A&P Chronicles 2002-2003 (VI, 1)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 14 Febbraio 2006

Parte VI, Capitolo 1: Una semplice carovana di mercanti...

Seduta del 21/05/2003

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 14 Febbraio 2006

Parte VI, Capitolo 1: Una semplice carovana di mercanti...

Seduta del 21/05/2003

Una semplice carovana di mercanti...

passammo la notte praticamente senza quasi dormire, affaccendati nei preparativi e nelle operazioni di travestimento che ci avrebbero dovuto consentire di uscire non riconosciuti dalla città. Guglielmo correva da una parte all'altra, mescolando misture, ritagliando stoffe, preparando tinture e lavorando di ago, filo e forbici in ogni modo, come se da solo fosse stato un'intera squadra di inservienti ai nostri servizi. 

Al termine dei preparativi, i risultati erano eccellenti. Io indossavo ora abiti color rosso scuro, avevo adesso una pelle più scura ed i capelli che avevano perso il loro biondo splendore in favore di un nero ottenuto dalla pece mescolata con alcune essenze vegetali; il viso era contornato da una folta barba e due splendidi baffi arricciati, che in soli due giorni erano cresciuti a dismisura grazie all'intervento magico di Frostwind. Il mago, del resto, ancor prima di me aveva iniziato a modificare la sua immagine, che appariva ora priva di barba e baffi, più snella e giovanile, grazie anche agli abiti da cacciatore che dissimulavano assai bene il fatto che fosse in realtà un esperto delle arti magiche.

Adesir aveva tagliato i capelli e indossava abiti da uomo, provando al contempo a simulare una voce più bassa per completare la perfezione del suo travestimento. Nel frattempo, si era dedicata a modificare radicalmente le acconciature dei capelli e delle barbe dei nani, che avevano anch'essi un nuovo colore bruno assai differente da quello naturale che erano soliti sfoggiare. Una saggia precauzione, pensai, anche se Thorin e Polgrim sarebbero comunque usciti al coperto sul carro.

Non restò molto tempo per riposare, e del resto eravamo tutti abbastanza eccitati per la partenza da non risentire immediatamente della stanchezza, a parte ovviamente il povero Guglielmo, che alla fine dell'opera appariva esausto e sfinito. Quando infine ci coricammo brevemente, molti di noi non riuscirono comunque a prendere sonno e notai in particolare che Frostwind preferì uscire per far ritorno solo due clessidre più tardi, poco prima della partenza.

al risveglio, per quanto fosse presto, le strade già risuonavano del rumore dei carri e delle grida dei mercanti che con le loro scorte ed i loro servi si incolonnavano per uscire da Bor-Sesirim. Salutammo frettolosamente Guglielmo, senza aver tempo di vedere gli altri, quindi facemmo salire i nani sul carro, dove Adesir prese il posto in cassetta, mentre io e Frostwind montammo in sella sui nostri cavalli. Dopo pochi istanti eravamo mescolati fra la folla all'interno dell'immensa carovana, e notammo compiaciuti che nessuno faceva caso a noi.

Passammo le mura ciclopiche e quelle leggiadre, notando con piacere che per l'occasione il Duca doveva aver disposto di eliminare i consueti controlli alle porte, come aveva previsto Guglielmo, per evitare gravi ingorghi alla viabilità cittadina. Presto ci trovammo nelle campagne e tutto sembrava andare per il meglio. La sola nota stonata che notai fu l'espressione di Frostwind, particolarmente cupa per qualche ragione che non potevo intuire ma che pensai potesse avere a che fare con la sua scomparsa notturna. Il mago era inquieto e non parlava, rivolgendo frequentemente il suo sguardo da un lato all'altro, come oppresso da una sensazione di insostenibile disagio.

Ben presto, quando fummo oltre le mura più esterne, i carri iniziarono a dividersi in tre direzioni. La carovana più numerosa, costituita da circa la metà dei carri, si dirigeva verso il Frosnal, da sempre la zona più ricca per quanto riguarda il commercio. Un'altra parte si dirigeva verso sud, approssimativamente verso Bor-Vigassian, mentre un minor numero di carri si avviava puntando ad ovest, verso le città minori dell'entroterra del
Sesir. 

