A&P Chronicles 2002-2003 (VI, 5)

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Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 26 Febbraio 2006

Parte VI, Capitolo 5: L'ora della Caccia!

Seduta del 25/06/2003

Dal diario di Gawain "Corvo Nero" Caradrim - 26 Febbraio 2006

Parte VI, Capitolo 5: L'ora della Caccia!

Seduta del 25/06/2003

L'ora della Caccia!

le prime creature avanzavano verso di noi a grande velocità, una decina di figure quasi indistinte a causa della distanza ancora elevata che ci separava dal punto in cui la Caccia aveva preso terra con il suo carico di mostruosità. Mano a mano che le vedevamo avvicinarsi, mentre valutavamo il tempo a disposizione per preparare una qualche difesa, iniziavamo a distinguerne i contorni e qualche primo, orrendo, dettaglio. 

Alcuni di quegli esseri avanzavano con un'andatura alquanto singolare, aiutandosi con le lunghe e possenti braccia come fossero altre due gambe. Altri sembravano muoversi più similmente agli esseri umani, ma erano chiaramente più alti e di corporatura assai meno robusta dei primi, inoltre, parevano essere sprovvisti di arti superiori mentre le gambe apparivano deformi ed arcuate. Le teste ed i corpi erano cosparsi di aculei ed altre escrescenze ossee, i corpi apparivano scuri e di tanto in tanto vedevamo balenare lampi rossi dagli occhi o riflessi alieni dalle bocche informi irte di zanne.

Alle spalle delle creature, veniva il domatore, con la sua gigantesca ascia in una mano e la frusta nell'altra, avanzando più lentamente dietro il gruppo. Il cocchiere e gli altri individui che completavano quella singolare compagnia sguinzagliata contro di noi dalle potenze oscure erano rimasti indietro, dove il carro infernale era sceso dal cielo, come in attesa.

i
nani erano già pronti all'imminente combattimento, le armature e gli elmi solidamente chiusi sui loro corpi, le armi strette in pugno dalle possenti braccia, dopo che si erano scambiati amichevoli pacche di incoraggiamento per quella che poteva essere la nostra ultima battaglia. Io e Warland eravamo a cavallo, intenzionati a trarre vantaggio dalla nostra posizione sopraelevata nel campo di battaglia, mentre il paladino invocava su di noi le protezioni del suo dio. Frostwind si era celato dietro un cavallo morto ed era misteriosamente riapparso subito dopo a circa trenta passi di distanza, iniziando quindi a invocare i suoi poteri, mentre Adesir si rivolgeva ad Uldan perché riversasse su di noi la sua grazia sotto forma di benefici effetti magici.

Sfruttando il tempo a disposizione prima che le creature coprissero la distanza che ci separava, Polgrim si diede da fare per disporre alcuni barili di olio infiammabile a circa quaranta passi dal punto in cui ci trovavamo, ed io accesi alcune torce per poterli infiammare al momento opportuno. Come ulteriore precauzione, pur non sapendo quanto sarebbe stato utile, cercai di rendere scivolosa la mia armatura cospargendola con del grasso che trovai fra le provviste del carro ormai inservibile.

Adesir e Warland avevano completato un'invocazione a Uldan che culminò con un intenso fascio di luce azzurra che scese dal cielo in mezzo al nostro gruppo. Al centro del fascio di luce, una figura umana era chiaramente distinguibile.

- E tu chi saresti? - chiesi, incuriosito dalla insolita manifestazione. Non ebbi risposta. L'uomo, che stava inginocchiato, pareva non avermi udito. Notai che aveva una benda su un occhio ed era privo di un braccio. Nell'altro, impugnava una spada dai riflessi bluastri sulla cui lama era inciso il simbolo del dio della giustizia e dell'equità.

- Che accidenti stai facendo, Adesir? - esclamai, notando che la ragazza aveva estratto il cristallo blu levandolo verso l'alto. - Ora la presenza del cristallo è stata rivelata ai nostri nemici!

- Non ti preoccupare, so quello che faccio, Gawain - fu la risposta. 

