Le Cronache del Sussurro - Prologo

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Dagli scritti dell’antico Ambronius, Mastro di Storia degli Eroi
Seduta del 21 febbraio 2004

Dagli scritti dell’antico Ambronius, Mastro di Storia degli Eroi
Seduta del 21 febbraio 2004

PROLOGO


a locanda assomigliava più ad una bettola, ma con quel freddo non c'erano posti migliori. Anzi, menomale che in quel maledetto posto ci fosse almeno una stamberga dove riposarsi e mangiare un pasto caldo. Eirthan era un paesino di montagna, niente più di una manciata di case disposte in modo disordinato su un terreno fangoso. A nord i monti Qadiallin, dominio degli elfi bianchi, a sud i picchi di Gondrian. La strada che portava in questo posto proseguiva poi verso nordest attraversando il Passo del Sussurro, uno stretto crepaccio tra la roccia ed il ghiaccio che conduceva nelle terre dei clan. Il suo nome era dovuto ad uno strano suono prodotto dal vento. Molti dicevano che una strega vi avesse vissuto centinaia di anni prima e che quella fosse la sua voce che ancora malediceva chiunque osasse attraversare le sue terre disturbandola, altri ritenevano che fosse la morte stessa a chiamarti, avvertendoti che presto sarebbe giunta. Infine c'era anche chi diceva che il sussurro fosse prodotto dallo spirito del freddo che veniva a gelare le tue ossa. E freddo ne faceva tanto.

a locanda, il cui nome non era certo di buon auspico, visto che era nota come La Valanga, era una semplice casupola in legno con spazio appena sufficiente per una decina di tavoli. La grassa cameriera bionda si aggirava per i tavoli senza nemmeno chiedere cosa volesse la gente. Non ce ne era bisogno. Le uniche cose che si servivano in un posto simile erano uno stufato, i cui ingredienti nessuno voleva conoscere, e l'immancabile birra.
Tallerin si sedette stanco. Del gruppo lui era quello meno avvezzo a spostamenti forzati. Gli altri invece parevano aver sopportato bene il viaggio. Warna, il nano, aveva osservato la cuccuma contenente lo stufato con evidente fame e ci si era tuffato dentro non curate dei pezzi di carne che gli rotolavano sulla barba, mentre D, un elfo del Lilinaldhill, si era accomodato a capotavola cercando di capire chi altri occupasse quel luogo dimenticato dagli dei, silenzioso come sempre. Infine c'era Galaith, un enorme elfo bianco, l'unico a proprio agio in mezzo a tutto quel ghiaccio, neve e freddo. Senza aspettare la cameriera fece arrivare alcuni boccali di birra sul tavolo, un nuovo invito per Warna.
La Valanga ospitava pochi altri avventori: due allevatori di passaggio chiacchieravano tranquilli seduti al tavolo più vicino al fuoco, mentre un tavolino non molto distante dall'entrata era occupato da un giovane uomo che aveva seguito con interesse l'entrata dei quattro strani tipi. In particolare era rimasto stupito di vedere arrivare D. Lo conosceva bene, sin da quando era poco più di un ragazzino. Forse era uno dei pochi a conoscere il suo vero nome, quello che era stato sostituito da quella lettera nei tempi in cui l'elfo si era unito ad un gruppo di sicari.
Mentre gli elfi cercavano di valutare se assaggiare un po' dello stufato, sottraendolo all'ingordigia del nano, la porta della stamberga si aprì nuovamente, facendo entrare un ragazzino. Dalle vesti era evidente che si trattava di un servo, forse il figlio di uno degli allevatori della zona. Il nuovo arrivato si diresse senza esitare verso l'oste chiedendo ad alta voce se c'erano stanze per i suoi signori.
"Di quante persone parli?" gli rispose questi.
"Sono quattordici"
"Quattordici mercanti? E cosa portano i tuoi signori?"
Il ragazzo scosse la testa.
"No, non sono mercanti, sono guardie. Vengono da Vitran."