Discutemmo brevemente sulla direzione da seguire. Sebbene mi sembrasse evidente che la nostra strada dovesse essere quella verso ovest, i nani ed in particolare Adesir furono molto insistenti per scegliere la strada che portava verso Bor-Vigassian. Mentre per la ragazza la scelta dipendeva ovviamente da motivazioni personali, i nani ritenevano che avremmo fatto meglio a celarci fra il maggior numero di carri possibile, anche se questo avrebbe comportato una deviazione di uno o due giorni di viaggio. Tuttavia, quando ricordai loro l'appuntamento stabilito con Warland, stabilimmo di puntare ad ovest, anche se non fu semplice convincere Adesir, che era quasi disposta a separarsi dal gruppo per muovere nella direzione del suo amato Duca...

Durante quella prima fase del viaggio, anche la ragazza si accorse dello strano comportamento del mago, e me ne chiese motivo senza che fossi in grado di darle una risposta. Ero perplesso quanto lei, in realtà, così decisi di spostarmi dall'altro lato del carro, per avvicinarmi al taciturno compagno.

- Frostwind, c'è qualcosa che non va, amico mio? - chiesi quando mi affiancai al suo cavallo. Il mago, cupo come già prima avevo notato, insisteva a tenere lo sguardo quasi fisso verso nord. 

- Una sensazione, Gawain, nulla più che una spiacevole e preoccupante sensazione - rispose, senza distogliere lo sguardo. - Da questa mattina, quando siamo partiti, ho l'impressione che qualcuno segua le nostre mosse da laggiù, usando la magia...

Pensai alla "caccia" di cui ci avevano parlato i nanai, ma il mago non era in grado di identificare la possibile minaccia, né l'eventuale distanza. Inoltre, mi disse che ogni tentativo di celare i nostri movimenti con la magia non sarebbe passato inosservato e quindi era bene tenere gli occhi aperti ma proseguire come se nulla fosse. Continuammo, un po' più preoccupati di prima.

era l'ora di pranzo quando, ormai ridotti ad una fila di cinque o sei carri, raggiungemmo la fattoria presso la quale ci eravamo dati appuntamento con Warland. Scrutando in giro, notai un cavallo bianco semi bardato da un lato della cascina, e immaginai potesse essere quello del paladino. Dissi ad Adesir di proseguire normalmente, mentre io mi sarei fermato per trovare Warland e li avrei raggiunti successivamente. 

Il cavallo bianco doveva essere quello giusto, constatai osservando l'evidente simbolo di Uldan inciso sulla placca pettorale della bardatura, così senza indugiare entrai nel modesto edificio quasi in rovina, il cui interno era in penombra. Di fronte a me, una seconda porta si aprì e ne venne fuori un uomo che sulle prime non riuscii a identificare, dato che i miei occhi non si erano ancora abituati alla differenza di illuminazione.

- Gawain, che sorpresa incontrarti! Avete un giorno di anticipo... - esclamò la voce di
Warland.

- Guglielmo non deve aver fatto un buon lavoro con in travestimenti, se mi hai riconosciuto subito! - esclamai, un po' irritato per la facilità con cui ero stato individuato dal cavaliere.

- Suvvia, Gawain, il travestimento serve per sviare chi cerca un uomo biondo vestito di nero, ma chi ti conosce riesce a notare la somiglianza, ovviamente! - rispose con un sorriso. Non replicai, anche se fui stupito dalla sua affermazione. Era ovviamente vero, ma Warland non mi conosceva da così tanto tempo da giustificare tale immediato riconoscimento. Decisi tuttavia di soprassedere sulla cosa, e lo invitai ad affrettarsi per raggiungere gli altri, mentre gli raccontavo come mai avessimo deciso di anticipare la partenza.

