Divinity Derby: anteprima Essen 2017

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"Divinity Derby" prova a concentrare diverse tendenze degli ultimi anni - le corse, le miniature fighe, il cross-over mitologico - in un riempitivo coloratissimo. Vediamo se ci riesce.

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Divinity Derby

Questa anteprima si basa sulla sola lettura del regolamento e non ha alcun valore di recensione. 

La Ares Games è una piccola casa tutta italiana che si è fatta notare nel 2011 con la riedizione del celebrato Wings of Glory; all'appuntamento di Essen si presenta con un gioco di corse e scommesse che potrebbe dire la sua. L'autore è Carlo A. Rossi, dove la A serve a distinguerlo dagli altri venti Carlo Rossi del suo condominio. I giocatori, da tre a sei, impersonano altrettanti dei di mitologie varie ed eventuali - ci sono, tra gli altri, Odino, Horus e Quetzalcoatl - invitati da Zeus ad assistere alla corsa di maestose creature volanti e a scommettere con lui come se per i mortali non ci fosse un domani.

Il gioco

Playtest
La partita si svolge nell'arco di tre corse, durante le quali i giocatori devono piazzare nove scommesse tra le undici - a vari livelli di rischio - disponibili. L'idea è quella di basare le considerazioni del caso sulle carte a disposizione, sennonché queste ultime sono divise in due distinte mani, ciascuna delle quali condivisa con un vicino. Per puntare sul cavallo alato vincente, ogni giocatore deve dunque ragionare su ciò che vede; ma deve muoversi in fretta, perché la stessa creatura può fare gola anche ad altri e le scommesse sono limitate.

Ogni corsa si svolge in diverse fasi.

Dapprima hanno luogo le prime due scommesse: partendo dal primo giocatore, ogni divinità gioca coperta una delle sue undici carte scommessa (ciascuna di esse indicante due esiti di gara, tipo primo, ultimo o squalificato, ciascuno con diversi livelli di rischio e, quindi, di vincita) e ci piazza sopra il segnalino di uno dei contendenti, se disponibile - sono in numero inferiore a quello degli scommettitori. Il giro di puntate viene ripetuto due volte; vige sempre la regola che, in una singola corsa, un giocatore può puntare una volta sola per una certa creatura.

Si sovolge poi la corsa vera e propria. Il motore del gioco sono le carte movimento, pescate in un certo numero funzione di quello dei giocatori e disposte sui supporti condivisi. Il mazzo comprende nove carte per ogni bestia, le quali presentano due valori numerici, ovverosia il movimento veloce e quello lento; quattro delle nove carte permettono di ricorrere a scorrettezze varie ed eventuali grazie a opportuni modificatori numerici.
Al proprio turno, ogni giocatore pesca una carta da ciascuno dei due supporti e deve muovere le due creature indicate, col vincolo che della prima carta deve usare il valore alto e, della seconda, quello basso; se una bestia raggiunge una casella occupata, le si piazza a fianco, ma verso il lato esterno del circolo di gara, perché è arrivata dopo e le leggi di Feld sull'Olimpo non valgonoLa scelta di quali carte giocare, ovviamente, si basa su quanto scommesso in precedenza. Le carte con il modificatore, qualora utilizzate come prima mossa del turno (i bonus sono associati al movimento veloce), possono essere attivate per dare ulteriore impulso alla creatura; tuttavia, invece di essere scartate, finiscono nel spazio riservato al giudizio di Zeus.
Componenti
Quando, al termine di un turno, una creatura ha superato la linea di metà gara, a partire dal successivo - che spetta al nuovo primo giocatore - ha luogo il terzo giro di scommesse (idealmente, quelle più forti si piazzano in questa fase); fatto ciò, la gara prosegue fino alla sua conclusione e, in base all'ordine di arrivo, le bestiacce vengono spostate nello spazio dedicato.

La terza fase è quella cruciale del giudizio di Zeus; il mazzo del divin fedifrago - le sue quattro carte, più tutte le carte movimento con trucco utilizzate - viene mescolato per poi pescarne due carte. Se, tra queste, ci sono carte movimento, le creature associate vengono escluse dalla graduatoria (le altre scalano di conseguenza).

Infine, ha luogo la risoluzione delle scommesse: una volta definito l'ordine di arrivo (al netto dell'ira del vecchio), i giocatori rivelano le loro tre carte scommessa: quelle centrate forniscono punti vittoria, le altre vengono semplicemente scartate tra le divin pernacchie degli altri partecipanti.