Non ebbi il tempo di obiettare né di investigare ulteriormente sull'identità del misterioso individuo sceso dal cielo, perché le creature avevano raggiunto l'altezza dei barili e Frostwind fece scaturire un getto di fiamme dalle proprie mani, rivolto in quella direzione. Vi fu una fragorosa esplosione che fece volare una miriade di frantumi di legno ed alzò un denso fumo di polvere che per alcuni istanti ci impedì di constatare l'efficacia del tentativo predisposto da Polgrim. Poi, mano a mano che il polverone di diradava, vedemmo uscirne, apparentemente indenni, i nostri avversari, drammaticamente vicini ed illesi.

- Io sono Zaag di Themanis - tuonò improvvisamente una voce cavernosa, la cui provenienza non seppi individuare. 

- Non abbiamo alcun interesse in voi, consegnateci il cristallo e sarete liberi di andarvene! - proseguì la voce, dopo una breve pausa. La sfida era lanciata.

ovviamente, nessuno di noi prese minimamente in considerazione la possibilità di consegnare il cristallo, anzi, i nani si prodigarono in una serie di gesti e grida di sfida all'indirizzo del misterioso individuo che aveva dato l'ultimatum, come era consuetudine di quella razza, non usa alla resa neanche quando le situazioni apparivano completamente a loro svantaggio. 

Solo Frostwind parve vagamente impressionato a quel nome, Zaag, e mormorò qualcosa a proposito di un demone della "seconda cerchia", come la chiamò lui. Tuttavia, per le nostre scarse conoscenze in materia, quell'osservazione non poteva farci preoccupare più di quanto già non lo fossimo.

- Il mio nome non ha importanza - disse allora una voce alle mie spalle. Il misterioso orbo e monco che era apparso nella colonna di luce scesa dal cielo pareva aver udito solo in quell'istante la mia domanda di poco prima.

- Io sono un messaggero di Uldan, inviato dal mio dio al vostro fianco in risposta alle vostre preghiere. Sono qui per aiutarvi - disse, seccamente, in un tono che non ammetteva altre domande.

E del resto non vi fu tempo per farne, dato che ora i mostri erano assai vicini. Il loro aspetto era terrificante, ancor più orrendo di quanto avessimo potuto immaginare dalle deformi sembianze che avevamo scorto in precedenza. Gli esseri dalle lunghe braccia avevano una sorta di corazza naturale d'osso, mentre quelli più alti e privi di braccia avevano delle corna che fuoriuscivano dal torace, che colavano di una sorta di liquame scuro. I loro corpi, assai più più robusti nel caso di quelli con le lunghe braccia, erano neri o striati, e le bocche informi erano irte di zanne disposte su più file, dalle quali colava una bava nerastra. Gli occhi inespressivi sembravano rubini purissimi, che emanavano una terrorizzante profondità di tenebra dalla quale fui momentaneamente sopraffatto.

- Demoni! - esclamò Warland.

Una delle creature senza braccia mi fu addosso senza che riuscissi a reagire, e vidi i corni protendersi dal suo torace contro il cavallo, che stramazzò al suolo di schianto, trafitto in più punti. Fortunatamente, questo mi riscosse dalle nere paure che mi avevano assalito quando avevo osservato gli occhi dei mostri, così reagii cadendo in piedi senza danno, iniziando a mulinare la spada contro il mio avversario.

A poca distanza da me, anche gli altri erano stati assaliti dall'orda demoniaca, e ovunque risuonava il clangore del metallo, le cantilene del mago o le invocazioni dei preti. I mostri sembravano non risentire dei danni che infliggevamo loro, poiché le loro corazze ossee sembravano richiudersi magicamente dopo aver ricevuto ogni colpo. Anche la magia pareva non sortire effetti: nonostante una gigantesca palla di fuoco, l'avversario di Frostwind continuava a fronteggiare il mago come se nulla fosse accaduto.