Non ci volle molto per raggiungere il carro, che procedeva ad un'andatura assai modesta, cercando di tenere il passo del resto della carovana. Ma ci eravamo riuniti al gruppo da pochi minuti quando improvvisamente il carro di testa si arrestò. Ne scesero alcuni individui che iniziarono a gesticolare, imprecando e facendo evidenti segni di sconforto: avevano rotto una delle ruote.

L'imprevisto mi sorprese e commisi allora un errore, pensando che fra i carri di una stessa carovana dovesse esistere una forma di solidarietà per cui avremmo potuto creare sospetti qualora non ci fossimo interessati e non avessimo fornito l'assistenza che potevamo dare. In realtà non doveva essere così, poiché solo in seguito mi accorsi che gli altri carri proseguivano la loro strada, ignorando gli sventurati. Sul momento, invece, pensai che la cosa migliore da fare fosse vedere cosa succedeva e mi avvicinai, assieme a
Warland. 

Una ruota del carro doveva aver urtato violentemente una grossa pietra ed era in frantumi, senza alcuna possibilità di riparazione. Prima che potessi pensare qualcosa da dire, Warland stava già parlando con il malcapitato mercante, al quale aveva detto, mentendo, che purtroppo non possedevamo una ruota di scorta. Non saprei dire cosa mi mosse in quell'occasione, ma nonostante tutte le precauzioni che dovevamo prendere, non me la sentivo di lasciare quei poveracci nelle loro condizioni, così mi avvicinai al carro e, ignorando le insistenti domande dei nani, sganciai una delle due ruote di scorta e tornai dagli sventurati.

- Non ricordavo bene, ma vedi che alla fine ce la mia amica ha caricato una ruota in più! - dissi a Warland, avvicinandomi fra gli sguardi stupiti del mercante e quello ancor più meravigliato del paladino.

- Quale amica? - chiese perplesso il mercante. Compresi di aver commesso un imperdonabile errore, Adesir appariva ora come un uomo.

- La mia amica, il mio amico, tutti e tre, lì a cassetta sul carro! - dissi, improvvisamente cercando di fingermi folle o perlomeno ubriaco. Fortunatamente Warland comprese e stette al mio gioco, lanciando un'occhiata di compassione al mercante.

- Vi ringrazio, signori - disse il mercante, preoccupato, - immagino vogliate concludere un articolo quattro...

Di cosa stava parlando? Un nuovo imprevisto. Non sapevamo assolutamente nulla del codice mercantile, ed il mio tentativo di fornire assistenza per non dare nell'occhio stava sortendo il risultato esattamente opposto!

- Facciamo la stessa strada - cercai di tagliare corto - ad Arl-Lacherim mi darete una ruota nuova in cambio... - cercai di riparare la situazione, ma mi resi conto che lo sguardo del mercante era ancor più perplesso di prima.

- Non ci interessa una decima sul vostro carico - si intromise Warland, immaginando cosa fosse quel benedetto articolo quattro. Di sicuro avevo fatto un errore imperdonabile, nessun mercante avrebbe mai rinunciato a un compenso in quella situazione, ma ormai dovevamo reggere la parte e così proseguii a fingermi alquanto instabile di mente.

- Ah, bene... comunque si è fatto tardi - disse il mercante, notando che gli altri carri erano ormai spariti alla vista, - direi che dovremmo accamparci qui per la notte. Io sono Gaes di
Talash-Nor, signor...

- Gorluen... - risposi, inventando un nome sul momento, fin troppo simile a quello vero. - Ottima idea, Gaes, possiamo sfruttare quel riparo laggiù...

Augurandomi di non aver irrimediabilmente compromesso la situazione, cercai di evitare ogni ulteriore contatto con Gaes ed i suoi servi e mi dedicai a preparare il campo per la notte. I nani, dopo una giornata rinchiusi nel carro, iniziavano a dare segni di impazienza, ma li convinsi ad attendere almeno che tutti fossero a riposo.

