pericolo NONgiocatori- il cancro nel ludico

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

Moderatori: Cippacometa, pacobillo, Sephion, Rage

Re: ...

Messaggioda tanis70 » 3 apr 2010, 13:47

aledrugo1977 ha scritto:Ultimo ma non ultimo non è detto che dal male venga fuori solo del male.

In altre parole per quanto sfigato possa essere un individuo che ha redatto una pagina web autocelebrativa magari alla fine può fare anche qualcosa di buono per -nel nostro specifico caso- diffondere il gioco nello stivale...

....o no?


Messa in questi termini, certo che sì. La tendenza all'autocelebrazione, così diffusa nel nostro paese a qualunque livello "siamo i più grandi! siamo in tantissimi! il nostro evento è il primo, più grande, più antico, più amato! ecc... ecc..." tutto sommato fa solo sorridere (magari a volte un po' pena), ma non fa veri danni.

Come scriveva sopra Sirio, con cui concordo pienamente, è la cattiva informazione, la confusione, la faziosità, l'occultamento o il travisamento dei fatti che è dannoso per tutti noi, e finisce con il superare quanto magari di positivo viene fatto.

Farò un esempio che mi coinvolge in prima persona, per farmi capire.

Per anni mi sono interessato, vuoi professionalmente, vuoi perché è la mia città, per promuovere la presenza degli editori di giochi al Salone del Libro di Torino.

Naturalmente non da solo, né ero in qualche maniera ufficialmente investito della cosa, semplicemente ho cercato di utilizzare il mio ruolo all'interno di Wizards of the Coast e più tardi UpperDeck per avere una presenza importante delle aziende per cui lavoravo, e favorire l'aggregazione di altre aziende "concorrenti" o comunque dello stesso settore.

La cosa ha funzionato bene, tra alti e bassi, dal 1998 al 2007 e fino allo scellerato matrimonio tra Salone del Libro e Torino Comics, ma questa è un'altra storia.

Ora, dal momento che il Salone del Libro in quegli anni ha avuto tra i 180.000 ed i 300.000 visitatori, se mi fossi vantato pubblicamente di aver divulgato i nostri "giochi intelligenti" ad un pubblico di quella portata, non avrei detto nulla di tecnicamente sbagliato (in fondo, durante i 5 giorni di fiera, tutti e 300.000 i visitatori potrebbero essere passati dall'area Giochi del Salone e potenzialmente aver provato Magic o Coloni di Catan o altro). Nessuno avrebbe nemmeno potuto accusarmi di mentire.

Così facendo avrei sicuramente solleticato il mio ego, e ricevuto magari tonnellate di complimenti in quanto "eccellentissimo maestro divulgatore" dai goblins e dai giocatori meno attenti o semplicemente che non erano presenti agli eventi in questione.

Ma avrei fatto cattiva informazione, ed un cattivo servizio al mondo del gioco. Su quel numero di ingressi ed in quel numero di ore di apertura al pubblico, infatti, per comprovata esperienza personale è difficilissimo fare oltre 200-250 dimostrazioni al giorno, diciamo poco più di 300 ottimizzando tutto, quindi in totale circa 1.500 dimostrazioni (che rimangono un numero di tutto rispetto).

Pubblicizzando lo spazio dedicato ai giochi all'interno del Salone del Libro come un evento ludico da 300.000 visitatori, avrei dipinto agli occhi degli ignari lettori uno scenario da Essen, quando non da Norimberga italiana, cosa assolutamente falsa. Il 98% dei visitatori del Salone del Libro infatti, ci viene giustamente perché interessato ai libri, e solo una percentuale esigua di questi è recettiva nei confronti dei giochi.

Immagina però un goblin di Bari o Palermo che leggendo di simili mirabilie, si fosse attrezzato per giungere l'anno successivo a Torino per il Salone, pensando di trovarsi di fronte alla versione italiana di Norimberga, ed avesse scoperto di trovarsi in un posto dove il 98% delle persone è lì per i libri e non per giocare e dove gli stand degli editori di giochi ci sono, ma rappresentano meno del 5% del totale. Bella fregatura, vero?