"Posso dargli due camerate."
Mentre il giovane e l'oste continuavano a parlare, gli elfi si immobilizzarono, perdendo immediatamente interesse per quanto Warna aveva lasciato loro nella cuccuma di terracotta. Guardie in quel posto voleva dire solo una cosa: non erano scappati sufficientemente lontano o in fretta. Non serviva un genio per capire che cercavano loro.
Tallerin scosse la testa sconsolato. Dovevano rimettersi in viaggio, e subito. Non avrebbe dormito in un letto, ma nuovamente sul piano del carro. Sempre che fosse riuscito a dormire.
L'uomo vicino alla porta chiamò il ragazzo.
"Ei, tu, dì!"
Il ragazzo si volse a guardarlo, ma con la coda dell'occhio l'uomo osservò le reazioni del gruppo, sperando che l'elfo capisse che era la sua di attenzione che stava cercando di richiamare.
"Dì - insistette - cosa ci fanno tutte queste guardie qui? Forse sono più degli abitanti di questo posto."
"Non so, mio signore. Non parlano molto. Dicono che stanno seguendo degli assassini"
Il nano finalmente riuscì a sentire qualcosa che non fosse il rumore della sua mascella. Alzò lo sguardo di scatto guardando gli altri compagni al tavolo.
"Assassini? - proseguì l'uomo - E che hanno fatto questi assassini? Dì!"
Anche questa volta l'elfo non parve recepire il richiamo.
"Sembra abbiano compiuto una qualche strage a Vitran... non so. Perché me lo chiedete?"
"Forse c'è una taglia su questi assassini"
Il ragazzo si strinse nelle spalle. Di taglie non sapeva nulla. Lui sapeva solo che lo avevano pagato per condurli lì e lo aveva fatto.
"Chiedetelo a Daro, io questo non lo so"
"Daro? chi è Daro? Dì, ragazzo, dì"
Nulla. L'elfo pareva improvvisamente essere diventato sordo.
"Daro è il loro comandante. Gli dirò che lo cercate, se volete"
"Va, ragazzo, e quando torni avrai da bere"
L'umano fece un cenno alla cameriera la quale pretese di essere pagata subito per la birra del ragazzo. Anche se non aveva ancora tredici anni il ragazzo sorrise all'idea di poter bere qualcosa che gli avrebbe riscaldato le budella. Uscì, seguito dagli sguardi nervosi dei quattro.

bbassando la voce gli elfi si consultarono velocemente. Anche il nano grugniva il suo dissenso. L'unico rassegnato era Tallerin. Dovevano uscire in fretta, prima che le guardie, impegnate a sistemare le cavalcature in una qualche stalla, si fossero decise ad entrare. Li avrebbero riconosciuti immediatamente. Galaith fece un cenno alla cameriera, mettendo alcune monete sul tavolo, mentre gli altri si alzavano raccogliendo le loro cose. Mentre uscivano, anche l'umano, il cacciatore di taglie, si alzò. Questa volta D se ne accorse e azzardò una rapida occhiata.
L'avventore fece un rapido gesto con la mano, una sorta di saluto. Un gesto veloce e discreto, qualcosa che diceva di stare tranquillo perché era un amico.
Non disse nulla fino a quando non furono fuori.
"Qualcuno ci segue. Credo sia un amico, ma è meglio non rischiare"
Con l'ennesimo grugnito il nano decise di fermarsi, appoggiandosi alla parete di un casolare.
"Lo elimino?"
"No, vediamo cosa vuole" rispose D.
Il gruppo proseguì andando verso il carro, mentre il nano cercava inutilmente di fare l'indifferente.
Il loro inseguitore camminò piano, con passo tranquillo. Vestiva abiti da viaggio ed aveva gli stivali coperti dal fango. Il cappuccio era sollevato e gli copriva il volto. Passando accanto a Warna la sua voce fu un sussurro.
"Lascia tranquille le tue asce, nano, non sono un pericolo per voi. Avrai altro tempo per bagnarle nel sangue di qualcuno."
