Quanti giochi si pubblicano?

Discussioni su tutto ciò che circonda il mondo dei giochi e che non trova spazio nelle altre sezioni del forum, come classifiche e collezioni ma anche discussioni e considerazioni su definizioni, terminologie, classificazioni, concetti e questioni di filosofia del gioco.

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Messaggioda Angiolillo » 3 dic 2010, 16:52

LordRevan ha scritto:Tra l'altro sono più per l'autoproduzione che per le case editrici almeno della prima stampa del gioco di cui poi si possono eventualmente vendere i diritti.

I giochi originali verrano quasi sicuramente filtrati dalle case editrici che invece cercano di cavalcare l'onda del successo di alcuni giochi proponendo dei cloni.


Non so oggi, ma a rileggere il mio post poco più sopra su come si è arrivati all'attuale internazionalizzazione della scena italiana direi proprio che così non è stato nelle fasi di maggiore crescita. Anzi vedo di aver citato diversi titoli decisamente fuori dai canoni. E credo che sia stata proprio la loro originalità a farne un punto di forza. Tanto che c'è chi, in Italia e all'estero, ha ipotizzato la possibile esistenza di un Italian Style: vedi
http://www.goblins.net/modules.php?name ... highlight=

Al limite è stato proprio Ornella, fra i citati, a restare più nei binari già sperimentati - non dico con giochi clone, assolutamente no, ma restando in filoni più assestati. Saggiamente, perché gli ha più agevolmente consentito di entrare con quegli stessi giochi nei cataloghi dei più prestigiosi marchi internazionali.
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Messaggioda Frost82 » 3 dic 2010, 20:17

Aspetta stiamo parlando di due cose diverse.

Tu stai parlando di Boom editoriale italiano e di editori che hanno portato lustro agli italiani, elevandoli agli occhi degli altri editori stranieri come "possibili editori" e non "gentaccia".

Io sto parlando di boom di mercato, di vendite: non è per quello che si vendevano 100000 copie di Catan nel mondo all'anno, e ora invece di meno (faccio esempi eh, non prendete i numeri perchè sono sparati a caso).

Effettivamente, già 7-8 anni fa, non era un periodo di crisi e si vendeva di più. Credo anche che 8-10 anni fa ci sia stato proprio un boom di vendite per il gioco da tavolo, che ora sta piano piano diluendosi.

Chi ha causato il boom? Boh. Più soldi in giro, più interesse nello spenderli, magari qualche intervista in tv, magari un sasso tirato contro un albero: vero è che a fasi alterne alcuni settori di mercato subiscono un boom incontrollato. I clienti si svegliano e dicono "toh, ora voglio Monopoli".
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Messaggioda Frost82 » 3 dic 2010, 20:19

Invece per quanto riguarda quanto detto da Lobo...

Giochi Osceni? Quali? Citane un paio per esempio usciti quest'anno.
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Messaggioda Angiolillo » 3 dic 2010, 21:23

Beh, io mi riferivo anche al fatto che un editore italiano nel 1993 puntava a fare 1000/1500 copie di un gioco come Obscura Tempora. Rose & Poison, quando lo ha pubblicato più di 10 anni dopo, è partita da 5000 copie grazie a questa internazionalizzazione. Altri giochi italiani hanno macinato decine, altri centinaia di migliaia di copie. Cifre che un tempo erano la speranza di Clementoni, non una cosa a portata degli editori medio-piccoli. Per i nostri editori è stato un boom sì, ma costruito faticosamente passo dopo passo, ciascuno facendosi forte dei successi precedenti propri e altrui.

E credo che sia stato questo tipo di espansione del mecato ad aver indotto altri a diventare autori ed editori di giochi da tavolo, aumentandone il numero. Non un astratto boom piovuto dall'alto.

Parlo dell'esperienza italiana, perché questo conosco. Ma non escludo che altri mercati abbiamno avuto evoluzioni simili. Vedo fermento nell'Est Europa. Vedo nascere autori ed editori in Portogallo (che alle LeiriaCon di qualche anno fa erano speranzosi giovanotti con prototipi, ora professionisti). Magari sono note che valgono non solo per noi.