In questo caso, certamente la cattiva informazione non avrebbe cancellato il risultato positivo di 1.500 dimostrazioni fatte, ma avrebbe causato altrettanti danni alle persone che fuorviate dalla mia descrizione scorretta avessero speso tempo e denaro per partecipare all'edizione successiva.

'nuff said.
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Messaggioda Angiolillo » 3 apr 2010, 14:12

Penso che i più avvertiti si renderebbero conto della portata ludica dell'evento dai comunicati degli editori che annunciano anteprime ed eventi alla fiera, dalla presenza di ospiti di grido, eccetera - o meglio, dalla loro mancanza, o addirittura dalla loro smentita (è capitato con "Age of Conan" che NG International smentisse la presentazione in anteprima annunciata da una manifestazione, essendo l'evento previsto altrove per la settimana precedente).

Certo è brutto dover partire dall'idea, trovandosi davanti un comunicato, di essere davanti a della disinformazione da verificare. Nemmeno a enfasi pubblicitaria, ma proprio a informazioni false. Eppure a volte è così. Cito solo a mo' di ulteriore esempio una manifestazione Pinco-Pallino che un annetto fa ha titolato un comunicato ufficiale "Record Pinco-Pallino: 22.000 visitatori" e due anni prima ne aveva dichiarati 50.000...

Tra l'altro mi è capitato di usare nelle righe qua sopra la parola "ospite". Altro termine a volte abusato, nel nostro settore. Sei mio ospite se ti invito io spontaneamente al ristorante e ti pago il pranzo. Altrimenti no. Sembra ovvio, no? Da noi non sempre è così. Strano ma vero.
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Messaggioda Frost82 » 3 apr 2010, 14:45

Posso dire due parole sull'argomento veramente spicciole e credo di una semplicità disarmante?

I numeri delle presenze in fiera non contano niente. I numeri dei visitatori in fiera non contano niente.

I reali visitatori interessati o "interessati durante la manifestazione" comprano. Se una fiera ha molti ingressi => i negozianti/editori/standisti fanno un ottimo fatturato, se la fiera ha pochi ingressi => i negozianti/editori/standisti fanno poco fatturato.

Ora ovviamente se determinate fiere dichiarano di avere un determinato pubblico ma nessun editore che ci ha messo naso è riuscito a tornare a casa con un qualsivoglia ritorno, vuol dire che c'è qualcosa che non va.

Il millantare numeri c'è sempre stato in Italia, dalla fiera più grande a quella più piccola, dalla manifestazione in piazza della sinistra a quella in piazza della destra. I numeri tendono sempre ad ingigantirsi almeno del doppio, se non anche di più.

Ciò che mi meraviglia però è la scarsa "informazione" presente nel nostro panorama ludico.

Mi spiego meglio. Parlavo ieri con una persona del panorama ludico che ha millantato l'esistenza, in italia, di una categoria di giornalisti legata al panorama ludico. Dico millantare in quanto, come Editore, NON ho mai visto questa categoria di giornalisti. NESSUNO a seguito di una fiera si è mai presentato da me per chiedermi, per un qualsiasi articolo, le mie impressioni sulla fiera o il mio volume d'affari o anche solo le novità presentate.

E' ormai davanti agli occhi di tutti come Red Glove nei suoi 4 anni di attività si sia degnamente espansa al punto di poter essere considerata un piccolo editore a tutti gli effetti. Eppure in 4 anni di attività NON abbiamo mai ricevuto richieste di interviste o quant'altro da giornalisti o altro, se non una piccola eccezione nel 2009 da una rivista di settore b2b.

Non esistendo, purtroppo, in Italia un giornalismo di settore, le fiere, eventi, persone, quant'altro, possono millantare quello che vogliono perché nessuno è in grado di fare una reale informazione o comunque degli articoli di "settore" studiati bene.

Questa è la mia idea: finché in Italia non esisteranno più realtà in grado di scrivere/parlare sul settore, automaticamente chiunque potrà dire tutto.

Ovviamente non voglio insultare nessuno: non è che non esiste, è che è così piccola la realtà giornalistica del settore che se penso ai nomi potrei tirarne fuori giusto 4 o 5.
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Messaggioda Izraphael » 3 apr 2010, 15:16

Beh, gli esempi sono migliori di quelli che potrei fare io.
Ma entrambi mi consentono di ribadire quello che mi auguro, ossia che l'informazione ludica arrivi sempre da più fonti, al pubblico, dal pubblico, e soprattutto dagli operatori.

