A&P Chronicles 2002-2003 (I, 9)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 12 Novembre 2005

Parte I, Capitolo 9: I guerrieri di ferro (e una triste scomparsa)

Seduta di Ottobre 2002

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 12 Novembre 2005

Parte I, Capitolo 9: I guerrieri di ferro (e una triste scomparsa)

Seduta di Ottobre 2002

I guerrieri di ferro (e una triste scomparsa)

il sole
era ormai scomparso e solo una tenue luce riflessa dall'orizzonte si
irraggiava nel tramonto, quando giungemmo in un posto che ci sembrò un buon
punto per fermarci.Eravamo entrati in una piccola gola al riparo fra due
lievi alture, al centro della quale un modesto rilievo forniva un buon punto
di osservazione, riparato da un lato da un profondo crepaccio di almeno una
ventina di passi di profondità. Ci portammo sulla sommità del rilievo e
salutammo Adesir ed Agherwulf che partirono immediatamente per la loro
ricognizione verso Arl-Bocherim. Poiché il villaggio distava circa un'ora e
mezza di cammino, stabilimmo di rivederci entro cinque ore al massimo, dopo
di che io, Warnom e Thorin ci saremmo comunque mossi senza attendere
ulteriormente in quel luogo.

La notte era scesa rapida, immergendoci nell'oscurità della luna nuova, e
sentivamo solo i versi degli animali notturni che rompevano il silenzio
della notte con i loro richiami. Non avevamo ancora iniziato a smontare gli
zaini per cercare qualcosa da mangiare, quando Adesir ed Agherwulf fecero
ritorno di corsa, visibilmente intimoriti.

- Smontate tutto e via di corsa! - gridò Adesir.

- Cinquanta uomini, o forse più - aggiunse Agherwulf - stanno risalendo la
collina qui dietro!

Da entrambi gli imbocchi della stretta gola, vidi allora il bagliore delle
torce. In breve iniziai anche a udire le voci. Erano themaniti, sentivo gli
ordini di perlustramento dati alle pattuglie. Ce n'erano sul colle alle
nostre spalle e arrivavano anche dalle sole due vie di uscita dello stretto
canalone in cui ci trovavamo. Eravamo in trappola!

- Non ce la possiamo fare - disse Agherwulf studiando la situazione mentre
già il nano impugnava la sua posente arma in atteggiamento di sfida. - Sono
troppi per noi cinque!

- Abbiamo una sola possibilità! - dissi, prendendo una decisione che non mi
piacque ma che mi sembrò la sola possibile. - Noi siamo pochi, se ci
separiamo abbiamo più possibilità di passare attraverso le maglie del
rastrellamento e dileguarci nel buio!

- Ognuno per conto suo, allora - ringhiò il nano fiutando l'aria. Sembrava
avvertire qualcosa che sul momento non compresi, troppo preso dall'emergenza
in cui ci trovavamo.

- Ognuno per conto suo - gli feci eco. - Se ci perdiamo di vista,
l'appuntamento è al rudere della fattoria dove abbiamo passato la prima
notte al viaggio di andata! Buona fortuna!

Senza ulteriori commenti, vidi i miei compagni allontanarsi, e rimasi ultimo
a muovere, incerto sulla direzione da prendere, mentre dal cielo piombava
una pioggia di frecce scagliate alla cieca, come in una caccia alla lepre.
Adesir andò verso il crepaccio, Agherwulf e Warnom lo aggirarono per
inerpicarsi sul colle alle nostre spalle, il nano aveva già ripreso la
strada da cui provenivamo.

- Orchetti! Orchetti! Da questa parte, maledetti cani bastardi! - Udii il
nano urlare dal buio della gola. Gli fecero eco alcuni grugniti, ma non
riuscivo a vedere nulla. Cosa ci facevano degli orchetti fuori dalla zona di
guerra?

pensai
che Thorin stesse cercando di attirare l'attenzione della pattuglia su di sé
per consentirci una via di fuga, ma non riuscii ad approfittarne. Troppe
volte quel compagno si era dimostrato leale nei miei confronti, troppe volte
mi aveva aiutato in situazioni difficili perché io potessi guadagnare la
fuga con un suo sacrificio. Reagii impugnando la spada, corsi nella stessa
direzione e mi proiettai alle sue spalle, correndo a rotta di collo nel
buio, mentre già il clangore del metallo risuonava nella gola, misto a
grugniti di dolore. Cercai di tenermi al riparo nell'ombra del costone
roccioso, poiché ero ferito e non in grado di combattere apertamente, ma
subito una delle sgradevoli creature mi vide e balzò verso di me.

- Sono con te, Thorin! - urlai levando la lama, comprendendo che avrei
dovuto combattere nonostante fossi esausto e dolorante - siamo almeno in due
contro questa feccia!

