A&P Chronicles 2002-2003 (IV, 14)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 28 Gennaio 2006

Parte IV, Capitolo 14: La caduta di Terembork

Seduta del 05/03/2003

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 28 Gennaio 2006

Parte IV, Capitolo 14: La caduta di Terembork

Seduta del 05/03/2003

La caduta di Terembork

solo io e Frostwind eravamo in piedi e in grado di agire razionalmente. Tervel era scomparso da tempo, e ora, riflettendoci, mi accorsi di non ricordare di averlo visto da quando avevamo abbattuto lo strato di roccia che separava il magazzino dalla caverna dei guerrieri di ferro. Thorin era in missione per conto del re di Bar-Arghaal, e mi accorsi di quanto mi mancasse la sua solida spalla in quell'occasione.

Adesir, Warnom e Polgrim giacevano ancora sul disco fluttuante evocato dalla magia di Frostwind, dove io li avevo caricati in fretta e furia prima di abbandonare il magazzino, mentre già l'esercito di Themanis stava per abbattere la barriera metallica eretta dal mago per tenerli momentaneamente a distanza. Osservai i volti dei miei compagni ancora paralizzati dal terrore che aveva insinuato in noi il Cercatore, e mi chiesi se anche io avessi avuto una simile espressione di sgomento quando ero stato preda della stessa paura. 

Ora, in mezzo a qualche decina di nani dalle espressioni stupefatte, ci trovavamo nel mezzo della strada dei magazzini, di fronte a quello invaso dall'orda, che già aveva ripreso a battere contro il nuovo muro di ferro che Frostwind aveva eretto per sbarrarne l'uscita. Non c'era tempo per pensare, ed era inutile agire, data la soverchiante superiorità numerica degli avversari. Che fare?

- Frostwind, una barriera non basta! - esclamai, rivolgendomi al mago che appariva stanco e sudato. - La prima è stata abbattuta in pochi minuti, fanne altre, dobbiamo guadagnare tempo per fare qualcosa!

Ma il mago era impegnato a tentare una difficile conversazione con un nano, che compresi essere un prete di Morgrim. Cercava di spiegargli cosa vi fosse nel magazzino in grado di provocare tanto chiasso e tanta eccitazione e dopo alcuni tentativi il nano sbiancò in volto. Per un attimo il prete rimase immobile, come vinto da uno sconforto irresistibile, nell'apprendere l'entità della minaccia. Poi, grazie alla sorprendente capacità di ripresa che solo il popolo nanico possiede, si avvicinò al disco fluttuante ed iniziò a bisbigliare qualcosa mentre imponeva le sue corte e tozze dita sul volto di Polgrim, gesticolando. Il nostro compagno emise un lieve rantolo e si riprese, scuotendo la testa come se il gesto potesse allontanare i terribili ricordi degli ultimi istanti nel magazzino.

Il prete tentò senza successo di risvegliare anche Warnom dal suo stato di incoscienza, mentre io osservavo preoccupato la barriera metallica deformarsi sotto i possenti colpi dei Guerrieri di Ferro.

- Presto, dobbiamo arretrare fino all'incrocio dove la strada si allarga, - ci esortò Frostwind dopo alcuni istanti di silenzio, - in quel punto penso di poter fare qualcosa per organizzare una difesa in attesa dei rinforzi o di idee migliori... 

Ci muovemmo rapidamente, ripercorrendo all'indietro la strada fino al punto in cui si separava in tre cunicoli più stretti, impiegando un tempo che mi parve eterno. Solo il rumore dei nostri passi ed il suono del nostro respiro affannato echeggiavano nel lungo tragitto, mentre cercavo disperatamente di ignorare i colpi contro la barriera di metallo.

Poi, ad un tratto, i colpi si fermarono.

Restammo alcuni istanti in silenzio, ascoltando. Il silenzio era adesso più preoccupante del rumore assordante di prima. Cosa stavano facendo i nostri nemici? Erano già riusciti ad uscire dal magazzino? O forse avevano rinunciato? O magari avevano trovato una via alternativa di cui non eravamo a conoscenza e che li avrebbe condotti di sorpresa su di noi?

- Dobbiamo sapere cosa stanno facendo - dissi, già deciso a tornare indietro in esplorazione.