Mi coricai accanto ad Adesir, a breve distanza dal carro, cercando di far passare la notte il più rapidamente possibile. Sfortunatamente, Gaes mi raggiunse, ed iniziò a farmi un sacco di domande alle quali non sapevo come sottrarmi. Cercai di dare risposte evasive, ma alla fine fui ancora costretto a fingermi folle per evitare la sua inquisizione, cosa che evidentemente allarmò ulteriormente il mercante, che si allontanò frettolosamente tornando al suo carro.

Evidentemente, avevo srotolato una matassa e continuavo ad aggrovigliarmi senza speranza fra le sue spire. Come uscire dalla situazione? Mordendomi le labbra, osservai quasi distrattamente i nani correre giù dal carro e trasformare in latrina una radura poco distante...

all'alba, fummo svegliati dal rumore di un carro che si allontanava. Gaes era ripartito, e in tutta fretta a giudicare dal fatto che non aveva neanche smontato il campo! 

Saltai sul cavallo in tutta fretta, mentre gli altri smontavano il campo e si preparavano a loro volta a mettersi in movimento. Spronai l'animale alla massima velocità, puntando verso il carro del mercante, che raggiunsi in breve, affiancandolo e facendo un cenno di saluto con la mano.

- Avete fretta... - gridai, accostandomi.

- Ehm.. si, in effetti, abbiamo alcuni paesi da visitare prima di sera - rispose, a disagio, Gaes. - Ma ci vediamo ad Arl-Lacherim, ovviamente! - si affrettò ad aggiungere, quando notò come osservavo la ruota che gli avevamo fornito.

- Certo, certo... ad Arl-Lacherim, allora! - gridai, salutando con la mano. Feci voltare il cavallo e tornai indietro al galoppo, raggiungendo gli altri che già erano in movimento.

- Fai un salto al campo, e vedi cos'hanno lasciato - mi gridò Adesir. Con un cenno d'intesa, spronai ancora il cavallo e mi affrettai a raggiungere il posto che avevamo appena lasciato. 

Il fuoco era stato spento malamente e di gran fretta, i rifiuti erano stati lasciati in giro e due sacche di pelle erano rimaste a terra. Scesi rapidamente e le aprii, notando che contenevano effetti personali ed alcune mappe delle strade commerciali della zona, cose che probabilmente nessun mercante avrebbe mai abbandonato a meno di una situazione di evidente pericolo. Montai nuovamente in sella e raggiunsi il carro, spiegando agli altri che dovevamo trovare un modo di tranquillizzare quella gente.

- Li abbiamo quasi raggiunti - gridava Adesir, indicando davanti. - Facciamoli fermare, ci penserà
Frostwind...

Era la nostra sola possibilità. Ricorrendo alle sue arti, il mago avrebbe certamente potuto appianare la situazione ed evitare ogni rischio di delazione nei nostri confronti al primo posto di guardia themanita. Ancora una volta, mi affiancai al carro di Gaes e lo convinsi a fermare la sua corsa, senza troppe difficoltà. Il pover'uomo era chiaramente impaurito e profondamente a disagio.

Frostwind fu rapido a presentarsi, dicendo di essere un mercante e che la sera prima non aveva potuto parlare a causa di una fastidiosa raucedine. Quindi, notai che si scambiarono qualche segno ed altre parole che non compresi, evidentemente doveva trattarsi di una qualche forma di codice in uso fra i mercanti, e la cosa ebbe l'effetto di rilassare, almeno in parte, l'espressione di Gaes. Poi, il mago lo prese sotto braccio e si allontanarono, parlando, per alcuni istanti.

Quando tornarono, Gaes era visibilmente sollevato e sorridente.

- Proprio un'ottima idea, credo che seguirò il tuo suggerimento, caro amico - diceva il mercante, rivolto a Frostwind. - Il mercato è migliore e con il nostro carico abbiamo più possibilità di ottenere condizioni vantaggiose... andremo a
Bor-Vigassian!

