App e giochi da tavolo: dov'è il limite?

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pixabay

Sempre più app prendono campo all'interno dei giochi da tavolo e si accende il dibattito su dove finisca il gioco e inizi il videogioco

Editoriale
Giochi

“Il videogioco è un gioco gestito da un dispositivo elettronico che consente di interagire con le immagini di uno schermo.”

“Un gioco da tavolo è un gioco che richiede una ben definita superficie di gioco, che viene detta di solito "tabellone" o "plancia" laddove non esistano termini più specifici legati allo specifico gioco in questione (come scacchiera o damiera); sulla superficie vengono solitamente piazzati e/o spostati i "pezzi" che, sempre in assenza di termini più specifici, si diranno segnalini.”

Detta così, alla Wikipedia, un gioco da tavolo che usa una app è semplicemente qualcosa a metà tra un videogioco e un gioco da tavolo, un “videogioco da tavolo”, potremmo dire.

Questo però non ci aiuta molto, soprattutto non ci aiuta a distinguere i vari casi e a tracciare un confine. Il mezzo usato - il media - per veicolare l'esperienza, non è in questo caso secondario: schermo o tavolo sono elementi diversi che danno diverse sensazioni, esitando in videogioco il primo e in gioco da tavolo il secondo.

1. L'invasività del mezzo

Un primo elemento che possiamo considerare è quanto l'app pesa all'interno del gioco.

space alert copertina
Space Alert
Prendiamo il prototipo di questo filone: Space Alert (con buona pace di Atmosfear). L'app (che in origine è un CD) scandisce solo i tempi di gioco, essendo il tutto in tempo reale. Dei 5 sensi del giocatore, occupa solo il 50% dell'udito (dato che l'altro 50% è ben impegnato ad ascoltare gli altri giocatori, parlando e coordinando le reciproche mosse). Il resto è tutto analogico, compresa la fase di risoluzione, che oggi si direbbe di bookkeeping. Tutta l'attività del giocatore è concentrata sul tavolo, sui pezzi fisici.

Dovendo usare l'arrivo di minacce in tempo reale, non c'era altro mezzo efficace che l'app, ma tutto quanto il resto, delegabile analogicamente, è stato lasciato tale. In questo anche la fase di risoluzione, assolutamente passiva da parte del giocatore, fornisce una certa suspense ed, emotivamente parlando, funziona meglio fatta manualmente, pezzo dopo pezzo, che non se fosse risolta in automatico da un programma.

Qui si inserisce il punto 2): la fisicità dei componenti.

Ma prima di proseguire col punto successivo, riprendiamo dove abbiamo lasciato, anzi partiamo dal fondo: se ho un'app sul telefono e gioco con questa, sto indubbiamente giocando a un videogioco. 
Ora mettiamo che io abbia una plancia apparecchiata e quel che succede sulla plancia me lo dica la app: il mio potere decisionale si limita ad interagire attivamente con la app e solo passivamente con la plancia (sposto pezzi e piazzo cose come indicato dalla app). A mio parere saremmo ancora ad una % di video maggiore rispetto a quella di board
Proseguendo nell'esempio, se il mio potere decisionale incide anche sul tavolo e sempre meno sullo schermo, ecco che mi sposterò sempre più verso il boardgame, allontanandomi dal videogame.

In poche parole penso che, da un punto di vista qualitativo, si debba considerare la % di decisioni attive che vengono veicolate dai componenti fisici vs la % veicolata dai componenti elettronici, per stabilire un primo livello di invasività dell'app. Ovvero le informazioni che sa solo la app e che al giocatore sono nascoste, contro il sapere come le mie mosse effettivamente influenzano il gioco.
Quanto più attivamente la app gestisce informazioni e conseguenze al posto tuo, tanto più stai giocando a un videogioco, viceversa per gli elementi analogici.

Ma una valutazione qualitativa non può prescindere da una quantitativa. E qui basta vedere quanto tempo si passa a fissare lo schermo quanto a fissare il tabellone, quanto a interagire con i tasti dello schermo e quanto a interagire con le persone che siedono accanto a te. 
Anche senza usare il cronometro in ogni sessione, se alzandovi alla fine della stessa avrete la sensazione di aver guardato di più l'app che il resto, di aver premuto più click che non mosso pedine, probabilmente la valutazione quantitativa pende dalla parte del videogame.

2. Fisicità dei componenti

Quando si gioca online a un gioco da tavolo, si sta giocando a un gioco da tavolo o a un videogioco? In realtà, anche qui, a nessuno dei due. Si sta giocando alla trasposizione video di un gioco da tavolo, che è certamente molto vicina al gioco stesso, ma non è del tutto un gioco da tavolo.

