A&P Chronicles 2002-2003 (V, 10)

Act'n Play

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 10 Febbraio 2006

Parte V, Capitolo 10: Le eredità rivelate

Seduta del 23/04/2003

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 10 Febbraio 2006

Parte V, Capitolo 10: Le eredità rivelate

Seduta del 23/04/2003

Le eredità rivelate

quattro giorni più tardi, a metà pomeriggio, varcavamo le Mura Ciclopiche di Bor-Sesirim e mi trovai con piacere a respirare nuovamente l'aria di casa. Nulla odorava di Esmeldia più dei profumi della grande città fortificata, che colpivano il mio olfatto scatenandomi una nuova carica e ritemprandomi prima ancora che potessi riposare in un letto accogliente.

Non v'era traccia di assedio, l'esercito themanita doveva essere ancora lontano. Nessuno dei militari alle porte ci chiese nulla, e notai che le porte restavano aperte, con un gran traffico di carri e persone, affaccendate nelle loro cose, sia all'interno che nei campi fuori le mura. Ovunque era evidente il potere del Duca che si stendeva ben oltre le mura di Bor-Sesirim, quando la città non era assediata dal Nero Signore.

Entrammo in città dopo giorni di viaggio, impolverati, stanchi e desiderosi di un pasto ed un letto decente. Durante gli ultimi quattro giorni, Thorin aveva cavalcato spesso con Warnom e li avevo visti intenti nelle discussioni, nel tentativo di appianare le loro divergenze, anche se spesso gli interventi di Polgrim avevano rischiato di guastare i tentativi del suo più mite fratello. Al nostro ingresso a Bor-Sesirim ero ormai convinto che ogni ostilità all'interno del gruppo fosse stata sedata e anche questa sensazione mi rendeva più gradevole l'aria di casa.

Nel corso del viaggio, Angus si era progressivamente rimesso, apparendo di giorno in giorno più tranquillo e rilassato, cambiando anche nel modo di vestire. Ora non solo indossava le vesti dei maghi carusaliani presso i quali doveva aver studiato (dato che i suoi lineamenti erano chiaramente di eredità Auldim), ma aveva radicalmente cambiato anche il suo aspetto fisico. I capelli erano lunghi e sciolti, portava degli orecchini che non avevo visto prima ed ogni traccia del suo passato themanita sembrava cancellata, rafforzando in me l'impressione di aver trovato un alleato importante.

Attraversammo la città, soffermandoci a notare cosa era cambiato e cosa era rimasto uguale a come lo ricordavamo, con rapidi commenti che esprimevano da parte di tutti una maggiore e ritrovata tranquillità. Per la prima volta riconobbi quella statua che tante volte aveva attratto la mia attenzione senza che fossi in grado di capirne il motivo: ora che ero stato nel sepolcro di Felgrim, potevo riconoscere le fattezze di Gareth Jax, un altro membro di quella famiglia al servizio del Leone di Auld, che tanto ruolo aveva avuto nelle vicende dei Cristalli e della stessa
Esmeldia.

Quando giungemmo davanti alla casa che era stata di Shair, gran parte del gruppo si era dileguata, ciascuno nella propria direzione, senza quasi che ce ne accorgessimo. Guglielmo ci disse che quello sarebbe stato temporaneamente il nostro alloggio, assieme a Angus e Aderlist, almeno fino all'indomani sera, quando ci saremmo dovuti incontrare come sempre nella sua locanda, per discutere il da farsi. 

Era un'abitazione su due piani, che rivelava un certo gusto ed eleganza. La servitù, istruita brevemente da Guglielmo, si diede subito da fare per mostrarci le stanze, mentre la salma di Shair veniva portata al tempio per i rituali funebri, prima della sua sepoltura a Lalad Nor. Adesir scomparve per prima, dicendo che aveva intenzione di prendere un bagno, mentre io ed i due nani, dopo aver rapidamente sistemato le cose, decidemmo di andare alla locanda di Guglielmo per festeggiare il ritorno con un pasto decente e una buona bevuta.

a
giorno inoltrato, mi svegliai faticosamente, udendo le voci e gli schiamazzi dei nani che ancora bevevano e ruttavano commentando allegramente qualcosa sulla sera prima. Non riuscivo ad aprire gli occhi e sebbene mi trovassi in penombra, la debole luce della stanza mi dava un fastidio insopportabile, ricordandomi il mal di testa che sembrava volermi spaccare in due. Le orecchie ronzavano e mi dolevano tutte le articolazioni, quando un conato di vomito mi fece sussultare. Sporgendomi oltre il bordo del letto, notai una chiazza maleodorante a terra, che testimoniava quanto avessi bevuto alla locanda. Probabilmente, avevo anche orinato nel letto.

