The Goblin Show: #33 - Il giornalismo ludico in Italia

The Goblin Show: Alessio Lana

Puntata del Goblin Show dedicata al delicato tema del giornalismo ludico in Italia, affrontata con unn esperto del settore.

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Giochi

Affrontiamo il teme del giornalismo ludico e dell'informazione legata ai giochi da tavolo. Chi fa informazione? Come la fa? Chi può farla e chi no? Con quali mezzi e modalità? Ne parliamo con un diretto interessato, Alessio Lana, che non solo è un esperto recensore e giurato del Gioco dell'Anno, ma anche giornalista per il Corriere della Sera.

Commenti

Bell'intervista, anche se mi aspettavo un contributo in molisano da parte di Alessio, come omaggio alla por'anima di Gravesen

"For Them, the only honorable death is one that leaves a crater"

Pensa te che io gioco da tavolo perchè non sono mai stato un videogamer. Perchè odio i videogame. Perchè amo l'analogico, il fisico, e odio il digitale, il virtuale. Bello il mondo perchè è vario. Sul tema esperienziale, sarebbe anche ora di immaginarsi che ogni persone cerca differenti esperienza. Per rimanere nella similitudine letteraria, posso leggere Tolstoi, come Baricco, o Amado, o Cervantes, come posso leggere Mike Davis o Foucoult, perchè di volta in volta cerco cose differenti. Così c'è il giorno che gioco a Azul, come a Agricola, come posso tuffarmi nel regolamento della battaglia di Fontenoy. Ossia, rispetto al cosa cerca la persona, speriamo bene che ogni persona cerchi esperienze differenti,e  quindi che non ci sia un pubblico di riferimento. Sarebbe la logica.

Interessantissimo il passaggio sul labile confine, nel mondo di oggi, tra opinione personale, pubblicità e marchetta; credo mi restituisca una comprensione più profonda e consapevole della vaga avversione che ho nei confronto degli influencer e del mondo che vi gravita attorno.
Uno spunto in più sull'importanza di chi scrive per lavoro (e quindi viene pagato a monte) potrebbe forse essere l'aspetto banale che in tal modo si può permettere di spendere tempo (magari anche molto) su giochi che non apprezza o ad approfondire temi che non sono proprio nelle sue corde, mentre non può permetterselo chi lo fa per hobby o passione, magari in maniera estremamente professionale, ma non per professione.

Leopards scrive:

(...) Uno spunto in più sull'importanza di chi scrive per lavoro (e quindi viene pagato a monte) potrebbe forse essere l'aspetto banale che in tal modo si può permettere di spendere tempo (magari anche molto) su giochi che non apprezza o ad approfondire temi che non sono proprio nelle sue corde, mentre non può permetterselo chi lo fa per hobby o passione, magari in maniera estremamente professionale, ma non per professione.

Anche quello penso dipenda più dalla professionalità, che non dalla professionalizzazione. Almeno per me è così: sento forse più il dovere, nei confronti di chi legge, di parlare delle cose che non mi sono piaciute che non di quelle belle 8poi parlo anche di quelle, indubbio). Lo farei pagato o meno.

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