posso fare a meno di notare che i libri generalmente sono scritti da "bambini" per "bambini" (e tradotti da "bambini"). Poi molti degli scrittori citati non li conosco perché ho smesso di leggere il genere da anni quindi magari mi perdo qualcosa. Come eccezione conosciuta posso citare Le Cronache di Ambra di Roger Zelazny ma è un fantasy che non mi piace più di tanto (mischiato al mondo contemporaneo).

PS: potete sostituire a "bambini" "amatori non professionisti"
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda pete100 » 27 feb 2016, 13:51

yon ha scritto:Ah, ok, scusa la dabbenaggine... :alcolico: :muro:
Principalmente fantasymagazine e terradimezzo, poi sleggiucchio altri siti:

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Grazie!
me li spulcerò.
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda theclapofonehand » 2 mar 2016, 12:31

una delle migliori serie fantasy che ho letto ultimamente è quella di "Le cronache dell’assassino del re" di Patrick Rothfuss.
E' una trilogia fantasy che narra la vita di Kvothe, famoso e misterioso avventuriero e musicista.

La storia è divisa in due filoni principali, il presente, nel quale Kvothe, nelle spoglie di Kote, un anonimo locandiere, racconta la sua storia a Devan Loches (conosciuto anche come Cronista), e il passato, la storia in questione, che occupa la gran parte dei libri. Gli interludi in presente sono narrati in terza persona singolare, mentre il passato interamente in prima persona dal punto di vista di Kvothe. Questi afferma che ci vorranno tre giorni nel presente per concludere tutta la storia, ognuno corrispondente ad un libro.

La storia principale contiene anche parecchie storie che si riferiscono al passato dell'ambientazione e vengono raccontate da Kvothe, che a sua volta le ha ascoltate da svariati personaggi.

Sono stati pubblicati i primi due libri dei tre in programma.

Il nome del vento (2007)
La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L'uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l'eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l'attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall'arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all'Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell'amore, ma dovrà anche fare i conti con l'ostilità di alcuni maestri, l'invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l'abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

La paura del saggio (2011)
Questa è la storia di un uomo che insegue la verità di una leggenda e strada facendo diventa egli stesso una leggenda. Il giovane Kvothe è ancora alle prese con gli studi all'Accademia e con i suoi esperimenti, ma il carattere, focoso e ribelle quanto la sua chioma, e una lingua tagliente, affilata come una spada, gli hanno procurato diversi nemici. La rivalità crescente con un influente membro della nobiltà lo costringe a lasciare l'Accademia e a cercare fortuna altrove. Solo, alla deriva e senza un soldo, si reca nel regno di Vìntas, dove si lascia coinvolgere dagli intrighi di corte, scopre il fallito tentativo di un assassinio e, a capo di una truppa di mercenari, indaga il mistero di chi - o cosa - minacci i viaggiatori della King's Road. Nel frattempo, prosegue la sua incessante ricerca su Amyr e Chandrian. E mentre Kvothe muove i primi passi come eroe, scopre quanto sia diffìcile la vita per un uomo che, dopo aver acquisito poteri strabilianti grazie alle esperienze rischiose e straordinarie che ha vissuto, sta diventando una leggenda del suo tempo. Dopo il successo di "Il nome del vento", il secondo capitolo della trilogia" Le cronache dell'assassino del re"


The Doors of Stone (da ultimare)
La data di uscita per il terzo libro non è stata ancora annunciata, ma in molti citano il 2016 come periodo più probabile.
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda mechvigiak » 2 mar 2016, 13:07

Concordo su molte delle segnalazioni ma consiglio:

Serie A Land Fit For Heroes
The Steel Remains, 2008
Sopravvissuti, Gargoyle editore, 2012
The Cold Commands, 2011
Esclusi, Gargoyle editore, 2013

Richard K Morgan e' tra i miei autori preferiti.
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda UltordaFlorentia » 2 mar 2016, 13:27

