A&P Chronicles 2002-2003 (I, 3)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 30 Ottobre 2005

Parte I, Capitolo 3: Primi dissapori con i themaniti

Seduta di Ottobre 2002

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 30 Ottobre 2005

Parte I, Capitolo 3: Primi dissapori con i themaniti

Seduta di Ottobre 2002

Primi dissapori con i themaniti

stabilimmo
di partire il più presto possibile, l'indomani mattina. Il nano in
particolare sembrava avere fretta nonostante il suo aspetto la dicesse lunga
sulla sua necessità di riposare, ma concordammo tutti sulla necessità di non
perdere tempo. Erano già passati venti giorni da quando Gaios era stato
visto per l'ultima volta, e noi ne avremmo impiegati almeno altri quindici o
venti per raggiungere il villaggio di Arl-Bocherim. Infatti, fu subito
evidente che non avremmo potuto abbreviare quei tempi in alcun modo: il nano
non sarebbe mai montato a cavallo come io avevo proposto, né tanto meno
avrebbe messo piede su una nave secondo il consiglio di Agherwulf. Saremmo
andati a piedi. Un motivo in più per accorciare i tempi.

Rimasti soli nella saletta privata, facemmo rapidamente un elenco di ciò che
ci sarebbe servito per il viaggio. Sembrava che avessimo già tutto il
necessario e Guglielmo stava già preparando le vettovaglie; il solo problema
era il trasporto dell'equipaggiamento, per il quale avevamo bisogno di
almeno due muli che non potevamo acquistare in città senza dare nell'occhio
e senza perdere altro tempo il giorno seguente.

Riuscimmo a convincere il buon Guglielmo (che suo malgrado sembrò accettare
solo in virtù del suo legame con Shair) a darci le sue bestie da soma. Ci
impegnammo a restituire uno dei due muli, mentre il secondo lo acquistammo
facendo una colletta fra noi per raccogliere i dieci falchi d'oro che erano
il prezzo corrente di quegli animali in città. Senza accorgermente, in
quell'occasione gettai le basi per la mia duratura amicizia con Thorin,
offrendomi di pagare la sua parte nella colletta: conoscevo infatti il
carattere fiero ed orgoglioso dei nani per via di certe storie che mi aveva
raccontato mio nonno, oltre che per quanto era possibile desumere dai libri
di storia che avevo studiato da ragazzo. Fu quindi un gesto per me spontaneo
e naturale evitare al nano l'umiliazione di dichiarare al gruppo che non
possedeva denaro, cosa che mi fruttò la sua immediata riconoscenza, come
compresi dal suo sguardo.

Adesir si occupò di gestire il carico di uno dei due muli, mentre Agherwulf
avrebbe pensato al secondo. Dal momento che pensavamo di partire all'alba,
all'apertura delle porte commerciali della città, proposi di riunirci a casa
mia, dove chiunque ne avesse bisogno (pensavo ancora allo stremato nano)
avrebbe potuto riposare prima della partenza. Agherwulf ci avrebbe raggiunti
dopo aver preso il suo equipaggiamento dalla sua abitazione, poco distante
dalla mia, mentre Warnom ci avrebbe raggiunti direttamente due ore prima
dell'alba. Con gli altri, ci incamminammo verso la mia abitazione.

ci
incamminammo che era ancora buio, sotto una pioggia battente che non faceva
nulla per rendere meno difficoltoso il nostro viaggio fin dall'inizio.
Varcammo le mura leggiadre ed attraversammo il chilometro di campagna
coltivata che si stendeva fra queste e le mura ciclopiche esterne, appena
visibili in lontananza con la loro mole imponente. Percorremmo l'antica via
lastricata senza parlare, avvolti nei mantelli e ancora assonnati, fino a
giungere alle porte commerciali che trovammo aperte. Dall'interno del
barbacane, la fioca luce del posto di guardia emanava un tenue bagliore,
come un saluto per chi si lasciava la città verso un'avventura ricca di
incertezze e pericoli ancora incogniti.

Piovve per tutto il giorno, inzuppandoci senza pietà fino al midollo. Alla
sera trovammo una vecchia fattoria abbandonata dove ne approfittammo per
riposare e consumare un pasto che Thorin si pregiò di arricchire con alcune
sue spezie che lo trasformarono in una pietanza alquanto piccante. Mangiai
avidamente, nonostante avessi le lacrime agli occhi: la zuppa era davvero
piccante, ma servì per lo meno a riscaldarci e tutti mostrarono di gradirla.
La notte fu tranquilla ed eravamo ben riposati quando ci rimettemmo in
marcia il giorno seguente.

