A&P Chronicles ''Il Falco ed il Leone'' (III, 5)

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Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 9 Maggio 937

Parte III, Capitolo 5: "Il signore degli spettri della Pianura Perduta"

Seduta del 03/05/2005

Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 9 Maggio 937

Parte III, Capitolo 5: "Il signore degli spettri della Pianura Perduta"

Seduta del 03/05/2005


Il signore degli spettri della Pianura Perduta

era
quasi l'alba quando, durante il turno di guardia di Ser Agraman, un rumore tra
il fogliame attirò la sua attenzione. Temendo il peggio, il cavaliere si
affrettò a svegliare il resto del gruppo, presagendo chissà quale nuovo
imprevisto, che stavolta non vi fu. Erano Exilim e Eliars che ritornavano al
campo dopo la loro misteriosa sparizione. Il mercenario auldim trascinava la sua
pesante corazza, che recava ancora i segni del combattimento con la Mantide,
durante il quale era stato abbattuto. Come Sverken ebbe modo di constatare, la
piastra pettorale era quasi tranciata a metà, laddove le possenti tenaglie
dell'insetto si erano strette in una morsa soprannaturale dalla quale nessuno
avrebbe normalmente potuto uscire vivo. Ma Eliars era invece ancora lì,
apparentemente in buone condizioni anche se stremato per la stanchezza.

Prima
che i due potessero narrare quanto era loro accaduto, fu necessario lasciarli
riposare, dato che soprattutto Eliars non sembrava avere neanche la forza di
parlare. Così, si attardarono ancora per una mezza giornata, concedendo loro un
po' di riposo che fu facilitato da una rapida immersione nelle acque del lago,
su invito di Sverken. Quando infine il sole fu alto, Exilim si svegliò, mentre
Eliars sembrava in preda ad una violenta febbre che lo rendeva quasi inconscio,
nonostante l'acqua del lago. A nulla valsero gi sforzi di Lunya, Sverken e Zak,
il mercenario non si ridestò dal suo sonno agitato, così decisero di prendere
ancora tempo e ne approfittarono per mettersi reciprocamente al corrente degli
ultimi faticosi accadimenti di quella giornata.

Come
già era accaduto una volta in precedenza, Eliars si era rialzato poco dopo
essere stato abbattuto, anche se nessuno a parte Exilim aveva assistito al
prodigio della rigenerazione delle sue ferite che sarebbero state mortali per
chiunque altro. Quasi in trance, il mercenario aveva eluso i tentativi di
soccorso di Exilim, avviandosi a passo molto spedito, quasi di corsa, verso la
Pianura Perduta. Il carusaliano aveva seguito la sua guardia del corpo,
incuriosito per il bizzarro comportamento oltre che per il miracolo della
guarigione, rendendosi conto che la strada seguita era diversa da quella che li
aveva condotti in quel luogo. In effetti, sembrava che Eliars conoscesse una via
segreta, poco più di un sentiero, che portava alla Pianura Perduta molto più
rapidamente, anche grazie al passo veloce, quasi di corsa, che teneva. In meno
di mezza giornata erano tornati al punto in cui sorgevano i due totem
incrociati, e qui finalmente Eliars si era fermato come in attesa, fino al calar
della notte. 

Poco
dopo il tramonto, raccontò Exilim non senza provare un brivido, gli spettri si
erano nuovamente manifestati, assiepandosi rapidamente attorno al mercenario,
mentre emergevano dall'aria circostante, dal terreno e dalle rocce tutto
attorno. Il carusaliano aveva così assistito ad un innaturale colloquio che non
fu in grado di udire distintamente, ma quando infine gli spiriti abbandonarono
quel luogo, fu finalmente in grado di parlare con Exilim per la prima volta.

-
Devo liberarli, Exilim - aveva detto Eliars, con aria grave. - Devo molto a
loro, più di quanto tu possa immaginare, e sono ancora sotto il giogo di colui
che li tiene schiavi a metà fra la vita e la morte. Devo liberarli da questo
padrone!. 

Non
si erano detti altro, confessò Exilim, ed avevano ripreso la via del ritorno
affrettandosi ancora più dell'andata, rimandando ogni spiegazione ad un momento
successivo. Momento che tuttavia tardava ad arrivare, poiché Eliars era ancora
febbricitante e privo di conoscenza al termine del racconto, rendendo così
impossibile qualsiasi chiarimento, per indispensabile che potesse apparire.
D'altra parte, c'era pur sempre uno sciamano da affrontare all'interno del
cunicolo, e perdere ulteriore tempo non avrebbe giocato a loro favore. 

stavano
ancora discutendo di come affrontare Samor-Daar quando un'improvviso tremito
scosse la terra, seguito da una sorta di eruzione proprio sopra le loro teste.
Dalla parte alta della collina, poco al di sopra dell'imbocco parzialmente
murato da Zak la sera precedente, un'eruzione di fango, terra e sassi fece
levare una densa nube polverosa verso l'alto.