Alchimisti
Manca la componente tattile, manca la presenza fisica degli altri giocatori (il più delle volte presenti online solo come avatar, ma anche se collegati in cuffia, non è la stessa cosa che averli di fronte, con tutte le componenti psicosomatiche coinvolte nel gioco), ma a volte anche il tempo reale, quando si gioca a turni.

Notate che questa componente materiale del gioco non può essere liquidata in fretta. Ogni giorno ci sorbiamo hype e pareri sui giochi in cui i materiali di gioco fanno da padroni, sempre più c'è attenzione a materiali, grafica, disegni. 

La componente fisica è quella che non solo caratterizza, ma distingue in primo luogo il gioco da tavolo dal videogioco. Quindi quanti più materiali e aspetti di gioco sono delegati alla app, tanto più si penderà dal versante video che non da quello board.

E anche qui, oltre alla quantità, va considerata la qualità: se ho materiali bellissimi ma la loro funzione all'interno del gioco è solo estetica e poi mi trovo ad utilizzare manualmente molto di più i tasti virtuali della app, perché sono questi ad incidere sul gioco significativo, mi troverò più dalle parti del videogame.

3. L'aspetto sociale

Se io prendo una delle varie incarnazioni di HeroQuest uscita su una app, sto giocando indubbiamente a un videogioco.

Copertina della seconda edizione di Mansions of Madness
Mansions of Madness, seconda edizione
Questo accadrebbe anche se potessi collegarmi con qualche amico e lasciare a lui il controllo di alcuni personaggi. Come per molti videogames, l'interazione tra giocatori collegati, si limita ad aspetti inerenti al gioco. 

Seduti assieme attorno a un tavolo, quello che scatta nella socialità di gruppo è sempre maggiore, grazie alla presenza fisica e grazie a tutta una serie di segnali non espressi direttamente che però fanno parte della comunicazione non verbale.

L'interazione fisica con un'app, piuttosto che con gli altri al tavolo limita la parte di board e spinge verso quella video. Anche se l'effetto finale è lo stesso, non è la stessa cosa che sia una app a dirti di spostare un pezzo o girare una carta, rispetto al fatto che te lo dica un amico.
Non è la stessa cosa lanciare i dadi per sconfiggere la app, contro il lanciarli per sconfiggere un avversario in carne ed ossa. Non è la stessa cosa che sia l'app a far comparire un evento e risolverlo, rispetto al mescolare un mazzo, girare lentamente una carta, valutarla col cuori in gola in una prima occhiata e poi leggerla a tutti quanti.

Più interagisci con la app, meno interagisci col gruppo. Più fissi la app, meno fissi i tuoi compagni di gioco. Più decisioni prendi sulla app, meno decisioni prendi sul tavolo.

4. L'aspetto “filosofico”

Qui torniamo un po' al primo punto e alla “passività” delle attività svolte. È più comodo che un'app ti dica cosa accade e il risultato di un evento, ma è anche più passivo.

The Lord of the Rings: viaggi nella Terra di Mezzo
The Lord of the Rings: viaggi nella Terra di Mezzo
È più comodo che la app elimini completamente il setup o il desetup di un gioco, ma lascia anche meno spazio al gusto dell'attesa e alla riflessione. 

Viviamo già pieni di comodità e di facilitazioni, che riscoprire un po' la fatica di doversi impegnare anche per divertirsi non penso possa farci male. Il che non significa apprezzare setup esasperanti, bookkeeping infiniti ed ergonomia avvilente. Anzi: proprio toccando con mano questi aspetti negativi di alcuni giochi, si riescono ad apprezzare quei game designer e quei grafici e quegli editori che riescono a trovare soluzioni creative ed efficaci per limitare tali difetti, senza però nulla togliere all'esperienza analogica del gioco da tavolo.

Esperienza analogica che fa il gioco da tavolo in senso stretto, che ci fa riscoprire continuamente quella fisicità materiale che stiamo sempre più perdendo, sia nei contatti con le cose che con le persone.

Conclusione

I giochi con l'app non possono essere definiti videogiochi, avendo una componente fisica, ma nemmeno giochi da tavolo, avendone una virtuale. Sono una via di mezzo, a cavallo tra i due mondi e la valutazione di quanto siete disposti a tollerare è non solo soggettiva, anche legittima: nessuno può accusare qualcuno di non essere in diritto di non ritenere del tutto un gioco da tavolo, un gioco che prevede l'uso di una app.

Per un ulteriore approfondimento rimanda anche alla puntata di Radio Goblin sulle app: mApp...erò

Commenti

Bell’articolo, bravo.

Io sono molto drastico: oltre il segnatempo è videogioco.

Comunque Vlaada sarà un successo.

Alchimisti è un gioco da tavolo, punto. Il contributo che l'appoffre è solo sostituire un giocatore che si annoierebbe. E' un po' come l'app di Cryptid, che offre semplicemente variabilità e longevità al gioco andando a sostituire le carte e (a quanto ho capito) i libretti.