Fortunatamente, notammo che le creature non riuscivano comunque a penetrare facilmente le nostre difese, e spesso le corazze riuscivano a proteggerci dai loro attacchi. Ma a peggiorare le cose, scoprimmo un'altra caratteristica degli esseri dalle lunghe braccia: con un possente colpo d'ascia Polgrim ne tagliò uno in due parti, ognuna delle quali si rianimò come un nuovo demone solo lievemente più piccolo del primo!

non ero ancora riuscito ad avere la meglio sul mio avversario, quando il domatore si unì alla battaglia, portandosi sul mio fianco destro e tentando di attaccarmi, fortunatamente senza successo, con la sua ascia gigantesca. Con l'altra mano fece schioccare la frusta, dalla quale partirono fulmini che sembravano guidati magicamente verso ciascuno dei miei compagni.

La situazione era critica e non vedevo via di scampo, le forze in campo erano palesemente sbilanciate a nostro svantaggio. Combattevamo già da un tempo che mi sembrava infinito per via della stanchezza, e il solo risultato che avevamo ottenuto era che avevamo ancora più nemici da combattere, poiché molti si erano divisi e rigenerati dupicandosi. Solo Warland, Adesir ed il misterioso inviato di Uldan sembravano incrollabili nella loro fede, rivestiti da un'aura di santità sotto forma di luce azzurra.

Compresi in quel momento che forse avremmo potuto avere la meglio uccidendo il domatore del gruppo di demoni, così concentrai su di lui i miei attacchi. Probabilmente anche Frostwind aveva avuto la stessa idea, poiché dalla sua direzione provenivano dardi magici che colpirono il mio nuovo avversario contemporaneamente ai miei colpi della spada nera, che in quel frangente non sembrava essere di alcun aiuto particolare.

Il combattimento infuriava, estenuante, senza che una delle due parti sembrasse poter prevalere sull'altra. Uno schiocco di frusta colpì duramente il nostro inviato di Uldan, mentre i primi demoni cadevano per non rialzarsi sotto i colpi dei nani e del paladino. Adesir aveva evocato una prodigiosa sorta di lungo pugnale magico che fluttuava combattendo per lei un avversario, senza che la ragazza dovesse subirne gli attacchi, limitandosi a controllarne i movimenti a distanza. Solo io sembravo incapace di dare il mio apporto. I miei colpi andavano quasi sempre a vuoto, ed iniziavo a sentirmi stanco. Stanco e demotivato. Demoralizzato.

Warland, liberatosi dei suoi avversari, lanciò il cavallo alla carica alle spalle del domatore, ma questi evitò l'impatto e il paladino proseguì la corsa andando ad impegnare un paio di demoni che fronteggiavano i nani. Alle mie spalle, il mago continuava a tempestare la creatura con frecce ora di fuoco, ma nonostante andassero tutte a segno, il domatore non voleva saperne di andare a terra. Poi, riuscii a colpirlo duramente, dividendolo in due. Proprio quando pensavo di avercela fatta, anche il domatore si rigenerò in due nuovi esseri, che calarono su di me le loro possenti asce, colpendomi duramente. Prima di perdere i sensi, riuscii a gambettarne uno che precipitò a terra con un tonfo sordo.

nell'oscurità in cui mi trovai, fui subito preda delle mie paure. Voci sembravano suggerirmi il da farsi, indicando evidentemente che non potevamo farcela. Il mio posto non era ì, il mio posto era fra le orde di Themanis, per quello ero venuto al mondo, per quello avevo nelle vene il sangue di
Raven.

Una voce, più sottile e infida delle altre, sembrava accarezzarmi, melliflua, pacata nei toni, e mi vedevo annuire, consapevole della sua verità. Non aveva senso tutto questo, non aveva senso perdere la vita, veder morire i compagni, per un cristallo di cui non sapevo nulla e che in fin dei conti non aveva alcun valore per me. La soluzione giusta era un'altra e la sapevo, non volevo vederla, forse, ma la conoscevo da tempo.