Sull'antamento del mercato in generale, non so. Forse ora Catan vende meno sia perché c'è da tanto tempo, sia perché come dice Faidutti ci sono così tanti più convitati a dividersi la torta... Chissà.
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quanti

Messaggioda aledrugo1977 » 3 dic 2010, 21:48

Quanti giochi si pubblicano?

Secondo me tanta, forse troppa roba. Ogni anno si grida al miracolo troppo spesso. Negli ultimi 10 anni chi ha fatto davvero la svolta?
Dipende: idee nuove o volumi di vendita?

A me pare che sia difficile e poco chiaro fare liste di merito perché i gioconi (intesi come belli per idee nuove e meccanica) raramente vanno a braccetto con i volumi di vendita. In tutto questo la qualità dei materiali è un discorso a parte.

Ticket to Ride quando era Andromeda non aveva venduto niente...coi trenini invece si sono moltiplicate le versioni e le espansioni. Ma è sempre la stessa cosa. I Coloni di Catan sono usciti in praticamente tutte le ambientazioni e espansioni...manca giusto I Coloni del Colon.
Hasbro spreme A&A, che seppur nelle versioni 1940 sono rinnovati e gradevoli al gioco, con materiali scadenti a prezzi deluxe: roba da manifestazione in piazza.

Mi fermo a citare questi mostri sacri in termini di numero di pezzi venduti per evitare di farmi nemici e ritrovarmi con sicari alle spalle.

Il punto resta: esce troppa roba. C'è sempre qualcosa degno di nota per fortuna (Per il 2010 mi sento di citare in positivo certamente Navegador e Magestorm ed almeno altri 4 titoli). Ma per il resto la grande maggioranza sono prodotti sì discreti ma senza un'anima particolare.

L'assioma Nuovo=Bello a mio avviso anche no. Ci sono tanti titoli che andrebbero valorizzati per non dire riscoperti. Certo è che se l'imperativo del mercato è tanta roba nuova sempre e comunque....per fortuna in posti come Tana e BGG si può cercare di scremare al fine di limitare i danni e non riempirsi casa di scatole inutili.
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Messaggioda vittogol » 4 dic 2010, 18:22

Troppi giochi.... secondo me è indice ancora di un certo boom di mercato.

Gli editori si permettono di produrre anche le cose meno "nobili" e "interessanti" perchè sanno che in questo momento o riescono a raggiungere "anche quel particolare interesse di nicchia", oppure sono riusciti a scoprire\creare\riconoscere un "gusto" diffuso e omologato che gli permette di identificare facilmente il tipo di prodotto che si può vendere (del resto la disciplina del marketing serve a questo!).

Altro discorso invece, quello che pensa il giocatore esigente (dove aimè credo di rientrare), che è alla ricerca di giochi significativi per qualità o innovazione e non sopporta le scopiazzature, le espansioni, le meccaniche prese in prestito ecc... ;) probabilmente noi esigenti rappresentiamo una nicchia piccolissima perchè il 95% degli utenti si compra comunque tutto quello che esce e non sta qui a discuterne su un forum!!! ;)

Un ultimo pensiero, avete avuto anche voi la sensazione che da Essen 2009 non sia uscito nemmeno un gioco memorabile? (per capirci, non considero Dixit un gioco "memorabile") 8-O :grin:
La luce che vedi in fondo al tunnel non è la tua salvezza, ma il mio fanalino di coda!
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Messaggioda Umb67 » 4 dic 2010, 19:06

Rayden ha scritto:L'esatto contrario, invece, è per gli americani tipo GMT, che è un mercato rivolto esclusivamente agli appassionati, che quindi seguono le nuove uscite, si informano, si interessano e preordinano.


E' proprio questo il punto del discorso: quando il "boom" diventa "sboom", quindi il mercato scoppia, RITORNA ad essere per solo rivolto appassionati, e quindi, è costretto a ripiegare su tecniche di distribuzione da appassionati, quindi P500 e simili.