- Vengo con te - ribadì Polgrim, in tono perentorio. Il suo sguardo era fisso verso la strada buia e ora silenziosa.

- Io sono più leggero e agile, corro molto più veloce di te, se occorrerà fuggire - tentai di dissuaderlo. Il rischio era grande, e non ritenevo opportuno mettere a repentaglio più di una persona, per quella folle idea.

- Allora mi fermerò a metà strada, ma potrò esserti utile se le cose vanno male. - La sua decisione, sottolineata da un gesto della mano, era chiaramente definitiva, così non proseguii nella discussione, accettando mio malgrado. E tuttavia fui compiaciuto di averlo a fianco: anche quel nano si stava dimostrando un buon compagno, leale e fedele. Se io non avessi potuto tornare indietro, almeno lui avrebbe potuto portare le informazioni al resto del gruppo.

giunsi nuovamente davanti al magazzino senza incontrare nessuno, a parte l'opprimente sensazione di presenza causata dall'innaturale silenzio. Polgrim si era fermato a metà strada, come convenuto, ed io osservavo la barriera di metallo che, sebbene deformata in più punti, era ancora al suo posto. Che avessero rinunciato? Avevo sentito dire che i Guerrieri di Ferro, essendo costrutti magici senza vita, dovevano essere attivati dalla magia: forse, quando ci eravamo allontanati, non percependo più la nostra presenza erano tornati ad essere inerti, come quando li avevamo trovati nella caverna...

Un lievissimo rumore catturò la mia attenzione. Sembrava provenire dal magazzino, e aveva un che di musicale. Mi accostai alla porta sbarrata più di quanto la mia paura suggerisse di fare, poggiando un orecchio sulla fredda superficie di ferro.

All'interno del magazzino, qualcuno che non poteva essere un Guerriero di Ferro stava cantando una nenia ripetitiva. Riconobbi il linguaggio themanita e colsi alcune parole ripetute di frequente nel canto: "si aprono le porte".

In un attimo compresi il pericolo. Ci volle un po' di più per ragionarci sopra. Quando realizzai che probabilmente un prete di Themanis stava lanciando un incantesimo per liberare l'uscita del magazzino, ero già a metà strada verso Polgrim, con il fiato corto ed il cuore che batteva all'impazzata. 

Ad un tratto colsi un movimento con la coda dell'occhio, da una nicchia laterale. Era Tervel. Rannicchiato nell'anfratto, tremante e terrorizzato, cercava di nascondersi da chissà quanto tempo. Lo afferrai per un braccio senza neanche cercare di scuoterlo dalla paura, e me lo tirai dietro rapidamente, notando che non opponeva troppa resistenza.

Ripresi a correre per quanto mi consentiva Tervel, aspettandomi da un momento all'altro lo schianto della barriera da cui sarebbero sciamati fuori i guerrieri. Giunsi all'altezza di Polgrim che mi scrutava brandendo il martello fra le mani, con un'aria interrogativa. 

- Corri! - iniziai a gridare ad alcuni passi da lui, senza accennare ad arrestare la mia corsa, - Non ti fermare, stanno aprendo il magazzino con la magia!

In quel momento, uno schianto echeggiò nella caverna, rimbombando come il suono di una campana. Il muro di ferro era caduto, ora sarebbe iniziato l'inseguimento. Ed avevamo ancora molta strada da fare prima di ricongiungerci agli altri presso l'incrocio.

in un attimo Polgrim mi affiancò nella corsa, notando come la necessità di trascinare Tervel non ci consentisse di andare al massimo della nostra velocità. Con sorprendente naturalezza, il nano sollevò il barbaro e se lo caricò in spalla, senza per questo diminuire la sua andatura, che anzi ci permise di andare un po' più spediti. 

Ma non bastava. Alle nostre spalle, udii i primi rumori degli inseguitori. Non i passi pesanti e cadenzati dei Guerrieri di Ferro, ma qualcosa di più rapido e leggero era sulle nostre tracce. E si avvicinava rapidamente.

- Li fermo qui - dissi, brandendo la lama nera, - tu corri dagli altri e informali della situazione!

- Se ti fermi, combatto con te, non ti lascio da solo! - rispose il cocciuto nano, che in questo sembrava voler superare la testardaggine dello stesso
Thorin. 

