A&P Chronicles ''Il Falco ed il Leone'' (II, 4)

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Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 26 Aprile 937

Parte II, Capitolo 4: "La maledizione del lupo mortale della notte"

Seduta del 15/03/2005

Agiografie Imperiali del X° Secolo: Il Leone ed il Falco

Biblioteca di Lalad-Nor - 26 Aprile 937

Parte II, Capitolo 4: "La maledizione del lupo mortale della notte"

Seduta del 15/03/2005


La maledizione del lupo mortale della notte

il
combattimento infuriava all'interno della tenda, dove Ser Agraman fu rapidamente
affrontato da due donne guerriero molto agili che roteavano le loro scimitarre
con l'agilità e la velocità di chi indossa solo un corpetto di cuoio. A sua
volta, Eliars faceva scudo ad altre due guerriere, nel tentativo di proteggere
l'uscita di Exilim, il quale pensava solo a trovare qualche traccia utile a
condurlo dal misterioso Uster di Theves. Zak giaceva a terra, apparentemente
privo di sensi, mentre poco distante Polgraam tentava di attirare l'attenzione
delle altre guardie affinché non infierissero sul corpo del compagno. Fuori
dalla tenda, Sverken aveva prestato i primi soccorsi a Lunya ed ora i due
avevano trovato un riparo fortuito che li avrebbe tenuti al sicuro da eventuali
ulteriori lanci di quadrelli.

Ben
presto gli avversari divennero tre contro l'esmeldiano, mentre Eliars subiva la
furia delle due barbare che sembravano trovare con fin troppa facilità un varco
fra le sue difese. Fortunatamente le corazze di metallo deviavano ed attutivano
la maggior parte dei colpi, ma il divario numerico era decisamente sfavorevole.
Ser Agraman roteò la sua lama una, due volte, colpendo entrambe le donne di
fronte a lui, prima che si aggiungesse la terza, cercando di trovare una rapida
conclusione al combattimento.

-
Non uccidetele, non siamo nemici! - gridò ad un tratto Polgraam, levando la sua
scimitarra verso l'alto. La donna che aveva di fronte, incurante, lo attaccò
ugualmente, aprendo una ferita sulla sua spalla che i rapidi riflessi del
barbaro riuscirono a rendere solo superficiale.

Dopo
un attimo di incertezza a quel grido, visto l'esito del tentativo, sia Eliars
che Ser Agraman proseguirono a colpire. Le donne erano ferite e sanguinanti in
più punti, ma nessuna di loro sembrava sul punto di cedere, come in preda ad
una frenesia che le rendeva immuni al dolore.

-
Parate i colpi, parate i colpi! Il Lupo è amico dell'Alce! - continuava a
gridare Polgraam, ancora rinunciando ad attaccare.

Disorientato
dal nuovo tentativo dell'amico, Ser Agraman iniziò dapprima a parare, quindi
modificò la sua tattica di combattimento nel tentativo di disarmare i suoi
avversari. In quel momento, non visto, Zak riprendeva coscienza e alzandosi alle
spalle di una delle donne la pugnalò a morte. Eliars si era nel frattempo
disimpegnato ed era uscito dalla tenda, per tentare di rintracciare Exilim,
della cui protezione era responsabile prima che di ogni altra cosa.

Con
un rapido volteggio della lama, Ser Agraman disarmò una delle barbare, mentre
assorbiva sulla corazza i fendenti delle altre due. La donna, momentaneamente
disorientata, fece per allontanarsi dal combattimento, ma l'esmeldiano la colpì
alla testa con il piatto della spada, facendola crollare a terra priva di sensi.
La mossa lo espose ad un nuovo attacco, e sentì una lama farsi strada in
profondità trovando un varco fra le scaglie della corazza. Un dolore lancinante
lo costrinse ad abbassare lo sguardo per vedere il suo sangue che zampillava da
un fianco.

-
Arrendiamoci, arrendiamoci! - gridava ancora Polgraam, inutilmente. Con una
rapida mossa, l'infuriato cavaliere esmeldiano disarmò una delle due donne che
aveva di fronte, colpendo la sua arma prima che ricadesse a terra, per farle
capire che avrebbe potuto ucciderla, se solo avesse voluto.

-
Stanno arrivando decine di barbari! - gridò Zak ad un tratto, dopo aver
sbirciato fuori dalla tenda.