-
Ha fatto crollare la volta del passaggio! - disse Sverken, cercando di intuire
le mosse del loro avversario.

-
Che beneficio potrà mai trarne? - si chiese Ser Agraman, che non riusciva a
comprendere lo scopo dello sciamano.

-
Forse vuole fuggire dall'altro lato - accennò Zak, poco convinto. Era
improbabile che Samor-Daar abbandonasse il tempio nascosto sotto la collina,
dove aveva eretto l'altare ed il totem della Mantide, eppure quel sinistro
personaggio li aveva già stupiti più di una volta con mosse a sorpresa che li
avevano messi in difficoltà. Per improbabile che potesse sembrare, era
indispensabile verificare cosa stesse accadendo dal lato opposto della montagna,
dove c'era la seconda uscita di cui aveva parlato Ser Agraman.

Rapidamente,
l'esmeldiano e l'amico Polgraam si misero gli zaini in spalla e si prepararono
per allontanarsi. Il primo era il solo che conoscesse l'esatta ubicazione
dell'altra uscita, mentre il barbaro era quello che poteva muoversi e orientarsi
più agevolmente, così la scelta non fu difficile. Zak richiamò il suo potere
mistico per avvolgere lo scudo di Ser Agraman con un incantesimo che avrebbe
consentito loro di mettersi in contatto, come avevano già fatto in passato.
Sarebbe stato sufficiente percuotere con forza la superficie dello scudo,
spiegò Zak, per attivare il contatto mentale, una volta che i due avessero
potuto osservare la situazione, per riferire agli altri. Nel frattempo, il resto
del gruppo avrebbe presidiato l'ingresso principale, tentando di riportare
Eliars alla coscienza, cosa che fino a quel momento non erano riusciti a
fare,  e che diventava sempre più urgente per via delle informazioni che
il mercenario avrebbe forse potuto dare loro. Tuttavia, anche in quest'occasione
non ebbero successo.

Nonostante
il passo spedito, Ser Agraman e Polgraam impiegarono quasi sei clessidre per
raggiungere l'altro lato del cunicolo, dopo aver valicato la sommità della
collina. L'ingresso del passaggio apparve loro come un brulicare di migliaia di
insetti, mantidi naturalmente, impegnati in una febbrile attività che causava
una specie di pioggia continua di terra e sassi dalla parte alta della
volta. 

-
Stanno cercando di far crollare la volta anche da questo lato! - esclamò
Polgraam. - Non abbiamo tempo da perdere, lo sciamano vuole chiudersi dentro...

Ser
Agraman percosse lo scudo, e subito sentì una strana energia fluire dal metallo
al braccio, propagarsi attraverso il petto, fino a raggiungere la testa. Una
sorta di formicolio ed un lieve capogiro annunciarono la voce di Zak che l'esmeldiano
percepì direttamente nei suoi pensieri, restando per un istante sbigottito di
fronte a quel singolare strumento di comunicazione.

-
Lo sciamano vuole chiudersi dentro - pensò Ser Agraman, augurandosi di riuscire
a comunicare con il compagno. - Le mantidi stanno facendo crollare la volta...
non sono veloci, ma sono tantissime, non ci vorrà molto...

-
Cercate di impedire il crollo in qualsiasi modo - la voce del carusaliano prese
forma nella sua mente. - Noi arriviamo prima possibile!

Il
contatto mentale si era chiuso bruscamente dopo quelle parole, né del resto
c'era altro da dire. Ser Agraman comprese che bisognava mantenere il cunicolo
accessibile, in attesa degli altri che con le loro magie avrebbero potuto in
qualche modo dare forma ad un piano per l'invasione del piccolo tempio
sotterraneo. Informò l'amico, il quale prontamente si sfilò lo zaino e ne
estrasse una torcia, che accese porgendola al compagno.

-
Tienile a bada con questa - disse a Ser Agraman, - io intanto cerco di accendere
un falò sotto l'ingresso!

