L'importanza di chiamarsi espansione

Star Wars Rebellion - Rise of the Empire: copertina
Fantasy Flight Games

Una veloce riflessione sul ruolo delle espansioni oggi, tra consumismo e manie di completezza

Editoriale
Giochi

Dunque. Abbiamo capito - se ne è parlato molto anche in Tana - che il settore sta cambiando rapidamente: si compra molto e in proporzione si gioca poco, la componentistica tende a contare più delle meccaniche anche nei giochi alla tedesca, i regolamenti scansionati, gli scatoloni su Facebook, tutto quello che vi va. Il dato veramente oggettivo, però, è che escono più giochi. Ma davvero tanti più giochi: più di mille solo alla recente, infernale Essen (che in tedesco vuol dire mangiare e forse non è un caso).

Di cosa non voglio parlare

Uscendo più giochi, escono anche più espansioni - e ne escono tante davvero: basti pensare, per limitarmi a qualche mese in più o in meno da ora, a quelle di Lorenzo il Magnifico, di Star Wars Rebellion, di Flamme Rouge, di Sulle tracce di Marco Polo, di Scythe e di un numero parecchio elevato di altri titoli. Talvolta, questi ultimi sono estremamente recenti e in alcuni casi lo spazio che intercorre tra l'uscita del base e quella della - prima - espansione è talmente limitato che la cosa a volte puzza un po' - ma della cosa se ne è parlato altrove e non è mio interesse discuterne ora.
...
Non voglio discutere nemmeno dell'effettiva esigenza di queste espansioni (non tutte sono essenziali, e non scopro certo l'acqua calda a scriverlo), né mi interessa sottolineare il fatto che certi giochi relativamente nuovi contino ormai più espansioni che anni di vita.

Ancora, non voglio entrare nel merito delle espansioni: che ce ne sono di vario tipo, che alcune completano un gioco, mentre altre introducono meccaniche nuove e che altre ancora arricchiscono gli autori lo spiegano già numerosi articoli, peraltro sovente scritti da gente ben più competente di me. In sintesi: che certe espansioni - da quella di Kingsburg a quella di Chaos in the old world se si è in cinque, passando per moltre altre - siano poco meno che essenziali si sa, e non è questo il punto.

Infine, non parlo di cucina.

Espansione sì, espansione no, espansione fantasma

L'aspetto che mi preme sottolineare - oddio, preme: vivrei anche senza, in realtà - è un altro, e riguarda, più generalmente, il mercato, l'utenza e le loro interconnessioni: roba che detta così non vuol dire granché, ma che in un articolo fa sempre la sua porca figura.

Fino a poco tempo fa, l'usanza era quella di spremere un gioco base, poi comprarne eventualmente l'espansione e, possibilmente, spremere più o meno a fondo anche quella. Per quanto mi riguarda è stato così con vecchie glorie come I coloni di Catan, con pezzi grossi di qualche anno fa come Terra Mystica e perfino per titoli più recenti come 7 Wonders: Duel. La scelta di ricorrere all'espansione in certi casi nasceva dall'effettiva esigenza di integrare il gioco, mentre in altri si è rivelata tutto sommato superflua (è proprio il caso del cinghialone della Feuerland); ma raramente aveva luogo prima di un certo numero di partite, non necessariamente elevato, ma nemmeno tale che si potesse contare sulle dita di una mano di Eta Beta. In certi casi, addirittura, le espansioni le si hanno pure (si spera incluse nella scatola), e ancora - dopo decine di partite - non si sente il bisogno di provarle: penso, ovviamente, a Puerto Rico.

Non so a cosa questa mentalità fosse dovuta, ma sono abbastanza sicuro che fosse figlia anche di un'alimentazione che, per quanto abbondante, non era ancora bulimica: mi perdonerete l'arditezza del paragone, ma si tendeva a non vomitare un gioco subito dopo averlo assaggiato.

Guelfi, Ghibellini, Jimmy Ghione e Massimo Ghini
Ora - e mi ricollego a quanto sopra - escono più giochi e più espansioni, con sempre meno tempo e occasioni per giocare. Il punto è che, se riusciamo a proporre un gioco nuovo (magari in lista di collocamento da mesi, se non da anni), non possiamo quasi più permetterci le partite di prova, perché la prima partita deve essere quella che conta: quella che permette di dire su Facebook che si è testato un gioco (come se questo compito spettasse a chi il gioco lo compra), che lo si è capito a fondo, che lo si boccia o lo si promuove e, volendo, che si è scoperta la strategia dominante.

Essendo l'occasione di provare un gioco pressoché unica (estremizzo, ma spesso è così), molte persone giungono alla conclusione cui sono arrivati i Genesis quando, nel 1973, erano indecisi su cosa eventualmente tagliare da Selling England by the Pound: alla fine ci inserirono tutto a forza.