Se ci sono molte informazioni vere, e magari anche autorevoli, quelle false restano isolate.
Se invece si sente solo una "voce" falsa questa viene inevitabilmente percepita come vera.
Può essere l'organizzazione dell'evento, oppure qualcuno con interessi specifici, dipende molto da quello di cui si parla: per ora stiamo rimanendo molto sul generale... ma direi che il succo è chiaro.

Magari la "voce falsa" arriva a fare i danni che descriveva Tanis: nel caso di una fiera, magari un visitatore se la cava con "una delusione", mentre un espositore potrebbe tranquillamente andare incontro a una perdita economica.

Ovviamente mi associo anche a quando espresso da tutti coloro che si auspicano una "formalizzazione dei termini", espressa in maniera più che chiara da Sirio.
Più un settore si "espande" e cresce, più le figure al suo interno acquistano identità, e più si sente il bisogno di dare nomi precisi alle cose.
Come direbbe Gandalf: "...e questo è un pensiero incoraggiante."

EDIT: crosspost con Frost.
Frost82 ha scritto:Se una fiera ha molti ingressi => i negozianti/editori/standisti fanno un ottimo fatturato, se la fiera ha pochi ingressi => i negozianti/editori/standisti fanno poco fatturato.
Ora ovviamente se determinate fiere dichiarano di avere un determinato pubblico ma nessun editore che ci ha messo naso è riuscito a tornare a casa con un qualsivoglia ritorno, vuol dire che c'è qualcosa che non va.


Beh, le cose basta dirle, no? I feedback post-fiera servono a questo.
Quello che dico io è che "il silenzio" è diverso da aprire bocca per dire quello che non va. Il silenzio è "va bene così", anche quando non va bene.
Un altro problema sono le "cronache parziali" o che alterano la realtà, sia che siano in positivo che in negativo (cioè: sia che servano a rianimare disperatamente dei flop, sia che provino a oscurare qualcosa di riuscito).
Se ci sono più punti di vista, invece, magari l'idea che tutti (pubblico e operatori non presenti) riescono a farsi è un po' più vicina alla realtà.
Ultima modifica di Izraphael il 3 apr 2010, 15:36, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Angiolillo » 3 apr 2010, 15:26

Rispondo a Frost82.

Bisogna distinguere, però. Una stampa specializzata del settore c'era, ma al momento vedo il deserto - salvo un ritorno con l'online. Riviste se ne facevano, ce ne sono di molto belle... del passato, non ce n'è più nessuna. Quindi non c'è più manco un giornalismo di settore. Parlo per esperienza personale, qui e nei paragrafi che seguono, così evitiamo i "sentito dire". Io scrivevo su Pergioco, Aghonistika News, Kaos, GocAreA, E Giochi, occasionalmente GMM... Oggi dove scrivo? Non scrivo. O meglio scrivo su Il Curioso e Charta, due riviste di collezionismo dove quindi solo di rado (ogni tre anni se va bene?) si riesce a parlare di giochi nuovi.

Sull'online c'è Gioconomicon, che più volte mi è venuta a chiedere che faccio, a intervistare, eccetera. Vuioi per mail, vuoi a Play. Idem Frequenza Ludica, sia a Lucca che a Play. Come a me, così a tanti altri che operano in questo settore. Speriamo bene da lì.