In ogni caso, non sono pronto a chiamare qualcosa con un altro nome solo perché è diverso da quello a cui sono abituato. Una cosa sono le app con cui giocare, quelle che comprendono l'IA, che sono effettivamente videogiochi, trasposizioni di giochi da tavolo o giochid a tavolo virtuali. Le app che ti aiutano a giocare, che creano atmosfera o fanno da "Dungeon Master" non snaturano il gioco, lo migliorano. A mio parere, il gioco rimane da tavolo.

Guardando alla definizione di Wikipedia, Vektorace non è un gioco da tavolo perché non ha una plancia? ;)

Una provocazione, però. Se giochiamo su Tabletop Simulator o su Tabletopia, stiamo giocando da tavolo o stiamo videogiocando?

Articolo comunque interessante!

 

Un goblin a sei zampe...

Secondo me, la distinzione è semplicemente pratica. Se il gioco si può giocare senza app, allora è un vero gioco da tavolo. Se invece l'app è necessaria, allora è un misto. Se lo puoi giocare interamente solo con l'app, allora è un vidrogioco.

in Vektorace la plancia la crei tu con la superficie che usi, delimitandola con le curve. 
Nell'articolo ho parlato delle trasposizion virtuali dei giochi da tavolo e no, per me non sono del tutto giochi da tavolo, mancando due componenti fondamentali: gli altri al tavolo e la fisicità del gioco.
Le app che fanno il master spesso snaturano il gioco e in Cryptid il sito fornisce solo scenari alternativi, tutta la partita si svolge al tavolo, incluso l'onere del setup.

Ognuno si regola con la sue sensibilità, ma ogni volta che in mezzo digitale invade un campo analogico, automaticamente dà vita a qualcosa di diverso da entrambi.

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breve riflessione (col)laterale, trovo curioso che le app abbiano zero diffusione nei wargames - sicuramente parecchie spanne più complessi dei giochi euro-american per cui sono attualmente utilizzate;

un wargamer attualmente (che io sappia almeno, ma non credo mi sarebbe sfuggita) può scegliere se aprire una scatola con regolamenti corposi, tabelle, mappe e counters che si intersecano in elaborati arabeschi..... oppure affidarsi direttamente a (notevoli) videogames che si occupano di gestire i calcoli - e soprattutto l'AI

la tappa intermedia, anche se "potrebbe" essere più giustificata proprio per gli argomenti suscitati nell'articolo (setup, bookeeping, ergonomia), difatto esiste solo per Vassal - che è un programmino sostanzialmente in grado di replicare un "tavolo virtuale" con tutti i pezzi, ma senza nessun tipo di automatismo (a parte cose +/- triviali tipo rimescolare le carte, illuminare le ZOC ecc.)

se gioco a Falling Sky su Vassal, sono ancora perfettamente consapevole di giocare ad un wargame: semplicemente evito di apparecchiarlo sul tavolo fisico della cucina e sentirmi il cazziatone dalla moglie/figli perchè rubo spazio... ci siamo io ed i miei amici a distanza, con un tavolo virtuale in mezzo ma tutte le discussioni sulle regole, spostamenti, interpretazione delle carte evento ecc. sono identiche a quelle che facciamo giocando alla scatola "in carne ed ossa" (quando moglie/figli sono fuori dalle scatole purtroppo fuori casa!)

se gioco a Descent con l'app, la sensazione è diversa, ci siamo sempre io e gli amici ed il tavolo, ma c'è anche un giocatore in più, questa app che mi dice cosa trovo nel tunnel e come reagisce un mostro e quant'altro; idem per altri boardgame più o meno "spinti" (ne ricordo uno a tema pirati dove ciascun giocatore usava il cell come nave, da spostare fisicamente su una mappa squadrettata gigante)

come mai nel wargame no (dove forse servirebbe), negli euro-american si (dove si potrebbe tranquillamente farne a meno)?

penso perchè nella "nostra fetta di cielo" 1. il mercato è sostanzialmente più ristretto e dubito valga la pena spendere soldi per sviluppare qualcosa di così drastico, anche perchè 2. il wargamer medio è dannatamente conservatore ed abitudinario e peraltro 3. ogni grognard conosce MOLTO BENE la "fatica di doversi impegnare, anche per divertirsi"... altrochè se la conosce, molto più di altri, e se suona elitario non è un problema mio

un film recente sui Queen ha riportato alla ribalta una scena storica ed emblematica, il (bravissimo) gruppo a Wembley per il Live Aid, una performance straordinaria di fronte a 80mila persone... c'è qualcosa che vi ha colpito a parte l'ovvio? a me si, NESSUNO aveva un cellulare con sè, erano tutti lì a godersi il momento senza preoccuparsi di postare su famosi siti o mandare il video a mamme/sorelle/concubine......