Thorin era accerchiato da almeno quattro orchetti e ne sentii almeno due
rovinare a terra sotto i suoi colpi. Il mio avversario mise troppa foga
nella sua aggressione e ricevette un primo colpo della mia spada in pieno
ventre, dopo di che, con un secondo fendente, gli squarciai la schiena
mandandolo a terra privo di vita. Rapidamente, mi mossi verso il nano,
iniziando a distinguerne le sagome nel buio, e cercai di affrontare un altro
nemico, mentre una nuova pioggia di frecce cadeva su di noi, ma Thorin gli
staccò la testa con un colpo poderoso, che andò a schiantarsi contro un
masso producendo un rumore raccapricciante di ossa infrante.

Una freccia mi si conficcò in una spalla, fiaccando ulteriormente le mie già
esigue forze rimaste. Mi reggevo in piedi quasi solo per la forza dei nervi,
mente il nano, anche lui colpito da un dardo, già schizzava rapidamente su
per il pendio, incurante della ferita, dove ora riuscivo a distinguere gli
orchetti arcieri che ci avevano bersagliato. Improvvisamente, un fragore
seguito da numerose urla e lamenti strazianti mi fece voltare verso la
direzione in cui si trovava il crepaccio, dove era visibile una luce ed
altri bagliori. Non riuscii a capire cosa stesse accadendo laggiù, ma dalle
voci che si udivano seppi che, in qualche modo, numerosi dei nostri nemici
dovevano essere precipitati dal pendio roccioso, segno che anche gli altri
compagni erano all'opera...

Mi affrettai su per il pendio, cercando di farmi scudo del nano per evitare
altre frecce che sapevo mi avrebbero atterrato.

- Neanche la madre li potrà riconoscere! - urlava Thorin correndo e
mulinando il poderoso martello nell'aria. Uscii da dietro di lui evitando il
fendente di un orchetto, mentre il mio compagno ne abbatté due con un solo
colpo. Roteai la spada con ferocia abbattendo un avversario e squarciando il
ventre di un secondo, ma questo riuscì ugualmente a difendersi, facendomi
perdere i sensi.

nell'oscurità
in cui mi trovai avvolto, improvvisamente vi fu una luce abbagliante. Nel
biancore abbacinante, la sagoma nera di un immenso drago si stagliava, ad
ali aperte, incutendomi una sensazione mista di paura e ammirazione. Il
gigantesco essere chiuse le ali e prese a cambiare forma, allungandosi fino
ad assumere la sagoma di una spada che mi sembrò familiare. Sentii un
brivido percorrermi la schiena fino a ridursi ad un formicolio che si
concentrò sulla mia mano destra.

Riaprii gli occhi, in parte ristorato dalle ferite e dalla fatica, con la
spada ancora in pugno, mentre venivo trasportato in spalla da Thorin.

- Ehi, mettimi giù! - gli urlai, cogliendo una nota di stupore nel vedermi
riaprire gli occhi così in fretta. Evidentemente il nano doveva aver
abbattuto gli ultimi avversari, ed ora stava correndo verso l'altura al
centro della gola, nonostante fosse quasi completamente esausto a causa
della fatica e delle numerose ferite che macchiavano di sangue la sua
armatura in molti punti.

Thorin mi disse che davanti a noi vedeva Adesir intenta a scagliare frecce,
la quale non si era accorta di un essere spaventoso che le si stava
avvicinando alle spalle: un Guerriero di Ferro!

- Non siamo più un uomo e un nano che si rispettino se non corriamo ad
aiutare la ragazza! - dissi, ottenendo l'immediato assenso del mio amico.
Accelerammo il passo fino a correre, mentre io per non cadere tenevo una
mano sulla spalla di Thorin, dato che non riuscivo a distinguere le asperità
del suolo a causa del buio notturno.

Ora Adesir aveva sfoderato i suoi lunghi pugnali e stava affrontando un
avversario in corpo a corpo, mentre i miei occhi iniziavano a distinguere le
prime sagome.

caricammo
il gigantesco guerriero con tutta la foga che potevamo. Era alto almeno due
palmi più di me, e ugualmente più largo. Indossava un'armatura di piastre
pesanti che non lasciava intravedere neanche una minima parte di ciò che
celava sotto il metallo. Il viso era nascosto da un poderoso cimiero
corazzato e impugnava minacciosamente due grosse asce completamente nere. Si
accorse di noi e si voltò, tralasciando Adesir che intanto affondava i suoi
pugnali con rapidi movimenti colpendo più volte il suo avversario umano.