Poi ci sono giornalisti del "mondo esterno" che si occupano di giochicon regolarità e competenza. Legati a vicissitudini editoriali e umane. Io sono stato recensito spesso da GiampaoloDosena sul Venerdì di Repubblica e sul Sole 24 Ore - magari nemmeno mi veniva a cercare, si procurava le mie cose e le recensiva. Ora purtroppo lui non c'è più. Sono stato recensito da Ennio Peres su L'Europeo, Avvenimenti, Linus, Tuttolibri di La Stampa, e continua a farlo su questi ultimi due (anche se su La Stampa lo spazio è ridottissimo) mentre gli altri spazi non esistono più. Ho avuto varie recensoni da Stefano Bartezzaghi sul Venerdì di Repubblica, ora la sua pagina è ridotta e recensoni ce n'è assai meno. Sono stato recensito e intervistato tante volte in dieci anni da Giocando su Radio Due, ma ha chiuso. Da Liga sui giornali di Modena, da De Toffoli su quelli di Venezia, da Cadamuro su quelli di Pordenone, da Sidoti e Pancini su quelli di Firenze: tutte rubriche durate mesi o anche diversi anni ma ormai ormai chiuse. Io stesso per un po' ho scritto di giochi su Epoca (ha chiuso) e su Televideo Rai (ora è rimasta la pagina dei bambini su cui Fabrizio Casa spesso contrabbanda abilmente giochi anche un po' più cresciutelli). Insomma, lì i giornalisti ci sono: sono gli spazi che a volte ci sono e a volte no, ma siamo in un periodo di bassa marea ed effettivamente al momento lo spazio è risicato.

Poi ci sono i giornalisti che si occupano di altro e occasionalmente di giochi: vuoi sotto Natale, vuoi al momento delle vacanze, vuoi per occasioni particolari (l'intervista che vi avevo segnalato su Oggi, che mi era stata fatta perché il settimanale doveva allegare dei giochi da tavolo tascabili Hasbro), vuoi perché colpiti da qualche forma di notizia curiosa (a me capita abbastanza spesso quando scoprono che inventare giochi è un lavoro vero, per un po' di colore sulla figura di un mestiere dove si è pagati per far giocare). Qua non mi lamento affatto: televisone e radio nazionali (Rai, Radio24, radio nazionale svizzera, varie televisoni private), quotidiani, settimanali. Certo non è il giornalista specializzato, e a volte tutto finisce in burla: infiniti i brutti articoli siul gioco di ruolo, ma ho letto anche un recente articolo di quotidiano che era praticamente lesivo dell'immagine della professione di autore di giochi da tavolo: viene dipinto un tipo che per inventare giochi deve avere qualche migliaio di euro per stamparlo e pagarsi la presenza agli eventi (5/10.000 solo per farselo stampare), che passa i weekend in fiera accecato dall'amore per le sue creature, che litiga con le fidanzate perché si dedica ai giochi (come se non fossero, appunto, una professione). Tutte cose magari vere per un piccolo produttore e infatti l'articolo trasmetteva bene la passione, l'entusiasmo, i bei risultati raggiunti da diversi di essi, dando lustro ai personaggi intervistati e citati. Ma informazioni che generalizzate come una descrizione degli inventori di giochi in generale sono fuorvianti davvero: io non mi ci riconosco, i miei colleghi nemmeno, e spero che i miei interlocutori (editori, organizxzatori di eventi, enti pèubblici e privati che vogliono giochi su commissione, scuole e biblioteche che mi vogliono invitare) non si facciano un'idea del mio lavoro come quella.
Il problema qua è proprio l'occasonalità del fatto che il giornalista oggi se ne occupa, domani no. Contatti da creare che poi si perdono. Giornalisti che non sanno di che scrivere e per un po' di colore travisano deliberataente, o si lasciano manipolare da pessimi personaggi che gabellanoloro contenuti distorti solo per mettersi in mostra (ne ho letti tanti di articoli pessmi indotti dalle dichiarazioni folli dell'avvocato Faraon, quando se la prendeva con giochi di carte e di ruolo). Qualche strategia per ottenere il meglio da loro l'ho trovata: molte recensioni e segnalazioni de "I Cavalieri del Tempio" e della rivista Giocarea le ho avute passando per le agenzie di stampa, ADN Kronos e altri, trovando quello che di notizia poteva esserci nelle cose che facevo (ilgioco sui Templari, che ha avuto articoli illustrati anche a cinque colonne in molte terze pagine come Repubblica, Corsera, Il Mattino; la rivista che presentava per la prima volta in Italia la vera storia dell'autrice di Monopoli quando ancora si dava per buona la favola del disoccupato Darrow che lo inventa durante la crisi del '29). Però in realtà contano costanza e fortuna.