Nessun mercato può reggere 700 giochi nuovi all'anno, nei supermercati, che è appunto dove comprano i giochi le "casalinghe di Voghera", c'è spazio solo per 2-3 giochi, oltre ai classici Monopoli, Risiko e Scarabeo.

Diciamo che sarebbe già un OTTIMO risultato, se al posto di Risiko, Monopoli e Scarabeo, ci fossero altri 3-4 giochi Euro, e questo sarebbe già un mezzo miracolo, ma non di più.
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Messaggioda Peppe74 » 4 dic 2010, 22:25

Mi piace segnalare in questa discussione un articolo di qualche anno fà, di Larry Levy (in due parti)

prima parte
seconda parte

ricordo che quando inizia a giocare ai boardgame mi capitò di leggere questo articolo e mi impressionò, al punto che lo tenevo ancora puntato nei link!
Per chi ha voglia di andare fino in fondo alla lettura l'articolo parte dall'esame dell'ascesa e discesa dei wargame per analizzare il boom degli eurogame, con delle considerazioni che trovo ancora oggi attualissime. Riporto una parte delle conclusioni finali.


Esiste un pericolo reale che il mercato europeo non sta prendendo in considerazione, ripetendo lo stesso errore che condannò il mercato delle simulazioni storiche. I produttori e progettisti di giochi europei devono seriamente prendere in considerazione l’ascesa ed il declino dei wargame o saranno condannato a ripeterlo. Il disastro che avvenne poteva essere evitato con un po’ di buon senso e rispetto del consumatore, il giocatore. Lo scorso anno sono stati prodotti molti giochi che hanno goduto del vantaggio scaturito dalla popolarità del mercato dei giochi europei. (Preferisco non fare nomi specifici in questo articolo ma coloro che sono familiari con i giochi capiranno di quali parlo). Una casa produttrice ha pubblicato un gioco che utilizza molte delle meccaniche di Puerto Rico. Posto che questo era il loro primo tentativo di entrare nel mercato europeo, non ci sono scuse per il blando play testing, tanto che il gioco nella sua forma attuale non funziona granchè. Sembra che il gioco sia stato pubblicato prima di essere completato, probabilmente per raggiungere gli scaffali dei negozi in tempo per la redditizia stagione di Natale.

Il secondo esempio è stata una pubblicazione da parte di un produttore con una solido record tra i giochi europei; essendo questa una compagnia con esperienza in questo settore, l’offesa è intollerabile, il gioco potrebbe essere messo sotto chiave e dimenticato! Un fix è stato inserito su BoardGameGeek ma per essere onesti, la stragrande maggioranza dei giocatori non frequenta BoardGameGeek, e quindi inconsapevoli del fix, questi consumatori hanno comprato un gioco rotto.

Per concludere, a causa della popolarità di alcuni progettisti, qualche compagnia ludica ha creduto accettabile pubblicare lo stesso gioco con scatole differenti. Non mi riferisco ai vari Coloni o Carcassonne perché essi sono fondamentalmente cambiamenti di scenario. Né sto dicendo che sia inaccettabile rilavorare un gioco, cambiandolo ed incrementandolo come nel caso di Alhambra. Il gioco in questione è un gioco di carte, che oggi è stato pubblicato quattro volte con soli cambiamenti estetici. Andando su BoardGameGeek, SPielfrieks o Google, il consumatore avrebbe potuto evitare di comprare un doppione per la sua collezione, ma ancora una volta, molti giocatori non visitano questi siti.


L'articolo è di 5 anni addietro, riflettete:
-il numero di giochi pubblicato ogni anno è continuato ad aumentare in questi anni
-Il gioco che esce con il regolamento fallato e la patch poco dopo è "quasi" una consuetudine ormai.
-non parliamo dello stesso gioco coin scatole differenti

....veramente interessanti queste considerazione di Lerry Levy di 5 anni fà:
dove arriveremo e , soprattutto, per quanto si continuerà?
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Messaggioda Umb67 » 4 dic 2010, 23:00

Peppe74 ha scritto:...veramente interessanti queste considerazione di Lerry Levy di 5 anni fà:dove arriveremo e , soprattutto, per quanto si continuerà?