...o correre schizofrenicamente tra un'app che gestisce il timer e tirare i dadi/pescare carte/spostare plastica sulla board fisica sperando di respingere gli alieni ad XCOM...

nel wargame siamo ancora fermi a Wembley (grazie al cielo); we will rock you, ragazzi ;)

 

TL;DR: un mio amico, soldato nella vita reale, ed entusiasta wargamer - non su conflitti moderni ai quali aveva partecipato però - sull'argomento mi diceva: "leaving a machine do the maths?! where's the fun!!!"

"Do not infer or imagine more to a rule than is stated in it. When in doubt, interpret strictly."
Alan Emrich

Di . giochi che utilizzano un app ho giocato solo Descent e Le case della follia 2ed. Nel primo gioco ho sempre percepito la sensazione di giocare ad un GDT, nel secondo gioco abbiamo passato l'80% del tempo sull'app e ad un certo punto mi sono anche chiesto se si poteva fare a meno dei componenti materiali.

Il mio mondo in effetti è strano, ma è degno di coloro che vorranno accettarlo. E non è così corrotto come molti lo dipingono. E' vero amico mio che è popolato da individui strani, ma in effetti non sono più strani di te!

Alcuni giochi hanno trovato la loro dimensione ideale proprio grazie all'App. Vedi Le Case della Follia, che nella sua prima edizione l'avevo bollato come gioco da evitare come la peste in quanto tentativo di ibridare gdr e gdt fallendo su entrambi i fronti. Personalmente non trovo motivo di separare i giochi con app da quelli 100% analogici (intendo dal punto di vista semantico), probabilmente col passare del tempo la questione si perderà nella polvere come si è persa quella tra "giochi di cartone/legno tvue" vs "giochi di plastica/miniature falzi", è solo questione di ricambio generazionale di utenza.

Io ho la fastidiosa sensazione di giocare ad un videogioco quando parte delle regole mi sono nascoste. Se cose devono accadere a caso perlomeno devo sapere che è un caso completo. Se invece quello che faccio può influire vorrei saperlo. La necessaria piena coscienza delle regole, insomma, per me fa di un gioco da tavolo quello che è. Una volta che ne sono a conoscenza posso anche passare a giocarlo online e farmi fare i conti e il bookeeping da una applicazione per prendermi solo la parte migliore. O giocarlo su uno schermone gigante al posto del tavolo senza nè segnalini nè miniature.

Trovo comunque assurdo farmi dire da una app dove mettere le cose (cioè utilizzarla e non far gestire a lei il bookeeping, che è la parte dove trovo sia più utile) come nella nuova edizione delle Case della Follia.

Il confronto è stimolante a 2 condizioni:
che ci sia la volontà potenziale dell'interlocutore a cambiare opinione;
che nessuno si senta depositario di verità assolute. Dubitare è uno strumento per arrivare alla "verità".

Se gioco con un mio amico a scacchi sul tablet, di fronte a lui, sto videogiocando o abbiamo solo sostituito i pezzi passando dal tridimensionale al bidimensionale dello schermo?

Per me stiamo ancora giocando ad un gdt...

Ma se giochiamo ognuno a casa propria usando la rete e due tablet?

Per me stiamo videogiocando...

Però...quando giocavo a Double dragon in sala giochi o a Bubble Bubble...con un amico...

Uhm...stavo videogiocando...

Se gioco ad un gdt solitario con plancia e legni nessuno dirà che sto videogiocando...ma lo farà se sostituisco quei "pezzi" con uno schermo...

Stesso discorso per un gioco di carte a caso...chessò Scopa...al bar passo per un nulla facente...da solo sul cellulare per un sociopatico (quindi se ci tenete al giudizio altrui non giocate a scopa)

Che casino...

In gruppo abbiamo sperimentato ben benino le potenzialità di app in diversi giochi.
Da amante di giochi luuunghi e coooomplessi non posso non ritenere che l'app è un salva vita, e apparecchiare un gioco in 10 minuti invece che in 25 sia una delle cose più belle dei tablet oggi.

Farò qui un distinguo: l'app deve essere implementata in modo intelligente e non sempre è necessaria.
O l'implementazione avviene in modo sinergico al gioco oppure è meglio lasciarlo a giochi ad alto coefficiente di complessità, perché si rischia di distruggere meccaniche eleganti per nulla.

L'esempio più semplice è il genere allargato dei dungeon crawler (allargati).
I DC pesi massimi sono spesso una sfida in termini di spazio occupato, chincaglieria varia,
tempi di setup e downtime in turno. Una nicchia di gioco particolare ma esemplificativa.