Warna non rispose, ma prese a camminargli dietro, pronto ad abbassarlo con un colpo d'ascia all'altezza delle rotule, qualora l'avesse ritenuto necessario. Arrivati a qualche metro dal carro, l'uomo di fermò ed abbassò il cappuccio, mostrando il proprio volto agli altri.
"Tu qui?" esclamò D.
"Sì, ho cercato di chiamarti, ma non mi pare che tu mi abbia ascoltato molto."
D. sorrise e si avvicinò evidentemente contento.
"Vi presento Elsiem, lui è mio fratello."
Gli altri li guardarono sbigottiti. D era un elfo alto del Lilinaldhill. Esile, era alto quasi mezzo metro più dell'umano che diceva essere suo fratello. Elsiem aveva la carnagione scura e i capelli neri e lunghi tipici degli Yoniti. Non era certo un elfo.
Con un sorriso Elsiem salì sul carro.
"Guido io, a voi vi riconoscerebbero. Mi spiegherai con calma, D, ora andiamo via."
Non se lo fecero dire due volte. Salirono sul carro, nascondendosi nella parte posteriore. Solo Tallerin si mise accanto a Elsiem. Si erano già avviati quando la voce del giovane servo e di un uomo li raggiunse.
"Messere, aspettate!"
Elsiem agì velocemente. Passò le redini a Tallerin e balzò giù andando incontro ai due in modo che non si avvicinassero troppo al carro.
"Messere, il ragazzo mi dice che siete un cacciatore di taglie"
"Diciamo che mi interessa il denaro, ditemi chi cercate"
"Cerchiamo quattro assassini. Sono due elfi un nano ed un umano. Hanno trucidato una decina di guardie in un agguato nei pressi di Vitran"
"Accidenti. Tipi pericolosi! E quanto è la taglia?"
"Duecento reali d'oro"
Elsiem sorrise.
"Bella cifra, e come posso riconoscerli?"
"Beh... uno di loro è un elfo bianco. L'altro sembra un elfo dell'est. Il nano porta due asce alla vita ed un enorme martello legato dietro la schiena. L'umano è un tipo strano, si appoggia ad un bastone anche se è giovane."
"Voi come vi chiamate? Sapete, se dovessi trovarli vorrei sapere a chi portarli" Elsiem continuava a parlare malgrado il carro avesse ricominciato a muoversi allontanandosi.
"Daro, sono il comandante della spedizione. Mi troverete qui. Credo che i tipi si siano diretti verso le terre dei clan, oltre il Passo del Sussurro. Ho molti altri uomini che si stanno preoccupando di controllare la zona dietro. Non voglio che possano sfuggire al rastrellamento. Se anche riuscirete a dare informazioni utili, sono certo che riuscirò a darvi buona parte di quel denaro, messer... messer?"
"Elsiem"
"Bene, messer Elsiem. Buona fortuna!" Daro appariva soddisfatto.
"A voi!"
Elsiem li salutò con una mano, guardandoli ritornare verso la locanda. Il ragazzo stava cercando di spillare altro denaro per l'informazione, ma Daro non sembrava intenzionato a tirarne fuori nemmeno un po'. Tornato velocemente al carro vi risalì rapido, raccontando agli altri del dialogo.
"Via, andiamo via!" Warna non vedeva l'ora di rimettere qualche miglio tra la sua schiena e gli inseguitori.

ttraversare il passo fu tutt’altro che una passeggiata. Solo grazie alla vista di Galaith riuscirono a non spaccare una ruota su qualche masso. Le pareti di roccia erano ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio e in alcuni punti la gola era talmente stretta che se avessero incontrato un altro carro non sarebbero riusciti a passare. Non ne incontrarono, però. Quasi nessuno si avventurava di notte per quel pertugio. Il freddo era talmente intenso che credevano che anche il fiato gli si sarebbe congelato nei polmoni.