Tutto subito, come diceva Ruggeri

Fateci caso: senza voler fare una colpa a nessuno, ché ognuno - vivaddio - è libero di giocare come vuole, là fuorì è pieno di gente che, dopo la prima partita a un gioco (nella quale è peraltro evidente dalle loro domande che, il più delle volte, hanno sbagliato almeno una regola fondamentale del gioco), chiede lumi sugli errori commessi la sera precedente. Ebbene, sempre più spesso, tali richieste tirano in ballo anche componenti, regole o meccaniche proprie di un'espansione.

Non solo: ormai quando chiediamo consiglio per un certo titolo una delle prime domande riguarda le espansioni consigliate - prima non solo di aver provato un titolo, ma addirittura di conoscerlo. Beninteso, capita anche a me: tempo fa ero indeciso sull'acquisto di Seasons e, complice forse il fatto che ormai l'edizione italiana fosse fuori mercato, ho domandato chiarimenti in proposito - pur sapendo di parlare di un titolo con una scatola base dalla longevità pressoché infinita.

Ancora, e poi la smetto: per citare ancora Puerto Rico, su youtube mi è capitato di vedere dei tutorial dove nobili e nuovi edifici - già che sono nella scatola - sono parte integrante della spiegazione, quasi a sottintendere, senza necessariamente volerlo, che senza queste aggiunte il gioco non fosse completo. Che è un po' come spiegare il gioco del calcio mostrando una partita di bubble football.

Non consideriamo più, insomma, il gioco base come completo - e, se da un lato la colpa è anche del mercato (quinto giocatore in colore improponibile docet), il più delle volte è di noialtri compratori. Senza tirare in ballo discorsi ovviamente a parte (primi tra tutti i giochi di carte di tipo LCG), ormai ci siamo quasi convinti che Star Wars Rebellion non ci basti così com'è.

Espansiosi da prestazione

Si è creata, di conseguenza, una più o meno larga fetta di pubblico che - pur nel suo essere volenterosa - si trova in difficoltà perfino con giochi semplici perché, unitamente a capacità di comprendonio sempre più limate dagli stimoli esterni - non giriamoci intorno, non siamo quelli di dieci o venti anni fa: sempre più spesso mi capita di dover rileggere un periodo nemmeno troppo complesso di un libro perché letto distrattamente, la testa altrove - e dal progressivo disabituamento alla lettura, ha preteso di includere le espansioni di un gioco fin da subito, senza prendersi nemmeno la briga di capire come funzioni nella sua struttura base.

Pensando a un gioco che ho provato in tutte le sue forme, un esempio potrebbe essere Russian Railroads: inserire subito il modulo carbone perché si è letto praticamente ovunque che migliori il gioco (discutibile) e ne aumenti la longevità (opinabile) non permette certo di cogliere il lavoro certosino di bilanciamento e il più lineare senso di crescita - che piaccia o meno - dato dal gioco base. Così come inauguare 7 Wonders: Duel insieme a Pantheon - cosa che immagino succeda - non permette alla struttura diabolica del gioco base di esprimere tutto il suo potenziale, perché a quel punto le alternative all'acquisto di una carta dal tavolo cominciano a essere decisamente più numerose.

Scythe: The Wind Gambit: copertina
La ventordicesima espansione di "Scythe"
Ovviamente, il mercato - che non è stupido - questo l'ha capito molto bene, e non è un caso che, come detto, siamo nell'epoca d'oro delle espansioni dei giochi da tavolo. Penso, per citare un titolo solo, a Scythe: quanta gente, onestamente, ormai compra il solo gioco base senza sentire l'esigenza di avere anche le due, tre, diciotto espansioni - ho perso il conto - e, possibilmente, anche le inutili rotelle colorate per la guerra, le monete di metallo, l'estensione per la plancia, un libro illustrato sul'attività di Jakub Rozalski e un muletto per sistemare il tutto sulla mensola, quand'invece l'unica cosa di cui certi compratori di Scythe avrebbero bisogno è un corso accelerato di fonetica per pronunciarne correttamente il nome?

Stap. Mantenimento. Espansione

Senza voler apparire arrogante, cosa che talvolta mi piace pensare di essere pur senza esserlo, né voler contribuire ancor di più all'ingiusta aurea di elitarietà che la Tana dei goblin sembra essersi guadagnata suo malgrado, non ho - ripeto - volontà alcuna di imporre alcuna verità asoluta. Ognuno è libero di viversi come vuole questa bella passione, con però il dovere - questo sì - di impegnarsi affinché rimanga il più sana possibile.

Suggerisco solo di fermarsi a riflettere, non solo prima di acquistare un gioco, ma anche - e talvolta soprattutto - prima di valutare l'acquisto di un'espansione: ci serve davvero?

 

Commenti

Applausi. 

Vorrei porre però una questione: questa bulimia sia di giochi che di espansioni non è provocata anche dall'evoluzione dei giocatori da tavolo? Non sono i giocatori ad avere sempre bisogno di qualcosa di nuovo?