Tornando alle prime due categorie di giornalisti, entrambe ludiche, per chiudere questo lunghissimo post... I giornalisti ci sono. Ci vorrebbero più giornali!
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mmm

Messaggioda aledrugo1977 » 7 apr 2010, 3:11

Mah circa i numeri agli eventi....che dire? Premesso che siamo in un Paese nella quale per le manifestazioni politiche è prassi sparare 2 milioni da parte degli organizzatori e 150mila da parte della questura...i punti a mio avviso sono 3.

1) Cosa veramente offre l'evento.
E' una cartina tornasole indiretta sapere che all'evento X sono intervenute delle personalità del settore, specie se straniere. Così pure promozioni particolari come può essere mette in commercio per l'evento delle copie in italiano appositamente stampate per l'occasione a prezzi politici. Anteprime di giochi. E ancora è indicativo che per quell'evento addirittura è uscito un gioco con la firma di un autore di fama internazionale, mica di un Pinco Pallino qualunque.
Sono segnali che quello è un Evento con le E maiuscola.

2) Dove si è svolto l'evento.
Se il posto fisico è dedicato SOLO a quella manifestazione è un conto, se è all'interno di un'altra manifestazione maggiore è un altro e ultimo se si è ospitati da una struttura preposta ad altro senza controllo dei biglietti emessi.
E sì perché se nei primi casi si possono verificare i numeri d'ingressi (leggi i biglietti) e fare le relative considerazioni (la stessa gente venuta più giorni, pesare quale evento era prioritario rispetto a magari un "sotto evento") mentre nell'ultimo caso sarebbe opportuno non sparare cifre su supposti contatti di gente che in verità fa altro, specie se di fronte a cifre elevatissime in confronto ad altre realtà verificabili. O perlomeno poi è ovvio che da fuori chi osserva pondera e valuta di conseguenza.

3) Alla fine la gente parla. Sempre e comunque. Nel bene, se davvero c'è del bene, e nel male. Alla fine fa più clamore una parola contro che dieci a favore. Quindi eventuali tentativi di distorsione o eccesso di partigianeria, almeno alla lunga, vengono fuori. O almeno ancora così credo.

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Messaggioda Frost82 » 7 apr 2010, 12:12

Beh, le cose basta dirle, no? I feedback post-fiera servono a questo.
Quello che dico io è che "il silenzio" è diverso da aprire bocca per dire quello che non va. Il silenzio è "va bene così", anche quando non va bene.


Giusto per rispondere a Iz. Si le cose vanno dette: se ci fosse una stampa interessata. Ma la stampa passa sempre dall'organizzatore della fiera, quasi mai dai partecipanti.

Allora come editore dovrei, dopo una fiera andata male, fare una crociata scrivendo su tutti i forum che la fiera è andata male e cercando di farmi fare articoli sul fatto che la fiera tal de tali è andata male?

Posso al massimo rispondere nel momento in cui vengo interpellato o che mi viene all'occhio il fatto, ma di più?

Cosa diversa sarebbe avere una stampa che funzioni.

Ovviamente Angiolillo io parlavo della stampa che non funziona, so benissimo che in passato c'è stata stampa funzionante e che ci sono ancora "poche" entità che funzionano bene :)
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Messaggioda Angiolillo » 7 apr 2010, 12:27

Vero e recepito. Volevo solo sottolineare che potenzialmente una stampa di buona portata ci sarebbe ancora, perché ci sono le persone (a parte qualcuno che aimé ci ha lasciato e però ci ha anche segnato la strada) e ci sono le loro esperienze e capacità. Il problema sono le occasioni, ma se si riuscisse a crearne di nuove... I giornalisti pronti e attenti ci sono già, e non è affatto poco.

Dopodiché c'è la via di cercarsi una stampa non specializzata, aimé meno funzionante (ma dipende anche da noi e da come e cosa comunichiamo loro). Fai un gioco aeronautico? Cerca le riviste aeronautiche. Hai un autore che potrebbe passare come "personaggio locale" della sua zona, se non altro perché appunto fa lo strano e curioso mestiere di autore di giochi? Prova a rivenderlo sulla stampa locale, magari in occasione di qualche presentazione in negozi del posto. A volte si ottengono risultati anche superiori alle aspettative: con un piccolo corso master di giochi di ruolo in una biblioteca della mia città, spinto anche con un giochino enigmistico che faceva da "prova iniziatica" per l'iscrizione, io e i miei colleghi abbiamo ottenuto una pagina intera sul nostro gioco e sull'iniziativa su Repubblica, cronaca locale, che a sua volta ha fruttato l'arrivo delle troupe di Uno Mattina e un'ospitata in studio, che ha fruttato molte più iscrizioni del previsto e quindi nuovi corsi... A volte funziona, ma bisogna prendere l'iniziativa, non aspettare.
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Messaggioda Lobo » 7 apr 2010, 13:01

Secondo me i giornalisti ci sarebbero pure (vedi il mio caso), il problema è che nessuno è interessato e per nessuno intendo editori pesanti.