Diceva praticamente le stesse cose che ho scritto all'inizio prima, ma vi giuro che non avevo mai letto questo articolo...

Soprattutto il fatto che non si può far finta di non vedere il un collegamento, anche molto stretto, tra Wargames, giochi da tavolo "Euro" e Videogiochi.

Sono mercati in cui è possibile fare gli stessi errori, e sembra che ci stia dando da fare per farli: l'inflazione di titoli sperando di azzeccare il titolo di successo tirando a caso, lo scarso testing e la pubblicazione di "patch", e quando il gioco non è fatto in Italia, ci aggiungiamo anche i problemi creati dalle traduzioni, che comunque ci sono anche quando tentiamo di esportare un gioco italiano all'estero.

Tutti questi mercati hanno una cosa in comune: che almeno una volta sono già crollati, e se qualcosa è sopravvissuto, in genere ritorna dopo qualche anno con una filosofia completamente diversa, cercando di fare tesoro degli errori fatti.

I wargames si sono inventati il P500, i videogiochi per PC si sono buttati a capofitto sulla distribuzione solo online e quelli per console hanno eliminato completamente la figura del piccolo o anche medio publisher, i giochi da tavolo non sono *ancora* crollati, ma si vedono gli scricchiolii...

Intanto, uno come Knizia, che il settore lo conosce molto bene, sta cedendo le licenze di conversione dei suoi giochi (lui è in buona posizione, perchè ne ha progettati centinaia) in versione per iPhone e iPad a destra e a manca, e non è il solo. La Days of Wonder sta spingendo sul gioco online a pagamento, e la GMT realizzerà Twilight Struggle per computer.

Forse è solo un discorso di alternanza di fasi storiche, quando i giochi da tavolo vanno male, risalgono i giochi per computer e viceversa. Nel futuro, la parte "computer" potrebbe essere recitata più dai tablet che dai computer veri e propri, ma alla fine può essere che si tratta solo di corsi e ricorsi.

In fondo, pensate ad un gioco come Civilization: è nato come gioco da tavolo del periodo classico dell'Avalon Hill, poi è diventato un gioco per computer, e uno dei migliori per giunta, e poi è *tornato* gioco da tavolo, a sua volta derivato dalla versione computer!

Forse si può dire che le menti creative del gioco usano di volta in volta i mezzi espressivi che al momento permettono loro di raggiungere il maggior numero di persone, dagli esagoni degli anni '70, agli rpg carta+penna degli anni '80, ai videogiochi per PC degli anni '90, ai giochi "Euro" del decennio appena passato. Il decennio appena cominciato potrebbe essere quello delle tavolette elettroniche.

Se il Microsoft "Surface" costasse meno, direi che quello è il futuro dei giochi da tavolo, guardate qui:

http://www.youtube.com/watch?v=sdUFT01vzyI

Ma purtroppo è ancora presto. Ci dobbiamo accontentare dell'iPad...
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Messaggioda Radamantis » 5 dic 2010, 0:05

A me la situazione sembra meno catastrofica di quanto può sembrare:

Punto 1: più giochi vuol dire più scelta, ergo è più probabile che riesca a trovare quel titolo che faccia proprio al mio caso. E' naturale che se il consumatore lancia un D6 e ne acquista uno a caso non si può poi lamentare se il gioco è una delusione.....

Punto 2: (collegato al punto 1) se il consumatore non ha un atteggiamento ossessivo-compulsivo, se non si lascia guidare nelle decisioni d'acquisto da abili addetti marketing, se sceglie il gioco indipendentemente dal disegnino sulla scatola, ci guadagnano tutti. La casa editrice viene premiata per li sforzi profusi nella pubblicazione e l'acquirente è molto soddisfatto dell'acquisto.

