Intervista a Nando Ferrari (I Giochi dei Grandi)

Intervista rilasciata da Nando Ferrari a Ciro Alessandro Sacco in occasione di Lucca Comics&Games 2005.
Dal sito
www.kaosonline.it

Fernando (“Nando”) Ferrari ha aperto la sua attività commerciale a Verona quasi venticinque anni fa(!) ed è stato attento testimone di tutti gli avvenimenti, le tendenze e gli sviluppi del nostro settore...

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Intervista rilasciata da Nando Ferrari a Ciro Alessandro Sacco in occasione di Lucca Comics&Games 2005.
Dal sito
www.kaosonline.it

Fernando (“Nando”) Ferrari ha aperto la sua attività commerciale a Verona quasi venticinque anni fa(!) ed è stato attento testimone di tutti gli avvenimenti, le tendenze e gli sviluppi del nostro settore...

D: un piccolo profilo personale…
R:
ho 50 anni e un diploma di maturità scientifica. A parte l’interesse per i giochi e in particolare i giochi di simulazione (wargames), mi interessano la musica, il cinema e la storia.

D: come ha scoperto i giochi d’avventura?
R:
un amico aveva letto in un numero di Storia Illustrata di una ditta (era l’Avalon Hill) che produceva giochi di guerra o simulazione. Allora scrissi all’allora Avalon Hill Italiana diretta dal dottor Alfredo Gentili e cominciai a giocare con una copia di Third Reich (Avalon Hill) nella sua prima versione. Era il 1978.

D: quando la passione è diventata un lavoro?
R:
nel 1981 aprii la prima sede de I Giochi dei Grandi, un piccolo negozio (allora) che ha cambiato dall’epoca sede per ben tre volte.

D: quali sono i prodotti di punta della sua azienda?
R:
certamente i prodotti della Ultra Pro, di cui sono il distributore esclusivo per l’Italia.

D: quali sono le linee di maggiore sviluppo?
R:
la Ultra Pro e poi i giochi da tavolo.

D: quali sono i progetti più importanti su cui sta lavorando?
R:
la filosofia della mia azienda è quella legata alla distribuzione. Non sono quindi interessato all’acquisizione di licenze nuove, preferendo concentrarmi in attività di grossista, importatore e distributore.

D: come vede l’attuale situazione del mercato italiano? E quale immagina sarà la situazione fra un anno?
R:
dopo una flessione preoccupante il mercato sembra essersi ripreso, ma è incerto e in cerca di nuovi prodotti di traino.

D: ritiene che sia giunto il momento in cui il prodotto italiano possa competere con quelli esteri, in Italia e fuori?
R:
certamente sì. Basta pensare ai successi eclatanti come La Guerra dell’Anello e Bang!

D: ha mai distribuito suoi prodotti all’estero o ceduto licenze di pubblicazione a editori stranieri?
R:
a parte limitatissime eccezioni, mai.

D: vede possibile il ritorno in edicola di una rivista di giochi?
R:
se il mercato dovesse allargarsi e se tale rivista dovesse toccare tutti i generi, sarebbe possibile.

D: è stata fondata Assoludens. La sua azienda ne fa parte? Cosa pensa di questa iniziativa?
R:
ne faccio parte e le intenzioni sono buone, ma ritengo sarà difficile mettere insieme tutti gli operatori, specie quelli più grossi.

D: quale giudizio dà di Lucca Games 2005?
R:
il giudizio sulla manifestazione è molto positivo, ma la logistica è certamente perfettibile (nel corso dell’intervista appare Renato Genovese, responsabile di Lucca Comics & Games, a chiedere qualche parere e Ferrari non si fa pregare… N.d.R.).

D: la sua azienda potrebbe essere favorevole a partecipare a un’edizione primaverile di Lucca Games (o progetto equivalente)?
R:
dopo questa esperienza direi di sì.

D: ritiene che in questo momento nel mercato ci sia un’offerta eccessiva di prodotti?
R:
a mio parere, più che di eccesso di offerta dovrebbe parlarsi di offerta confusa… Comunque, i giochi di ruolo e i tridimensionali sono sicuramente caratterizzati da un’offerta molto consistente.

D: com’era il mercato italiano a cavallo fra anni ’70 e ’80?
R:
era un mercato pionieristico, con un crescente interesse per i giochi di simulazione (preferisco chiamarli wargames). Strategy & Tactics (la rivista bandiera della SPI, tuttora pubblicata ma da un altro editore N.d.R.) vendeva 15mila copie ed era proposta anche in Italia. Poi il mercato si è via via modificato, con una crescita d’interesse per i giochi di ruolo e un calo d’interesse per i classici wargames. In questo mercato in mutamento ci fu l’esperienza della rivista Pergioco che approfittò dell’aumento d’interesse per proporsi in edicola. Poi evidentemente i numeri non ci furono più e la rivista purtroppo chiuse.

D: negli anni ’80 la rivalità tra la Stratelibri di Giovanni Ingellis e I Giochi dei Grandi di Fernando Ferrari era uno dei punti fermi del settore. Qual’era l’origine di questo contrasto?
R:
la visione commerciale di Giovanni Ingellis era certo molto diversa dalla mia. Ad esempio, egli cercava di escludere tutti i distributori dalla vendita dei propri prodotti per proporli direttamente ai negozi: Magic resta un caso emblematico di tale filosofia. Certe influenze esterne non positive diedero un contributo a tale atteggiamento. Va tuttavia sottolineato che Giovanni Ingellis ha fatto moltissimo per questo settore, con intuizioni davvero grandi (come fu appunto quella legata a Magic).

D: per quale motivo nel 1994 interruppe l’attività editoriale?
R:
la contrazione delle vendite (era l’anno del primo boom di Magic) era stata di tale portata che non c’erano più i numeri per continuare. Inoltre l’attenzione richiesta era troppo grande sulla base delle risorse disponibili.

D: infine, il catalogo. Si trattava di un testo che non aveva pari al mondo, molto di più di un semplice elenco di titoli e prezzi. La sua pubblicazione però è stata soppressa da anni. Per quale motivo?
R:
il catalogo era molto popolare e anche estremamente costoso. Tuttavia, era caratterizzato da una sorta di obsolescenza implicita, dal momento che questo è un settore in costante fermento con novità che uscivano di produzione ed altre che arrivavano dopo che il catalogo era in tipografia. Ho quindi preferito abbandonare la pubblicazione cartacea in favore di un sito Internet che può essere aggiornato rapidamente e senza particolari problemi.