Percorremmo ancora alcuni passi di corsa, mentre cercavo inutilmente di convincere Polgrim a starmi a sentire. Non c'era verso, non avrebbe mai fatto come gli avevo detto. 

I nostri inseguitori ci erano ormai addosso, era inutile continuare a correre per farsi aggredire alle spalle. Ci fermammo quasi simultaneamente, Polgrim scaricò Tervel e sfoderammo le armi preparandoci ad affrontare un'orda di nemici.

Dal buio emersero quattro figure ammantate, rapidissime, silenziose e letali già al solo sguardo.

- Monaci themaniti! - esclamai, come se conoscere l'identità del nemico potesse modificare la nostra situazione in qualche modo. I monaci balenavano verso di noi agitando le mani come in preparazione di qualche tremendo colpo tipico della loro ferrea disciplina. Sciamavano in silenzio, eppure la loro presenza era assordante. Lanciammo un furioso grido di battaglia e ci lanciammo contro gli avversari, decisi a vendere cara la nostra pelle.

Polgrim abbatté subito uno degli avversari, fracassandogli la cassa toracica con una poderosa martellata, la mia nuova cotta di maglia parò i primi colpi del mio avversario, mentre con la spada cercavo di aprirmi una strada nelle sue difese. 

Erano veloci. Erano straordinariamente veloci. Evitavano i miei colpi saltando e schivando con naturalezza, facendomi sentire lento come mai mi era successo prima. Mi aggredivano con ripetuti colpi delle mani che sembravano fatte di ferro, anche se grazie alla corazza riuscivano a procurarmi ben poco danno. Tuttavia, dal momento che anche io non riuscivo a danneggiare i miei avversari, presto la fatica divenne un problema, dato che i monaci erano certo più allenati di noi. Con il fiato rotto e senza la possibilità di un attimo di tregua, fui ancora una volta lento nello schivare e venni raggiunto da un colpo che mi annebbiò la vista per un attimo, passando anche oltre la difesa della maglia nanica. 

Polgrim non era meno affaticato di me, nonostante la sua più robusta costituzione, e ad un tratto perse la presa sull'impugnatura del martello, che si abbatté sulla sua stessa gamba. Fu rapido a recuperare tuttavia, evitò un colpo alla testa e, sollevando il martello con forza, colpì l'avversario sotto il mento che emise un orribile rumore di ossa rotte. Un secondo monaco giaceva senza vita a terra, quando mi accorsi che Tervel stava combattendo al nostro fianco.

Eravamo tre contro due, adesso, ma quanto tempo ci sarebbe voluto prima che altri nemici si aggiungessero al combattimento? Dovevamo essere rapidi, abbattere gli ultimi due avversari velocemente per avere la possibilità di correre verso la salvezza.

- Correte! Correte indietro, presto! - la voce di Warnom alle nostre spalle, distante, ci incitava. Probabilmente avevano eretto una barricata o comunque erano in una posizione difendibile. Il prete continuava a gridare, e presto anche la voce di Frostwind si aggiunse alla sua, ripetendo l'invito. Ebbi la sensazione cheil mago volesse lanciare un incantesimo che ci avrebbe travolti tutti, se non fossimo stati in grado di allontanarci, ma era impossibile. Finché eravamo in corpo a corpo con i due monaci superstiti, voltar loro le spalle avrebbe significato morte certa.

Fu forse proprio grazie all'incitamento dei nostri compagni che riuscimmo nell'impresa. Polgrim si avventò di fianco sul monaco che mi assaliva approfittando della mia guardia stanca, uccidendolo rapidamente, mentre Tervel spiccò la testa all'ultimo avversario. Senza dire una parola, ci voltammo e riprendemmo a correre, trascinando con noi i corpi degli avversari a testimonianza della presenza di altre forze di Themanis, oltre ai Guerrieri di Ferro.

all'incrocio trovammo i nani ed i nostri compagni che avevano eretto una barriera difensiva. Dal nostro lato era stata scavata, chissà come nella roccia, una specie di fossato che misurava almeno sei braccia da un lato all'altro, e che prendeva quasi tutta la larghezza del passaggio. Alle spalle del fossato, era stato eretto un muro che si innalzava quasi fino alla volta, il quale lasciava anch'esso un piccolo spazio laterale che doveva servire per il nostro ingresso.