L'esmeldiano
cercò di vincere la repulsione che provava verso l'enorme massa di insetti,
ricordando con orrore come solo poche clessidre prima aveva tollerato che
camminassero sulla sua pelle, anche sotto la corazza. Si avvicinò ed iniziò a
sventolare la torcia incendiando e spaventando le mantidi, che cadevano
carbonizzate dall'alto come una singolare pioggia crepitante. Nel frattempo,
Polgraam ammucchiava sterpi e legni secchi nella parte iniziale del cunicolo,
che in breve incendiarono con quanto restava della torcia. Fiamme e fumo
inondarono rapidamente l'ingresso, costringendo i due ad arretrare di qualche
passo, mentre constatavano con soddisfazione che gli insetti erano costretti a
sospendere la demolizione.

Dopo
appena mezza clessidra, furono raggiunti dal resto del gruppo, guidato da uno
Zak visibilmente stremato, poiché aveva dato fondo alle sue energie magiche pur
di accelerare al massimo il loro cammino. Sverken portava a spalla il corpo di
Eliars, che evidentemente ancora non si era ripreso. In quel momento, il fumo
della pira ormai quasi esaurita, che fino a poco prima si era riversato
all'interno del cunicolo, prese ad uscirne come sospinto da un forte vento
contrario.

-
Non c'è tempo da perdere - disse Ser Agraman - dobbiamo entrare subito. Vado
avanti io che già conosco il percorso, vi dirò il momento in cui dovremo usare
eventuali incantesimi per il combattimento, dato che da questa parte la strada
è più lunga e rischiamo che gli effetti svaniscano troppo presto se li
lanciate ora.

seguito
da Polgraam e dagli altri, con Sverken che chiudeva in retroguardia, il gruppo
si avventurò nel cunicolo, armi in pugno, pronti a qualsiasi eventualità,
poiché dallo sciamano si aspettavano ora una resistenza disperata in quello che
doveva considerare il suo luogo più intimo e sacro. Eliars si riprese proprio
in quel momento e fu subito in grado di camminare sulle proprie gambe, ma ormai
non avevano tempo di parlare di ciò che lo aveva visto protagonista la notte
prima.

Infastidite
dal fumo e dalle fiamme, le mantidi si erano ritirate in profondità, così non
furono costretti ad aprirsi la strada nello sciame, i cui soli resti erano i
cadaveri che calpestavano a terra, e proseguirono per alcune decine di passi,
fino a che iniziarono ad avvertire un freddo intenso. Pensando dapprima che si
trattasse solo della temperatura inferiore all'interno del passaggio
sotterraneo, Ser Agraman e Polgraam proseguirono per qualche altro passo, prima
di essere raggelati da un grido.

-
Gli spettri! - urlò qualcuno dalle retrovie.

Dal
suolo, dalla volta e dalle pareti stavano comparendo decine e decine di figure
che di umano non avevano più nulla, i volti contratti e distorti nella smorfia
della morte non completa, testimoni di una condanna che non dava loro tregua né
riposo da secoli. Ogni volta che uno degli spettri li attraversava o li
sfiorava, il gelo si propagava nei loro corpi, facendo rizzare i capelli in un
misto di freddo e terrore.

-
Non fate così, siamo qui per aiutarvi, allontanatevi! - gridò Ser Agraman,
cercando di evitare il contatto.

-
Non posso aiutarvi se ci uccidete! non così... - gridava Eliars più indietro.

Rapidamente,
Exilim mormorò parole arcane e il gruppo fu avvolto da una specie di bolla
traslucida, i cui contorni erano solo a tratti visibili, che tuttavia ebbe
l'effetto di impedire agli spettri di avvicinarsi ulteriormente. Ma alcuni
spiriti erano rimasti intrappolati all'interno, e Lunya trovò la concentrazione
necessaria per scacciarli invocando il potere di Silemine contro quello che la
sua fede considerava un vero e proprio abominio ai danni della natura.
Impossibilitate ad allontanarsi, e al tempo stesso terrorizzate da Lunya, le
anime sfortunate che erano rimaste intrappolate all'interno non poterono che
ammucchiarsi lungo i bordi, le bocche contorte in un urlo silenzioso che
incuteva ancor più paura. 