Alla fine della prima e della seconda corsa si risistema tutto, il segnalino del primo giocatore passa di mano, eccetera eccetera solite cose che sapete bene. Alla fine della terza corsa, chi ha totalizzato più punti con le scommesse è il vincitore.

Prime impressioni

Parto dalla produzione. I mteriali sembrano ottimi, colorati e con testi ridotti all'osso; splendidi i disegni, opera di Denis Martynets. Qualche dubbio, tuttavia, è legato all'ergonomia: tanto per cominciare, l'idea della mano condivisa con i giocatori prossimi - che sulla carta è molto buona e ricorda le trovate di altri giochi che, in vario modo, hanno sviluppato meccaniche simili (per esempio le città doppie di Between two cities) - è stata messa in pratica con dei supporti tradizionali, tipo quelli di Scarabeo. Ora: il dover avere due avversari al tuo fianco o, possibilmente, appena oltre l'angolo, potrebbe creare qualche problema di dispozione al tavolo. Penso per esempio al classico tavolo rettangolare per sei persone e a come un gruppo da quattro debba disporsi affinché tutti vedano i due supporti ai lati senza dover continuamente spostare il collo come degli struzzi con le traveggole.

Le divinità partecipanti
In secondo luogo, le carte movimento, a giudicare dalle sole immagini del regolamento potrebbero creare qualche problema di lettura immediata: le creature - che, per inciso, comprendono un dragone, un grifone, una silfide, una fenice, il buon Pegaso e un lamassu mesopotamico - al di là dei volti (equini, rapaci o umani a seconda dei casi), sono sei bestie alate e, peraltro, raffigurate in pose simili. Inoltre, il colore associato, predominante nei disegni e poi visibile nei bordi delle carte e nelle basi delle bellissime miniature, non risalta forse come dovrebbe. Ancora, le due versioni delle carte - con e senza modificatore - presentano disegni diversi. Nulla di grave, sia chiaro; ma va sottolineato che potrebbe essere necessario prendersi qualche istante in più per studiare le carte.

Il tabellone, ben illustrato e molto chiaro, quasi al limite dell'astrazione, fa il suo senza osare: il circuito è un ipotetico anello aereo, senza ostacoli né variazioni di sorta (tutti elementi che, evidentemente, sono stati ritenuti di troppo, penso anche giustamente).

I tempi di gioco sono quelli che ci si aspetterebbe da un gioco di questa fascia, anche se - per quanto detto - è probabile che si possa arrivare a superare i tempi indicati (ossia quarantacinque-novanta minuti: essendo il titolo per tre-sei giocatori, indicativamente quindici minuti a cranio).

Quanto al gioco in sé, il paragone che - penso di non essere l'unico - mi è venuto subito in mente è quello con Camel up (titolo vincitore Spiel des Jahres 2014 che, per inciso, non ho mai provato); di questo, Divinity Derby sembra riprendere la struttura di corsa con scommesse, arricchita con materiali sontuosi e qualche necessario spunto di originalità (da una parte i cammelli impilati, dall'altra la minaccia di Zeus che potrebbe squalificare chi bara).

Le creature in gara
La profondità sembra garantita dalle carte scommessa, le quali - come detto - sono in numero di undici per ogni giocatore e possono essere usate una volta sola: la strategia, se si può parlare di strategia, dovrà quindi subire continui adeguamenti; certo, sulla carta è l'aspetto tattico che sembra la farà da padrone. Ignoro se il set di carte sia uguale per tutti gli dei; se così non fosse, si avrebbe anche un interessante diversificazione delle scommesse possibili - del resto, la pagina di boargamegeek parla di poteri variabili, quindi non lo escludo.

Le tre corse, eccezion fatta per le implicazioni tattico-strategiche delle scommesse e le relative, potenziali vincite, non differiscono tra di loro. Probabilmente un elemento di memoria (una sorta di mini-campionato) avrebbe potuto garantire ulteriore profondità al titolo; del resto, avrebbe avuto ripercussioni sul sistema delle scommesse, probabilmente incrindando la struttura stessa del gioco (parlerei anche di bilanciamento, ma vale quanto detto sopra).

A prima vista, Divinity Derby sembra un gioco che va a collocarsi nel solco della tradizione recente - e di quella mitologica. Niente di nuovo sotto il sole, dunque; ma un titolo che potrebbe attrarre per la pulizia del sistema e l'intrigante trovata delle carte condivise. Oltreché, naturalmente, per quelle miniature.

 

Commenti

Mi piace la tua attenzione all'ergonomia del gioco :)

Troppo spesso è trascurata.

Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".

Grazie a linx, prego ai giullari. ;-)

Comunque Vlaada sarà un successo.

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