Ho in gruppo persone talmente "evolute" che padroneggiano già il gioco anche solo dopo aver letto il regolamento. Spesso sono loro a voler sempre cambiare gioco perché padroneggiano così bene le meccaniche fin da subito da riuscire a giudicarlo senza il bisogno di altre partite.

Io invece ad esempio sono più "lento" e avrei bisogno di giocare diverse partite allo stesso gioco per tentare di padroneggiarlo. Cosa che non capita quasi mai.

Per chiudere vorrei informarvi che non sento alcuna necessità del modulo carbone in Russian Railroads, visto che vengo puntualmente scorreggiato già solo col base! 

eh le espansioni, bell'argomento pure questo. Purtroppo è difficile fare di tutta l'erba un fascio: quelle per il 5° giocatore? le prendo; quelle che aggiungono varietà? valuto; quelle che aggiungono nuovi pezzi di gioco? solo se sono correttive per qualche magagna. Una volta le compravo tutte, in automatico, senza pensarci. Avevo la sensazione che altrimenti il gioco sarebbe stato "incompleto". Ora sto molto più attento, anche perché spesso mi rendo conto che, dopo l'entusiasmo iniziale, non fanno altro che appesantire il gameplay.

Questi editoriali riflessivi sono una lettura sempre piacevole e stimolante. Grazie :)

io confesso di appartenere alla categoria di chi "deve" avere le espansioni...a volte anche di giochi che non mi piacciono e/o non gioco più. ma direi che si tratta di problematiche da discutere in altra sede (assieme alla sindrome da platinatore).

comunque: sait :P

Concordo con ogni singola parola. Le espansioni nei miei armadi dei giochi credo superino di poco in numero le dita di una mano... e giacciono pure poco usate lo stesso.

Mi piace questa piega anticonsumistica che sta prendendo la Tana nei suoi editoriali.

La realtà è semplice, se sei appassionato di giochi da tavolo la longevità non conta più nulla e quindi anche le espansioni hanno un valore molto limitato, belle o brutte che siano.

Che senso ha parlare di longevità e rigiocabilità per giochi da 3 o 4 ore di durata che se va bene vengono intavolati una volta al mese, quando invece per iniziare a padroneggiarli bisognerebbe giocare almeno una decina di partite in un tempo breve e spenderci qualche ora a studiare il regolamento? Chi se lo può permettere? Volenti o nolenti la passione per i giochi e la mole di giochi che escono ti "costringono" a diventare un collezionista e non un giocatore. Quanti possiedono Twilight Struggle?  E quanti  hanno fatto un numero di partite tali da conoscere le strategie adatte alle due fazioni?

Io mi sono reso conto che finisco per comprare solo giochi più brevi, che stanno dentro l'ora di gioco (alcuni anche dentro la mezz'ora), che hanno materiali fatti bene, che scalano per due giocatori e ne ho tratto i seguenti vantaggi: i tempi di studio dei regolamenti sono minimi, posso intavolarli quasi sempre perchè ci vuole poco tempo e basta avere una persona sola con cui giocare, risparmio soldi perchè costano meno,  sono meno interessato alle espansioni perchè spesso il gioco è già perfetto di suo, e soprattutto compro un gioco per giocarlo e non per guardarlo e riesco ad apprezzarne le sfumature e i dettagli (quando ci sono).

Poi è chiaro che qualche eccezione la faccio, ma per pochissimi giochi.

 

 

[io lo pronuncio più o meno: "Saifh"] 

Mi pare che il titolo sia poco collegato con il contenuto dell'articolo, che riprende cose già dette e ridette.

Condivido le tue posizioni ma che vuoi fare? Sono nato degli anni '60 e pratico i wargames dal 1984, i card games dall'uscita delle Antiquities, i boardgames da sempre. Sono felice per questa sovrabbondanza di titoli, non può che portare più giocatori al mio tavolo.

Per mia parte continuo nella mia politica di sempre: il tempo è poco e valuto bene cosa giocare, piuttosto di aderire alla serata con il gioco all'ultima moda che so già sarà un one-shot tendo a proporre titoli già conosciuti e "sicuri", quando però provo un gioco nuovo voglio che le partite saranno minimo 3, anche se non mi piace al primo impatto, perché le cose bisogna capirle, dar loro tempo e prendersi il tempo. Se i miei soci non son d'accordo, pazienza, piuttosto di buttare una serata mi leggo un libro.

Una cosa che mi piace tantissimo delle recce di Agzaroth (e di qualcun altro) è che indicano le partite giocate. Quello secondo me è un indicatore importante, sia per capire quanto il recensore abbia spremuto il gioco, sia per valutare il peso delle notizie riportate. 

Mi piace questa piega anticonsumistica che sta prendendo la Tana nei suoi editoriali.

Ma sai, è inutile girarci intorno: quanti di noi - me compreso - spendono in giochi da tavolo più di quanto dovrebbero (se non potrebbero)?