All'improvviso, il buio fu rotto da un lampo azzurro, che mi scosse violentemente, dandomi nuovamente il controllo dei miei pensieri. La voce amica, ora, non sembrava più gradevole come prima. I suoi toni erano acuti, distorti, stonati, al punto da far dolere le orecchie per la loro insistenza che sembrava voler penetrare a forza nel cervello. Una nuova voce si sovrappose a questa, la voce di Adesir, che mormorava qualcosa di incomprensibile, ma che mi infuse calma, pace e tranquillità. Mano a mano che la voce della ragazza si introduceva nei miei pensieri, l'altra sembrava volerla sopraffare, urlando, fino a diventare una sorta di indistinguibile stridulo rumore, che dissolsi, scacciandolo dalla mente.

Riaprii gli occhi. Adesir era china su di me e sorrideva, evidentemente lieta per essere riuscita a curarmi con l'aiuto di Uldan. Notai tuttavia la stanchezza sul suo volto, l'immane potere mistico cui aveva fatto ricorso prima e durante la battaglia l'aveva sfinita, non essendo abituata ancora a controllarlo. Constatata la mia ripresa, la ragazza si allontanò, tornando al combattimento che ancora infuriava, poco distante, anche se ora gli avversari erano diminuiti.

Mi rialzai, faticosamente, poiché ero ancora molto provato dalle ferite, visto che evidentemente non c'era stato il tempo di curarmi completamente. Afferrai la lama nera, che giaceva a terra e immediatamente compresi da chi era venuta la misteriosa voce che aveva cercato di indurmi a seguire Themanis. Era stata la spada. 

ancora in parte stordito e barcollante per lo sfinimento e le ferite, cercai di orientarmi sul campo di battaglia. Tuffarmi nuovamente nel combattimento sembrava la sola cosa da farsi, anche se nutrivo profondi dubbi sulla mia possibilità di essere utile in quel frangente.

- Adesir, Gawain, qui dietro al carro, venite! - intimò improvvisamente la voce del mago alle mie spalle. Mi voltai e lo vidi che mi chiamava con un gesto della mano, innervosito e preoccupato. Accorsi rapidamente per quanto potevo, ma non fui seguito da Adesir, che aveva già evocato un nuovo pugnale magico che danzava a mezz'aria fendendo gli avversari.

- Due persone, forse gli arcieri, ci stanno accerchiando - mi disse Frostwind quando lo raggiunsi, indicandomi i due lati del carro. A qualche centinaio di passi, le due figure sembravano aver depositato qualcosa a terra, e il mago mi fece notare, come se per me potesse avere una qualche importanza, che le loro posizioni formavano un triangolo con il carro sceso dal cielo, ancora lontano di fronte a noi.

- Dobbiamo andare a vedere - mi disse, già pensando a qualche magia che aveva intenzione di invocare.

- Ma non possiamo lasciare gli altri... - balbettai, confuso. 

- Se aspettiamo anche un solo istante siamo spacciati - rispose brevemente il mago, quindi sparse una polvere che aveva estratto da una delle sue tasche e mormorò una qualcosa. Non ebbi il tempo di replicare, tutto svanì attorno a me in un attimo.

Mi trovai a precipitare in una specie di vortice, dal quale potevo distinguere, confusamente, le sagome dei combattenti sul campo di battaglia, come visti dall'alto. Poi, improvvisamente, li distinguevo chiaramente, a molti passi da noi, non più dall'alto, come se ci fossimo spostati in un istante da un punto all'altro. Una sensazione di vertigine e nausea mi colpì allo stomaco. Sentii la mano di Frostwind posarsi sulla mia spalla e sorreggermi, tranquillizzandomi, mentre mi diceva piano che tutto andava bene.

In quel momento, vedemmo dei raggi di luce nera emergere verso l'alto da tre direzioni diverse: dal carro e dai due punti in cui Frostwind riteneva di ave visto i due arcieri che ci accerchiavano. I raggi si incontrarono a grande altezza, sopra il campo di battaglia, e subito si vennero a creare delle superfici scure che scesero verso terra, facendo scomparire ogni cosa contenuta nell'area che rivestiva il portentoso effetto magico.

Anche il carro sceso dal cielo era sparito. Oltre a me e Frostwind, non c'era più nessun essere vivente visibile, amico o nemico che fosse. Al loro posto, ed al posto dell'intero campo di battaglia, torreggiava ora un'immensa piramide nera, grande come una montagna.