Collaboro con varie realtà editoriali e ne conosco parecchie, ovviamente per il cinema, ma ogni volta che propongo cose sui giochi trovo un muro.

Ciò che non è in TV non interessa alla stragrande maggioranza e quindi non vende.
Ciò che non vende non serve e quindi non esiste.
Risultato... non esistiamo (anche se cogitiamo)

Lobo Quando si gioca si combatte per un punto, massacriamo di fatica noi stessi per un punto, ci difendiamo con le unghie e coi denti per un punto, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei punti il totale farà la differenza!

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Messaggioda Angiolillo » 7 apr 2010, 13:22

Qui siamo al paradosso. Non è vero che bang! non vende, ha venduto 200.000 copie + 300.000 espansioni. Totale 500.000 pezzi. Un disco di platino sono 70.000 copie, ha venduto l'equivalente di 7 dischi di platino. Però non si parla di un cantante che ne riceve uno e non di Emiliano Sciarra, autore di Bang! Direi per ignoranza, non perché non si venda.

Correggerei in:
Ciò che non è in TV non raggiunge la stragrande maggioranza e quindi non si vede.
Ciò che non si vede non esiste per la stragrande maggioranza e quindi non esiste.
Risultato... non esistiamo (anche se cogitiamo)
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Messaggioda lupalberto » 7 apr 2010, 14:18

Lobo ha scritto:Secondo me i giornalisti ci sarebbero pure (vedi il mio caso), il problema è che nessuno è interessato e per nessuno intendo editori pesanti.



Anch'io posso confermare. Neppure la stampa locale, che a volta d'estate fatica a trovare la notizie, è interessata ad avere rubriche fisse con recensioni di giochi, dischi... Meglio pubblicare la foto della festa della birra, così chi vi ha partecipato compra una copia del giornale.
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Messaggioda randallmcmurphy » 8 apr 2010, 1:18

Ok..andiamo in TV allora! :grin:


Saranno ANNI che qui sulla Tana si parla di pubblicità e cultura ludica..

Le correnti erano due...quelli che prima dicevano di diffondere la cultura ludica così che poi il gioco sarebbe divenuto comune per tutti, e chi come me sosteneva la tesi che "se non vai in tv non esisti"...

E allora tutti a dire che tanto in tv non ci andremo mai...che sarebbe solo una moda del momento e non rimarrebbe la base culturale a lungo termine (che in effetti non sembra sia così, perchè la BASE dei giocatori di oggi sono quei ragazzini, come me, che 20 anni fa vedevano Heroquest in Tv)

E poi gli altri che quasi si preoccupavano di uscire dalla loro nicchia.. di far diventare i giochi "di massa"...rendendoli meno nobili..

E quante maledizioni tirai quel giorno che in PRIMA FASCIA pubblicitaria vidi la sponsorizzazione dei PUZZLE A PALLA della Ravensburger! :grin: Perchè loro sì e noi no? Questioni di vendite si diceva..i Puzzle tirano di più...ma senza andare in tv tirerebbero così?

E' un vecchio discorso e difficilmente porterà a qualcosa, anche perchè ci sarebbero MILLE corollari da trattare e non ho i mezzi per proporre nulla..ma almeno colgo l'occasione per dirlo di nuovo..non si sa mai..un bello spot con Totti e Belen che giocano a Puerto Rico e risolviamo tutto! :-P

Pensate che con la Ventura e Gene Gnocchi sono riusciti a vendere persino Questo Gioco del Ca...lcio!!!! (magari solo due copie a prezzo pieno..ma è già un successo! :grin: )

Ora la domanda finale è..così facendo rischiamo di creare una nuova generazione di giocatori più affine ai bimbi minchia, visto che verrebbe da una cultura "televisiva" e non da una vera conoscenza?