Punto 3: rispetto gli anni 70 oggi esiste internet. Ciò comporta che:
- se un gioco in Italia piace solo a me ma ci sono altre 499 persone nel mondo, esso verrà comunque stampato.
- negli anni 70 era enormemente più difficile reperire informazioni, quindi rischiavo di acquistare titoli che non corrispondessero ai miei gusti. L'inflazione di offerta di titoli degli anni 70 ha portato alla conseguenza che ci casco oggi, ci casco domani, alla terza sai che ti dico? Vado in sala giochi!



Secondo me dovremmo essere felici che ad Essen ogni anno escano 700 titoli. E' vero nessuno di noi singolarmente potrà mai provarli tutti! Tuttavia è più probabile trovare quello adatto ad ognuno di noi.

E grazie ad internet esisterà sempre il modo di rimediare una recensione e farsi un idea del prodotto diminuendo il rischio di buttare i soldi.
Quando la competizione si fa più serrata poi i vantaggi sono tutti per gli utenti finali ossia i giocatori. E ce ne accorgiamo già oggi quando per una scatola con 4 kg di materiale ti chiedono solo 70 €!!!

Ricordate che i problemi sorgeranno quando ad Essen si presenteranno solo 7 titoli in quanto non necessariamente significherà pochi titoli = grandi capolavori, ma che ci saranno solo 3 case editrici e quindi avranno un potere di mercato talmente alto da dire ai giocatori: "o prendi una delle nostre scatole con 1 mazzetto di carte ed un paio di dadi a 200 € o cambia hobby, tanto 500 appassionati in tutto il mondo riusciremo comunque a trovarli..."

Spero che l'anno prossimo ad Essen ce ne siano 1000.........
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Messaggioda Angiolillo » 5 dic 2010, 7:39

>E grazie ad internet esisterà sempre il modo di rimediare una recensione e farsi un idea del prodotto diminuendo il rischio di buttare i soldi.

A mio perere al momento non esiste una critica ludica sufficientemente ampia, come esistono una critica letteraria, una critica musicale, una critica cinematografica, una critica fumettistica.

In rete si trovano facilmente molte opinioni, ciascuna secondo i propri gusti, spesso in contraddizione tra loro (i gusti sono gusti). Arduo trovare recensoni meditate, approfondite, organiche. Esistono molte opinioni di consumatori, utili ma tra cui comunque non è sempre facile orientarsi perché ciascuna secondo canoni e punti di vista individuali. Non esiste "il Mereghetti" o "il Morandini" dei giochi, un recensore noto di cui il lettore conosce le opinioni e che può usare come guida uniforme: da cui magari dissentire, ma sicuramente esperto che usa gli stessi criteri per tutto ciò di cui parla. Io recensisco ristoranti con altre otto persone: lo staff della guida si riunisce spesso per comparare opinioni e criteri, affinare giudizi, rendere omogenee le valutazioni. Qiuesto non avviene ovviamente con i voti del pubblico: il che rende meno affidabili a mia opinione le guide fatte con i voti raccolti su Internet, ove votano clienti dei vari ristoranti secondo criteri teoricamente chiari, ma in realtà applicati da ciascuno per come li ha capiti (se si è dato la briga di studiarli) e per il locale o i locali visitati, senza avere necessariamente averne visitati molti altri e quindi senza necessariamente avere molti termini di paragone. Sempre che a votare non sia il cuoco dello stesso locale, o quello del locale concorrente, o un loro amico e parente... Problemi che hanno anche i voti dati ai giochi dal pubblico ludico - tanto che spesso si attivano strumenti antirtruffa, ma non è solo il voto in malafede il problema.