Ora basta immaginare cosa potrebbero raggiungere Memento Mori e Sword &Sorcery con l'app (potrei morire felice), e quanto sarebbe meno incisivo Descent senza app (avrebbe ancora un mondo di lore, ma perderebbe metà dell'appeal). 
Parliamo in questo caso di I.A. dei mostri, setup, eventi casuali dettati da decisioni precedenti ecc. ecc.
Tutte cose che arricchiscono il gameplay ma non a discapito dell'immedesimazione, anzi!
Pensate di giocare a Gloomhaven con un setup più rapido del 50%, chi può esserne contrario?
Inoltre FF con Viaggi nella Terra di Mezzo sta già lavorando sull'innovare i fondamentali della disciplina e questo progetto sarà una cartina al tornasole per l'intera questione app videogiochi.

Qual è il limite? I limiti sono, per me: 

1) che si tratti di supporto e non di sostituzione
2) che sveltisca e aiuti e semmai innovi;  non che diventi un inutile orpello
3) che non diventi una scusa per riproporre meccaniche decotte con una veste tecnologica

p.s. se invece mi chiedete il limite esatto tra i due generi è XCOM - The Boardgame.
Qui l'uso dell'app con un  giocatore il cui compito è praticamente solo quella di usarla sono di monito.
Il gioco non è necessariamente brutto, ma è troppo per me ed i miei gusti: a quel punto meglio giocarlo al pc e fine della storia.
Scusate il muro di testo 

 

La mia esperienza dice: meno app ci sono in un gioco da tavolo, più sono felice. Più invasive sono, più importanti sone, meno mi piacciono. Di recente ho avuto una esperiena che non ho apprezzato con Detective, che usa un sito inetrnet, e secondo me toglie troppo al stare insieme. Si è sempre a fissare lo schermo, leggere e così via. Altra esperienza negativa con Le Case della Follia: si è sempre a vedere los chermo o quasi, non c'è paragone con la rima edizione dove il madter lo facevo io, decidevo quando giocare leggero, quando fare il cativo, quando creare momenti di tensione e così via. Certo, per il master è una rottura la preparazione, il setup e così via, l'APP è comoda e poi recen di più l'eplorazione. Ma è fredda... cavolo se la trovo fredda, mi ha dato una tristezza a giocare comn l'APP... Non amo anche quando certi giochi richiedono app contapunti DURANTE la partita e simili: meno cellulari vedo sul tavolo mentro gioco, più mi diverto, perchè c'è più sensazione di coinvolgimento e itarazione fra i giocatori.

Si tratta ovviamente di una mia preferenza, capisco chi la pensa diversamente.

Andrea "Tacchan" Sartori
Associazioni ludiche: "Le Rune del Lupo", "Dadi in Biliko", "Tana dei Goblin Verona" --- fondatore di AnimeClick (anime e manga).
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Bell’articolo, bravo.

Io sono molto drastico: oltre il segnatempo è videogioco.

 

Se il segnatempo è un'app...allora anche quello lo rende un videogioco

Socio # 1996 - FIlosofi FAntastici GIocosi

"Viviamo già pieni di comodità e di facilitazioni, che riscoprire un po' la fatica di doversi impegnare anche per divertirsi non penso possa farci male"

Tratto da: https://www.goblins.net/articoli/app-e-giochi-da-tavolo-dov-e-limite
Copyright © La Tana dei Goblin

Ecco: questa frase sintetizza il mio modo di considerare l'App nei giochi da tavolo. Preciso, per evitare polemiche, che rispetto tutti coloro che la pensano diversamente da me.

L'articolo é molto bello e faccio i complimenti per la chierezza del testo; dopo la lettura di questo esaustivo scritto, però, mi sono definitivamente convinto che - tra qualche anno - avrò tempo per dedicarmi a qualche altro tipo di hobby.

Paolo (MPAC71)

"England expects that every man will do his duty" (H.Nelson)

Breve riflessione in che senso?

Lascio uno spunto di riflessione (o provocazione): se un gioco viene progettato affinché sia necessaria un'app (quindi elemento insostituibile), non si farebbe prima a farne semplicemente un videogioco? Magari da tablet e che permetta di giocarci tutti insieme intorno ad un tavolo.

Per quanto mi riguarda un gioco da tavolo è definibile tale se non fa uso di app. L'unico uso che "tollero" è quando questi elementi sono facilmente sostituibili (es. l'app di Cryptid per varianti di setup per la quale sarebbero sufficienti dei fogli stampati o un timer sostituibile con una clessidra).

Se devo giocare ad un "videogioco da tavolo" preferisco giocare ad un videogioco vero, almeno sfrutto tutte le potenzialità della tecnologia (audio, video, ecc.) che un gioco da tavolo non mi potrà mai dare.

Il punto per me è: se progetti un gioco da tavolo devi progettarlo per essere...un gioco da tavolo.  Se hai necessità di introdurre un'app allora o hai sbagliato a progettare il gioco o hai sbagliato il supporto.

grazie del bell'articolo.

a me i giochi da tavolo con le app non piacciono, rovinano l'atmosfera. Da crica un anno per questioni famigliari fatico a trovare il party, quindi mi sono messo a giocare ai giochi da tavolo in solitaria (arkham horror lcg; heroes of terrinoth). E mi hanno chiesto: ma che differenza c'è con un videogioco? Tutto l'aspetto analogico dà un'esperienza completamente diversa.

