Wendake. Perché non tutti sono tipi da tenda

Wendake Cover
Placentia Games

In "Wendake" guideremo le tribù della zona dei grandi laghi tra Canada e Stati Uniti durante la guerra dei sette anni. Riusciremo a prevalere sui nostri avversari e a sfuggire al vaiolo dell'uomo bianco?

Giochi collegati: 
Wendake
Voto recensore:
8,0

Oggi vi parlerò di quello che - almeno a giudicare dai commenti espressi qui in Tana - sembra essere il grande escluso dalla lista dei candidati al Goblin Magnifico. Lo dico subito qui senza aspettare le conclusioni: il gioco mi è piaciuto, ma non scrivo la recensione per volermi mettere in contrasto con la giuria, perché - oltre al fatto che sono ben conscio che il lavoro dei giurati è difficile e delle scelte vanno fatte - ho provato al momento solo due degli otto finalisti (Progetto Gaia e Vast per la precisione). Dopo quella che considero una doverosa premessa ovviamente oggi vi presento Wendake, un gioco di Danilo Sabia che ha visto la luce grazie ad una campagna Kickstarter portata avanti da Placentia Games e Post Scriptum. In questo gioco del 2017 da uno a quattro giocatori si siederanno attorno al tavolo per una durata compresa tra i 60 e i 120 minuti. In quanto finanziatore (dal basso… anzi bassissimo) del progetto, mentre scrivo ho sul tavolo la versione uscita dalla campagna Kickstarter.

Ambientazione

You know that these two nations are at war about a few acres of snow somewhere around Canada, and that they are spending on this beautiful war more than all Canada is worth.
Voltaire

Partita in corso
Partita in corso
Come ormai si sarà intuito ho una specie di fissazione per le citazioni, e dovendo parlare di Wendake non ho potuto fare a meno di citare questo passo, che ha ispirato il titolo di un altro gioco, Pochi acri di neve di Wallace. In Wendake l’ambientazione è la stessa, siamo nel periodo della guerra dei sette anni, conflitto europeo che vide contrapposte due coalizioni capeggiate rispettivamente da Francia e Gran Bretagna tra il 1756 e il 1763. Questo conflitto tra potenze europee, però, venne combattuto non solo in Europa, ma anche in Asia, Africa e anche nell’America settentrionale; del resto, come ci ricorda la già la copertina del regolamento, "nel gioco questa guerra fra europei è un aspetto molto marginale".

Wendake è la parola della tribù dei Wyandot (Uroni) per chiamare la loro terra natia (la zona meridionale dell’Ontario) e in questo gioco saremo a capo di una delle tribù indigene e dovremo essere in grado di guidare la nostra tribù su quattro campi diversi tra loro (rituali, commercio, militare e maschere) per poter essere proclamato vincitore. Tra case lunghe (e non tepee), canoe e castori dovremmo lottare contro gli altri giocatori, ma anche contro il vaiolo.

 

Il gioco

Chi vuole fare grandi cose non dovrebbe tentare tutto da solo.
tribù Seneca

Cosa troveremo dentro la scatola? Forse si farebbe prima a dire cosa non ci troveremo, la quantità e qualità dei materiali è veramente alta. Plance giocatore doppie e sagomate, carte, plancia componibile per ogni configurazione di giocatori, tessere di cartone, tartarughe, nativi e canoe di legno, risorse sagomate: non ci ho trovato dentro solo i due leocorni. Useremo tutto ciò per cercare di far progredire i punti della nostra tribù su quattro tracciati, divisi casualmente a coppie a inizio partita. Alla fine, contribuiranno al nostro punteggio solo i due tracciati con meno punti di ogni coppia. Ma veniamo al gioco.

Ogni giocatore riceve una plancia personale, quattro cilindri di legno (rappresentanti il consiglio degli anziani), nove tessere azione del proprio colore messe sulla propria plancia personale in una griglia 3x3; poi riceve sette nativi per tipo, guerrieri, cacciatori e raccoglitrici e posiziona tutto nel villaggio di partenza sulla mappa, meno due per tipo restano nella riserva - la casa lunga sulla plancia personale. Il turno non segue il senso orario ma ogni volta si assegna ogni posizione, dalla prima alla quarta. Il gioco dura sette anni, ovvero sette round, uno per ogni anno di guerra.

Carte Tribù
Carte Tribù
Prima di iniziare a giocare è possibile scegliere se giocare una partita simmetrica o meno. Nel primo caso tutti i giocatori inizieranno con lo stesso numero di risorse, nel secondo si riveleranno tante carte tribù quanti sono i giocatori più una, e a partire dall’ultimo di turno e procedendo in senso antiorario si seleziona una tribù che ci darà delle risorse iniziali e un’abilità per tutta la partita.

