A&P Chronicles 2002-2003 (III, 6)

Act'n Play

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 20 Dicembre 2005

Parte III, Capitolo 6: L'ambasciatore di Themanis

Seduta del 11/12/2002

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 20 Dicembre 2005

Parte III, Capitolo 6: L'ambasciatore di Themanis

Seduta del 11/12/2002

L'ambasciatore di Themanis

verso la metà della mattinata, Oleg Galirrien ci informò che il Duca sarebbe giunto tre clessidre più tardi, e ci invitò a trasferirci nella sala bar dove avremmo potuto consumare qualche liquore aperitivo. Pochi istanti dopo, un trionfo di squilli di trombe echeggiò in tutte le sale della rocca, annunciando l'arrivo dell'ambasciatore di Themanis, proprio quando Adesir fece la sua comparsa. 

Con un'aria fresca ed un ampio sorriso di soddisfazione sul viso, la ragazza si presentò, preannunciata da un intenso profumo che sembrava invadere ogni ambiente, offendendo le narici. Forse aveva trovato chi le concedeva bagni nelle essenze profumate, pensai ironicamente, ma la cosa non mi riguardava in fin dei conti. Era truccata in modo accurato che ne metteva ancora più in risalto i bei lineamenti, abbigliata di tutto punto e, cosa inusuale per Adesir, era riccamente ingioiellata.

In particolare, notai che aveva un vistoso pendaglio, formato da una pietra trasparente simile al diamante, ma piatta, al centro della quale campeggiava una gemma dal colore rosso scuro, probabilmente un rubino. Vidi Thorin osservare il gioiello rimanendo quasi a bocca aperta, probabilmente realizzandone il valore che doveva essere decisamente elevato. Era dunque quella la ricompensa per la notte passata con il Duca? 

Decisi che non mi sarei interessato alla cosa, comunque, ed ostentai indifferenza, evitando anche solo di rivolgere la parola ad Adesir. Del resto, notai che anche lei evitò di salutarmi, mentre si soffermò a parlare con Frostwind e Thorin. Il nano la rimproverò per essere scomparsa in quel modo, ricordandole che faceva parte di un gruppo e che sarebbe stato più saggio agire di conseguenza, ma la ragazza ci tenne a far presente la sua indipendenza, sottolineando anche il fatto che in quel luogo ci potevamo ritenere abbastanza al sicuro da agire più liberamente.

Poi, d'un tratto, vedemmo gli inservienti sparire, affrettandosi, in varie direzioni. Era segno che l'ambasciatore era arrivato e si preparavano a riceverlo come si conviene ai diplomatici.

quando la delegazione entrò nella sala, preceduta dal Duca di Vigassian, vedemmo l'ambasciatore del Nero Signore. Era un uomo evidentemente anziano, che camminava sorreggendosi ad un nodoso bastone nero, avvolto in una veste, nera anch'essa, che nascondeva il suo volto all'interno di un ampio cappuccio. Un'esile mano rugosa dalle lunghe unghie stringeva il bastone, senza tuttavia mostrare tremori o esitazioni, e la figura procedeva spedita, nonostante il suo aspetto facesse pensare ad un vecchio cadente. I lineamenti erano quasi completamente celati dal cappuccio, che lasciava intravedere solo un arcuato naso aquilino che mi ispirò antipatia a prima vista.

L'ambasciatore era scortato da due grossi guerrieri themaniti, evidentemente dei veterani, alle cui spalle udimmo pesanti passi cadenzati. Due enormi guerrieri di ferro costituivano infatti la guardia del corpo dell'anziano diplomatico, silenziosi ed inquietanti per la loro stessa presenza.

Il Duca fece le presentazioni di rito, premurandosi di indicarci come una delegazione del Carusaal, ruolo che ormai era la nostra copertura ufficiale. L'ambasciatore si mostrò interessato a Frostwind, nella sua qualità di ambasciatore del Carusaal, sottolineando che avrebbero avuto modo di parlare a lungo, in seguito. Non so se fu solo una mia impressione, ma fui certo che il suo interesse fosse più per la staffa che impugnava il mago, che non per il suo presunto ruolo diplomatico, anche perché certo Ob Dentrix doveva averlo già messo a parte dei suoi dubbi su di noi...

Fummo invitati a recarci in una sala attigua nella quale non eravamo ancora stati, dominata centralmente da un grande tavolo triangolare che poteva ospitare quattro persone per lato. Le guardie rimasero fuori. Solo noi quattro, l'ambasciatore, Ob Dentrix, il Duca ed i suoi consiglieri entrammo nella sala delle riunioni. In realtà, la cosa ci sembrò strana, poiché sapevamo di essere invitati per il pranzo, non per la riunione politica. Come venimmo a sapere poco dopo, era stato lo stesso ambasciatore di Themanis a richiedere la nostra presenza.

- Veniamo al sodo, Duca, come certo le avrà anticipato Ob Dentrix, sono qui per discutere del supporto che ci attendiamo da Bor Vigassian - iniziò a parlare l'ambasciatore, rivelando una voce sottile ed acuta che ben si intonava, a parer mio, con quel naso adunco e quelle mani grinzose che fuoriuscivano dalla veste. Il tono perentorio e autoritario, inoltre, era perfettamente in linea con il modo di fare di quella gente.

- Abbiamo circa settemila uomini nei pressi di Bor Skullarim, ma la fortezza è al completo e chiediamo che siano stanziati a Bor Vigassian. - La prima richiesta fece sgranare gli occhi ai consiglieri del Duca, che tuttavia ostentò una calma innaturale.