Giocavo a Netrunner su Jinteki.net oppure a Keyforge su crucible online, ma non era la stessa cosa (per quanto molto più comodo).

 

Inoltre, c'è un aspetto che l'articolo non ha toccato che per me è importante: la data di scadenza. Un gioco da tavolo non ha data di scadenza. Io gioco a scacchi con la scacchiera che mio nonno usava 60 anni fa, e mio figlio può giocare con il mio Heroquest a distanza di trent'anni. Ma sarebbe molto più complicato farlo giocare a The Incredible Machine, Fury of the furries o altri videogiochi che ho amato da ragazzo.

A naso, vista la velocità con cui si evolve l'informativa, i giochi con l'app avranno una data di scadenza molto più breve, e invece di durare decenni, dureranno qualche anno. L'app che non viene più supportata, i device che cambiano, la compatibilità eccetera eccetera.

Va bene, può dire qualcuno: ci saranno dei MAME o degli emulatori o qualche archivio di app per gdr... Ok, va bene, ma vuoi mettere la scomodità di non avere tutto nella scatola? Un gioco in scatola è fatto per stare tutto in una scatola: lo apri, fai il setup e parti. Con l'app il gioco in scatola non è più tutto in una scatola. Se l'app può dare comodità su certi aspetti (setup, calcoli... sempre che la comodità sia davvero sempre un valore) dobbiamo tenere conto anche delle scomodità che un'app comporta: non puoi giocarci dove non c'è campo, il device non deve scaricarsi (e quindi ci vuole una presa di corrente) eccetera eccetera...

In conclusione: 1) l'analogico ha un fascino lento, discreto e pesante che il digitale non può avere 2) la app aggiunge una data di scadenza ad un prodotto che non l'aveva 3) anche i device comportano scomodità

 

Credo che, dando per buono che sai cosa stai facendo, l'obiettivo sia quello di creare una esperienza nuova che non attiene né alla sfera del classico gdt, né a quella del videogioco.

La differenza é il rapporto al tavolo, che crea una situazione sociale molto più forte di qualsiasi videogioco.

Insomma, io credo che l'app possa essere un punto di forza perché aggiunge possibilità nel pensare e perseguire nuove possibilità sia meccaniche che relative alla "regia" di alcuni giochi.

Comunque dubito che questa delle app sarà una invasione, molto settori di gdt non vedranno mai un utilizzo diffuso del mezzo sia perché non sempre serve che per il motivo più semplice del mondo: costa

Ciao!

Sul tema della "data di scadenza" ho anche io molte perplessità. Infatti mi chedo: ma cosa succede nel caso in cui l'App non si può più ulitizzare? Ovvero: che si fa quando l'inesorabile e galoppante (ahimè) obsolescenza - che coinvolge impietosamente dispositivi tecnologici e programmi - condanna in via definitiva il gioco? Lo si butta via? Oppure é prevista una sorta di "recupero"? A tal proposito, il paragone con la scacchiera con più di 60 anni e con Heroquest é perfetto; succede anche a me, visto che con i miei figli gioco ancora con titoli acquistati nel 1994.... prodotti che cominciano ad essere quasi altrettanto vecchiotti.

Ciao, Paolo (MPAC71)

 

"England expects that every man will do his duty" (H.Nelson)

Io per adesso ho solamente giocato ad Alchimisti che prevede opzionalmente l'uso dell'APP. Non mi ha dato nessun fastidio, anzi, al posto di leggere il manuale o tabelle o chissà cos'altro, si legge lo scermo del telefono. In questo caso diventa un componente del gioco, non è il solo componente, come potrebbe essere in un videogioco. Non mi ha dato per nulla fastidio, anzi non mi sono proprio fatto il problema. Avremmo potuto scegliere di non usarlo, ma a questo punto serviva una quinta persona, i tempi si sarebbero di sicuro allungati, questa quinta persona, si sarebbe annoiata a morte, magari avrebbe anche sbagliato qualche passaggio.

L'App è si comodità ma, secondo me è meglio dedicare il tempo a giocare che a fare il setup.. 

Queste sono solo le mie idee, capisco chi la pensa diversamente!

Sul tema della data di scadenza delle app, mi sono fatto molte domande.

Con il vortice di giochi che escono in continuazione, secondo me gli editori danno per scontato che fra un anno alcuni giochi "one shot", per intenderci quelli senza espansioni previste (tipo "first martians"), saranno già sepolti dalla valanga di novità e quindi non si preoccuperanno troppo di mantenere aggiornata la relativa app.