A notte inoltrata successe qualcosa. Erano attenti a controllare di non essere seguiti. Warna guardava dietro assieme a D. Tallerin, seduto in cassetta assieme ad Elsiem, teneva le redini in mano. Galaith gli dava indicazioni su come far muovere il carro. Il primo ad accusare giramenti di testa fu Tallerin, ma anche Galaith ebbe un brivido. La loro testa prese a ciondolare come se non riuscissero a trattenere il sonno. Al grido d'allarme di Elsiem, D e Warna presero a scuotere l'elfo bianco, risvegliandolo. Tallerin invece non reagiva. Elsiem prese l'iniziativa e, concentrandosi, iniziò ad indagare le correnti magiche con un incantesimo. Nulla, non c'era presenza di magia., ma Tallerin perse conoscenza e furono necessari molti scossoni, una intera borraccia d'acqua, che gli si congelò sulle vesti,,ed una sonora serie di ceffoni, il nano era sempre pronto a risolvere così le situazioni, per riuscire a risvegliarlo.
Ripresero il controllo del carro appena in tempo. Elsiem aveva pensato che fosse meglio allontanarsi in fretta, ma non vedeva che stava andando a schiantarsi contro uno sperone di ghiaccio. Se non fosse stato per l'elfo del Qadill, che tirando energicamente le redini riuscì a far fermare il carro, il vagone si sarebbe distrutto scontrandosi con le punte acuminate di quella formazione fredda. Muovendosi con maggiore circospezione proseguirono ancora per qualche metro fino a raggiungere una strana crepa nel ghiaccio della parete ovest. Sembrava che un altro crepaccio si muovesse verso nord, ma fosse completamente riempito di ghiaccio. La spaccatura era evidente e si allargava verso il basso, aprendo uno spazio appena sufficiente ad un bambino per strisciarci dentro. Il ghiaccio, per quanto indiscutibilmente di tale materiale si trattasse, appariva stranamente trasparente, come se non avesse intrappolato aria al suo interno risultando limpidamente trasparente.
"Forse potremmo nasconderci lì" D pareva molto interessato al posto, mentre Galaith osservava le tracce, convinto che se le guardie non fossero state stupide si sarebbero accorte che finivano lì. Per non parlare del carro. Che ne avrebbero fatto?
Warna prese a lavorare sull'apertura, allargandola a sufficienza per far passare l'elfo delle nevi. Dopo poco più un'ora Galaith riuscì a strisciarvi dentro e a sbucare in un ampio spazio, completamente circondato dal ghiaccio. La gola, coperta anche in alto da quello strano ghiaccio trasparente, pareva grande abbastanza da poter ospitare un intero paese. Non vi erano altre uscite e
forse sarebbe stato un ottimo posto per nascondersi, se non fosse stato per il carro. Decisero quindi che avevano perduto troppo tempo e ripresero il viaggio.

l sole era sorto da circa un'ora quando uscirono dal passo, raggiungendo Ladesford, un villaggio del tutto simile a Eirthan. Un ammasso di abitazioni di allevatori con qualche magazzino di stoccaggio e forse anche una locanda. Con sorpresa si accorsero che invece di trovare un paesino tranquillo, Ladesford appariva in piena attività. Carri erano presenti ovunque, con gente che si affannava ad accatastarvi sopra ogni bene possibile. La gente stava fuggendo.
Anche avere notizie non fu facile. Presa dal panico le persone correvano dentro e fuori dalle case, portando via ogni cosa che potesse avere un qualche valore, per poi metterla sui carri ormai stracolmi. Un uomo a cavallo, tutt'altro che un fattore, si diresse verso di loro al galoppo, urlando alla gente di sbrigarsi.
"Voi, con quel carro! Avete spazio per ospitare qualche passeggero?" gli urlò fermando bruscamente il destriero.
"Forse... sì.... ma che succede?" Elsiem aveva deciso che era il caso di capirne di più.
"Quei bastardi dei nani hanno tagliato la via di fuga ad un gruppo di guerrieri del Clan dell'Alce. Ora quelli hanno deciso di venire qui a depredare."
