GobCon Deluxe 2019: il sogno

DarthDreamer

La mia prima volta si è rivelata un’esperienza onirica che le parole mal descrivono

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Manifestazioni

Ripensando a questa mia prima esperienza ad una GobCon non riesco a fare discorsi elaborati, ma mi tornano alla mente solo dei flash e delle sensazioni che cerco di trasmettervi così come mi vengono, come se fosse un meraviglioso sogno arricchito da un prima e un dopo che lo contestualizzano. Mentre mi addormento cerco di trasmettervi lo stato d’animo dei giorni precedenti, mentre al risveglio rifletto su cosa mi ha lasciato queste esperienza.

Crepuscolo

Nelle quattro settimane precedenti l’evento, la mia mente è stata iperaffollata di pensieri mentre immaginavo come avrebbe potuto essere: non avevo idea di come sarebbe stata la sistemazione in albergo, quanti titoli avrei giocato, che tipo di persone avrei incontrato, se sarebbe stato semplice programmare partite in anticipo o se era meglio organizzare tavoli in loco, quante ore avrei dormito (o non dormito). Tutte domande a cui adesso ho una risposta e, se avrete un po’ di pazienza, condividerò con tutti voi.

Arrivo così al venerdì, pronto per una giornata lavorativa con la mente già altrove, che vaga nelle fantasie e nei sogni immaginando posti, persone, situazioni…

La valigia è pronta, i giochi da portare sono già selezionati, e poi… si parte!!!

Viaggio breve grazie al fatto che sono di Firenze, ma cosa troverò uscito dal tunnel della variante di valico? L’adrenalina è a mille, il cervello ha smesso di elaborare pensieri razionali, le gambe tremano appena scendo di macchina e non ne vogliono sapere di muovere un passo davanti all’altro.

Un respiro profondo e varco l’ingresso… quello sbagliato (ottimo modo per iniziare!).

Il sogno

Entro nella sala degli specchi del luna park, una stanza che con un gioco ottico ti fa credere che lo spazio sia infinito e le cose si ripetono all’infinito. Tavoli, tavoli e ancora tavoli. Tutto è disposto in modo geometrico, quasi maniacale, per massimizzare l’ergonomia e la fruizione degli spazi. Le persone non ci sono, o perlomeno quelle poche che non sono a cena non le vedo, il mio sguardo è perso su altro. Inconsciamente mi chiedo se posso varcare quella porta invisibile ed entrare nell’isola che non c’è, ricca di fantasie nascoste e desideri, momenti di gioia e luogo di evasione dal mondo reale.

Dissolvenza

La scena si riapre su una sala gremita di persone. Là in mezzo vedo che ci sono anche io, non so come ci sono arrivato, ma non ha importanza perché mi sto divertendo insieme a delle persone che non ho la minima idea di chi siano o di come si chiamino, ma anche questo non ha importanza perché anche loro sono felici di essere lì con me.

Non posso ricordarlo perché ero troppo piccolo, ma immagino che la sensazione sia simile… mi sento un neonato buttato nella vasca delle palline colorate. Ovunque mi giro ci sono altre palline-giocatori, tutte colorate in modo diverso, ma tutte divertenti a loro modo, che si muovono a destra e a manca, in modo caotico, senza uno schema apparente, che parlano e fanno rumore quando si incontrano.

Dissolvenza

Di fronte a me c’è una figura mitologica, come quelle narrate nelle canzoni epiche, è quasi un dio e le gambe tornano ad essere pesanti, la voce trema. Poi ricordo che sono stato io a fermarlo ai margini della sala e a chiedergli di parlargli cinque minuti. Mi rendo conto, minuto dopo minuto, che non è un idolo intangibile e irraggiungibile, ma una persona gentile e disponibile che cerca di mettermi a mio agio. Mi accorgo così di non essere al cospetto di sua maestà l’imperatore, ma di un valoroso cavaliere. Stando eretto in groppa al suo bianco destriero volge il suo sguardo amorevole su di me, piccolo scudiero, incitandomi a partecipare alla giostra e divenire suo pari.

Dissolvenza

Di tanto in tanto mi tasto le orecchie, per controllare che siano ancora della dimensione e della forma giusta. Non vorrei fare la fine degli avventori del Paese dei Balocchi di Collodi. Sospiro, va tutto bene. L’unico segno evidente della permanenza prolungata in questo luogo di perdizione sono le occhiaie ed i segni di stanchezza che vedo su molti volti intorno a me, sicuramente sono presenti anche nel mio sguardo.

Risveglio

Per potersi svegliare è necessario aver dormito. Il senso letterale della parola non si addice molto a questa esperienza, ma il risveglio c’è stato. Si è svolto in due fasi: una immediata e l’altra graduale.

La domenica pomeriggio inizia il momento dei saluti. Le sale iniziano lentamente, ma inesorabilmente, a svuotarsi. L’euforia piano piano si spegne. Le luci in sala si sono già accese ed il sipario sta per calare. I singoli attori di questa grande kermesse salgono sul palco, salutano, ringraziano e ricevono l’applauso con la promessa di rivedersi quanto prima. Arriva anche il mio turno; poi, mentre avviso a casa che arriverò per cena, mi volto alle spalle e vedo nelle tenebre nebbiose l’ingresso del centro congressi. È finita.

La nuova settimana riparte con i postumi del jet lag dovuto a questo viaggio nel fantastico. I ricordi tornano alla mente a frammenti senza riuscire a ricostruire esattamente le vicende. Nel raccontare questa esperienza agli amici i pezzi del puzzle si incastrano fra di loro in un mosaico astratto e poco definito. Solo oggi, a distanza di una settimana, ritorno alla realtà e riesco a fare delle affermazioni sensate su quest’esperienza vissuta.

L’accoglienza in hotel è stata ottima sia dal punto di vista della sistemazione nelle camere, sia nei pasti, sia del personale che dei prezzi.

Nell’arco di 46 ore, di cui solo sette e mezzo di sonno, ho giocato a 13 titoli (se ricordo bene), la maggior parte dei quali giochi medio-leggeri, i miei preferiti, quasi tutte partite organizzate in estemporanea lì per lì tranne una.

Abituato alla mia realtà locale, in cui ci sono gruppetti chiusi che si organizzano e giocano solo fra di se, devo fare una menzione speciale a tutti i partecipanti che si sono dimostrati sempre disponibili, aperti, socievoli, incoraggianti, amichevoli, gentili, accoglienti, … (ho finito gli aggettivi, ma avete capito cosa intendo).

Ci vediamo sicuramente il prossimo anno.

Commenti

Bravo.

Impressioni molto simili alle mie dell'anno scorso.

Comunque Vlaada sarà un successo.

un solo appunto: "Abituato alla mia realtà locale, in cui ci sono gruppetti chiusi che si organizzano e giocano solo fra di se..."purtroppo la razza di cui facciamo parte (sono nato a Firenze e ci sono vissuto per molti anni) è piuttosto settaria e restia alle associazioni ludiche ed è vero che tanti tendono a giocare a casa tra loro, un' si mescolano! ....tuttavia ci sono varie associazioni o gruppi ludici "aperti" e che fanno divulgazione ludica: A Firenze c'è Giocozona e Save the Meeple, a Prato da oltre 15 anni c'è il Gruppo Ludico ed il venerdì sera, se vieni, trovi compagnia e giochi anche molto recenti, e l'ingresso è libero...

Io ed altri pelleverde ci siamo...ti s'aspetta?

"L'uomo non smette di giocare quando invecchia , ma invecchia quando smette di giocare"

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