Concordo su tutto. Per una volta però secondo me la colpa non è "nostra" ma in primis del mercato. Ci ha abituati a TANTE espansioni che sono effettivamente NECESSARIE per ampliare il numero dei giocatori o per correggere qualche svista dovuta ad un playtest troppo frettoloso. Se i giochi uscissero già con il benedetto (o maledetto) QUINTO GIOCATORE e fossero già al top delle loro potenzialità, qualsiasi espansione successiva sarebbe soltanto un appesantimento al gameplay, necessario solo dopo 30-40-50-n partite, tanto per variare un po' (ma anche no). Guarda caso i giochi più datati sono quelli che non hanno bisogno delle espansioni, i giochi più recenti senza risultano sempre incompleti o imperfetti. Questo per dire che ormai l'abitudine ci porta a considerare subito l'acquisto di un'espansione (per i motivi sopra citati) quando invece prima o le regalavano con la scatola o non ci passava neanche per l'anticamera del cervello l'acquisto e potevano tranquillamente rimanere sullo scaffale del negozio.

Basta darsi un budget. Non mi sembra un grosso problema.

Se non riesci a rispettare il budget, allora vuol dire che il problema ce l'hai, ma è di un altro tipo e va curato alla svelta. Le dipendenze sono pericolose.

 

Mi piace questa piega anticonsumistica che sta prendendo la Tana nei suoi editoriali.

Ma sai, è inutile girarci intorno: quanti di noi - me compreso - spendono in giochi da tavolo più di quanto dovrebbero (se non potrebbero)?

Non mi sembra una piega anticonsumistica, c'è la presa d'atto di cosa stia diventando il mondo dei giochi oggi. Questo aumento dei titoli prodotti si collega ad altre riflessioni: c'è un mercato sufficientemente ampio per accoglierle? ma soprattutto, cosa succede PRIMA che il gioco arrivi sugli scaffali dei negozi/nella buca delle lettere dei backers? 

Le risposte che a me interessano sono quelle che riguardano il numero di gruppi di playtesters, il fatto che ci siano sviluppatori, correttori di bozze, grafici professionisti. Quanto tempo è stato dedicato a sviluppare/testare/migliorare le meccaniche?

 

 

Concordo con ogni singola parola. Le espansioni nei miei armadi dei giochi credo superino di poco in numero le dita di una mano... e giacciono pure poco usate lo stesso.

Mi piace questa piega anticonsumistica che sta prendendo la Tana nei suoi editoriali.

Al problema di budget aggiungiamo quello dello spazio. Nel mio caso, comprando poco, ho solo espansioni di giochi che mi sono piaciuti parecchio e che sentivo potesso aggiungere qualcosa in più. Le espansioni di 7 Wonders NO per esempio. Poi secondo me va visto con chi si gioca, le espansioni con giocatori occasionali non servono proprio. E in questa fase in cui esce di tutto e di più, preferisco provare un gioco nuovo che aggiungere un nobile sul tavolo... ops

Oltre a riflettere sulle domande proposte dal Signor_Darcy proporrei anche un veloce test.

1. Quando metti un gioco nel tuo “carrello cerebrale” quale immagine visualizzi nel tuo encefalo?

  1. la sua scatola, i suoi colori, le sue dimensioni, il formato, l’immagine sul dorso…..;
  2. tu che dici “bisturi” al giocatore/infermiere accanto a te in senso orario e recidi la placenta di nylon che contiene il gioco;
  3. un mucchio di gente attorno a un tavolo che gioca carte non imbustate con le stesse mani con le quali brandisce pollo fritto (tu sei tra quelli);

2. Se – e dico se - apri il gioco qual è la prima cosa che fai?

  1. Maddai! Si aprono pure!?
  2. Indossi guanti bianchi antipolvere, estrai  delicatamente tutto il materiale, prendi il regolamento,  piangi pensando che sei il primo essere umano a tenerlo in mano da quando è stato rinchiuso nella scatola, cerchi la sezione “questa scatola contiene:…..” e controlli che ci sia tutto.
  3. Il regolamento te lo sei già procurato e lo conosci già. Rovesci il materiale sul tavolo metti e te lo giochi lì, subito, da solo anche se il gioco dice “per 8-24 giocatori”.

3. Se disgraziatamente  ti accorgi che manca un pezzo, come reagisci?

  1. - Scusa, perché dici “disgraziatamente?”
  2. Cerchi di non perdere la calma. Dominando le tue emozioni come un vecchio samurai ti dirigi verso il bagno e riempi la vasca di acqua tiepida. Estrai le ninfee dall’armadietto e le posi sul pelo dell’acqua nella quale liberi anche la tua carpa Koi arancione screziata di nero e, mentre fai un bagno purificatore, ti sfoghi con lei raccontandole questa brutta avventura.
  3. “Tu, chi sei? Anselmo? E con chi caxx…. sei venuto Anselmo? Ah, con Piero, vabbé. Senti Anselmo fammi un piacere, mentre cerco una prolunga fai un salto giù in garage, lì scendi da quella porta, e mi porti su il Dremel e una stecca di balsa. Vai, grazie. Piero! Mentre Anselmo mi procura il legno vai in cucina e mi fai un impasto di paprika, curcuma e un po’ d’acqua calda che quei cogxxxni si sono dimenticati di mettermi un meeple arancione!”