Ci salutò in modo decisamente più caloroso di prima, ancora ringraziandoci per la ruota, quindi volse il suo carro verso sud e lo osservammo scomparire all'orizzonte.

- Bor-Vigassian? - chiesi, perplesso, osservando Frostwind.

- E' la direzione opposta a quella che prenderemo noi... - rispose il mago.

- Ma... e la ruota? Non ti sei fatto dare nulla?

In realtà, avevo sperato che il mio gesto avrebbe fruttato una qualche riconoscenza da parte del mercante, ma se ora andava per un'altra strada, vedevo sfumare ogni possibilità. Frostwind alzò gli occhi al cielo, come per sottolineare la mia venalità, quindi infilò una mano nella borsa che teneva alla cinta e mi porse una moneta di platino, che afferrai con soddisfazione. Anche Adesir protestò, ma fu messa a tacere dal mago con una seconda moneta del prezioso metallo.

la sera stessa giungemmo ad Arl-Gate, un piccolo centro di poche anime, noto per la presenza di un maggior numero di osterie e locande di quante abitazioni vi potessero essere. Era un paese la cui fortuna, in passato, era stata dovuta agli intensi commerci con i nani di Bar-Arghaal, uno dei tanti insediamenti che ora cercava di sopravvivere solo grazie alle carovane di mercanti ed alle colonne militari di passaggio.

- Secondo me faremmo meglio ad accamparci fuori e non fermarci in questo paese - fu l'opinione di Warland, subito rintuzzata dalle vibrate proteste dei nani che, da dentro il carro, smaniavano per uscire e godersi una buona birra e del cibo fresco.

- E' meglio fermarci qui, invece - fu la replica di Frostwind. - Ho bisogno di un letto decente per riposare, questa notte. Inoltre, alla nostra frettolosa partenza non abbiamo potuto indagare su alcune cose che ritengo importanti, come la "caccia" e le taglie su di noi. E' molto strano che i themaniti abbiano reagito in tempi così brevi e forse questo che è un centro di grande passaggio potrebbe rivelarsi un'utile fonte di informazioni...

Naturalmente, la proposta fu immediatamente appoggiata dai nani, nonostante le proteste di Warland che riteneva pericoloso farci vedere in giro. Dal canto mio, dopo gli errori che avevo commesso il giorno precedente con il mercante Gaes, non me la sentivo di sentenziare cosa fosse più giusto fare.

- Guardate là - esclamò ad un tratto Adesir, puntando il dito verso una delle locande a metà strada. Tre pony erano impastoiati appena fuori dall'ingresso. - Chi è che va in giro cavalcando pony,
Gawain?

- Che io sappia, solo i nani... - risposi. Ovviamente, Thorin e Polgrim avevano sentito, e quella scoperta ci fece prendere la decisione, poiché i due stavano già scendendo dal carro per avviarsi in direzione della locanda, parlando di birra e cinghiale.

Con la scusa di tenere a bada i nani, ma intimamente convinto che la loro compagnia sarebbe stata più divertente, decisi di seguirli. Sarei entrato dopo di loro e mi sarei tenuto in disparte fingendo di non conoscerli, pronto ad intervenire in caso di necessità. Gli altri preferirono seguire altre strade, in particolare Adesir e Frostwind decisero di andare assieme, e si sarebbero occupati di far sistemare il carro per la notte.

quando entrai nella locanda, Thorin e Polgrim erano seduti ad un tavolo e stavano già tracannando i primi boccali di birra. Poco distante, un nano dalla corporatura decisamente più robusta stava, solo, ad un altro tavolo, intento a distruggere un intero cinghiale i cui resti erano sparsi ovunque fra numerosi boccali già vuoti. Non vidi altri tavoli liberi, così mi recai al banco, intenzionato a scoprire dove potessero essere i proprietari degli altri due pony, ed ordinai anche io della birra.