Il problema della pochezza stilistica, della scarsa "profondità" della letteratura fantasy è una questione annosa e conclamata; anch'io pur amando le ambientazioni fantastico-medioevali mi son trovato progressivamente (con la crescita e l'acuirsi della capacità critica) a dover fruire di questo genere solo parzialmente e dopo attente selezioni.
D'altronde il fantasy non è certo un genere "maturo", nel senso che è spesso imbrigliato in stilemi rigidi e sopratutto spesso identifica i propri lettori principali in ragazzini e ragazzi , non certo in scafati esegeti. :grin:
Comunque, per rispondere alla tua questione anch'io ti consiglio J.Abercrombie (evita la saga del Mare Infranto che è dichiaratamente per "young adult") nonchè Scott Lynch con "Gli inganni di Locke Lamora"...non sono Kundera o Sepulveda ma si possono leggere con gusto senza percepire "menomazioni" stilistiche o pochezze descrittive.
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda Johan » 2 mar 2016, 23:25

Come fai a definire il fantasy come genere non maturo? Il problema è un altro: il fantasy è solo e semplicemente un filone narrativo che viene identificato per le sue caratteristiche di ambientazione, non di contenuti o altro. Che cosa significa? Che nel fantasy ci sta dentro potenzialmente di tutto: dalla mitologia al teen drama, dall'epica al pseudostorico. Questo è un bel problema, significa che se si va a pescare nel calderone si richia di pescare su di tutto. Soprattutto oggi che comincia ad essere un filone sdoganato e nazionalpopolare il pattume che circola in libreria è parecchio.
Io adoro il fantasy come ambientazione per il gioco ma sono molto (troppo) esigente a livello letterario. Per questo ho letto seriamente molto poco (numericamente parlando) e per avere tra le mani qualcosa di valido bisogna anzitutto scavare tra i "CLASSICI".
Yon hai letto le opere di Howard (Conan)? Moorcock (Elric)? Tolkien (vabbeh...). Il primo ha una prosa brillante, ascitta e coinvolgente (ma non cercare profondità o messaggi filosofici). Il secondo mostra un'inventiva notevolissima e personaggi tragici e memorabili. Il terzo travalica i confini del fantasy ovviamente, la sua è epica è inarrivata (Silmarillion) e la sua letteratura alta nel senso comune del termine per tematiche toccate e complessità dell'intreccio.
Ma merita, e molto, anche il poco conosciuto Eddings che secondo me è bravissimo nel descrivere cose, persone ed emozioni.
Tra i nuovi mi spiaciucchia Sapkowski.
Mi preme sottolineare che il problema della scarsa qualità e della sua abbondanza è presente comunque in ogni filone letterario ma questo lo sapete se siete lettori curiosi...
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda Tszegerah » 2 mar 2016, 23:50

Non posso convincerti se la cosa non ti viene da dentro, ma Erikson è spanne sopra la maggior parte dei citati.
Tra l'altro, mi sentirei di respingere l'accusa che "dice e non mostra", dato che uno dei principali motivi di disagio nei lettori sia proprio che Erikson è un autore "show, don't tell" abbastanza polarizzante.
Ti concedo che spesso sia ingarbugliato, al punto da costringere ad alcune riletture determinati passaggi, ma come profondità non c'è paragone.
Personalmente trovo Abercrombie un "bimbo" al cospetto di Erikson come capacità di affrescare mondi e personaggi.
In ultimo, il primo libro è considerato il peggiore: concepito come script per una rappresentazione video, venne rimaneggiato in romanzo. Dopo molti anni trovò qualcuno che lo pubblicasse e quindi la dimora fantasma è già uno scritto più maturo (soprattutto tecnicamente).
È un grosso sforzo, ma se arrivato verso la fine del 2° e attraverso il 3° non ti ha lasciato niente, allora non è il romanzo che fa per te (niente di male, s'intende).

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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda UltordaFlorentia » 3 mar 2016, 12:36

Tszegerah ha scritto:Personalmente trovo Abercrombie un "bimbo" al cospetto di Erikson come capacità di affrescare mondi e personaggi.