Avevo ricordi non molto chiari della sera prima. Guglielmo ci aveva riconosciuti senza darlo a vedere, e ci aveva servito uno stufato con ortaggi che mi sembrava tuttora eccellente al ricordo, nonostante la nausea. Poi avevamo iniziato a bere, fiumi di birra, ridendo e dandoci pacche sulle spalle, sfidandoci a braccio di ferro e, forse, giocando qualche mano ai dadi se non l'avevo sognato.

Adesir entrò nella mia stanza mentre cercavo di mettermi a sedere sul letto. Ricordavo vagamente che doveva averci raggiunti alla locanda, ma io avevo vanificato il suo bagno vomitandole addosso. Mi guardava con aria sospettosa, come incerta se avvicinarsi o meno. Dal profumo che invase la stanza, capii che aveva fatto un altro bagno.

- Vedi se puoi evitare di vomitarmi di nuovo addosso - disse in tono serio, anche se capii che in realtà intendeva sapere come mi sentivo.

- Puoi farmi avere un bacile di acqua gelida, per favore? - chiesi, evitando di commentare il mio stato, che doveva essere ben evidente. La ragazza annuì e uscì dalla stanza, scendendo le scale verso il basso. La udii parlare con i nani, anche se non mi fu chiaro cosa si dissero.

Dopo pochi istanti, Polgrim e Thorin si affacciarono chiassosamente, recando un grosso paiolo d'acqua e ridendo del mio stato.

- Corvo, hai forse chiesto dell'acqua?! - mi prese in giro Thorin, fingendo stupore. - Forse non abbiamo capito bene, secondo me ti ci vuole una birra...

Il solo pensiero mi fece venire un altro conato di vomito e per poco non centrai il paiolo con l'acqua. I nani ridevano, spassandosela alla grande, ed anche io mi sarei trovato davvero ridicolo e divertente, se non mi fossi sentito lo stomaco così in disordine da sembrare la Piana di Aidon dopo la battaglia.

Alla fine riuscii a farmi aiutare e mi versai l'acqua gelata addosso, che ebbe un immediato effetto, risvegliandomi e attenuando in parte la nausea. Non riuscivo a reggermi decentemente in piedi da solo, così mi feci aiutare dai due amici per scendere in basso, dove una colazione avrebbe potuto rimettermi in sesto.

Naturalmente, quando fummo al terzo scalino, Thorin scivolò, andando a infilare una gamba fra le colonne del corrimano e piombando a terra con un'imprecazione. Polgrim, rimasto solo a sorreggere il mio peso, fece tre scalini in un colpo solo, sulle ginocchia, quindi, non avendo mollato la presa, mi scaraventò in avanti, mandandomi a cadere sul tavolo della cucina, che andò in frantumi sotto lo sguardo stupefatto di Angus. Warnom, a pochi passi da dove ero precipitato, era rimasto a bocca aperta nel tentativo di ingoiare una ciambella che si era fermata a metà strada.

- Buongiorno, Angus - fu la cosa migliore che riuscii a dire, rialzandomi a fatica, mentre gli altri si precipitavano a verificare cosa fosse accaduto. Avevo un grosso bernoccolo sulla fronte, e perdevo sangue dal naso, ma non me ne curai molto, preso dalla constatazione che lo spavento per il capitombolo aveva dissolto quasi del tutto i postumi della sbornia.

Notai allora che Angus sembrava diverso, molto ingrassato rispetto a come lo conoscevo. Solo in seguito avrei saputo che, una volta liberatosi dal controllo themanita, stava lentamente riacquistando il suo vero aspetto, che come per ogni Jax, doveva essere ben più corpulento.

- Anche questo tavolo sarà da rifare... - commentava Angus fra sé e sé, come si trattasse di una cosa alla quale era in qualche modo abituato.

la mia colazione fu costituita da una buona razione di pane ed una sorta di infuso che mi fece vomitare ancora, questa volta in modo definitivo. La sbronza più colossale che potessi ricordare era passata, lasciandomi solo il bernoccolo e l'impellente necessità di lavarmi.