Sarà un problema esclusivo del mercato dell'usato e per qualche giocatore affezionato immagino...

Diverso il discorso per giochi con espansioni, tipo quelli della FFG. Immagino che l'aggiornamento delle app sarà garantito per diversi anni.

sono comunque contrario a app che sono parte integrante del gioco, anche io voglio poter tirare fuori un gioco dopo 5 anni, togliere la polvere e farci una partita senza il problema di reperire  la parte elettronica del gioco...

Cristiano

Bah... se io gioco a Twilight struggle on line cos'è?

E se gioco a scacchi contro una scacchieraa utomatica?

Il sesso degli angeli. Va beh voler fare il gioco delel definizioni, ma direi che una volta sdoganata la tecnologia digitale (cosa non del tutto scontata) nei mille ambiti della vita, il limite alla app nei giochi da tavolo è che non c'è limite. Se ti piace ci giochi.

Ciao a tutti. Articolo molto molto interessante, a cui io mi aggrego con la stessa identica perplessità di alcuni di voi...la scadenza. Mi è già successo un paio di volte che alcune app che avevo installato in passato sono all'improvviso scomparse dal mio tablet e ovviamente anche dallo store. Per cui il dubbio: se vengono cancellate oppure non più supportate? Sì certo in qualche modo la si può "salvare" per non perderla, però è sempre un impegno extra a cui devi prestare attenzione. E se, per qualsiasi motivo, la perdi e non riesci più a recuperarla? Ecco, per tutti questi motivi la mia opinione è che il gioco da tavolo deve fare il gioco DA TAVOLO! In collezione per fortuna ho solo Alchimisti che utilizza una app, ma dopo di lui ho eliminato gli acquisti di giochi supportati digitalmente. Forse sarò un po' drastico ma in futuro preferisco sfilare un titolo dalla mia ludoteca e intavolarlo senza troppe preoccupazioni e...sorprese!

Come dice Darcy app solo come segnatempo. 

Pessimo quando la app fa da master...

Pessimo quando devi leggere un qrcode per giocare... (che poi ti arrivano mille messaggi e ti distrai)

Bravo hai centrato il problema...

I ritmi della società contemporanea sono elevatissimi e i più ottusi percepiscono un setup di 10 min come una perdita di tempo...

W la sana fatica!

Luca Locompetitivo

Come dice Darcy app solo come segnatempo. 

Pessimo quando la app fa da master...

Pessimo quando devi leggere un qrcode per giocare... (che poi ti arrivano mille messaggi e ti distrai)

Bravo hai centrato il problema...

I ritmi della società contemporanea sono elevatissimi e i più ottusi percepiscono un setup di 10 min come una perdita di tempo...

W la sana fatica!


 

Avrei dei validissimi punti per tutte le questioni (master, tempo e qrcode),
ma il problema, mi rendo conto, è valoriale e non qualitativo.

Se è il punto tecnico vero è sollevato sulla "scadenza" delle app che potrebbe richiedere in futuro una applicazione che sfocia nel retrogaming (che coltivo),
mi rendo anche conto che molte opinioni a riguardo sono simili al giudizio con cui da metallaro (yay) mi posso avvicinare a Young Signorino (alfalfalfabeto).

Il mio punto di vista è effettivamente influenzato dal fatto che sono forse uno dei primissimi esemplari nato col pc in casa, ormai 33 anni fa e da piccolo le hot-seat di Golden Axe con mio fratello si intrecciavano col pallone fuori casa senza soluzione di continuità; così come lo Space Hulk per pc è diventato lo space hulk da tavolo e Civilization andava di pari passo a Puerto Rico.

Io nelle app ci vedo una interessante possibilità di sviluppo nel comparto gdt.
Credo inoltre che sia necessario analizzare l'app come strumento nel mondo dei giochi da tavolo,
o se preferite, nel mondo dei giochi da tavolo ibridi. E' lo stesso mondo in fondo. 

La domanda che pongo allora è:
come vi sentite riguardo all'app nei gdt, al di là di tutte le considerazioni pratiche?
Io ero titubante all'inizio, poi mi sono ricreduto sul campo perché mi sono divertito.

A voi la palla 

Bah... se io gioco a Twilight struggle on line cos'è?

E se gioco a scacchi contro una scacchieraa utomatica?

Il sesso degli angeli. Va beh voler fare il gioco delel definizioni, ma direi che una volta sdoganata la tecnologia digitale (cosa non del tutto scontata) nei mille ambiti della vita, il limite alla app nei giochi da tavolo è che non c'è limite. Se ti piace ci giochi.

capisco quello che vuoi dire, soprattutto perché mi riconosco nell'esempèio che fai. Adoro Twilight Struggle, ma non ho con chi intavolarlo (solo da poco mia figlia che ha studiato la guerra fredda in storia mi è sembrata interessata - la inizierò a 13 minutes e poi vedremo) e finisco con il giocarci in solo al pc e/o online. Ma la sensazione non è la stessa e l'uomo (di più, l'appassionato) vive di sensazioni.