In
quel momento, il combattimento terminò. Polgraam era riuscito a imporre una
tregua, convincendo le barbare che non avrebbero cercato di fuggire e avrebbero
atteso gli altri per spiegare ogni cosa. Con una compagna morta, una priva di
sensi, una disarmata e le altre vistosamente ferite, anche alle loro avversarie
la tregua parve accettabile. Polgraam schizzò fuori in cerca degli altri, la
cui presenza sarebbe stata indubbiamente indispensabile di lì a poco.

un
corno annunciò l'ingresso nella tenda dello sciamano Tenz'n-Daar, che si
presentò con un nugolo di guerrieri al seguito. Osservò brevemente la scena
che si parò ai suoi occhi, mentre Zak e Ser Agraman si alzavano in segno di
rispetto.

-
Dov'è il Lupo? - chiese lo sciamano. - E dov'è l'uomo sacro che doveva essere
qui con le sei sorelle dell'alce?

I
due non poterono rispondere che gli altri sarebbero giunti a momenti, cosa che
fortunatamente fu, evitando loro l'imbarazzo di sostenere un interrogatorio da
soli. Pochi istanti dopo entrarono infatti tutti quanti, in compagnia di un uomo
dalle fattezze auldim completamente vestito di nero. Uno sguardo di Exilim
rivelò a Ser Agraman che si trattava del loro uomo, Uster di Theves. Il
misterioso individuo aveva un'aria del tutto ordinaria, che a prima vista non
avrebbe suscitato alcun tipo di sospetto o antipatia, anzi, se possibile,
appariva garbato e perfino suadente nel modo di comportarsi e di parlare, cosa
che lo rendeva, ovviamente, ancor più temibile agli occhi degli avventurieri.

Fortunatamente,
l'amicizia che legava da un lato la tribù dell'Alce a quella di Polgraam, il
Lupo Spettrale, e dall'altro l'elevato rango di Exilim che parlava per il
"Grande Falco" essendo inoltre un uomo "che danza con gli
spiriti" agli occhi dello sciamano, favorirono un chiarimento della
situazione che non ebbe altre conseguenze. Il tutto fu definito solo come uno
spiacevole malinteso, e lo stesso Uster, la cui tenda era stata in fin dei conti
violata dagli avventurieri, non mostrò in alcun modo di voler creare problemi
di sorta e accettò di buon grado di essere trasferito in un alloggio diverso
almeno fino a che non fosse stato rimesso a posto il suo. La sua voce pacata, i
suoi modi educati e fin troppo gentili erano motivo di ulteriore sospetto nei
suoi confronti, qualora vi fosse stato bisogno di motivi, ma sembrava comunque
che lo sciamano avesse grande considerazione di quell'uomo, ed in ogni caso i
doveri dell'ospitalità lo rendevano in qualche mdo sacro ai suoi occhi.

Fu
per questo forse che Exilim stupì i suoi compagni quando, invece di fare delle
accuse a Uster, come tutti si aspettavano, si limitò a chiedere ospitalità
allo sciamano, cosa che Tenz'n-Daar accettò di buon grado.

Chi
invece non rinunciò a parlare fu Sverken, il quale chiese senza mezzi termini
cos'avesse fatto Uster a Lunya. Mentre nella tenda infuriava il combattimento,
infatti, gli altri che si trovavano all'esterno avevano avvertito la presenza
dell'uomo, e Exilim lo aveva individuato alle spalle del punto in cui si
trovavano Lunya e Sverken, avvertendo un potere mistico che veniva invocato.
Nonostante non vi fosse stato alcuno scontro, il templare di Maethus si era
accorto dell'impercettibile contatto che c'era stato, quando Uster aveva quasi
solo sfiorato una spalla di Lunya nel passare accanto a loro. Quello per Sverken
era stato il momento in cui la magia mistica si era liberata, e come in seguito
scoprirono, aveva tutte le ragioni per esserne preoccupato.

Ad
ogni modo, Uster fu rapido nel lasciar cadere l'argomento, professandosi del
tutto all'oscuro di qualunque cosa stesse dicendo l'esmeldiano con la sua voce
ed il suo tono melliflui, accingendosi a lasciare il gruppo per recarsi al suo
nuovo alloggio per la notte.

-
Se permette, desidererei parlarle, Uster di Theves - disse Exilim all'indirizzo
dell'uomo prima che uscisse dalla tenda.