4. Dopo aver giocato la prima partita che fai?

  1. Mi affretto a rimetterlo al suo posto sullo scaffale, non posso vedere quello spazio bianco sul muro.
  2. “Finalmente! Amo aprire la scatola ed estrarre tutto il materiale, maneggiarlo con cura, accarezzare ogni segnalino e imbustare ogni oggetto che abbia uno spessore inferiore a 1 centimetro. Adoro poi rimettere tutto il materiale al suo posto facendo attenzione che ci sia tutto. Peccato solo per quell’oretta e mezza che separa questi due momenti, ma non si può avere tutto. 
  3. Esco in giardino a fumare una sigaretta, giusto per lasciare un po’ di tempo al gioco per riprendersi prima della seconda partita.

Controlla il profilo in base alla risposta prevalente.

A) Arredatore d’interni. Dai, ammettilo, NON sei un giocatore…..i giochi ti piace comperarli e mostrarli agli amici. Le ore passate ad ammirarli sullo scaffale sono assai più numerose di quelle trascorse giocandoci.

B) Collezionista. Per te un gioco non si tocca nemmeno con un fiore. Giocatore sensibile.

C) Scienziato pazzo con possibile deriva “machista”. Sei un divoratore di giochi, creativo, flessibile. Continua così, ma non portare allo sfinimento i tuoi compagni di gioco.

DISCLAIMER: il presente questionario non ha alcun valore scientifico. Nessun meeple è stato maltrattato nell'elaborazione di questo test.

Concordo con tutto l'articolo, alla lettera, e ritengo che l'epitaffio del concetto stesso sia proprio la frase conclusiva: "Ci serve davvero?".

Il mio cervello dice NO ed il portafoglio concorda, l'istinto ulula ingabbiato.

ma una volta soffocata la scimmia iniziale, una volta capito che a quel gioco, che al momento mi risulta totalizzante, probabilmente giocherò ancora 2 o 3 volte AL MASSIMO, il ragionamento è transdazionale:  No, non mi serve. 

E poi la compro lo stesso.

Mestizia.

Basta darsi un budget. Non mi sembra un grosso problema.

Se non riesci a rispettare il budget, allora vuol dire che il problema ce l'hai, ma è di un altro tipo e va curato alla svelta. Le dipendenze sono pericolose.

 

Mi piace questa piega anticonsumistica che sta prendendo la Tana nei suoi editoriali.

Ma sai, è inutile girarci intorno: quanti di noi - me compreso - spendono in giochi da tavolo più di quanto dovrebbero (se non potrebbero)?

Basta darsi un budget per cosa? Mica parliamo di automobili o di case, quando un gioco costa 70 euro che budget ti dai? Chi è che da adulto non ha 100 euro in un mese da buttare in giochi che vanno a prendere polvere sugli scaffali? Magari compri un paio di scarpe in meno e vai fuori a cena una volta in meno... Il punto non è il budget, che tanto non stiamo parlando di cifre folli. Il punto è comprare i giochi per collezionarli o comprare i giochi per giocarli. Secondo me molti sono dei collezionisti senza saperlo, però penso che i pruduttori e  chi si occupa del marketing invece lo sappiano benissimo e questo si traduce in: espansioni, espansioni delle espansioni, edizioni limitate e riedizioni con aggiunte di espansioni, tanto alla fine l'appassionato le compra.

con l'eccezione di dixit, detesto le espansioni. mi riferisco solo al mercato german. 

possiero solo terra e fuoco (pagata ovviamente a caro prezzo e che peraltro, razze aggiuntive a parte, è a mio modesto giudizio una delusione come punti e regole aggiuntive, visto che l'unica concreta miglioria riguarda l'ordine di gioco che già si poteva modificare by ourselves) e quella di le havre (perchè me l'hanno regalata sapendo quanto amo il titolo e che è assolutamente inutile).

facendo una voluta generalizzazione del concetto, aggiungo anche quanto di seguito.

come ha scritto correttamente un utente, un'espansione presuppone, a mio giudizio naturalmente, che si abbia letteralmente consumato il gioco base e quindi - mi chiedo - quanti fruitori di espansioni hanno effettivamente consumato i giochi basi di cui le espansioni medesime sono naturali appendici?

la risposta è che chi pensa e produce le espansioni lo fa sfruttando le nostre (mi ci metto dentro, anche se non mi sento parte del gruppone di pesca) debolezze.

fosse per me sparirebbero dal mercato in meno di 6 mesi. 