L'uomo tratteneva a stento la rabbia. La sua cavalcatura era snella ed agile, una bestia degna di un nobile o quantomeno di un facoltoso mercante.
"Possiamo sfuggirgli andando a nord o a sud?" Elsiem non conosceva bene la zona.
"No, passeremo per il Passo, non abbiamo altre vie. Cercheremo rifugio nel Fongroth. Speriamo di fare in tempo, non abbiamo più di tre ore di vantaggio. Allora, avete spazio?"
Elsiem annuì e l'uomo, senza aspettare altro, si allontanò al galoppo, chiamando alcuni paesani perché portassero i bambini. Avrebbe viaggiato con loro anche una donna.
Velocemente si consultarono. Meglio usare la donna e i bambini per nascondersi. Se avessero incontrato le guardie, sarebbe stata la donna a guidare il carro.
Riuscirono ad ospitare una decina di bambini che si accucciarono spaventati e anche un po' disgustati dall'odore dello stufato che ancora insozzava la barba di Warna. Sarebbero stati a circa metà della carovana. I loro cavalli non erano tra i migliori e dietro di loro ci sarebbero stati solo i carri più pesanti e lenti che altrimenti avrebbero ostacolato gli altri nei punti più stretti. Quando stavano per partire, arrivarono le guardie di Vitran. Una dozzina di uomini in divisa guidati da Daro. Anche un carro con mercanti fece il suo arrivo. Il cavaliere che stava organizzando la fuga si diresse verso di loro al galoppo. Nacque una discussione, ma a causa del trambusto che li circondava, nonché per la distanza, non riuscirono a comprendere quanto veniva detto. Alla fine il cavaliere, evidentemente innervosito, estrasse una lunga frusta in pelle scura da sotto il mantello e, con un unico movimento, la fece schioccare sul volto di Daro, aprendogli un taglio di cui sicuramente sarebbe rimasto il segno per sempre. Per poco Daro non cadde dal cavallo. Coprendoli il volto con la mano fece cenno alle altre guardie di andare via, tornando attraverso il Passo.
Quando la carovana si mosse il nervosismo era al massimo. Alcuni bambini piangevano, come anche molte donne. Per lo più gli uomini incitavano le bestie, imprecando per la loro lentezza. Una volta dentro al crepaccio presero a spingere le bestie al massimo della velocità possibile. Nessuno sarebbe rimasto indietro ad aiutare chi avesse deciso di fermarsi. Un'ora dopo il cavaliere passò correndo, provenendo dalle retrovie.
"Sbrigatevi, sono al paese!" disse correndo via.
"Preparatevi, prendete le vostre cose!" mugugnò il nano.
"Che intendi fare?" D non era certo di volerlo sapere.
"Se si infilano nel crepaccio, ci saranno addosso a breve e noi non potremo scappare. Quelli sono cinquecento, mica vorrete combatterli!"
Il nano ammassava le sue cose, legandole sullo zaino. Gli altri decisero di fare altrettanto. Passando accanto alla spaccatura si sarebbero intrufolati nel cunicolo, sperando che gli uomini del clan avrebbero inseguito i carri piuttosto che preoccuparsi di un foro nel ghiaccio. Erano quasi pronti quando il cavaliere fece ritorno urlando.
"Abbiamo trovato un crepaccio, un passaggio verso nord. Proveremo a inserirci lì dentro, sbrigatevi!"

hissà come avevano scoperto loro il foro e l'avevano allargato. C'erano picconi ed altri strumenti ovunque. Una ventina di uomini erano ancora all'opera per spostare, aiutati da grossi cavalli, alcuni blocchi di ghiaccio che impedivano il passaggio dei carri. Dopo averli rimossi, la gente di affrettò al suo interno. Ora dovevano sigillarsi dentro, provocare una frana che chiudendo l'imboccatura della grotta di ghiaccio li avrebbe protetti dal Clan dell'Alce.