Nel proprio turno un giocatore deve utilizzare uno dei quattro cilindri per fare un’azione, selezionando una tessera dalla propria plancia, oppure, piazzare il cilindro per prenotarsi la posizione di turno per il round successivo. Alla fine del round si dovrà aver utilizzato tre cilindri per le azioni e uno per il nuovo ordine di turno, a condizione che i tre cilindri sulla propria plancia personale siano tutti e in orizzontale, verticale o diagonale. Il gioco non è difficile, ma è articolato e non credo di aver modo di spiegare ogni azione o aspetto: per quello rimando alla lettura dell'anteprima scritta dai Giullari.

Le azioni sono molte: brevemente, si potrà muovere i nostri guerrieri per dare battaglia e prendere possesso di territori nuovi o per permettere di far arrivare le raccoglitrici o i cacciatori, quest’ultimi ci forniranno rispettivamente vegetali (zucca, mais o fagioli) o castori da convertire in pellicce. Si potrà pescare con le canoe, piazzare nuove canoe, commerciare con gli europei - rischiando però di prendersi il vaiolo, ma ottenendo di poter acquistare anche delle tessere progresso, che forniscono punti sul trattato del commercio (e un altro tracciato), ma anche poteri o azioni extra.

L’azione maschera ci farà pescare una carta maschera e poi giocarne una combinazione per ottenere dei punti. Inoltre, c’è da dire che alcune tessere contengono anche più di un’azione, in quel caso si dovranno eseguire dall’alto verso il basso.

L’azione militare darà punteggio sul relativo tracciato per ogni territorio dove si ha la maggioranza di guerrieri, e in più a seconda di quante canoe, territori con raccoglitrici e territori con cacciatori abbiamo in mappa, ci darà la possibilità di prendere le tessere tartaruga; queste ultime a fine partita danno punti su un tracciato specifico - o uno a scelta fra due.

Particolare è anche l’azione rituale, che serve a spostare i feriti della casa lunga nuovamente al villaggio per poi poter ottenere preziosi punti rituale, ma non sarà disponibile nel primo round di gioco: infatti ogni tessera del gioco ha sul proprio retro il simbolo dell’azione rituale - ogni tessera utilizzata in un round alla fine deve essere capovolta rendendo indisponibile l’azione che prevedeva, ma permettendo di effettuare quella rituale.

Alla fine di un round la griglia di tessere azione viene fatta scorrere verso il basso, in modo che l’ultima riga esca dalla plancia, e ogni giocatore, rigorosamente in ordine di turno, avrà la possibilità di sostituire una tessera azione con una avanzata (che generalmente comportano o più azioni insieme, o azioni più potenti); dopodiché andrà a riposizionare le tre tessere nella riga più in alto della propria griglia tutte a faccia in su.

Dopo la conclusione del settimo round si va a calcolare il punteggio: ogni giocatore rivela le tessere tartaruga possedute e aggiorna il punteggio di ogni tracciato, fatto ciò il proprio punteggio è dato dalla somma del tracciato più basso di ogni coppia. Chi ha più punti è il vincitore, spezza eventuali pareggi l’ultima posizione di turno.

Considerazioni

Non giudicare il tuo prossimo fino a quando non cammini per due lune nei suoi mocassini.
tribù Cheyenne

Avete presente il colpo di fulmine? In qualsiasi campo intendo, quella scintilla che scatta subito e ti fa sembrare tutto perfetto già da un primo approccio superficiale, sia esso un “ciao” detto da qualcuno che ti basta a sentire le farfalle nello stomaco, o un trailer di un film che ti fa pensare “questo film sarà bellissimo” o, per tornare al nostro campo, anche solo la lettura di un regolamento? Ecco: la storia tra me e Wendake non è stata questa.

Plancia giocatore
Plancia giocatore
Il nostro rapporto è iniziato male, dopo aver ricevuto la mia copia a Lucca Comics l’ho intavolato pieno di speranza assieme alla mia ragazza - e non ci è piaciuto: le azioni sembravano equivalersi; non c’era niente che non funzionasse, il gioco scorreva ma non ci aveva divertito, tant’è che per un mese se n’è stato tristemente dentro l’armadio. Poi decisi che era giusto dargli un’altra possibilità, e allora ho apparecchiato una partita in solitario, cosa che difficilmente faccio; da lì le cose hanno iniziato ad andare al loro posto, e ogni partita successiva il gioco mi esaltava sempre di più. Non tutte le storie d’amore nascono da un primo appuntamento perfetto, e non tutti i giochi ci possono piacere alla prima partita, a volte si deve insistere.