Avanzammo nella campagna desolata del Sesir per altri due giorni, quasi
sempre sotto la pioggia, soffermandoci di tanto in tanto per consumare un
pasto o per riposare. Durante quei giorni scambiammo qualche parola fra noi,
approfittandone per conoscerci meglio. Seppi che Thorin veniva da
Bar-Shamdar, una confederazione nanica molto distante da quelle terre, quasi
interamente rasa al suolo dai themaniti circa cinquecento anni prima:
scoprii così che avevamo in comune lo stesso odio per i themaniti. Anche
Adesir mostrò un profondo astio nei confronti dell'odiato invasore, ma da
lei riuscii a sapere ben poco; la ragazza doveva essere molto timida, o
forse non si fidava ancora apertamente di noi.

In quei primi giorni, il membro della piccola compagnia con il quale avevo
legato maggiormente era, con mio sommo stupore, proprio il burbero nano;
passavamo il tempo a parlare della sua armatura e delle diverse tecniche di
combattimento, notai anche che era assai incuriosito dalla mia spada. Ero
felice di avere al mio fianco un guerriero così possente, certo in me stesso
della profonda lealtà di quella razza, a dispetto della sua irruente
rozzezza; dal canto suo, sentivo la stima che Thorin provava per me, e in
più di un'occasione fece capire che mi avrebbe seguito nelle mie decisioni.
Fiero di quella dimostrazione di stima, fra me e me pregai di non dover mai
deludere le sue aspettative...

Il quinto giorno di viaggio, dopo una mattinata in cui la pioggia fu così
intensa da impedirci di lasciare il nostro riparo per alcune ore, ci
rimettemmo in marcia e presto fui raggiunto dal corvo, come sempre comparso
da chissà dove. Notai gli sguardi perplessi dei miei compagni, ma nessuno mi
chiese nulla ed io, per il momento, preferii non dare alcuna spiegazione
sulla presenza di quell'animale al mio fianco. Sicuramente, pensai, ci
sarebbe stato tempo e altre occasioni. Dopo circa due ore di cammino,
arrivarono i primi guai: Agherwulf e Warnom, che marciavano davanti al
gruppo in avanscoperta, avvistarono una decina di cavalieri che avanzava
verso di noi.

ben
presto riuscimmo a distinguere le sagome di nove soldati themaniti, nelle
loro uniformi nere, con le armi e le corazze che rilucevano sotto i raggi di
un sole che faceva la sua timida comparsa per la prima volta dopo giorni di
maltempo.

Ricompattammo il gruppo quando, a circa un chilometro da noi, fu chiaro che
il drappello intendeva contattarci. Tenevamo le mani sull'impugnatura delle
spade, pronti ad un eventuale scontro che tuttavia speravamo di riuscire ad
evitare, qualora si fosse trattato di una semplice pattuglia di
perlustrazione; Adesir aveva l'arco in mano, come anche Agherwulf, ma
opportunamente avevano evitato di incoccare le frecce, per non dare
un'impressione ostile che avrebbe certamente compromesso un eventuale
dialogo.

Gli uomini a cavallo avevano delle spade e piccole balestre, indossavano
armature ad anelli, mentre solo quello che sembrava il capo aveva una cotta
di maglia. Fu chiaro che il grosso del gruppo era costituito di coscritti
esmeldiani: "traditori", come li chiamavamo io ed Agherwulf.

- Da dove venite? - chiesero due dei cavalieri che ci vennero incontro,
distaccandosi dal resto del gruppo che rimase a circa trenta metri di
distanza. Notai subito che tre dei cavalieri alle loro spalle imbracciavano
le corte balestre con i quadrelli già pronti al tiro. Il capo del drappello
era rimasto indietro con gli altri. Notando che parlavano esmeldiano,
Agherwulf tentò una risposta alquanto evasiva mentre mi portavo alle sue
spalle.

- Dove state andando e quali sono i motivi del vostro viaggio? - ci
incalzarono i due soldati, evidentemente insoddisfatti della nostra prima
risposta. Agherwulf inventò sul momento una storia su un amico mercante cui
andavamo incontro per scortarlo, mentre io mi sentivo già infastidito da
quella sorta di interrogatorio in quella che consideravo la mia terra e non
la loro.

- Un nano, un nano! - esclamò quasi sottovoce uno dei cavalieri attirando
l'attenzione dell'altro. La cosa li colpì al punto che iniziarono a fare una
serie di domande sul nostro amico, cercando ancora di scoprire i dettagli
del nostro viaggio, ai quali era sempre più difficile rispondere in modo
convincente ed elusivo.