Osservai la sala, senza rilevare la presenza dei due nani che mancavano all'appello. Il terzo doveva essere evidentemente un guerriero, non solo per via della sua robusta costituzione, ma anche per gli spallacci di metallo che indossava e della poderosa ascia bibenne che giaceva da un lato, accanto ad un elmo brunito. Non mi sembrava tuttavia di rango particolarmente elevato, e ipotizzai, come seppi in seguito, che potesse essere la scorta di mercanti provenienti dal
Bar-Arghaal.

L'oste si avvicinò ai miei amici per le ordinazioni e compresi che era in grado di rivolgersi loro in uno stentato nanico, anche se nella confusione della sala ben poche erano le parole che fui in grado di udire chiaramente. Thorin e Polgrim erano intenzionati a festeggiare la loro uscita dal carro e ordinarono un quantitativo di cibo e birra che sarebbe bastato per un'intera guarnigione, senza rinunciare ad offrire un boccale al nano solitario, che ringraziò con un cenno.

Li vidi parlare e ridere fra loro e con l'oste, che ad un tratto abbracciò addirittura Thorin, ma non ne compresi il motivo. Mi limitai a maledire quel comportamento, che inevitabilmente attirava l'attenzione, anche se non potevo capire cosa si stessero dicendo. Non riuscii mai a cogliere lo sguardo dei miei compagni per far loro capire che dovevano cercare di tenere un comportamento che desse meno nell'occhio.

Quando mi dedicò la sua attenzione, l'oste mi servì un ottimo stufato, scusandosi per la mancanza di cinghiale che era stato finito dal grosso nano solitario. Chiacchierai un po' con l'uomo, che mi parve assai cordiale, cercando di avere qualche informazione in modo discreto, ma non riuscii a sapere molto. Il paese viveva di quei traffici mercantili una volta l'anno, e per il resto era costretto ai miseri affari che permettevano i pasti a prezzo fisso delle colonne militari, con il perenne rimpianto dei tempi in cui le frontiere di Bar-Arghaal erano aperte. Alla fine, decise addirittura di offrirmi la cena, ma io pretesi almeno di pagare la birra.

Nel frattempo, il grosso nano si era portato al tavolo dei miei amici, dove era in corso una sfida a braccio di ferro. Tutti e tre dovevano essere già piuttosto allegri per via della birra, ma ritenni la cosa innocua finché lo straniero non si alzò in piedi con un boccale in mano.

- Alla salute di Thorin e Polgrim! - gridava, riscuotendo gli applausi degli avventori. Il sangue mi si gelò nelle vene. Possibile che fossero stati tanto sciocchi da rivelare i loro veri nomi?

Non ebbi il tempo di riprendermi dallo stupore che Thorin, fingendo di non conoscermi, mi chiamò al tavolo.

- Ehi tu, umano, vieni qui - mi gridò. - Che ne dici di un bel circolo di braccio di ferro a quattro?

L'occasione poteva essere quella giusta per fargli capire che stavano sbagliando tutto, così mi avvicinai e presi posto, lanciando al nano un'occhiata di fuoco che evidentemente non comprese.

Ci sistemammo, due di schiena e due di fronte, afferrando ciascuno il pugno dei due avversari posti di lato. Sentii la mano di Polgrim stringere la mia da un lato e quella del grosso nano dall'altra parte. Al segnale, vi fu un breve momento di equilibrio, ma subito riuscii a battere entrambi i miei avversari, mentre Thorin faceva altrettanto. Eravamo i due vincitori del circolo e fu ancora occasione per un nuovo giro di birra, fra le grida e gli applausi, ma fortunatamente il nano straniero si congedò lasciandoci soli.

- Ma siete impazziti? - gli dissi appena si fu allontanato, a dentri stretti. - Avete detto i vostri nomi veri, ora li sanno tutti, qui dentro!

- Hai ragione Corvo - rispose mestamente Thorin, - ma sai com'è un giorno intero dentro il carro...

- E ci passerete il resto del viaggio fino a Lalad-Nor se continuate così! - sbottai. Fu allora che mi resi conto dell'oste, che si trovava al tavolo accanto. Ebbi la netta impressione che fingesse di pulire il tavolo ma che in realtà fosse intento ad ascoltare la nostra conversazione.