Ci precipitammo all'interno quando già iniziavamo ad udire i cadenzati passi delle milizie di ferro in lontananza, e subito Frostwind e Warnom si affrettarono a completare lo sbarramento. Il mago dissolse la pietra davanti all'ingresso in modo da estendere il fossato a tutta la larghezza della strada, mentre Warnom sigillò la parte alta del muro. 

Eravamo ora al sicuro, finalmente, nello spiazzo in cui la strada si separava in tre cunicoli distinti. Fra noi e i Guerrieri di Ferro, una barriera ben più solida delle precedenti ci avrebbe concesso un po' di tranquillità. Un contingente di una sessantina di nani in assetto pesante era ora presente, pronto all'eventuale scontro che, tuttavia, speravamo di poter scongiurare.

Polgrim e Frostwind si diedero da fare per spiegare la situazione a uno degli ufficiali, il quale mandò subito un messo con l'ordine di rintracciare un vescovo di Morgrim, che avrebbe potuto contattare direttamente il sovrano per decidere il da farsi. Nel frattempo, ci allontanammo dalla barriera, cercando di discutere possibili strategie per risolvere la situazione, assai più grave di quella che si era presentata ad Aktaarbork. L'idea migliore sembrava essere quella proposta da Warnom e Polgrim, ovvero di causare il crollo della volta per chiudere definitivamente fuori da Terembork la zona dei magazzini. Tuttavia, occorrevano i genieri che tardavano a mostrarsi, sebbene fossero già stati inviati messaggeri alla loro ricerca.

Il nostro posto in prima linea fu preso da una falange di guerrieri nani che si dispose a cuneo, in modo da fronteggiare un'eventuale irruzione. Il nano che costituiva il vertice del cuneo era il guerriero più imponente e corazzato che avessi mai visto in vita mia...

La situazione sembrava tranquilla, ed il nemico non sembrava aver aggredito la nostra barriera quando tornò il messo con una convocazione del vescovo che intendeva parlarci. Ci mostrammo riluttanti ad abbandonare il posto, ma nonostante le discussioni con Balin del Pugno di Rame, l'ufficiale in comando, alla fine fummo costretti a cedere e fummo condotti nel tempio, alla presenza di Falin, figlio di Pelin, vescovo di
Morgrim.

Senza tempo per i preamboli, raccontammo al vescovo quanto stava accadendo e ciò di cui eravamo stati direttamente testimoni, parlando concitatamente in modo che fu evidente il nostro nervosismo. Falin ascoltò attentamente, facendo domande di tanto in tanto, e si mostrò favorevole all'idea di far crollare la volta del piazzale, anche perché la sola alternativa, che comportava il crollo guidato dei camminamenti cittadini, avrebbe significato l'evacuazione di Terembork. Tuttavia, i genieri non sarebbero giunti se non dopo alcune ore, un tempo infinito data la situazione, così fu stabilito di tentare con la magia dei preti. 

Accompagnati dal vescovo e la sua scorta di accoliti, tornammo alla barriera, dove la situazione era stranamente tranquilla. Nessun segno del nemico, nessun tentativo di forzare lo sbarramento. Il contingente della guardia nanica aveva superato il centinaio, adesso, segno che i rinforzi continuavano ad affluire, anche se con lentezza. Oltre al cuneo disposto in prima linea, gruppi di guerrieri disposti su due file erano ora dislocati in vari punti del piazzale e dei tre camminamenti che da esso si dipartivano.

I primi tentativi del vescovo rivelarono subito che le forze nemiche erano già all'opera. Il prete pose le mani sulla roccia di una parete e iniziò lentamente a trasformarla in una specie di fango che colava a terra solidificandosi, indebolendo così il supporto della volta. Tuttavia, l'operazione si rivelava assai lunga e faticosa, come testimoniavano le numerose gocce di sudore che presto imperlarono la fronte di Falin. E se pure il vescovo era in grado di operare, lentamente, gli altri preti non riuscivano a ottenere alcun risultato, per quanto pregassero e invocassero il loro dio.