-
Non credo proprio - fu la sua secca risposta, mostrandosi per la prima volta
sgarbato. Quindi si voltò e uscì senza esitare, scortato da due guerrieri
barbari.

attesero
che li conducessero alla tenda che fu loro assegnata, poco distante, e che lo
sciamano ed i suoi si congedassero per la notte, quindi iniziarono una
discussione sul perché Exilim non avesse fatto le sue accuse nei confronti di
Uster, che tuttavia furono messe a tacere quando sia lui che Polgraam fecero
notare che non era quella la sede adatta, dato che per prima cosa era stato
necessario chiarire senza esiti drammatici la loro incursione nell'accampamento,
cosa che lo sciamano Tenz'n-Daar aveva accettato fin troppo bene. D'altra parte,
Uster sembrava avere quasi fissa dimora presso l'accampamento dell'Alce Bianco,
quindi una volta ottenuto il permesso di restare non sarebbero mancate le
occasioni di risolvere la vicenda, approntando un piano adeguato. Per ora,
quindi, pensarono a riposare e stabilirono i turni di guardia.

Improvvisamente,
la conversazione fu interrotta da un urlo agghiacciante.

Si
voltarono, nella direzione delle grida, e videro Lunya a terra, contorcersi dal
dolore.

Il
sangue sgorgava da numerosi punti su tutto il corpo della sacerdotessa della
luna, dove la pelle sembrava essere stata squarciata da grossi peli ispidi la
cui consistenza era a metà fra quella delle setole e degli aculei di un
porcospino. Ser Agraman afferrò la ragazza, sorreggendola, mentre Sverken le
aprì i vestiti sulla schiena, constatando che gli strani peli stavano
comparendo su quasi tutto il corpo, forando la pelle e causando le ferite ed il
dolore che la faceva gridare.

-
Come immaginavo - mormorò Sverken, - questa è opera di Uster, quando l'ha
toccata...

Polgraam
si precipitò fuori dalla tenda, e tornò poco dopo in compagnia di Tenz'n-Daar
e di altri sciamani della tribù che aveva tirato fuori dalle loro tende senza
troppe cerimonie.

-
Tenz'n Daar - disse Exilim con aria solenne mentre il gruppo si avvicinava alla
sventurata fanciulla, - io accuso formalmente Uster di Theves di questo atto ai
danni delle persone che mi accompagnano e del furto del sigillo imperiale che
portavo...

Si
interruppe notando che gli sciamani impallidivano alla vista di Lunya,
accennando rapidi scongiuri ed allontanandosi sbalorditi dalla sacerdotessa.
Anche Tenz'n-Daar era colpito, ma non si ritrasse che dopo aver esaminato più
attentamente la ragazza. L'anziano sciamano scuoteva la testa con un'espressione
che non lasciava speranze.

-
E' una terribile maledizione che non perdona - mormorò, cercando quindi di
schiarirsi la voce. - E' qui all'opera il più oscuro dei totem, quello della
tribù proibita, il Lupo Mortale della Notte!

Gli
altri sciamani ebbero un sussulto.

-
Un licantropo... - sussurrò Polgraam, impallidendo a sua volta e facendo
rabbrividire gli altri a quella parola.

-
La maledizione ha un lungo decorso - continuò lo sciamano, - a volte impiega
mesi, a volte anni, ma essa è ugualmente inesorabile e porta chi ne è colpito
al desiderio di nutrirsi di carne umana, fino a trasformarsi in un gigantesco e
terribile lupo famelico nelle notti di luna piena. Noi uccidiamo chi ne viene
colpito, per risparmiare loro la sofferenza di questa orribile sorte.

-
Allora è appena iniziata - disse Exilim. - Dobbiamo evitare che Lunya sia
esposta alla luna piena, e che si nutra di carne umana, ma forse prima che la
cosa diventi irreversibile possiamo trovare un modo di curare questa
maledizione!

-
Non c'è cura conosciuta per noi, uomo del Grande Falco - ribatté Tenz'n-Daar,
- quel che possiamo fare è limitare la sua pena con una pozione di erbe, ma se
una cura esiste non è qui che la potrai trovare...

Lo
sciamano batté le mani e coloro che lo avevano accompagnato si precipitarono
fuori dalla tenda. Dopo pochi istanti di innaturale silenzio, furono di ritorno
con una ciotola che conteneva una mistura dalla fragranza di eucalipto, che
fecero ingerire all'ormai stremata Lunya. In pochi istanti, sembrò migliorare,
anche se gli aculei non accennavano a ritrarsi né a scomparire. Nel frattempo,
Tenz'n-Daar aveva mandato a chiamare Uster di Theves.