- Lei si rende conto - rispose Vigassian - che questo comporterebbe l'occupazione di circa i due terzi della città. Avremo bisogno di tempo per spostare la popolazione, ed inoltre i vettovagliamenti...

- Quanto ai vettovagliamenti - lo interruppe l'ambasciatore, - ci serve un terzo della produzione di carne e di ogni altro genere alimentare della sua città. 

La richiesta mi parve esorbitante, ma il Duca non si scompose neanche in questa circostanza. La cosa che più mi infastidiva era la presunzione e l'arroganza con cui quell'individuo parlava, rivelando che le sue non dovevano essere richieste, ma disposizioni. 

- Come certo lei saprà, ambasciatore, - rispose il Duca con tranquillità - quest'anno la città è stata funestata da una terribile carestia che ha ridotto i raccolti ed ucciso molti animali. Date le difficoltà in cui versiamo, faremo di tutto per ottemperare alla sua richiesta, ma sarebbe più opportuno che lei rivolga anche altrove le sue richieste, poiché certamente non possiamo soddisfarle completamente.

Mi aspettavo a questo punto che l'ambasciatore reagisse seccamente, magari dicendo che non erano affari suoi e che esigeva comunque i quantitativi indicati dalla città.

- E' per questo che ho voluto far partecipare alla riunione anche la delegazione del Carusaal - rispose, voltandosi lievemente verso Frostwind, ma senza rivelare comunque il volto nascosto dal cappuccio. - Che ne dice, ambasciatore? Com'è stato il raccolto, magari il Carusaal potrebbe esserci d'aiuto...

Frostwind fu colto alla sprovvista, come tutti del resto, ma si rivelò capace di improvvisare, parlando da vero politico, cosa che non avrei mai sospettato. Fu alquanto generico nel suo discorso, ed alla domanda diretta dell'ambasciatore rispose che in realtà la sua funzione non riguardava certi argomenti, ma era piuttosto in caricato di parlare con la gente, per rilevarne il gradimento, le aspettative, le condizioni sociali.

- E come mai l'ambasciatore del Carusaal si accompagna a non Carusaliani? - chiese ad un tratto il vecchio, interrompendolo. Finalmente compresi. Tutte le richieste ed i discorsi fatti finora erano stati solo un pretesto per arrivare a quel punto, per arrivare a noi. A nulla servirono i tentativi di Frostwind: nonostante la sua abilità, l'ambasciatore di Themanis non si lasciò sviare dal discorso. Fece notare come Adesir avesse in realtà lineamenti esmeldiani, trattò Thorin con la sufficienza che si riserva alle razze inferiori, ed alla fine venne al punto.

- Duca, le chiedo che questi uomini mi siano consegnati - disse ad un tratto.

a
quel punto, la situazione si fece davvero critica. Mi accorsi di una tensione invisibile che tuttavia aveva una consistenza che si sarebbe potuta tagliare con un coltello. Il Duca rifiutò garbatamente, facendo notare come fossimo una delegazione ospite sotto la sua giurisdizione, mentre l'ambasciatore cercava di far valere la sua autorità, quella di chi ha più uomini, sottolineando come Bor Vigassian dovesse essere considerata un ospite tollerato da Themanis piuttosto che una città realmente indipendente. 

Fui sorpreso nel constatare il modo apparentemente garbato ed educato in cui, in realtà, si stava conducendo una battaglia diplomatica. Non potevo fare a meno di sentirmi a disagio per via del fatto che la nostra presenza rischiava di compromettere gli equilibri che finora avevano consentito al Duca di mantenere la sua autonomia. Notai che i miei compagni dovevano provare le stesse considerazioni, e tutti, perfino Thorin, ci astenemmo dall'intervenire in quella pericolosa situazione.

La situazione sembrava destinata a peggiorare, dato che nessuno dei due contendenti sembrava voler retrocedere dalla sua posizione. Ad un tratto l'ambasciatore di Themanis minacciò di impiantare una guarnigione a Bor Vigassian, una sorta di assedio silenzioso, ma il Duca non si lasciò intimorire. Vista tale ostinazione e ben sapendo che non sarebbe stato facile mettere in difficoltà quella formidabile fortezza, il vecchio diplomatico cercò allora di arrivare ad un compromesso, rivelando finalmente quali erano i suoi veri interessi. 

- Lei ci consegna Gawain ed il mago, in cambio la femmina e l'essere inferiore possono andare liberamente - fu la sua proposta. Avrei giurato che, quando si riferì a Frostwind, stesse guardando la sua staffa.

Il Duca rifiutò anche questa proposta, con mia grande soddisfazione, aggiungendo che non avrebbe preso in considerazione la nostra consegna neanche se questo avesse significato un cambiamento dei rapporti con l'esercito di Themanis. Anche se non potevo vederlo, ebbi la netta sensazione che in quel momento l'ambasciatore fosse stizzito e, per la prima volta, innervosito.

- Dunque il nostro colloquio è terminato, almeno per ora - il vecchio si alzò e raggiunse la porta affrettando il passo.

- A proposito - il Duca disse a voce alta, affinché potesse essere chiaramente sentito. L'ambasciatore sostò per un istante. 

- Non mi sento molto bene, pertanto non credo che parteciperò al pranzo - concluse Vigassian.

Senza replicare, l'ambasciatore di Themanis aprì la porta e si allontanò dalla sala, lasciandoci soli con i nostri sinistri presagi sul futuro.

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