- Sono in atto controincantesimi clericali che ci ostacolano - rivelò Falin ad un tratto, in una pausa per riprendersi dalla fatica. E tuttavia non c'era altro da fare. Per quanto lungo fosse.

Nell'impossibilità di dare una mano, fummo vinti dalla stanchezza, ci appartammo in una nicchia del cunicolo abbastanza distante dal fronte delle operazioni e lì dormimmo profondamente.

quando ancora credevo di essermi appena coricato, fummo svegliati da un frastuono che ci fece temere il peggio. Invece la barriera era ancora al suo posto, e il vescovo era riuscito a far crollare la volta di due dei tre passaggi. Un buon risultato, pensai, anche se certo non bastava. 

Il rumore proveniva dal cunicolo centrale, quello ancora libero, dove una colonna di nani in assetto ancor più pesante e marziale dei primi si stava avvicinando. Alla testa della colonna, un solo guerriero aveva un aspetto diverso dagli altri: era
Thorin.

Corsi incontro al mio amico e non seppi trattenermi dall'abbracciarlo con affetto, sinceramente felice che fosse nuovamente con noi. Presto fummo raggiunti dagli altri e constatammo che la colonna non era poi molto numerosa, ma Thorin ci rassicurò dicendoci che almeno cinquemila nani erano in marcia verso Terembork e altri si stavano muovendo per dare rinforzi alle restanti città di Bar-Arghaal. Il solo problema era quanto tempo ci sarebbe voluto per avere quei rinforzi. Il nemico non dava tracce di sé ma era chiaro che stesse preparando qualcosa, e certo avrebbe fatto del suo meglio per agire prima dell'arrivo di altri contingenti.

Improvvisamente, la barriera iniziò a tremare. Una serie di colpi contro la pietra, poi un'altra ed un'altra ancora, fino a che fu un unico singolo martellamento ritmico portato di continuo, con precisione musicale. I nani del cuneo alzarono le armi, impassibili.

- Vogliono far crollare la barriera con le vibrazioni! - gridai, sfoderando la spada che già emanava il suo inusuale alone di oscurità attorno alla lama.

- Presto, dobbiamo far crollare anche l'ultimo passaggio! - urlò Warnom, costringendo l'esausto vescovo di Morgrim a interrompere il suo riposo.

Restammo immobili, con le armi in pugno, mentre Falin cercava di sciogliere la roccia e chiudere l'ultima via d'uscita. Nella barriera iniziavano ad aprirsi le prime fessure, e presto dalle più larghe comparvero le lame delle asce brunite che cercavano di farsi strada, fiaccando la resistenza della costruzione. Frostwind era ancora stremato, incapace di attingere ai suoi poteri per creare un nuovo fossato o un'altra barriera che ci concedesse ancora tempo. Warnom pregava. Adesir aveva già incoccato una freccia e teneva lo sguardo fisso sullo sbarramento. 

- Non ci riesco! - gridava il vescovo di Morgrim, mostrando le mani impotente. - Qualcuno mi sta contrastando, molto più di prima, la mia magia è inutile!

Il muro cedette in più punti contemporaneamente, dalla polvere delle brecce emersero i primi Guerrieri di Ferro che furono abbattuti con sorprendente facilità dalle balestre dei nani e dalle frecce di Adesir. Sembrava inutile. Per ogni avversario che cadeva, infatti, altri ne entravano dalle aperture del muro, che ormai non esisteva quasi più, e presto si creò una mischia furibonda che coinvolse le prime linee dei nani.

I primi Guerrieri di Ferro erano in qualche modo più deboli di quelli che avevamo già affrontato in precedenza. Le loro armature erano ammaccate, fessurate e in alcuni casi incomplete, probabilmente a causa del fatto che erano stati schiacciati contro il muro dall'immane peso di quelli alle loro spalle, o forse erano stati addirittura usati come arieti. Molti cadevano sotto i colpi dei quadrelli e delle frecce, o a causa delle asce dei nani che li affrontavano coraggiosamente in mischia.

Ma i Guerrieri di Ferro erano come una marea che avanzava, sospingendo inesorabilmente gli avversari all'indietro, grazie al loro semplice peso e alla formidabile spinta data dal loro numero soverchiante. Era necessario guadagnare un vantaggio tattico, pensai, e lo sguardo mi portò ai corpi che si andavano ammucchiando davanti a quanto restava del muro.