Sverken
si lanciò contro i quattro spettri ancora all'interno della barriera, cercando
di colpirli con la sua spada impregnata del potere di Maethus, che brillava
azzurra nella penombra del cunicolo. Fu arrestato da Eliars, il quale non voleva
causar danno a quegli spiriti sofferenti, ma ormai la paura attanagliava tutti
coloro che avevano provato il gelo della morte di quelle anime sfortunate.
Fortunatamente, notarono che gli spettri avevano smesso di emergere dal terreno,
e a parte i quattro intrappolati e terrorizzati da Lunya, non se ne vedevano
altri. Gli stessi Ser Agraman e Polgraam, che si trovavano troppo avanti per
essere all'interno della barriera, d'improvviso si accorsero che gli spiriti
erano scomparsi e chiamarono gli altri invitandoli a proseguire. Convinto infine
da Eliars e dai richiami degli altri due compagni, Exilim rimosse la protezione
che li avvolgeva, consentendo ai quattro spettri di dissolversi rapidamente
sotto i loro occhi.

Ripresero
il cammino e proseguirono addentrandosi in profondità nel cunicolo che aveva
preso a scendere lievemente verso il basso, quando ad un tratto si resero conto
che qualcosa aveva dissipato istantaneamente tutte le magie fino a quel momento
in azione. Di fronte a sé, Polgraam e Ser Agraman udirono chiaramente il ronzio
degli insetti che si avvicinava.

-
Lunya, il vento! - gridò l'esmeldiano, inginocchiandosi a terra e proteggendosi
con lo scudo conficcandone la punta a terra.

 Prontamente,
l'aria prese a muoversi nel cunicolo, assumendo la forza di un vento
consistente, che sembrò allontanare lo sciame, che non ebbero neanche modo di
vedere. Quindi, ripresero ad avanzare fino a trovarsi in un punto in cui la
strada si divideva in cinque diversi tunnel. Ricordando quando aveva già visto
in precedenza, il cavaliere esmeldiano prese il cunicolo più a destra,
indicando la via ai compagni. Ora non avvertivano più il vento creato da Lunya,
segno evidente che una forza uguale e contraria era stata invocata a contrastare
il potere di Silemine. Lo sciamano doveva essere vicino. Zak invocò ancora i
suoi poteri per abbassare la temperatura nella galleria, sostenendo che quello
stratagemma avrebbe impedito agli insetti di dar loro fastidio, mentre Ser
Agraman disse a Exilim e Lunya che era giunto il momento di ricorrere alle magie
che sarebbero servite nello scontro finale.

-
Al fondo di questo cunicolo entreremo nel tempio sotterraneo della Mantide -
disse Ser Agraman. - E' lì che troveremo lo sciamano.

l'esmeldiano
attese di ricevere la benedizione di Silemine, mentre ancora una volta la sua
lama si avvolgeva in una crepitante luminescenza rossastra. Quindi, protese lo
scudo in avanti e scattò verso l'apertura che sapeva trovarsi in fondo al
cunicolo.

Era
tutto come ricordava, pensò correndo, quando scorse il mostruoso totem nella
piccola sala sotterranea che si avvicinava ad ogni passo. Non si arrestò,
proseguendo nella sua corsa fino a fare il suo ingresso, ma con sua sorpresa non
c'era traccia di Samor-Daar. E in quel momento si bloccò, paralizzato come una
statua non appena fece un passo all'interno. Polgraam, che lo aveva seguito, si
bloccò allo stesso modo ad un paio di passi dietro di lui.

Zak
arrivava subito dietro. Vide il barbaro bloccarsi e si mosse di lato, entrando
nella stanza dove calpestò alcune mantidi cadute a terra a causa del freddo
eccessivo per quegli insetti. Si guardò attorno, in cerca dello sciamano che
non vide, né vide Ser Agraman che proprio in quell'istante si riscosse,
vibrando un colpo di spada al suo indirizzo. Il carusaliano barcollò per il
colpo subito e la sorpresa. Poco dietro, Exilim fece un gesto con la mano e l'esmeldiano
crollò a terra in preda ad un sonno magico, mentre Lunya scopriva in quell'istante
di non riuscire a invocare il potere di Silemine in quel luogo.

Sverken,
dall'esterno della sala, riuscì invece a invocare il potere di Maethus e fece
librare in aria la sua spada. Cercò di guidarla dentro il tempio sotterraneo,
nell'intendo di abbattere il totem della mantide, ma non appena la lama varcò
la soglia, la magia che la sosteneva svanì lasciandola cadere a terra.

-
Abbattiamo questo totem - disse allora Sverken a Zak, entrando nella sala e
raccogliendo l'arma. Visto che la magia era stata nullificata, il soldato
intendeva ora ricorrere alla forza bruta.