Più tardi, dopo il bagno, trovai che i nani erano andati al mercato, Warnom era uscito con Aderlist e finalmente si alzò anche Frostwind. Abbigliato in inusuali vesti da cacciatore, il mago sembrava un altro. Aveva tagliato completamente la barba ed anche i capelli erano parecchio più corti di come li ricordavo, conferendogli un aspetto assi più giovanile. Passammo il tempo, mentre cercavo di riprendermi definitivamente, chiacchierando dell'accaduto con Adesir, che invitammo a restare con noi, dato che non ci sembrava opportuno si avventurasse da sola con il Cristallo per le strade cittadine.

Era ormai l'ora di pranzo quando Thorin e Polgrim tornarono dai loro giri, portando dei doni per Adesir: un profumo ed una sciarpa di seta fine che la ragazza apprezzò moltissimo, quasi commossa, non aspettandosi evidentemente una simile dimostrazione di affetto da parte dei due nani.

Più tardi rientrarono anche gli altri, e ben presto giunse l'ora dell'incontro alla locanda di Guglielmo, dove fummo riuniti nella ormai familiare sala del retro. C'era tutta la nostra compagnia, più lo stesso Guglielmo, Aderlist, Angus e Daeron. Nonostante i nani chiedessero da mangiare, per la prima volta da quando lo conoscevamo Guglielmo preferì parlare senza distrazioni, dato che c'erano cose importanti da dire.

- Prima degli ultimi avvenimenti - esordì l'oste, - Shair mi aveva detto che era giunto il momento per darvi le risposte che cercavate. Purtroppo la sua prematura scomparsa ci priva di un elemento fondamentale ed io non ho le stesse sue conoscenze, ma per quanto possibile intendo onorare la sua memoria rispondendo a ciò che da tempo vi chiedete.

- Il nostro vero scopo - proseguì dopo una breve pausa, - era trovare gli eredi dei Cristalli e addestrarli a formare un gruppo affiatato prima di avviarli al completamento della loro missione. Questo è ora accaduto e il nostro gruppo sembra aver esaurito il suo scopo, quindi è il momento di decidere il futuro... 

- Shair aveva una figlia? - Frostwind non si fece pregare due volte per porre la sua prima domanda.

- Non aveva una figlia - fu Angus a rispondere. - In realtà aveva... abbiamo una sorella più giovane di dieci anni, forse ti riferisci a quella...

Tuttavia, né Angus né Guglielmo sembravano sapere dove si trovasse attualmente la terza erede della famiglia Jax, nonostante le insistenze di Frostwind. Vi fu allora un momento di silenzio, e ne approfittai per chiedere ciò che mi stava più a cuore.

- Ob Dentrix è veramente mio padre? E mia madre è ancora viva? Dove si trova adesso? - iniziai a fare una sfilza di domande parlando a ruota libera, che Guglielmo fu costretto a interrompere per darmi qualche risposta.

- Ob Dentrix è tuo padre, Gawain - disse, - e tua madre è ancora viva, ma non so dove si trovi. Per salvarle la vita, anche lei fu celata come gli eredi dei Cristalli, e del suo occultamento si occupò lo stesso nano viaggiatore che celò Thorin separandolo da
Polgrim...

- Colod! - esclamò Thorin, notando la mia espressione stupita. Avevo avuto tante occasioni di parlare con il vecchio nano senza avere nulla da dirgli, e solo ora scoprivo che avrebbe potuto rivelarmi dove si trovava mia madre!

- Ah, Perigastus, insomma - concluse Frostwind.

- Sei in errore, Frosrtwind, non è Perigastus - rispose Aderlist, - Stai davvero sbagliando.

- Comunque fu proprio Colod - continuò Guglielmo, - mentre io mi occupai personalmente di nascondere Adesir. La portai nel continente nord che era ancora una bimba, dopo che i suoi genitori furono uccisi dai themaniti, ma lei in realtà nacque a
Bor-Vendalim.

- Bor-Vendalim? - chiese la ragazza, che ovviamente non conosceva la geografia dell'Esmeldia, così le mostrai la città su una carta, indicandole il confine fra il Frosnal ed il
Sesir.