C'è qualche rivista, magari tedesca, che ha un impianto più analogo a quello della guida che dicevo. Per esempio Spielbox, con recensioni a volte approfondite e più voti comparati e comparabili dei redattori. Ma non così accessibile come recensioni online. C'è il sito della Ludoteca Ideale di Faidutti, che svolge proprio il ruolo del Mereghetti o Morandini almeno per i giochi che lui considera migliori (solo quelli selezionati e che gli piacciono vengono schedati), ma appunto l'alto numero di giochi usciti di recente gli impedisce di proseguire efficacemente questo lavoro di selezione e segnalazione.

Insomma, può essere facile trovare una o anche tante recensioni ma non è così facile rimediare una recensione di cui davvero fidarsi, o capire quale fra quelle trovate è quella utile. E l'incremento dei titoli usciti peggiora questa situazione.
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Messaggioda Umb67 » 5 dic 2010, 12:58

Radamantis ha scritto:se non si lascia guidare nelle decisioni d'acquisto da abili addetti marketing, se sceglie il gioco indipendentemente dal disegnino sulla scatola, ci guadagnano tutti.


Il problema che scegliere un gioco in base alla confezione, è esattamente quello che si rischia di fare, con la quantità di uscite è così alta.

Punto 3: rispetto gli anni 70 oggi esiste internet. Ciò comporta che:
- se un gioco in Italia piace solo a me ma ci sono altre 499 persone nel mondo, esso verrà comunque stampato.


Quello che fa la differenza rispetto a prima, è che oggi è molto più semplice realizzare fisicamente un prototipo e quindi un gioco, grazie alla disponibilità di strumenti di desktop publishing alla portata di tutti.

Secondo me dovremmo essere felici che ad Essen ogni anno escano 700 titoli. E' vero nessuno di noi singolarmente potrà mai provarli tutti! Tuttavia è più probabile trovare quello adatto ad ognuno di noi.

E grazie ad internet esisterà sempre il modo di rimediare una recensione e farsi un idea del prodotto diminuendo il rischio di buttare i soldi.


Con 700 uscite in un anno, non siamo neanche più al livello del "non posso provarli tutti", siamo ormai al livello di "non riesco più a leggere le recensioni su internet"

Va a finire che, non potendo certamente leggere tutte queste recensioni, che comunque sono realizzate in maniera discontinua e poco professionale (chi legge le recensioni via internet sono una minoranza, e di questi quanti sono abbonati a Spielbox ???), quello che conta sarà solo il voto finale su BGG o simili.

Quando la competizione si fa più serrata poi i vantaggi sono tutti per gli utenti finali ossia i giocatori. E ce ne accorgiamo già oggi quando per una scatola con 4 kg di materiale ti chiedono solo 70 €!!!


Questo è dovuto al fatto che la maggior parte dei giochi sono prodotti comunque in Cina, il che ha abbassato di molto i costi di produzione rispetto ad alcuni anni fa. In ogni caso, non cambierebbe assolutamente nulla se, invece di 700 giochi da 1000 copie (in media) l'uno, se ne stampassero 70 da 10 mila copie.

E comunque, non bisogna tralasciare l'aspetto negativo di questa standardizzazione della produzione, perchè in molti più casi di quello che si crede, influisce sul DESIGN del gioco. I giochi "Euro" si sono fatti la fama di essere i giochi dei cubetti di legno, ma non è più tanto una questione di stile, quanto di andare incontro con il design del gioco all'esigenza di ridurre i costi di produzione. Ad esempio, ci potrebbe essere un gioco che è nato nell'idea dell'autore come ideale per 6-7 giocatori, ma viene artificialmente ridotto a 4-5, perchè il fornitore crea problemi (=alza il prezzo) per fornire componenti con tutti quei colori diversi...

Ricordate che i problemi sorgeranno quando ad Essen si presenteranno solo 7 titoli in quanto non necessariamente significherà pochi titoli = grandi capolavori, ma che ci saranno solo 3 case editrici e quindi avranno un potere di mercato talmente alto da dire ai giocatori: "o prendi una delle nostre scatole con 1 mazzetto di carte ed un paio di dadi a 200 € o cambia hobby, tanto 500 appassionati in tutto il mondo riusciremo comunque a trovarli..."