- Facciamo una barricata, affrontiamoli sui loro stessi cadaveri! - gridai levando la spada, cercando di farmi seguire da Thorin e Polgrim che si trovavano al mio fianco. Mi proiettai in avanti, scagliandomi nella mischia seguito da numerosi guerrieri, ma non dai miei amici.

Era una carneficina. I corpi dei nani e dei Guerrieri di Ferro cadevano continuamente, ammucchiandosi da un lato e dall'altro, mentre menavo fendenti quasi alla cieca, certo comunque di trovare un bersaglio nemico a portata di spada. Tuttavia, venivamo sospinti all'indietro dalla marea nera, e non riuscivamo a difendere un punto sufficientemente a lungo da avvantaggiarci delle barricate costituite dai caduti.

Vidi Frostwind con la coda dell'occhio scagliare un dardo infuocato sopra le nostre teste, guidandolo al centro dell'orda, dove esplose in una fiammata che causò un grido atroce. Dunque, in mezzo a quell'esercito dovevano esserci altri esseri umani, monaci o preti Themaniti che guidavano i Guerrieri di Ferro. Se avessimo potuto ucciderli, forse avremmo arrestato anche gli orrendi costrutti senza vita. Ma non sarei stato io a fare una cosa simile. Mi trovavo immerso nella mischia, ed i soli movimenti che mi erano concessi erano quelli della spada che affondava nel metallo nemico ed i frequenti passi all'indietro cui ero costretto.

Una voce gridò in themanita di gettarsi a terra, ed io istintivamente mi chinai, evitando un lancio di asce che passò poco sopra la mia testa, raggiungendo le retroguardie del nostro schieramento. Ne approfittai per abbattere un Guerriero di Ferro, quindi fui incalzato da quello che era alle sue spalle, mentre finalmente Polgrim e Thorin mi affiancarono nel combattimento.

Urlando per sovrastare i rumori della bataglia, ci disponemmo tutti e tre uno di fianco all'altro, spalla contro spalla, in modo da formare un barriera umana che per qualche istante tenne la posizione. Riuscii a sbilanciare un altro colosso che cadde a terra e fu subito calpestato dall'avanzata di quelli che lo seguivano, mentre i miei due compagni tempestavano i loro avversari con i martelli nanici. Eravamo coperti di sangue, e sapevamo che poteva essere solo il nostro, ma non ci perdevamo d'animo nonostante la situazione fosse disperata, e continuavamo ad incitarci urlando e gridando la nostra rabbia.

Poi tornammo ad arretrare, anche le ultime macerie del muro erano ormai state calpestate ed abbattute, e l'esercito nemico avanzava più che mai compatto e inesorabile. I Guerrieri di Ferro calpestavano i loro stessi caduti e gli avversari in ugual misura, incuranti, insensibili, privi di ogni minima parvenza di umanità o sentimento. Un nano dalla voce stentorea alle nostre spalle gridò qualcosa che non compresi, ma che dal tono doveva essere un ordine perentorio. I nani accanto a noi iniziarono ad arretrare, ordinatamente, ricorrendo a frequenti parate più che agli affondi di poco prima. Ci adeguammo alla ritirata, per non trovarci soli nel mezzo delle file nemiche, fino a che, inaspettatamente, i Guerrieri di Ferro si arrestarono.

- Credo di aver ammazzato il capo! - ci informò Frostwind, la cui voce proveniva da qualche parte dietro di noi. Non vi fu il tempo di gioire alla notizia, perché questa si rivelò infondata.

Guerrieri di Ferro si aprirono di lato, lasciando un corridoio centrale lungo il quale saettarono decine di monaci themaniti. I primi travolsero l'avanguardia nanica del nostro gruppo, abbattendo numerosi guerrieri e procedendo verso di noi come uno sciame d'api impazzito. Io, Polgrim e Thorin facemmo appena in tempo a ricompattarci l'uno accanto all'altro che fummo investiti dalla nuova valanga di nemici, fra i quali ci trovammo immersi da ogni parte.