Dopo questa premessa inutile veniamo alle considerazioni sul gioco. Generalmente parto dalla componentistica, ma l’ho già detto è tanta e davvero bella, e il gioco apparecchiato non può che non attirare l’attenzione, anche senza mostroni e miniature. Ma quello che mi ha colpito è l’attenzione per l’ambientazione, generalmente meno curata nei giochi euro: l’autore si è preoccupato di giustificare persino che l’azione fuoco sacro non sarebbe propriamente corretta a livello di ambientazione, spiega le maschere, e dice che la distinzione tra guerrieri e cacciatori è utile ai fini del gioco, ma che nella realtà storica i cacciatori combattevano eccome. Quando sono andato a scambiare quattro chiacchiere con lui in fiera prima di andare via mi ricordo che Danilo mi ha detto “leggi le note storiche dell’ambientazione”. Da studente di storia non posso non mettere in risalto la particolare attenzione all’ambientazione.

Il gioco all’inizio può risultare un po’ dispersivo, ma poi ho apprezzato molto il fatto che nonostante ti obblighi a non lasciare indietro nessun tracciato punteggio, le strade per portarle su siano più d’una. L’interazione c’è e si sente, anche diretta, ma non distruttiva: infatti, il controllo dei territori è sentito e importante durante la partita, ma il sistema di combattimento deterministico alla Antike II (ogni guerriero ne ferisce un altro) rende davvero difficile distruggere qualcuno, tanto a volte si preferisce evitare lo scontro e coesistere pacificamente.

Il regolamento è abbastanza chiaro, e già dopo il primo round di gioco tutto risulta piuttosto chiaro.

Sinceramente, se non per la prima partita, consiglierei di introdurre le tribù che daranno un’abilità unica al giocatore, per rendere più varia la partita, in più con ben dieci tribù da provare la longevità è assicurata.

Il sistema di punteggio delle tessere tartaruga è quello che in giro, e anche a me inizialmente, ha fatto più storcere il naso, infatti queste tessere sono pescate casualmente dalla pila e non si ha la possibilità di sceglierla. Questo mette un pizzico di casualità nel gioco, ma dopo un po’ mi sono reso conto che è utile per impedire ai giocatori di fossilizzarsi sulla propria strategia: infatti si deve cercare di prendere le tartarughe il prima possibile, per poi, sulla base della pesca, correggere il tiro in corsa.

Le tessere azione che si girano a faccia in giù una volta utilizzate obbligano i giocatori a fare ragionamenti quanto meno a medio termine: infatti, se compio l’azione di una tessera in questo turno, non l’avrò più a disposizione nel turno successivo. Le tessere potenziate che si prendono alla fine di ogni round danno, senza aggiungere regole o eccezioni, un senso di crescita appagante.

Tessere progresso
Tessere progresso
La pecca è secondo me l’azione maschera, completamente slegata dalla mappa e dalle altre meccaniche, e nemmeno troppo avvincente, ma non trascurabile in quanto le maschere sono uno dei quattro tracciati punteggio; poi, certo, nelle note storiche scopriamo quanto fossero importanti le maschere nella cultura di quelle popolazioni, ma a livello di gioco si percepisce quasi come fosse un mini-gioco staccato dal resto che invece è concatenato benissimo.

Per concludere posso dire che il gioco mi è senz’altro piaciuto, scorre bene e anche in quattro giocatori, anche con qualche pensatore al tavolo, si riesce a rientrare nei centoventi minuti promessi dalla scatola. Ci sono molte meccaniche diverse tra loro ma, escludendo le carte maschera, ben amalgamate. Le tessere progresso, acquistabili durante l’azione commercio, danno dei bonus anche significativi e quindi vanno tenute ben presenti nella propria strategia, ma permettono di variare sensibilmente il proprio gioco tra una partita e l’altra.

La scalabilità è molto buona, soprattutto grazie al fatto che ogni configurazione ha la propria mappa con i territori disegnati ad hoc, anche se personalmente lo preferisco in due o quattro, visto che in tre ci si potrebbe trovare in un due contro uno che potrebbe risultare un po’ frustrante.

Anche la modalità solitario è eccellente, con un avversario fantasma semplicissimo da gestire a livello di regolamento, ma difficile da battere.

Detto questo, se vi piacciono i giochi con un po’ di sana interazione con varie meccaniche e ben ambientati, secondo me potreste dare una possibilità a Wendake.

Pro:
  • Materiali e grafica eccellenti.
  • Varie meccaniche ben amalgamate.
  • Ambientazione sentita e ben resa.
  • Scalabilità ottima.
  • Strategico e coinvolgente.
Contro:
  • Prima partita un po' spiazzante.
  • Maschere un po' slegate dal resto.
  • Setup lungo.
Puoi votare i giochi da tavolo iscrivendoti al sito e creando la tua classifica personale

Commenti

Al di là di qualsiasi Magnifico (anche io ci sono rimasto male), secondo me il miglior gioco uscito nel 2017.