No, perchè le grandi case, per restare grandi devono fare grandi numeri, e grandi numeri non si fanno estorcendo soldi a pochi giocatori fanatici, ma vendendo tanto a prezzi bassi, al di fuori del mercato degli appassionati.

Spero che l'anno prossimo ad Essen ce ne siano 1000.........


7 titoli sono troppo pochi, e 700 sono troppi. Spero che l'anno prossimo ne escano al massimo 100, il che vuol dire che il mercato si sta auto-regolamentando per tornare in una situazione di sanità mentale e, soprattutto, che ci siano almeno 3-4 CAPOLAVORI, cosa che non mi pare di aver notato, con 700 titoli...

C'è un altro aspetto di cui non abbiamo ancora parlato, che rende deleteria l'inflazione di titoli, ed è la difficoltà per gli appassionati, a ritrovarsi con esperienze comuni da condividere.

ANCHE questa è stata citata come una delle tante cause del crollo dei wargames. Quando i wargames erano all'inizio, negli anni '60, c'era (appunto) solo la AH, e il catalogo era piuttosto ristretto. Se un gruppo di giocatori s'incontrava, era molto facile trovare subito spunti di discussione e esperienze comuni, visto che chiunque in quel periodo, se era un giocatore, aveva *sicuramente* giocato a Stalingrad, Battle of The Bulge, Waterloo, Midway o Afrika Korps, perchè quella era praticamente tutta l'offerta all'epoca. Grazie a questa comunanza di esperienze, si poteva discutere di tattiche, di partite memorabili giocate, prepararsi a tornei anno dopo anno, etc. E, ovviamente, tutti conoscevano perfettamente le regole.

Quando il numero di giochi usciti ha cominciato ad aumentare diventava sempre più difficile per due persone incontrarsi, e parlare di un gioco che avevano giocato entrambi. Non c'era più tempo per discutere di cose tipo la migliore tattica e non c'era più tempo per cercare di imparare a giocare al meglio possibile, perchè nel frattempo erano uscite dozzine di nuovi giochi da provare.

Alla fine, è l'hobby stesso che diventa *meno* interessante, quando viene colpito dall'inflazione delle uscite, perchè non c'è più l'approfondimento e la condivisione di esperienze comuni, che è quello che tiene insieme una comunità.
Ultima modifica di Umb67 il 5 dic 2010, 15:50, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Peppe74 » 5 dic 2010, 14:44

Radamantis ha scritto:Punto 1: più giochi vuol dire più scelta, ergo è più probabile che riesca a trovare quel titolo che faccia proprio al mio caso. E' naturale che se il consumatore lancia un D6 e ne acquista uno a caso non si può poi lamentare se il gioco è una delusione.....

........
Spero che l'anno prossimo ad Essen ce ne siano 1000.........


Avere 1000 titoli pubblicati non significa che tra 1000 troverai sicuramente quello che fa per te, significa, più plausibilmente, che hai 1000 giochi che sono stati sviluppati non adeguatamente (o almeno una buona percentuale di questi mille), e che ognuno di questi venderà meno copie ancora (perchè alla fine gli utenti si divideranno nelle scelte), mantenendo basse le tirature ed alti i prezzi per copia.

Concordo con il precedente bellissimo post di Umb67 .
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Messaggioda Radamantis » 6 dic 2010, 0:29

Umb67 ha scritto:
No, perchè le grandi case, per restare grandi devono fare grandi numeri, e grandi numeri non si fanno estorcendo soldi a pochi giocatori fanatici, ma vendendo tanto a prezzi bassi, al di fuori del mercato degli appassionati.


Su questo permettimi di dissentire in pieno.