Qualcuno dietro di noi scagliò una ragnatela magica che ostruì il corridoio davanti a noi attraverso il quale giungevano i monaci, arrestandone momentaneamente l'afflusso. Tuttavia, all'impatto con la carica degli avversari, non riuscimmo a mantenere la linea e ci separammo leggermente, la qual cosa consentì ai nostri nemici di affrontarci in una schiacciante superiorità numerica.

Mi trovai circondato da almeno quattro avversari, mentre la stessa sorte doveva essere capitata a Polgrim e Thorin. Fui subito tempestato dai colpi delle loro mani simili ad armi letali, ma fortunatamente la maglia nanica mi protesse adeguatametne, assorbendo gran parte dei danni. Sfruttai le rapide mosse dei monaci a mio vantaggio, sbilanciandoli con rapidi calci bassi e qualche spallata, ottenendo il risultato di farne cadere a terra tre. Quasi contemporaneamente, feci perno su una gamba ed iniziai a ruotare violentemente la spada, staccando la testa al primo, trapassando il secondo da parte a parte e squarciando vesti e carni degli altri due.

Avvertii una sensazione di potere mentre la spada tagliava le carni dei miei nemici. Ad ogni colpo, ad ogni corpo che squarciavo, un'intensa energia vitale affluiva dall'elsa, propagandosi attraverso le braccia fino a invadere tutto il corpo, che fremeva e si rafforzava ad ogni istante.

- Aiuto, il mago è bloccato! - gridava qualcuno che mi sembrò Polgrim. 

Non potevo intervenire, Frostwind era troppo distante ed io ero ancora immerso fra i nemici. Poco distante, alla mia destra, Thorin sembrava in difficoltà, coperto di sangue, mentre combatteva con altri monaci. Mi liberai dell'avversario a terra mente questo cercava di rialzarsi. La sua testa cadde sotto i piedi del suo compagno, che già mi preparavo ad affrontare.

Thorin era caduto a terra, ma si era prontamente rialzato e stava già abbattendo il martello sulla testa di un monaco mentre io terminavo il mio quarto avversario e mi accingevo a stringere verso di lui per dargli una mano tentando di riportarmi spalla contro spalla. La ragnatela si dissolse in quel momento, ed i guerrieri ripresero ad avanzare, ordinati, in fila per quattro, cadenzando il loro passi metallici.

- Da questa parte, correte! - gridavano alle nostre spalle i compagni. Ancora una volta, dovevano aver preparato una linea difensiva più arretrata. Il nostro problema era liberarci degli avversari che ci ingaggiavano più da presso.

Fortunatamente, l'occasione ci fu data da un cambio di formazione della schiera nemica. I monaci, quasi all'unisono, scattarono all'indietro per consentire ai Guerrieri di Ferro di riprendere la posizione in prima linea, stringendoci su tre lati. Riuscimmo ad approfittare di quel breve istante per voltarci e correre in ritirata senza subire il loro attacco alle spalle.

a
qualche decina di passi, fra noi ed i nostri compagni, si trovava una pozza ricolma di fango, sulla quale Warnom riusciva sorprendentemente a camminare senza affondare.

- Da questa parte, piano - ci ammonì il prete.

Avanzammo, decisi ma cauti, e subito mi trovai immerso nella mota fino alle anche. Come faceva Warnom a camminare sul fango?

- A terra! - intimò Frostwind dall'altro lato della pozza. Mi gettai nel fango, sprofondandovi, in previsione di nuovo lancio di asce. Non doveva essere la cosa giusta, infatti Thorin mi afferrò per il collo e prese a trascinarmi in avanti, costringendomi a tirar fuori la testa. Ora anche il nano camminava sul fango!

- Baraxar! - L'ufficiale dei nani gridò il comando ai balestrieri appostati dall'altro lato della pozza, che ora mi sembrava interminabile. Dietro di noi, due file di Guerrieri di Ferro stavano già seguendoci nel fango.

I quadrelli sibilarono nell'aria riempiendo lo spazio sopra le nostre teste, e dietro di noi li sentimmo infrangersi inutilmente sulle corazze degli orrendi costrutti che ci inseguivano. Non un solo Guerriero di Ferro era stato abbattuto. Uscii dalla pozza con Thorin e raggiunsi gli altri.