Elsiem gesticolò un po', osservato dagli altri, mentre Tallerin portava il carro in un luogo sicuro. Alla fine una lunga fune, simile ad uno spesso filo di ragnatela, venne prodotto dall'incantesimo del mago. Galaith si arrampicò con la tranquillità necessaria a non cadere, mentre Warna fu preso dalla frenesia. Mise un piede in fallo e cadde, sostituendo ghiaccio e neve ai rimasugli di stufato. Rosso in volto si rimise in piedi e riprese ad arrampicarsi, raggiungendo l'elfo quando questi aveva finito di sistemarsi su uno sperone. Un'ascia a testa, presero a frantumare il ghiaccio, nella speranza di far cadere una lastra verso il basso. La prima cosa che cadde, invece, fu Galaith, che solo per un pelo riuscì ad afferrare il mantello del nano.
"Non ti azzardare a buttare via la mia ascia! Ridammela!" gli urlò questi.
"Riprenditela, ma tirami su" fu la riposta dell'elfo bianco.
Intanto Elsiem produsse un'altra fune cui Galaith riuscì ad appendersi. Quindi decise che era meglio ridiscendere. Warna, infatti, stava producendo molte crepe, in un lavoro lento ed inesorabile. Presto una lastra si sarebbe staccata. Così fu, infatti, ma una delle crepe si allargò troppo, fino ad indebolire lo stesso sostegno su cui il nano faceva affidamento. Prima che il distacco fosse completo, Warna si aggrappò ad una delle funi del mago, cercando di scendere il più velocemente possibile. Era a metà discesa quando si udì lo schianto. Blocchi di ghiaccio si staccarono, rendendo vano l'appiglio delle funi del mago e costringendo il nano ad un ruzzolone, che, per sua fortuna, lo portò a rotolare sufficientemente distante dal punto in cui la frana riempì la gola, non senza qualche scossone, però. Per un po' Warna rimase sdraiato, respirando a fatica. Poi, rialzandosi, si volse a vedere l'opera.
"Ed ora come usciremo da qui?!"
Anche gli altri si avvidero solo allora della situazione in cui si erano messi. Circa duecentocinquanta tra uomini, donne, vecchi e bambini, con svariati carri e cavalli, si erano ritirati in quella caverna bianca. Il rombo dei cavalli del Clan si fece udire al di là della frana. Il gruppo passava davanti alla loro gola, all'inseguimento dei carri più veloci che ormai dovevano aver raggiunto Eirthan. Quando finalmente il silenzio annunciò che ce l'avevano fatta, la voce di una bimba attrasse l'attenzione di tutti.
"Non voglio che mi guardi, mamma! Non  voglio che mi guardi quello lì!"
I cinque si volsero a guardare nella direzione indicata dalla bambina e videro che la frana del ghiaccio aveva scoperto una finestra che si apriva sulla loro caverna. Una qualche costruzione doveva essere stata sepolta dal ghiaccio e dalla neve e ora, forse per l'effetto del loro lavoro, la finestra era stata liberata. Qualcosa si mosse al suo interno, ma nel buio non fu possibile distinguere cosa.
Il primo ad agire, rapido come sempre, fu D. Con un incantesimo decise di raggiungere la finestra, osservando al suo interno una stanza, arredata in maniera antica, e nulla più. L'elfo entrò cautamente al suo interno e iniziò a verificare se vi erano possibili trappole. Quelle pietre avevano una forma strana, troppo strana. Accidenti, una trappola, probabilmente innescata da una delle pietre del davanzale. Tutto il pavimento sarebbe collassato. Doveva uscire da lì. La porta o la finestra? Una voce nella sua testa gli suggeriva di andare alla finestra, ma fu la porta la direzione che decise di prendere. Mentre la apriva, anche Elsiem era arrivato e stava entrando dalla finestra. D aprì la porta e, urlando la richiuse in fretta, sbattendola.
"Un morto!" urlò correndo verso il suo compagno.
In quel momento la lama di una enorme ascia fece la sua apparizione tra le assi di legno della porta, spinta da un poderoso colpo.