Mancammo il colpo, sia io che Thorin. Le armi rimbalzarono sulla lucida
corazza, la cui resistenza avevamo certamente sottovalutato. Con un
movimento sorprendentemente rapido, l'essere roteò le sue asce, assestando a
entrambi dei colpi di inusitata violenza.

Piombai nuovamente a terra, e ancora la misteriosa visione del drago nero si
affacciò alla mia mente incosciente, riportandomi al mondo dei vivi. Cosa mi
stava accadendo? Era forse un effetto della mia spada, come sembrava logico
supporre? E perché allora mio padre non mi aveva mai fatto cenno di queste
straordinarie proprietà? Incerto su ciò che mi stava accadendo, e se il
sogno del drago nero fosse realmente una buona cosa, fui scosso nel vedere
Thorin crollare a terra colpito dal Guerriero di Ferro.

Non potevo affrontare quel nemico, era troppo al di sopra delle mie forze,
da solo. Cercai allora di escogitare un espediente che mi consentisse di
mettere in salvo Thorin senza rischiare di morire anche io. Non ero sicuro
che il drago nero mi avrebbe salvato ancora, e se lo avesse fatto, temevo
che un giorno mi avrebbe presentato un conto troppo salato da pagare...

Iniziai ad arretrare, pur fronteggiando il colosso, mantenendo una distanza
di circa tre passi fra me e lui, descrivendo un ampio cerchio attorno al
corpo esanime del nano. Alle spalle del mio nemico, Adesir uccideva in quel
momento il suo avversario, ma un altro Guerriero di Ferro scendeva il pendio
in quel momento, e udii altri passi pesanti alla mia destra.

Scattai con tutte le forze che avevo in corpo, percorsi una trentina di
passi più veloce che potevo, raccolsi il corpo di Thorin e lo issai in
spalla, continuando a correre fino a che quasi non travolsi Warnom che
spuntava dal buio affiancato da un orchetto.

- Presto, fate qualcosa per Thorin! - implorai, scaricando a terra il nano.
Poi mi voltai incuriosito verso l'orchetto mentre Warnom si prendeva cura
del ferito.

- E' un amico, non ti preoccupare - mi disse Warnom, intuendo la mia
perplessità. - E' lui che ha eliminato l'altro Guerriero di Ferro! - Lo
guardai stupito, mentre la strana creatura si avviava verso il punto in cui
Adesir stava per incontrare l'altro gigante metallico.

- Aiuto, la donzella è in pericolo grande! - sentii gridare l'orchetto in
uno stentato ed arcaico Esmeldiano. Aveva impegnato il Guerriero di Ferro in
corpo a corpo, permettendo ad Adesir di distanziarsi di qualche passo per
impugnare il suo micidiale arco. Mi rialzai e corsi contro l'enorme figura,
vibrandole una serie di colpi che squarciarono parte della sua armatura
nella zona posteriore. Adesir centrò il guerriero con una freccia che si
conficcò profondamente nella sua armatura, ma questo resisteva, e solo per
fortuna riuscii a scansare i suoi fendenti.

- Fate largo al nano! - gridò Warnom alle mie spalle. L'orchetto fece un
passo di lato e immediatamente Thorin si schiantò contro il nemico
tempestandolo di colpi, spinto da una carica bestiale.

- Damigella, la spada si usò, o soccombenti noi saremo! - sentivo l'orchetto
consigliare Adesir, nel suo strano modo di parlare, mentre cercavo alla
meglio di scansare i colpi senza riuscire ad affondare la lama in modo
efficace. Poi un nuovo colpo mi fece mancare il fiato e in seguito seppi che
fu la magia di Warnom, alle mie spalle, a tenermi in piedi in quel
frangente, impedendomi di cadere nuovamente a terra tramortito.

Poi, ad un tratto, l'orchetto affondò profondamente la sua lama nella
possente armatura, dalla cui profonda ferita emerse un'intensa luminosità.
Thorin, forse incentivato da quel fatto, seguì urlando con una possente
mazzata del suo martello a due mani, schiantando l'armatura in più punti.
Con uno schianto che fece vibrare il suolo, il Guerriero di Ferro stramazzò
a terra. Con un rumore secco, si aprì la corazza, rivelando il nulla al suo
interno!

il
nemico era ormai in fuga.

Sembrava proprio che, straordinariamente, fossimo riusciti ad avere la
meglio in quello scontro pur così impari sul piano delle forze in campo! Era
tuttavia possibile che qualcuno ci avesse aiutati, senza che lo vedessimo,
magari come aveva fatto il misterioso orchetto giunto con Warnom.

- Grazie, amico - dissi all'orchetto porgendogli la mano in segno di
amicizia. - Qual'è il tuo nome, così che possa ricordarti come un compagno
valoroso?