- Dovete venire con noi! - sentenziò ad un tratto uno dei due uomini,
vedendo che non riusciva a ottenere le informazioni che cercava. Ci dissero
che ci avrebbero condotto ad un posto di guardia e scesero per prendere le
briglie dei nostri muli. A questo punto ero davvero nervoso e capii che non
c'era modo di evitare lo scontro, nonostante fossimo cinque contro nove: la
sola speranza era aggredirli all'improvviso, in modo da prenderci un certo
vantaggio grazie alla sorpresa. Non conoscevo i miei compagni, non sapevo
come avrebbero reagito nel combattimento, né se saremmo riusciti a
coordinare un'azione in modo decente, soprattutto considerando i balestrieri
che avrebbero fatto scattare i loro quadrelli al minimo cenno di reazione da
parte nostra.

- Dammi un segnale quando sei pronto - bisbigliai da dietro ad Agherwulf,
assicurandomi che anche Adesir mi sentisse. - Io mi occupo di questi due e
voi tirate giù quelli con le balestre prima che ci facciano a pezzi! - Notai
che Thorin mi osservava attentamente. Non capiva nulla di quanto dicevo in
esmeldiano, ma i suoi occhi erano fissi sulla mia mano destra, e sperai che
stesse osservando il momento in cui avrei estratto la spada per reagire
contemporaneamente.

Mentre i soldati ripetevano l'ordine di seguirli avvicinandosi ai muli,
Agherwulf iniziò a farmi dei cenni con una mano dietro alla schiena. Fui
felice nel riconoscere che utilizzava gli stessi gesti che eravamo soliti
usare nei Falchi d'Esmeldia quando dovevamo comunicare senza farci sentire
da qualcuno. Attesi il suo via e mi preparai ad estrarre la lama di
famiglia.

all'improvviso,
sbarrai il passo ai due uomini estraendo la spada e colpendo il primo mentre
già allungava il braccio per afferrare le briglie dei muli. Sentii le corde
degli archi di Agherwulf e Adesir tendersi e scoccare, mentre Thorin fu
subito al mio fianco e abbatté l'altro avversario con un singolo poderoso
colpo. I quadrelli fischiarono subito nell'aria senza colpire nessuno,
mentre il capo del plotone già spronava il cavallo avanzando verso di noi ad
arma sguainata, seguito dagli altri soldati.

Agherwulf eliminò immediatamente uno dei balestrieri, mentre Adesir iniziò a
ricoprire di frecce un altro avversario. Altri quadrelli sibilarono
nell'aria andando a colpire solo la dura corazza a scaglie del nano, che già
si parava in mezzo al campo di battaglia brandendo la sua enorme arma,
pronto a ricevere il primo cavaliere. Visibilmente intimorito da tanta
furia, l'uomo che avevo davanti scelse inopportunamente di tentare
un'improbabile fuga, ma non ebbi alcun rimorso nel terminarlo affondando la
lama nella sua schiena, che produsse un impressionante rumore di ossa
frantumate. Nel frattempo, Adesir aveva ucciso un balestriere, mentre
sentivo Warnom salmodiare alle mie spalle, intento a pregare o a invocare la
grazia degli dei su di noi.

Con uno schianto, il primo cavaliere crollò a terra quando, con un solo
colpo, Thorin spezzò le zampe anteriori del cavallo, precipitandosi quindi
sul malcapitato per terminarlo. Contemporaneamente, un secondo soldato mi
caricò a cavallo mancandomi di un soffio, e si ritrovò con il ventre
squarciato da un potente colpo che vibrai roteando la lama nera mentre lo
schivavo di lato. Adesir e Agherwulf si spinsero in avanti, per affrontare
gli ultimi due themaniti, mentre io e Thorin ci ritrovammo a fronteggiare il
capo, ancora a cavallo, dai due lati.

Ormai ridotti in tre, i nostri avversari ebbero presto la peggio, ed il
silenzio tornò sulla campagna allagata. Davanti a noi, i corpi degli
avversari giacevano immobili, arrossando le pozzanghere con il sangue che
avevamo versato. Le loro armi e le corazze infrante giacevano ora immobili,
riflettendo i raggi del sole che già iniziava nuovamente a velarsi di nubi.

Avevamo vinto il nostro primo scontro. Avevamo superato la prova delle armi.
Avevamo dimostrato di essere un gruppo e di saper lavorare assieme. Ci
sorridemmo l'un l'altro quasi senza parole, prendendo coscienza per la prima
volta delle nostre capacità.