Ma
come poco prima Ser Agraman, anche Polgraam in quel momento sembrò rianimarsi,
e con una strana luce negli occhi tentò di colpire Zak, il quale fu stavolta
più rapido a schivare il colpo. Anche il barbaro crollò a terra addormentato
come il suo amico.

-
Fermi, se non volete restare sepolti vivi qui dentro - tuonò una voce alle loro
spalle, proprio mentre Zak e Sverken si accingevano a sferrare il primo colpo al
mostruoso totem. La figura dello sciamano Samor-Daar era improvvisamente
comparsa all'ingresso, senza che nessuno si avvedesse della sua presenza.

Per
nulla intimorito, Zak incendiò la base del totem, dove aveva appena finito di
ammucchiare sterpi e legnetti secchi, mentre Sverken caricò con l'arma in pugno
scagliandosi contro lo sciamano. Un forte tremito scosse la piccola caverna,
facendo cadere sassi e mantidi dal soffitto. Quasi allo stesso tempo, Sverken
cadde a terra privo di sensi, gridando "La Mantide!".

La
volta del cunicolo stava franando, non c'era dubbio. Samor-Daar aveva deciso di
sigillarsi per sempre con il suo totem ed i suoi nemici in quel sepolcro
sotterraneo. Ora la figura dello sciamano era al centro della caverna, ritto in
piedi con aria di sfida, come fosse certo che la situazione volgesse a suo
favore. Ma Exilim fu più rapido, e con un solo gesto del braccio scagliò
l'avversario contro la parete rocciosa alle sue spalle. Lo sciamano si rialzò,
visibilmente ferito, e strisciò fino al corpo di Ser Agraman che si trovava a
poca disanza, iniziando a mormorare qualcosa all'orecchio del cavaliere
addormentato.

Ma
non ebbe il tempo di completare il suo incantestimo. Le voci di Exilim e di
Lunya si sovrapposero per un istante, poi gli effetti combinati delle loro magie
fecero crollare a terra Samor-Daar, privo di conoscenza. A poca distanza,
Sverken si stava riprendendo in quel momento. Con un movimento fulmineo, il
soldato prese da dietro lo sciamano e senza esitazione gli tagliò la gola da un
orecchio all'altro.

Il
corpo di Samor-Daar si inarcò, gonfiandosi, fino ad esplodere in una vampata di
sangue e mantidi che si dissolsero ancor prima di toccare le pareti rocciose ed
il suolo. In quel momento, con uno schianto secco, il totem incendiato si
spezzò in due ripegandosi su sé stesso, precipitando in una pira informe di
lingue di fuoco che lo divorarono come pergamena antica.

Lo
sciamano era stato sconfitto.

Ser
Agraman e Polgraam giacevano ancora a terra addormentati, o morti.

Di
Eliars, invece, ancora una volta non c'era traccia.

fortunatamente,
non ci volle molto per svegliare l'esmeldiano ed il barbaro, poiché il cunicolo
continuava a franare e non v'era tempo da perdere, neanche per rintracciare
Eliars. Il fumo prodotto dal rogo del totem aveva invaso la piccola caverna e
stazionava privo di movimenti, a indicare che non c'era alcuna via d'uscita. Una
rapida ricognizione rivelò che non v'erano uscite percorribili dopo il crollo,
e di certo non avrebbero avuto aria a sufficienza per eventuali scavi.
Ironicamente, sebbene avessero vinto lo scontro finale, sembravano condannati
alla fine prevista dallo sciamano nei suoi ultimi momenti di vita.

-
Seguiamo loro - la voce di Polgraam interruppe i loro pensieri, facendoli
voltare. Accanto al barbaro videro due spettri, chiaramente appartenenti uno
alla tribù dell'Ariete e l'altro a quella della Pantera. La solo vista di
quegli spiriti fece loro gelare il sangue nelle vene, ma stavolta si resero
conto che non tentavano di toccarli contagiandoli con il loro freddo mortale.
Gli spettri restavano fermi, accanto a Polgraam, e perfino i loro volti, per
quanto possibile, parevano più distesi e sereni.

Gli
spettri indicarono loro un punto in cui occorreva scavare. Lunya, che ora
riusciva nuovamente ad avvertire il potere di Silemine scorrere attraverso il
suo corpo, usò la magia per rimuovere terra e sassi per una breve profondità,
oltre la quale percepirono la fresca aria proveniente dall'esterno. Erano salvi!

Uscirono
all'aperto e si raccolsero per un istante, assaporando l'aria fresca che
temevano di non respirare più, mentre i due spettri, completata la loro
missione, si dissolsero.