- E Warnom? - chiesi. Stavamo scoprendo la sorte toccata a ciascuno di noi, e ancora mi mancavano due tasselli al complesso mosaico delle nostre vite. Uno era il prete, l'altro era lo stesso
Frostwind.

- Warnom non è un erede dei Cristalli - intervenne Daeron, - lui fu aggiunto alla compagnia per favorire la coesione del gruppo... - notai che a quelle parole i due nani ebbero una risatina ironica che non poterono trattenere nonostante i recenti buoni propositi.

- Ad ogni modo - Guglielmo prese nuovamente la parola, - visto che ormai stiamo parlando di voi e del vostro passato, forse vorrete sapere di quali eroi dei Cristalli siete i discendenti, così lasciate che vi riveli i vostri antenati, per me è un po' come esaudire le ultime volontà di
Shair...

Nella saletta scese il silenzio. Il momento delle grandi rivelazioni era giunto. Da chi discendevo, passando addirittura per un themanita come Ob Dentrix? Quale grande guerriero era all'origine della mia nascita? Restai ammutolito ad ascoltare, ignaro della sorpresa che mi attendeva.

- Adesir è la discendente di Sir Korradrim da Bor-Vendalim, paladino di Uldan - iniziò Guglielmo. - Il tempio dove trovaste il cadavere di Gaios era in realtà la tomba di Korradrim e la spada che Adesir ricevette era la spada sacra di Uldan. Per questo fu data a lei, perché lo spettro era il suo antenato. Con quella spada Korradrim sconfisse l'Idra nella prima Battaglia della Piana di Aidon, dove fu ferito.

Sebbene sorpresa, Adesir era visibilmente orgogliosa di quella prestigiosa discendenza. Fui contento per lei, non era da tutti poter vantare un paladino di Uldan fra i propri antenati, e crebbe in me l'ansia di conoscere il mio passato, che ritenevo altrettanto glorioso.

- Sapete già che Thorin e Polgrim sono gli eredi di Felgrim - proseguì Guglielmo, - il quale assieme a Willard aveva motivo di preoccuparsi delle intenzioni di Perigastus e Raven già un secolo dopo gli eventi dei Cristalli, come risulta da un vecchio manoscritto che abbiamo trovato. Quel che invece non sapete è che Adesir è lontanamente imparentata con un altro membro del gruppo. Infatti, Frostwind discende da Magister Perigastus, che era fratello di
Korradrim...

Fu impossibile contenere lo stupore a quell'ulteriore rivelazione. Le nostre storie, già complicate prima che le conoscessimo approfonditamente, si rivelavano ulteriormente intricate per via di improbabili parentele come quella fra il mago e
Adesir.

- In realtà - proseguiva l'oste, - Frostwind discende da Perigastus e Elhara la Storpia, sua compagna, anche se a quanto narrano le cronache l'arcimago avrebbe pagato la sua immortalità con l'essere irrimediabilmente sterile. Elhara, sempre stando alle antiche cronache, fu anche sposa del grande Jigmar, assieme al quale diedero alla luce la nuova Magia Runica, poi nascosta al mondo a causa della sua complessità che la rendeva assai pericolosa... ma questo cambia di poco le cose, infatti siamo certi che Frostwind sia davvero l'erede del Magister Perigastus, con buona pace delle voci sulla sua presunta sterilità e tutto ciò che ne consegue...

Le rivelazioni erano tali da lasciare ammutolita la platea, incapace anche solo di fare domande per approfondire ciò che non potevamo sapere di quel lontano passato. Ma era finalmente il mio turno. Ora avrei conosciuto il mio antenato di cui sarei andato fiero, le cui gesta avrei pensato di rinverdire, colui che avrebbe dato dignità e orgoglio alla mia causa.

- Quanto a te, Corvo, tu sei l'erede di Raven - disse Guglielmo, secco.

- Raven?! - esclamai, incredulo. - Ma era malvagio, corrotto...

- Raven, il Flagello dell'Esmeldia - aggiunse l'oste. - Per questo devo confessarti che a lungo abbiamo pensato tu potessi rappresentare un problema, per via dei due aspetti contrastanti che vivono in te, rappresentati dalla tua spada e dall'uso che ne fai.