 

 

Concordo su tutto. Per una volta però secondo me la colpa non è "nostra" ma in primis del mercato. ..... Guarda caso i giochi più datati sono quelli che non hanno bisogno delle espansioni, i giochi più recenti senza risultano sempre incompleti o imperfetti. Questo per dire che ormai l'abitudine ci porta a considerare subito l'acquisto di un'espansione (per i motivi sopra citati) quando invece prima o le regalavano con la scatola o non ci passava neanche per l'anticamera del cervello l'acquisto e potevano tranquillamente rimanere sullo scaffale del negozio.

Confermo e sottoscrivo. Aggiungerei un'altra osservazione, Kickstarter (e affini) hanno contribuito e contribuiscono molto in questo senso. Si vedono sempre più spesso giochi pensati fin dall'inizio "a pezzi", un po' come la mania delle trilogie fantasy... gli stretch goals/pledge levels sono essenziali per le campagne, e spesso aggiungono mini (o non tanto mini) espansioni a profusione, senza le quali i giochi sono poco più che scatole semivuote. Non è sicuramente una cosa positiva di per sè, ma in generale esce talmente tanta roba in più (anche di qualità) rispetto a qualche anno fa che i pro superano abbondantemente i contro

Azz, avevo sperato in una recensione di Star Wars: Rebellion...

Quando Darcy scrive potrebbe/dovrebbe è un riferimento al costo. Comprarli per giocarli/collezionarli non sposta il problema. 

€ 1.200,00 in un anno forse saranno pochi per te, ma sono uno stipendio medio, chi tiene famiglia questi conti deve farli. Comunque conosco gente che arriva a spendere molte migliaia di euro l'anno, per qualcuno di questi non riuscire a trattenere il ditino sul tasto BUY è un problema nonostante il reddito.

In ogni caso il budget va determinato preventivamente su base annuale e sulla capacità di spesa di ognuno, io ci metto dentro anche i costi per andare alle Convention e detraggo le somme che ricavo dalla vendita di giochi. E' un hobby ma questo non toglie che valgano le regole che applico per le altre spese.

C'è gente che neppure sa quanto spende di giochi in un anno, questo per me è inconcepibile, non tanto per la spesa quanto per il fatto di non tenerla sotto controllo. 

Avere una vita finanziaria sana (che non vuol dire spendere poco, ma sapere dove vanno i soldi) aiuta a vivere meglio. 

 

Basta darsi un budget per cosa? Mica parliamo di automobili o di case, quando un gioco costa 70 euro che budget ti dai? Chi è che da adulto non ha 100 euro in un mese da buttare in giochi che vanno a prendere polvere sugli scaffali? Magari compri un paio di scarpe in meno e vai fuori a cena una volta in meno... Il punto non è il budget, che tanto non stiamo parlando di cifre folli. Il punto è comprare i giochi per collezionarli o comprare i giochi per giocarli. Secondo me molti sono dei collezionisti senza saperlo, però penso che i pruduttori e  chi si occupa del marketing invece lo sappiano benissimo e questo si traduce in: espansioni, espansioni delle espansioni, edizioni limitate e riedizioni con aggiunte di espansioni, tanto alla fine l'appassionato le compra.

Un tempo adoravo le espansioni; era effettivamente quando un gioco lo giocavo molte volte. L'espansione di kingsburg ha rivitalizzato un gioco a cui evevo fatto così tante partite che non avevo quasi più piacere a giocare.

Purtroppo negli ultimi 3-4 anni io (ed il mio gruppo) abbiamo iniziato a comprare più giochi di quelli a cui possiamo giocare. Capita così che giochi anche molto belli vengano intavolati 2-3 volte se va bene e poi si passa a qualcos'altro (non necessariamente migliore) perchè si deve provare qualche gioco nuovo.

In questo contesto le espansioni non mi servono. Tantomeno quelle che introducono il quinto giocatore. Se siamo in 5 giochiamo ad un gioco già pensato per 5.  Ci sono tanti giochi per 5 giocatori.

Interessante sia l'articolo che i commenti...

inserisco un commento ai commenti.

Per il mercato Italiano, esiste un problema specifico che talvolta può spingere all'acquisto dell'espansione appena esce.

Alcuni produttori di giochi italiani, quando localizzano un gioco straniero, magari fanno la prima stampa dell'espansione, ma poi una volta esaurita non la ristampano più.

Vuoi per difficoltà finanziarie, miopia commerciale, scarse o lente vendite o cause di forza maggiore, in Italia c'è spesso il rischio che alcune espansioni non vedano mai la luce o non vengano più ristampate (certe volte vale anche per il gioco base)

Quindi il concetto di "valuto il gioco, lo spremo come un limone e poi eventualmente valuto di acquistare una espansione" non vale per la versione italiana di alcuni giochi.

Soprattutto se parliamo delle case produttrici minori.