-
Dicono che hanno fatto quanto dovevano e adesso devono tornare al loro
padrone... - disse Polgraam agli altri, con aria perplessa.

-
Padrone? - si stupì Ser Agraman - Ma non abbiamo eliminato lo sciamano?

-
Forse il loro padrone ora è un altro... - commentò Exilim, serio. - Forse è
Eliars?

-
No, il nome che mi hanno detto è un altro - disse Polgraam, pronunciando quel
nome a bassa voce, come temendo che si udisse troppo. Ma a quelle parole Exilim
ebbe un tremito e socchiuse gli occhi.

-
Purtroppo, si tratta proprio di Eliars - disse infine, sospirando. - Quello che
hai appena pronunciato è l'altro nome di Eliars. Ne sono a conoscenza da tempo,
ma finora non avevo potuto rivelarlo per non compromettere la sua
riservatezza...

Il
silenzio calò sul piccolo gruppo, mentre tutti assimilavano l'importanza di
quelle rivelazioni.

-
In realtà - proseguì Exilim dopo una breve pausa di riflessione, - ho avuto
una visione qualche tempo fa di cui ritengo ora sia opportuno siate a
conoscenza. In sogno, ho visto un Eliars ben diverso da come lo conosciamo noi,
sembrava un nobile di rango elevato, e si trovava al cospetto di un individuo
tutto nero, di corporatura assai robusta e pesantemente corazzato. Nella mia
visione, Eliars porgeva una sacca a questo individuo, presumo contenesse del
denaro, e riceveva in cambio la spada dalla lama scura che tutti gli abbiamo
visto in pugno.

-
Sapevo che quella spada doveva avere una provenienza misteriosa - lo interruppe
Ser Agraman.

-
In questa visione, non appena Eliars impugnava la spada - proseguì il
carusaliano, senza badare all'interruzione, - avvertiva qualcosa di strano e
tentava di restituirla, ma la misteriosa creatura che gliel'aveva consegnata non
l'accettava, dicendo che ormai era sua e non poteva tornare indietro. Ritengo
quindi che la sorte di Eliars e gli episodi di cui siamo stati testimoni con gli
spettri abbiano a che vedere con questa misteriosa arma...

-
Una spada maledetta... - commentò Sverken, quasi sottovoce.

- E
non è tutto - riprese Exilim, - perché ho avuto una seconda visione, a
distanza di tempo. Stavolta, era riferita ad un passato più remoto di Eliars,
in cui lui era bambino ed in compagnia di una fanciulla che ritengo possa essere
la sorella. Nel sogno, l'uomo nero che in futuro gli consegnerà la spada, era
in compagnia di altri individui e con loro hanno rapito la ragazza.

Un
silenzio ancor più innaturale scese sul gruppo. Dunque, stando a quelle
visioni, Eliars da bambino aveva assistito al rapimento della sorella ad opera
di alcuni misteriosi individui, uno dei quali in seguito gli avrebbe dato la
spada nera in cambio di denaro. Una spada senza dubbio imbevuta di magia,
presumibilmente malvagia o perlomeno collegata alle forze più oscure della
necromanzia, a giudicare dagli effetti che avevano potuto vedere sui non morti.
Ed ora Eliars, che aveva un secondo e misterioso nome che tradiva un'origine
nobiliare assai lontana dall'idea di mercenario che fino a quel momento aveva
dato di sé, risultava essere il signore degli spettri della Pianura Perduta...

Le
implicazioni di tutto ciò erano profonde e inimmaginabili per tutti i membri
del piccolo gruppo, frastornati dall'entità delle rivelazioni. Ora che avevano
debellato il pericolo della Mantide e del suo sciamano Samor-Daar, si
profilavano nuovi ed inquietanti risvolti che coinvolgevano colui che fino a
poco prima era stato un loro compagno ed ora risultava essere un fantomatico
signore dei non-morti. Da un lato, sembrava che Eliars li avesse aiutati ad
uscire dalla collina, ma a quale scopo? C'era un secondo fine, come erano
propensi a credere naturalmente, al cospetto di simili manifestazioni della
magia necromantica? Si sarebbero trovati ad affrontare colui che era fino a poco
prima un amico, una guardia del corpo di Exilim? Non potevano certo trascurare
il nuovo ruolo di Eliars, signore degli spettri della Pianura Perduta, che ad
occhi normali, ed ancor più a quelli di Lunya, appariva in contrasto con le
leggi stesse della natura.

La
strada per Bor-Sesirim parve improvvisamente molto, molto lunga.