E anche se fosse..non è sempre meglio di niente? Mica tutti verranno fuori così..del resto anche molti di noi sono "usciti bene" dagli anni '80 no? ;)
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Messaggioda Angiolillo » 8 apr 2010, 7:22

Capita di andarci, un paio di esempi qua:
http://www.youtube.com/my_playlists?p=93450785517C7AA8

Sarò stato ad almeno una mezza dozzina di trasmissioni RAI a parlare del mio mestiere di autore di giochi, e quindi anche dei giochi miei e dei miei colleghi italiani e non. Un paio di volte a Uno Mattina, e poi Sereno Variabile, Trebisonda, Speciale TG1... Difficile anche ricordarle tutte. E poi ci sono state le interviste ai telegiornali, per lo più sotto Natale. E poi le TV private e le satellitari, più numerose e frequenti. Stranamente non mi è mai capitata una rete Fininvest, che io ricordi.
Non si tratta necessariamente di interventi da "cultura televisiva": in realtà si parla dell'argomento in maniera interessante, a volte rapida e a volte profonda. Talvolta ci sono pochi minuti, talvolta anche un'oretta. Sono spazi non banali, non "da spot" - che sono brevissimi e superficiali, e risultano e martellanti solo perché aimé ripetuti più volte.
Certo si tratta di partecipazioni effimere, non resta nulla dopo. O quasi. Dei primi passaggi ho qualche videocassetta, probabilmente smagnetizzata. Ad oggi, se si salva qualche video lo si può mettere in rete (anche se lo vedranno in pochi). E talvolta resta anche qualcosa in più, una delle interviste a Uno Mattina sta in questo libro che ancora gira:
http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/ ... ttina_.htm
Però di norma la TV è effimera e non ha memoria. Può essere buffo andarci perché poi ti riconosce il cameriere al ristorante, lo commenta il vicino di casa, si fa vivo un amico che non senti da anni, qualche amico di famiglia telefona alla mamma, ma sugli effetti di mercato... Difficile misurarli, se non da riscontri altrettanto singoli ed episodici. Un personaggio del mondo ludico che gravita attorno a Lucca Games mi ha detto di aver iniziato a giocare a giochi di ruolo con il mio "I Cavalieri del Tempio" dopo aver visto il mio coautore Luca Giuliano che ne parlava al Maurizio Costanzo Show (avrei dovuto andare io, ma mi è arrivata la cartolina per il servizio di leva proprio per quella settimana). Però è uno, di cui ho testimonianza certa. Non so se in ciascuno di questi passaggi televisivi si muovono unità, decine, centinaia di persone... Certo non milioni. Io comunque continuo ad andarci a ogni occasione, e non sono il solo: una di queste volte, per dire, mi sono ritrovato davanti alle telecamere con Lobo e Genma, e c'era ache Ennio Peres che a parlare di gioco in TV ci va assai più spesso di me (anche se di rado per i giochi da tavolo). Insomma: continuiamo a insistere, a qualcosa servirà e certo non fa male.

La pubblicità televisiva invece ha dei costi non banali, direi che possiamo scordarcela almeno per gli editori medio-piccoli (lasciamo da parte Hasbro Italia, Clementoni ed Editrice Giochi. Anche perché i costi li paga implicitamente l'utente finale che compra il gioco, e non mi pare il caso. Negli anni '80 su alcuni dischi lo hanno anche reso esplicito: ci hanno messo un marchio "pubblicizzato in TV" e costavano un po' di più. Rivolta dei consumatori, il marchio è sparito. Ma comunque è sempre l'acquirente finale che paga i costi degli spot, come paga quelli del tipografo, del trasportatopre, del grafico, della sala di incisione, del sassofonista, del cantante, della segretaria di redazione...
Ultima modifica di Angiolillo il 8 apr 2010, 8:00, modificato 2 volte in totale.
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Messaggioda Izraphael » 8 apr 2010, 7:45

Io dividerei abbastanza nettamente i "due modi" di andare in TV proposti da randallmcmurphy e Angiolillo
Il secondo è quello, diciamo, "culturale": interviste e servizi incuriosiscono e fanno sicuramente bene (se fatte bene!).
Il primo è quello "pubblicitario": ovviamente mirato a "vendere", più o meno martellante. Fa bene? Beh, dipende in che modo si pone, ma direi di si.