Questa è una vecchia storiella che si è raccontata per anni in tutti i settori quando si era in regime di monopolio o di oligopolio.
Si diceva "se siamo meno produttori faremo prodotti migliori". Invece è successo che la qualità del prodotto diminuiva ed il prezzo aumentava.
La mia era chiaramente una provocazione.
In questo settore, AL MOMENTO, le "barriere all'ingresso" sono minime e chiunque di noi può pubblicare un gioco. Ma se un giorno si arrivasse ad avere pochissimi produttori sarebbe perché è successo qualcosa nel mercato che ha eliminato tutti gli altri ed impedito l'entrata di nuovi. A quel punto chi è rimasto avrà la capacità di fare il bello e cattivo tempo.
E a rimetterci saranno i giocatori...



Sul discorso dei 700 titoli, faccio un esempio pratico così almeno ci capiamo meglio. Se ad esempio a me piace un gioco di miniature ambientato nell'antichità, o un gestionale - strategico con ambientazione lupi mannari licantropi, ecc ecc ecc, secondo voi ci sono più probabilità che lo trovi su 700 titoli o su 100?

Suvvia ragazzi, questa è statistica!!
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Messaggioda Umb67 » 6 dic 2010, 4:58

Radamantis ha scritto:Questa è una vecchia storiella che si è raccontata per anni in tutti i settori quando si era in regime di monopolio o di oligopolio.


Il monopolio è sicuramente negativo. Ma questo non significa automaticamente che il suo estremo opposto, cioè l'inflazione indiscriminata, sia una cosa positiva.

C'è un giusto mezzo tra il monopolio e il numero esagerato di uscite che non è, come già detto, 7 titoli all'anno, ma neanche 700.

Ma se un giorno si arrivasse ad avere pochissimi produttori sarebbe perché è successo qualcosa nel mercato che ha eliminato tutti gli altri ed impedito l'entrata di nuovi. A quel punto chi è rimasto avrà la capacità di fare il bello e cattivo tempo. E a rimetterci saranno i giocatori...


Guarda che la riduzione dei produttori non è una cosa che si può decidere di avere o meno, sta già avvenendo, basta vedere a quello che è successo negli ultimi anni in Italia, tra fusioni, ristrutturazioni e fallimenti, il mercato è già in una situazione di quasi monopolio.

Il "qualcosa" che potrebbe succedere che fa scomparire i produttori più piccoli o più nuovi o più di nicchia, può essere PROPRIO l'inflazione di titoli, quello che tu credi sia una cosa positiva, è esattamente quello che può portare, alla lunga, alla situazione peggiore, cioè il monopolio.

Se ad esempio a me piace un gioco di miniature ambientato nell'antichità, o un gestionale - strategico con ambientazione lupi mannari licantropi, ecc ecc ecc, secondo voi ci sono più probabilità che lo trovi su 700 titoli o su 100?

Suvvia ragazzi, questa è statistica!!


Se i giochi fossero solo un problema di design, sarebbe semplice dire che più sono meglio è, ma l'uscita di un gioco non è solo un problema di idea, ma soprattutto di produzione, pianificazione del business, promozione, gestione delle scorte, dei fornitori, e tanto altro.

Certo, il tuo gioco di nicchia potrebbe essere pubblicato OGGI, perché oggi costa abbastanza poco pubblicare qualcosa, e un paio di migliaia di matti che comprano qualsiasi cosa PER ORA si trovano sempre.

Ma non è una cosa che può durare molto, perché è una strategia che a lungo termine è fallimentare sia dal punto di vista aziendale, sia dal punto di vista degli utenti, e i motivi li ho già espressi nei post precedenti.

Continuando ad immettere sul mercato più giochi di quanti questo riesce ad assorbirne, le case prima o poi falliranno, e quindi nessuno ti farà non dico i 700 giochi all'anno, ma neanche i 70.

L'evoluzione possibile l'ho già ipotizzata: non è che i giochi meno popolari (ad esempio il tuo gestionale/strategico sui licantropi) nel futuro non ci saranno più, semplicemente non potranno più essere pubblicati come se fossero un Ticket to Ride, perché questo modello non è sostenibile all'infinito, ma dovranno essere gestiti in maniera più adatta al fatto che sono dedicati ad un pubblico meno numeroso, ad esempio con le prenotazioni, stile wargames.
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