Non c'era traccia di Frostwind né di Adesir l' intorno. Né vedevo da qualche parte l'inutile Tervel, che la prima volta era scappato in preda al terrore e che anche in questo combattimento non avevo visto nella mischia. A poca distanza da me, c'erano solo Warnom e Polgrim, le cui facce non dicevano nulla di buono.

- Qual'è il piano? - chiesi, rivolgendomi al vescovo di Morgrim.

- Ritirata - rispose, in un tono che quasi non tradiva emozioni.

- Ritirata? - gli feci eco, stupito. - Li possiamo fermare, ne abbiamo ammazzati decine, facciamo crollare questo passaggio... - Da dietro, qualcuno mi posò una mano sulla spalla. Era
Frostwind.

- La città è perduta, Gawain - disse, con voce calma. - Dobbiamo ritirarci e far crollare i camminamenti. Gran parte della popolazione è stata evacuata questa notte.

Sui visi dei miei compagni lessi le stesse parole. C'era un'aria di rassegnazione nelle loro espressioni, una rassegnazione alla quale non ero stato in grado di arrendermi, infervorato dal calore della battaglia e dalla sensazione di potere che avevo provato bevendo con la spada l'energia vitale dei miei nemici. Ma ora mi rendevo conto. Rinfoderai la lama nera. Non c'era nulla da fare, se non ritirarci.

osservavo la città che avevamo perduto, sotto di me, mentre la rotaia ci portava lontano. Frostwind aveva ceduto alla stanchezza e dormiva su una panca, sicuramente il mago aveva fatto la sua parte, pensai. Tutti avevamo fatto la nostra parte, in realtà. Anche Tervel, che non avevo visto nella mischia, era sporco di sangue e portava i segni del combattimento. 

Tutti avevamo fatto il possibile, ma non era stato abbastanza. Forse più di cento valorosi guerrieri nani erano rimasti a terra, nel tentativo di difendere la loro casa, la loro città. I più fortunati erano caduti sotto le asce nemiche, molti altri, feriti, erano stati ingloriosamente schiacciati come formiche dall'avanzata dei Guerrieri di Ferro.

Anche gli ultimi valorosi nani, gli eroi che con le loro armi incantate erano rimasti a fronteggiare l'avanzata themanita per farci guadagnare tempo, dovevano essere caduti, alla fine. Le orde apparivano ora come lunghe linee nere, ordinate, che si muovevano lentamente ma senza esitazione, lungo le vie della città morta. 

Dall'alto, vidi i camminamenti della città crollare, uno dopo l'altro, confinando il nemico in modo che non potesse sfruttare Terembork per aggredire il resto del Bar-Arghaal dall'interno. Nessun Guerriero di Ferro cadeva nei crolli, osservai. Sembravano sempre in grado di arrestarsi istantaneamente, quando la terra veniva a mancare davanti ai loro piedi insensibili.

Warnom stava discutendo con Falin, il vescovo di Morgrim, analizzando i motivi per cui era stato scatenato l'attacco a Terembork, cosa che non era accaduta ad Aktaarbork né in altre città, per quanto ne sapevamo.

- E' chiaro che non fosse previsto questo attacco, - concluse il vescovo, - i Guerrieri di Ferro si sono attivati per qualche ragione e a quel punto i themaniti hanno colto l'occasione, facendo guidare l'orda dai loro monaci, che sono i reparti più vicini e rapidi da far intervenire...

Le sue parole mi rimbalzavano in testa mentre osservavo gli ultimi aneliti di vita della città di
Terembork. 

Qualcosa aveva attivato i Guerrieri di Ferro, diceva. Eravamo stati noi, in realtà, lo sapevo. Eravamo stati noi ad attivarli, quando avevamo aperto il passaggio fra il magazzino e la caverna, quando Frostwind si era introdotto all'interno e poi era scappato di corsa a causa di ciò che aveva visto. Noi avevamo messo in moto gli eventi che avevano fatto cadere Terembork, questa consapevolezza mi colpì come un pugno allo stomaco. Forse, ora eravamo noi ad essere in debito con i nani.

Nella nostra guerra contro Themanis, che ora ci accomunava ai nani più che in ogni altro momento della nostra vita, avevamo già perso la prima battaglia. Ed io non avevo mai sopportato l'aroma amaro della sconfitta.