L'ultima pubblicità ludica che ho visto è quella dei giochi della Lego: giochini per famiglie, certo, ma in alcuni casi non stupidi (e le pubblicità sono, imho, davvero ben fatte). Uno di questi, oltretutto, è di Knizia: magari qualche curioso partendo da questi "evolve".
Come notava randallmcmurphy, molti sono passati da Heroquest a altro, ma la molla è scattata grazie alla TV.
Sono due vie diverse di "far conoscere": la prima serve a far capire al pubblico che una cosa esiste, la seconda sarebbe molto più utile come approfondimento (cosa spesso impossibile, dato che l'autore-editore-esperto di turno ogni volta o quasi deve ricominciare da capo a spiegare cosa fa di preciso).

Ma mentre l'informazione è gratis, la pubblicità costa, e costa tanto.
Inutile girarci intorno: un editore potrebbe non avere abbastanza budget per fare pubblicità, oppure non avere i mezzi per sfruttare appieno il media (ci vogliono molte copie, per rifornire i negozi che devono essere adeguatamente forniti: servono sia le copie, che i canali di distribuzione).
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Messaggioda Angiolillo » 8 apr 2010, 10:06

Correttissima osservazione. E mi spinge a precisare che a me il tipo di partecipazione televisiva che faccio interessa anche per un altro motivo, non solo e non tanto per la promozione diretta di qualche gioco nella speranza di venderlo. Mi interessa far passare e ribadire ogni volta il messaggio che è normale, logico e interessante invitare in trasmissione e intervistare un autore di giochi, così come è normale, logico e interessante invitare e intervistare un autore di libri, un autore di fumetti (o anche un disegnatore), un autore di canzoni (o anche un cantautore), un autore di film (o anche un regista). Tutta gente che fa dell'ideazione di prodotti culturali (che poi sia cultura alta, bassa o bassissima è un'altra faccenda) un mestiere. Come me e molti di noi con i giochi, tutto sommato.

Bella cosa gli spot: ma lì il messaggio è che i giochi sono prodotti da comprare, come il detersivo e le merendine. Messaggio vero e assai utile: però non sono solo quello, come non sono solo quello appunto libri, dischi, fumetti, film. Gli spot questo non lo dicono. Il trattare gli operatori del settore ludico come gli operatori del settore librario, cinematografico, fumettistico, musicale, eccetera sì.

Bizzarro poi che come sono proprio alcuni dei giocatori più accaniti a negare che i giochi siano prodotti culturali (vedi il thread parallelo "Presto giochi meno costosi" qui http://www.goblins.net/modules.php?name ... ic&t=37379 ), di tutte le innumerevoli trasmissioni radio locali e nazionali, italiane ed estere cui mi è capitato di partecipare solo "Giocando" (Rai Radio Due), l'unica specializzata in giochi, ha avuto un momento in cui era vietato ai conduttori intervistare in trasmissione autori di giochi perché era fare pubblicità a un prodotto. La trasmissione immediatamente precedente nel palinsesto, "Tutti i colori del giallo", su Rai Due immediatamente prima, continuava e continua invece a invitare e intervistare autori, traduttori e perfino editori di libri gialli. Niente di grave, pazienza, c'erano mille altri canali a nostra disposizione: però è proprio il tipo di discriminazione un po' surreale, direi molto surreale se avviene in una trasmissione dedicata interamente al gioco e alla cultura ludica, che si sconfigge ogni volta che uno di noi è ospite in una trasmissione. La si sconfigge non solo perché si arriva al pubblico, ma anche perché redattori e autori di altre trasmissioni, giornalisti della carta stampata, organizzatori di eventi possono vederti e rendesri conto che si può fare, che possono invitarti anche loro o interessarsi dei tuoi colleghi autori o in generale del mondo di questi giochi. Per cui mi pare valga la pena di continuare ad andarci. Ora e in futuro, anche se un giorno per qualche miracolo i nostri giochi diventassero oggetto di spot continui - che farebbero un altro mestiere.
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