- Gorg della Montagna - rispose fiero. - Così mi nomò il padre mio, Arton
della Montagna!

- Il fatto che tu abbia abbattuto il Guerriero di Ferro non significa nulla,
brutto animale - interruppe Thorin digrignando i denti all'indirizzo di Gorg,
che tuttavia non reagì. Era evidente che il nano avesse una questione tutta
sua contro quelle creature, che seppur ripugnanti, non destavano in me lo
stesso odio profondo che notavo nel mio amico.

A stento, io e Warnom riuscimmo a far capire a quella testa dura che non era
quello il momento per discutere e litigare fra noi. In quel momento ero
felice e preferivo pensare che fosse stato il nostro momento di gloria, la
nostra giornata da eroi, ed ero felice nel guardare in viso i miei amici.
Poi mi accorsi che mancava qualcuno.

- Warnom - chiesi - dov'è Agherwulf?

- Agherwulf ha avuto un problema... un grosso problema - mi rispose
freddamente, gelandomi il sangue nelle vene più di quanto mi fosse accaduto
con il Guerriero di Ferro.

- Agherwulf è morto. - Concluse poi, abbassando lievemente lo sguardo.

corsi
senza sentire ragioni verso il luogo che mi indicarono, dove era caduto il
nostro compagno. Non credevo, non volevo credere che fosse davvero morto.
Forse era solo svenuto, come era accaduto a me, forse non si erano accorti
che respirava ancora, e non prestavo alcuna attenzione a ciò che mi dicevano
Warnom e Grog. Li sentivo dietro di me, seguirmi mentre mi affrettavo, con
il fiato corto, per verificare. Giunsi quindi ad uno spiazzo a mezza costa,
e lì lo vidi.

Il terreno era cosparso di cadaveri, orchetti, themaniti e quanto restava di
un altro Guerriero di Ferro rivelavano come in quel luogo si fosse consumata
una straordinaria e violenta battaglia. Il corpo di Agherwulf, squarciato
quasi in due, giaceva al centro dei suoi nemici, inconfutabilmente ed
irrimediabilmente privo di vita, in una pozza di sangue che colava dai sassi
e si infiltrava nel terreno come una pioggia. Mi accasciai a terra e piansi
a lungo, constatando per la prima volta come fossi giunto a considerare
quegli amici una mia seconda famiglia.

I themaniti mi avevano privato di un altro dei miei familiari...

quando
mi fui ripreso, Thorin aveva già scavato una profonda buca per seppellire i
resti del nostro compagno. Prendemmo il suo equipaggiamento, certi che
avrebbe acconsentito perché noi ne facessimo uso, dividendoci le frecce, le
monete, il prodigioso arco e quant'altro restava. Gli lasciammo la sua spada
consacrata a Maethus, che posammo sul petto, e gli adagiammo le mani
sull'elsa, in una figura che ne avrebbe testimoniato il valore a chiunque lo
avesse mai ritrovato. Seppellimmo con Agherwulf anche una piccola stele di
pietra, sulla quale Thorin incise il suo nome ed alcune parole
commemorative. Quindi, ci allontanammo dall'infausto luogo.

- Chi essere Gawain uccellino nero? - ad un tratto Gorg mi risvegliò dal
torpore in cui ero caduto per la morte di Agherwulf.

- Corvo nero - rintuzzai quasi acidamente - si dice Corvo nero, non
uccellino nero! - Vidi l'orchetto estrarre un libriccino dalla tasca, sulla
quale appuntò qualcosa con uno stilo. Che strana creatura era quella, così
lontana da quanto conoscevo della sua deprecabile razza!

- Come sai il mio nome? - gli chiesi.

- Io cercava voi, e mio fratello anche, Adron della Montagna nomato è! -
Rispose, convinto di essersi spiegato eloquentemente.

Incuriosito, iniziai a conversare con Gorg mentre ridiscendevamo
dall'altura, per cercare di capire cosa intendesse dire. Riuscii a capire
che era stato inviato da qualcuno per proteggere ed aiutare due gruppi, uno
dei quali eravamo noi, mentre l'altro era costituito, pareva, dal solo suo
fratello Adron. Era una faccenda misteriosa, ma la sua stentatezza nell'esmeldiano
non mi permise di capire di più. La sola cosa certa era che lui ci aveva
aiutati ed era anche merito suo se quel giorno avevamo messo in fuga un
esercito assai più numeroso di noi, quindi mi sentivo riconoscente verso l'orchetto,
malgrado la sua repellente razza.

- Bene Gorg - gli dissi. - Tu ci hai aiutati ed io te ne sono grato, quindi
se potrò fare qualcosa per aiutarti a trovare tuo fratello Adron, conta su
di me.

L'orchetto sorrise.