Quindi, in certi casi "l'assalto alla baionetta" per l'espansione può essere forzato... 

Se parliamo di versioni inglesi dei giochi, invece tutti i ragionamenti finora sono perfettamente validi.

Quando Darcy scrive potrebbe/dovrebbe è un riferimento al costo. Comprarli per giocarli/collezionarli non sposta il problema. 

€ 1.200,00 in un anno forse saranno pochi per te, ma sono uno stipendio medio, chi tiene famiglia questi conti deve farli. Comunque conosco gente che arriva a spendere molte migliaia di euro l'anno, per qualcuno di questi non riuscire a trattenere il ditino sul tasto BUY è un problema nonostante il reddito.

In ogni caso il budget va determinato preventivamente su base annuale e sulla capacità di spesa di ognuno, io ci metto dentro anche i costi per andare alle Convention e detraggo le somme che ricavo dalla vendita di giochi. E' un hobby ma questo non toglie che valgano le regole che applico per le altre spese.

C'è gente che neppure sa quanto spende di giochi in un anno, questo per me è inconcepibile, non tanto per la spesa quanto per il fatto di non tenerla sotto controllo. 

Avere una vita finanziaria sana (che non vuol dire spendere poco, ma sapere dove vanno i soldi) aiuta a vivere meglio. 

 

Basta darsi un budget per cosa? Mica parliamo di automobili o di case, quando un gioco costa 70 euro che budget ti dai? Chi è che da adulto non ha 100 euro in un mese da buttare in giochi che vanno a prendere polvere sugli scaffali? Magari compri un paio di scarpe in meno e vai fuori a cena una volta in meno... Il punto non è il budget, che tanto non stiamo parlando di cifre folli. Il punto è comprare i giochi per collezionarli o comprare i giochi per giocarli. Secondo me molti sono dei collezionisti senza saperlo, però penso che i pruduttori e  chi si occupa del marketing invece lo sappiano benissimo e questo si traduce in: espansioni, espansioni delle espansioni, edizioni limitate e riedizioni con aggiunte di espansioni, tanto alla fine l'appassionato le compra.

Alt. Non ho scritto che 1200 euro sono pochi, ho  scritto che 100 euro per comprare giochi da impolverare un adulto li mette insieme. E ho aggiunto che secondo me gli appassionati spesso sono collezionisti senza accorgersene. Ma se ne accorgono i produttori e per questo ci rifilano le espansioni delle espansioni di giochi che non si riescono a giocare e per un motivo fondamentale: il tempo disponibile che è limitato.

Forse sarebbe il caso che nelle recensioni oltre a discorsi su aspetto, materiali, meccaniche e longevità (quest'ultima a mio avviso diventata completamente inutile), si introducesse un discorso legato alla possibilità di acquisto in relazione ad altri giochi simili. Tradotto, ti consiglio se merita l'acquisto oppure ti dico se c'è qualcosa di meglio sullo stesso genere che è già uscito e magari costa pure meno. Sarebbe una cosa utilissima ma nessuno lo fa. Forse perchè ci sono troppe copie di review in omaggio sparse per la rete e non è bello scontentare l'editore di turno?

Alcuni produttori di giochi italiani, quando localizzano un gioco straniero, magari fanno la prima stampa dell'espansione, ma poi una volta esaurita non la ristampano più. [...] Se parliamo di versioni inglesi dei giochi, invece tutti i ragionamenti finora sono perfettamente validi.

Tutto verissimo (ma non necessariamente quanto dici per le versioni in inglese). Ci sono un sacco di giochi (o di espansioni) che avrei potuto comprare senza fretta in un secondo momento; ma del doman non v'è certezza.

Io posseggo pochissime espansioni e di regola non ne prendo. Quindi appartengo alla categoria di quei giocatori che non sentono la necessità di fare l'all-in di un gioco, anche se bello.

Le ragioni sono queste:

1. Il gioco base mi capita di giocarlo non così a fondo da consumarlo (addirittura spesso non uso nemmeno le espansioni già comprese nella scatola base);

2. Preferisco prima sviscerare bene il gioco base e visto il punto 1 non arrivo mai all'esigenza di un'espansione.

Ciò che mi infastidisce è l'apetto strategico commerciale che porta a pubblicare un gioco in cui l'espansione diventa quasi necessaria o per completare il gioco stesso con un'aggiunta che poteva benissimo essere inclusa nella scatola base (5° giocatore, plance azione aggiuntive, ecc...) o che tende a correggere la versione proposta nel base.

Piuttosto preferisco allora gli LCG che già d base sugeriscono che per un approfondimento del gioco sarà necessario acquistare delle espansioni.

Tantomeno quelle che introducono il quinto giocatore. Se siamo in 5 giochiamo ad un gioco già pensato per 5.  Ci sono tanti giochi per 5 giocatori.