- Paghiamo e andiamo via, subito - intimai, allarmato.

visibilmente corrucciato, Thorin comprese che non era il caso di discutere e chiamò l'oste per saldare il nostro conto. Per tutta risposta, l'uomo finse di non sentire
e si voltò, dirigendosi verso la cucina. Un secondo tentativo di attirare la sua attenzione ebbe il solo effetto di fargli accelerare il passo.

- Presto! - esclamai, scattando in piedi e quasi rivoltando la sedia. - Quello ci va a denunciare, dobbiamo bloccarlo!

Scattai all'inseguimento, decisamente più rapido dei miei compagni, i cui riflessi erano annebbiati dalla birra. Attraversai di gran passo la cucina, urtando e spostando chiunque mi si parasse davanti, mentre già l'oste usciva dal retro richiudendosi la porta alle spalle. Scattai in avanti, sfondando la porta con un calcio e proiettandomi al di là in tempo per vedere l'uomo che, attraversata la strada, si accingeva di fretta verso il posto di guardia.

Lo raggiunsi mentre stava per bussare al portone, cingendolo con un braccio mentre con l'altro gli bloccavo la mano già chiusa a pugno per battere sulla porta.

- Aiut... - cercò di gridare in un estremo tentativo. Un pugno in pieno volto lo fece crollare, privo di sensi e me lo caricai in spalla, mentre venivo raggiunto dai due incoscienti nani.

Mi affrettai a trovare riparo in un vicolo, attendendo qualche istante per accertarmi che le guardie non avessero udito il suo tentativo di gridare. Fortunatamente sembrava che fossi stato sufficientemente veloce nel neutralizzare la minaccia, così feci cenno agli altri di seguirmi e mi affrettai verso l'esterno dell'abitato.

Raggiunta una posizione che giudicai abbastanza al riparo, lasciai l'oste alle cure di Thorin, raccomandandomi affinché non gli fosse fatto del male, e intimai ai nani di restare immobili in attesa finché non fossi tornato con gli altri. Dovevamo lasciare subito il villaggio.

Il problema era che non sapevo come rintracciare Frostwind, Adesir e Warland, i quali non mi avevano detto in quale locanda si sarebbero recati. Per fortuna, fra tante scelleratezze ed errori, mi venne la buona idea di utilizzare il medaglione di Shair, il quale si mise a lampeggiare segnalandomi la via da seguire, verso una taverna poco distante.

Feci appena in tempo a entrare che, già sulla porta, prima ancora che chiunque altro si accorgesse di me, incrociai lo sguardo di Warland, seduto ad un tavolo con gli altri due. Un breve cenno gli fece capire che dovevano raggiungermi e dopo pochi istanti eravamo tutti e quattro in strada.

- Dobbiamo andare via subito - dissi. 

- I cavalli sono stanchi - cercò di dire Frostwind.

- I nani hanno combinato un pasticcio ed ho dovuto neutralizzare un oste prima che potesse dare l'allarme. Non possiamo restare, fra poco la sparizione dell'oste sarà notata - aggiunsi, in fretta.

Non vi fu altro da dire, la situazione fu immediatamente chiara. Quando le prime voci si levavano dalla locanda dove probabilmente si erano accorti della sparizione dell'oste, il carro stava uscendo dalla rimessa e finivamo di attaccare i cavalli. Il ragazzo della stalla ce lo avrebbe fatto trovare in un punto convenuto, mentre noialtri saremmo andati a recuperare i nani.

Fortunatamente, Thorin e Polgrim non avevano ceduto alla tentazione di uccidere l'uomo, così Frostwind poté nuovamente ricorrere alla sua magia per fare in modo che, al suo risveglio, l'oste non potesse costituire per noi una minaccia. Quindi, ci affrettammo a riprendere il viaggio, nonostante i cavalli fossero ancora assai affaticati, e lasciata una buona mancia al ragazzo ci allontanammo prima ancora del sorgere dell'alba.