Wendake è un buon gioco, forse un pelo macchinoso e lungo, compreso apparecchiarlo e sparecchiarlo.

Ma è stato un ottimo anno e di titoli buoni quanto o anche più di Wendake ne sono usciti diversi.

Buon gioco, ma ha il grave difetto di una pessima scelta di colori per un daltonico e faticare a distinguere gli omini rossi da quelli verdi sulla mappa in un gioco in cui l'interazione é presente non depone a suo fare. Peccato

Se non ho capito male, dovrebbe esserci in demo a Play (Post Scriptum). Lo proverei molto volentieri

* Orto Mio!!! *

Se non ho capito male, dovrebbe esserci in demo a Play (Post Scriptum). Lo proverei molto volentieri

Sì, inoltre sabato e domenica troverai anche l'autore

Ultimamente ho giocato a...
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Grazie soprattutto per il coraggio di aver cambiato idea....mai scontato in qualsiasi campo!

Chemako

Grazie soprattutto per il coraggio di aver cambiato idea....mai scontato in qualsiasi campo!

Era davvero dovuto, mai prima impressione su un gioco si è rivelata più sbagliata. Ci vediamo a Modena ti devo un caffé :)

Ultimamente ho giocato a...
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non capisco perché citare un francese in inglese

non capisco perché citare un francese in inglese

Perché faccio riferimento al gioco di wallace che riprende la citazione di Voltaire in inglese appunto, il gioco si chiama few acres of snow, in più ho pensato che l'inglese fosse più comprensibile rispetto al francese

Ultimamente ho giocato a...
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non capisco perché citare un francese in inglese

Perché faccio riferimento al gioco di wallace che riprende la citazione di Voltaire in inglese appunto, il gioco si chiama few acres of snow, in più ho pensato che l'inglese fosse più comprensibile rispetto al francese

Si era capita perfettamente la tua scelta, l'avevi anche specificato... a volte non si può proprio evitare la polemica su qualsiasi cosa. Se avessi scritto "quelques arpents de neige" qualcuno avrebbe detto che te la devi tirare meno :)

* Orto Mio!!! *

Metto Wendake ai primi posti dei migliori giochi usciti nel 2017, è un prodotto realizzato molto bene e ricco di materiali. Dopo anni di rotelle e deck-building in tutte le salse ho visto finalmente un innovativo meccanismo di selezione delle azioni.

non capisco perché citare un francese in inglese

 

Perche non farlo?

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Wendake è un altro gioco con delle buone idee e molti difetti, che per me si rovina da solo per un semplice motivo.

E' chiaro che nasce e vuole essere un gestione risorse tramite un (bello e innovativo) meccanismo di selezione delle azioni.

Quello che lascia perplessi è la meccanica dell'interazione diretta: un giocatore "alla tedesca" non può accettare di avere una meccanica simile in un gioco. D'altra parte un "american" non si troverà a proprio agio, essendo in effetti il gioco un gestionale. L'equivoco è tale, a mio parere, da rovinare quello che poteva essere un bel gioco in quanto scontenta tutti i giocatori più esigenti. 

Aggiungiamo che la grafica non è delle migliori: icone piccole e poco visibili, inoltre ad ogni azione è assciata una sequela di sotto-azioni che non lo rendono intuitivo e snello come un gioco del 2018 dovrebbe essere.

Rimane comunque un 6.5.

my two cents

"...vince chi fa più punti vittoria..."

Sinceramente capisco poco chi storce il naso di fronte all'interazione diretta di Wendake. Mi viene quasi da pensare che sia stato giocato poco o niente...

E' un'interazione che penalizza l'attaccante tanto quanto il difensore e che espone facilmente a successivi contrattacchi. Inoltre il suo scopo primario non è la conquista permanente ma per lo più quella temporanea (finalizzata ad una produzione di risorse o allo score dei punti sulle maggioranze). Un giocatore "alla tedesca" la userà SOLO e SOLTANTO se e quando sarà strettamente necessaria per il realizzarsi della sua strategia; conquistare per il gusto di farlo infatti porterà soltanto ad una dispersione di forze e ad uno spreco di energie. Anche solo il fatto che si debba per forza tenere d'occhio tutti e 4 i tracciati, obbliga a non focalizzarsi sull'aspetto militare (nessuno al tavolo può farlo=nessuno risulta militarmente nettamente più forte degli altri). Wendake non è e non vuole essere un gioco militare; bensì un gestionale stretto dove per farti posto puoi tirare qualche spallata agli avversari.

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