Mi era crollato il mondo addosso. Ora era chiaro come mai il mio sangue passasse per quello di Ob Dentrix. Proprio io, che tanto avevo a cuore l'Esmeldia, ero discendente di colui che ne era stato il flagello. Proprio io, che tanto credevo nella nostra causa, ero il più probabile sospettato di fare il doppio gioco, volutamente o per debolezza nel controllare l'arma che tanto spesso impugnavo. 

Mai avrei pensato che il destino, da sempre burlone, mi avrebbe riservato una simile sorpresa.

ci volle un po', prima che tornasse la calma nella sala. Si sollevarono numerose discussioni, poiché le nostre discendenze finalmente rivelate erano un peso molto ingombrante da trasportare. E se per altri poteva essere difficile, per me era divenuto un fardello quasi intollerabile, ora che sapevo di discendere da
Raven.

Ad ogni modo, dopo un po' riprendemmo a parlare del nostro futuro, anche se mi accorsi di essere stato alquanto distratto dai miei pensieri. Angus aveva come solo scopo la vendetta nei confronti dell'ambasciatore, e d'ora in avanti quella sarebbe stata la sua missione, o forse un modo per alleggerire i sensi di colpa per la morte di
Shair.

Dal canto nostro, non c'era dubbio che dovessimo portare a termine quanto ci era stato affidato dal custode della tomba di Felgrim, rintracciando gli Elfi per scoprire cosa dovevamo fare dell'ultimo Cristallo. A detta di Angus, la sola via possibile era recarsi alla città dei templi, la splendente Lalad-Nor, capitale dell'Impero Auldim, dove l'immane sapere racchiuso fra le sue mura poteva esserci utile per rintracciare l'antico popolo.

La prospettiva di un lungo periodo di ricerche fra antichi documenti, una cosa che non mi era congeniale, non mi attraeva ed ero più dell'opinione che avremmo dovuto partire alla ricerca degli elfi nell'arcipelago che si stendeva fra il nostro continente e quello settentrionale. Tuttavia, il resto della compagnia riteneva che una simile ricerca avrebbe potuto durare anni, senza informazioni da cui partire, e non potevamo permetterci di portare il Cristallo in lungo ed in largo per tutta Terala senza meta. Il rischio, era semplicemente troppo elevato.

Così trovammo un accordo, una via di mezzo. Ci saremmo recati a Lalad-Nor, dove l'influenza della famiglia Jax ci avrebbe procurato i contatti di cui avevamo bisogno con i principali esponenti dei culti e con l'Imperatore stesso, i quali ci avrebbero permesso di condurre le ricerche in tutta segretezza. Stabilimmo di dedicare un mese di tempo alle ricerche, al termine del quale, in caso di esito infruttuoso, saremmo partiti per l'arcipelago come avevo inizialmente proposto io.

Il gruppo di Shair e Guglielmo, aveva ormai esaurito il suo compito e l'ultima cosa che avrebbe potuto fare era proteggere la nostra uscita da Bor-Sesirim con azioni di depistaggio che erano già state preparate da tempo in vista di questo momento. Per due o tre giorni avrebbero sparso informazioni fuorvianti per le spie themanite, in modo che gli occhi del Nero Signore potessero rivolgersi altrove mentre noi intraprendevamo il lungo viaggio verso l'Impero
Auldim.

Quando ormai tutto sembrava deciso, Frostwin ebbe un'intuizione che poteva rivelarsi decisiva.

- Daeron, puoi abbassare il cappuccio, per favore? - chiese, garbatamente. L'esploratore, perplesso, si scoprì, avendo cura di aggiustarsi i lunghi capelli in modo che gli ricadessero ai lati del viso. Mi parve a disagio, ma iniziavo ad intuire cosa aveva in mente il mago.

- Puoi scostare i capelli, per favore? - chiese ancora Frostwind. Daeron si guardò attorno, prima verso Guglielmo, poi verso Aderlist, come in cerca di un aiuto che lo tirasse fuori dall'imbarazzante situazione. Un aiuto che, tuttavia, non ebbe.

Lentamente, Daeron, scostò i capelli, abbassando lo sguardo. Io sapevo cosa dovevo osservare. 

Le sue orecchie erano a punta.

Le orecchie di un elfo.

- Dove sono gli altri, Daeron? - chiese a quel punto Frostwind, evidentemente compiaciuto.