Il punto è che ormai nel 99% dei casi i giochi che pubblicano l'espansione quinto giocatore erano già stati pensati per 5. Ai tempi di Catan no (infatti l'espansione 5-6 giocatoree, che peraltro avevo pure preso, è piuttosto oscena). Esempi recenti Lorenzo e Marco Polo. Magari gli autori negheranno, ma non ci crederò mai :). Giochi (BELLI) da 50 euro circa passano a 80-100. Prezzo che non avrebbero mai raggiunto (e che nessuno avrebbe accettato di pagare credo) se fin dall'inizio il materiale fosse stato "completo". E' verissimo che ci sono tanti giochi "base" per 5 giocatori ma noterai che sono sempre meno in proporzione... non a caso. Marketing...

Ringrazio l'autore dell'articolo ed i relativi commentatori allo stesso.

Da neofita che si approccia al mondo dei giochi da tavolo moderni sono rimasto molto stupito dalla quantità di espansioni (più o meno annunciate) che accompagnano l'uscita di un nuovo titolo e personalmente credevo fosse una pratica strettamente connessa al solo mondo dei videogiochi.

 

Premesso che quasi tutti gli articoli in tana sono piacevolissimi, interessanti, ben scritti, devo dire che la prosa raffinata, elegante e piena di humour del signor-Darcy mi fa letteralmente impazzire. Standing ovation

Tantomeno quelle che introducono il quinto giocatore. Se siamo in 5 giochiamo ad un gioco già pensato per 5.  Ci sono tanti giochi per 5 giocatori.

Il punto è che ormai nel 99% dei casi i giochi che pubblicano l'espansione quinto giocatore erano già stati pensati per 5. Ai tempi di Catan no (infatti l'espansione 5-6 giocatoree, che peraltro avevo pure preso, è piuttosto oscena). Esempi recenti Lorenzo e Marco Polo. Magari gli autori negheranno, ma non ci crederò mai :). Giochi (BELLI) da 50 euro circa passano a 80-100. Prezzo che non avrebbero mai raggiunto (e che nessuno avrebbe accettato di pagare credo) se fin dall'inizio il materiale fosse stato "completo". E' verissimo che ci sono tanti giochi "base" per 5 giocatori ma noterai che sono sempre meno in proporzione... non a caso. Marketing...

Conoscendo gli autori dei giochi che citi ti direi che ti sbagli. E' gente che i suoi giochi li testa parecchio e ci tiene al bilanciamento. Magari è anche solo per non sbattersi a provarlo anche in 5, ma di sicuro non è per spillarti soldi due volte.

Io che sono da poco in questo mondo mi sento davvero invasa dal "troppo" che esce per un singolo gioco. Non ho vissuto la crescita e l'espansione (appunto) di molti giochi e mi trovo tutto già pronto da scegliere. Per fortuna posso basarmi sulle recensioni, utilissime per scegliere un prodotto che effettivamente valorizza quello che già si ha in mano. 
Io e il mio compagno abbiamo avuto la folgorazione con Carcassonne, ci siamo trovati totalmente a nostro agio e subito ci siamo presi 2 espansioni: quando ci giochiamo decidiamo se farlo con tutte o meno, anche a seconda di chi c'è seduto al tavolo. Sto aspettando che arrivino in Italia le nuove versioni, ma penso di prenderne solo un paio... ma già le attendo. 
Diverso per 7 Wonders Duel: non so quante partite abbiamo fatto ma ad oggi ancora non lo padroneggiamo bene, l'ultima volta abbiamo scoperto che sbagliavamo una cosa... insomma, non sentiamo affatto l'esigenza di avere l'espansione, nonstante credo sia bellissima e porti ancora più competività al gioco.. 
Stessa cosa per Cacao: ci piace così, veloce, semplice, stronzetto... 

Concordo con buona parte dell’articolo tranne che sia dato per scontato, come fosse un assioma condiviso da tutti (cosa che invero non è) che l’espansione di kingsburg sia superflua, quando forse è un esempio raro di come l’espansione stessa possa migliorare un gioco (già bello, a mio parere) e farlo eccellere. 

Concordo con buona parte dell’articolo tranne che sia dato per scontato, come fosse un assioma condiviso da tutti (cosa che invero non è) che l’espansione di kingsburg sia superflua, quando forse è un esempio raro di come l’espansione stessa possa migliorare un gioco (già bello, a mio parere) e farlo eccellere. 


Potevo forse scrivere meglio quel periodo; ma mi cito da solo: "che certe espansioni - da quella di Kingsburg a quella di Chaos in the old world se si è in cinque, passando per moltre altre - siano poco meno che essenziali".
;-)

Cerco di prendere solo quelle che aggiungono complessità al gioco, tipo venus next di terraforming mars, mentre quelle solo per far cassa non le prendo, tipo la plancia in più per terraforming o i dischi di scythe

 

Però Tutto subito la cantava Finardi, ho ancora l'LP (e anche tutti quelli di Ruggeri fino al 91)

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