Non ci resta che provare questio Erikson dunque, :grin:
Comunque Abercrombie ha dalla sua diversi pregi (anche e sopratutto non stilistici) tra i quali quello di utilizzare (almeno nella trilogia della Prima legge) l'impianto narrativo e la caratterizzazione classica dei personaggi fantasy come veicolo per una metaaforizzazione critica della società contemporanea (non specifico per non spoilerare).
Moorcock, come altri "superclassici", non l'avevo nemmeno preso in considerazione...lo davo per letto in partenza. :sisi: :grin:
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda Tszegerah » 3 mar 2016, 12:53

Probabilmente rappresento una minoranza, ma trovo Abercrombie davvero banale e non capisco come possa venir osannato come emblema del grimdark fantasy. Ho letto il primo e un pezzo del secondo della trilogia della Prima Legge, e trovo intreccio e personaggi (ad eccezione di Glokta) molto adolescenziali e macchiettistici, con spruzzate di violenza e parolacce qua e là. Basta questo per farne un fantasy "adulto"? Per me no. E non credo sia un caso che ora Abercrombie scriva appunto degli young adult.
Erikson ha diversi limiti, sono il primo a riconoscerlo, ma è davvero tutt'altro spessore, forse persino troppo per una categoria come quella fantasy, spesso concepita come mera letteratura di intrattenimento.
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda Tanelorn » 3 mar 2016, 12:53

Moorcock lo davo anche io letto per default. Non so quanti autori siano capaci di fare un'opera fantasy ma al contempo assolutamente legata al "reale" come il ciclo di Elric (tra le altre cose, sapevate che era un eroinomane, si? Il rapporto tra Elric e Tempestosa è una evidente trasposizione del rapporto tra lui e la droga).
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Re: Mancanza di profondità nel fantasy

Messaggioda Gisli » 4 mar 2016, 1:31

Anch'io davo per scontato la lettura dei classici, per cui Tolkien è fondamentale (ma penso che Yon li abbia già letti) e con lui Howard (Conan), Moorcock (Elric), Eddings (Belgariad e Mallorean) e tutto ciò che ruota intorno alle saghe di Dragonlance. Direi che per Tolkien, però io ne sono particolarmente invasato, si può fare un discorso a parte, data la sua produzione figlia di una riflessione linguistica e di una poetica di uno spessore elevatissimo che lo pongono al di fuori del semplice genere "fantasy" e lo fanno annoverare ormai tra i classici del Novecento (in Italia ancora poco ma da noi, si sa, fantastico=bambini mentre neorealista=adulto).
Io aggiugnere Ursula K. Le Guin e le cronache di Earthsea (attenzione, il lungometraggio dell'ottimo studio Ghibli è tuttt'altra cosa...). Una saga delicata, poetica, per giovani lettori innanzi tutto certamente, ma sempre valida.
Concludo con Erikson. Sono arrivato a metà delle Memorie di ghiaccio (finalmente riunite in un unico volume da Armenia) e devo dire che, come sempre, la scrittura non è certamente facile e la lettura si dimostra ostica nel riuscire a ricordare tutte le trame ed i personaggi presenti (soprattutto perché ho letto i primi due volumi anni fa). Ciò detto lo trovo entusiasmante. Non tanto per la sua profondità (Howard nell'introduzione a Conan suggerisce a chi cerca di rflettere di andarsi a leggere Dostoevskij) quanto per la sua epicità nei personaggi e nelle vicende. Il problema è capire ciò di cui sta parlando ed interpretare tutti i suoi silenzi.
Ultima nota e chiudo, grande delusione invece per Geralt di Riva... mi ha incuriosito il personaggio (non certamente originale, l'antieroe è in giro da tempo, però intrigante) conosciuto dal gioco in scatola. Ho visto il gioco per pc ma non ho questo hobby nelle mie corde per cui mi sono buttato sui libri. Ne ho letti due, forse tre, li trovo... ridicoli? Le situaizoni a volte sono assurde piuttosto che scontate ed il personaggio ha perso quel tocco alla Wolverine che mi aveva interessato nel conoscerlo.
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