Come dice Darcy app solo come segnatempo. 

Pessimo quando la app fa da master...

Pessimo quando devi leggere un qrcode per giocare... (che poi ti arrivano mille messaggi e ti distrai)

Bravo hai centrato il problema...

I ritmi della società contemporanea sono elevatissimi e i più ottusi percepiscono un setup di 10 min come una perdita di tempo...

W la sana fatica!


 

Avrei dei validissimi punti per tutte le questioni (master, tempo e qrcode),
ma il problema, mi rendo conto, è valoriale e non qualitativo.

Se è il punto tecnico vero è sollevato sulla "scadenza" delle app che potrebbe richiedere in futuro una applicazione che sfocia nel retrogaming (che coltivo),
mi rendo anche conto che molte opinioni a riguardo sono simili al giudizio con cui da metallaro (yay) mi posso avvicinare a Young Signorino (alfalfalfabeto).

Il mio punto di vista è effettivamente influenzato dal fatto che sono forse uno dei primissimi esemplari nato col pc in casa, ormai 33 anni fa e da piccolo le hot-seat di Golden Axe con mio fratello si intrecciavano col pallone fuori casa senza soluzione di continuità; così come lo Space Hulk per pc è diventato lo space hulk da tavolo e Civilization andava di pari passo a Puerto Rico.

Io nelle app ci vedo una interessante possibilità di sviluppo nel comparto gdt.
Credo inoltre che sia necessario analizzare l'app come strumento nel mondo dei giochi da tavolo,
o se preferite, nel mondo dei giochi da tavolo ibridi. E' lo stesso mondo in fondo. 

La domanda che pongo allora è:
come vi sentite riguardo all'app nei gdt, al di là di tutte le considerazioni pratiche?
Io ero titubante all'inizio, poi mi sono ricreduto sul campo perché mi sono divertito.

A voi la palla 

Personalmente, per me anche la versione del 1981 di dark tower non è un gdt... Non trovo interessante giocare con un marchingegno che ti crea la storia e opera delle scelte che condizionano / controllano il gioco....

Non mi piacciono neppure i solitari... (giocare contro un personaggio che funziona con delle regole)

Meglio videogiocare a Golden Axe!

Però forse sono troppo integralista. Vedi tu.

Luca Locompetitivo

Locompetitivo, ti invoco senza citare sennò riempio la pagina, non si tratta di integralismo, ma credo sia proprio questione di sensibilità.

io ti ho presentato il mio CV personale da fancazzista ( XD) proprio perché io potrei essere un estremo della forbice e credo di averne preso consapevolezza scrivendolo. 

Non avendo mai visto differenze tra un pc e (da piccolo) un giocattolo mi é facile accettare un kindle per libro per esempio, un app in un gioco et similia.

Da questo hai un'idea del gicatore che sono e che potrei essere.

Credo sia davvero interessante il punto di vista che dai sua su dark tower che sui solitari perché mi fa capire il tuo mondo e soprattutto, il punto di vista.

Che come ci insegna doom, é importante XD

 

A me le app non disturbano, in generale. E, a seconda del loro utilizzo, un gioco può essere completamente da tavolo o un ibrido.
Ad esempio, una app che fa fare il setup variabile per me è molto utile e un gioco che ne fa uso per me è al 100% ancora un gioco da tavolo. Un gioco che usa una app per sostituire il 'libro delle storie' o il 'libro degli incontri' per me è ancora al 100% un gioco da tavolo. O anche che fa da master 'evitando' di farlo fare ad un giocatore.
Io, poi, non parlerei di tempo passato davanti alla app. E' chiaro che in un gioco di narrazione in cui il testo è nella app, passerò la magior parte del tempo davanti alla app stessa, ma in alternativa lo avrei passato davanti al libro, quindi per me è uguale.
Se è più invasiva, invece, si passa negli ibridi. Che per me non sono un male in assulto. Permettono operazioni e bilanciamenti in tempo reale in base a fattori diversi (numero di giocatori, punteggi parziali, ecc.). Penso a Le Case della Follia. Quello è chiaramente un ibrido, ma è un livello che a me piace. Il tempo passato sull'app è molto, ma lì ci sono tutti i testi, il setup delle stanze/luoghi posizionamento png e mostri, ecc.


Quindi secondo me la distinzione "E' COMPLETAMENTE un gioco da tavolo o è COMPLETAMENTE un videogioco" non ha molto senso per quelli. Quei giochi sono IBRIDI. Allora, secondo me la distinzione da fare è:
E' ANCORA un gioco da tavolo? (Pur essendo parzialmente anche un videogioco)
Se la risposta è sì, per me è ok. Se è no, è bocciato

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