Inclusione, diversità e rappresentazione nei giochi da tavolo (di Elizabeth Hargrave)

La designer di Wingspan, Elizabeth Hargrave, con la quale ho avuto il piacere di lavorare e impare in questi ultimi quattro anni, ha recentemente postato una serie di incredibilmente profondi pensieri su Twitter. Oggi, nel blog della Stonemaier Games, ce ne fornisce la versione estesa. Grazie per questo articolo, Elizabeth!

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Libera traduzione dell'articolo originale "Inclusion, Diversity, and Representation in Board Games and Beyond (guest post by Elizabeth Hargrave)". 
Si ringrazia Elena "Infinitejest" per l'aiuto nella traduzione e nand per la revisione.

Un po' di tempo fa il game designer Eric Lang ha twittato un commento abbastanza usuale sull'inuguaglianza. Ho notato uno schema nei commenti. Ogni volta che uno di noi diceva qualcosa come: 
“È difficile essere donna/una persona di colore/LGBT+ nei giochi da tavolo.”
e c'era sempre qualcuno che insorgeva dicendo:
“Non può essere vero! Io non ho mai visto un giocatore/editore essere davvero sessista/razzista/omofobico”.
Analizziamo questa cosa.
Elizabeth Hargrave

Prima di tutto, solo perché non lo hai mai visto succedere, non significa che non sia mai successo. Quando uno dei tuoi amici ti racconta una cosa ridicola che gli è capitata, non gli dici: “non può essere vero! Non ci credo che una delle tue vicine si sia messa a nuotare nuda nella tua piscina”. Semplicemente lo ascolti divertito.

Per cui dai credito agli altri giocatori quando fanno tali affermazioni, che riguardano atti intenzionali di sessismo, razzismo e omofobia, all'interno del mondo del gioco. Cose così smaccatamente brutte che devi trovare il coraggio di denunciare, nel momento in cui vi assisti. Non tutti hanno vissuto episodi simili. Ma se chiedi in giro, potresti ascoltarne un bel po'.

Per alcune persone, questo tipo di comportamento davvero irrispettoso è il confine al quale finisce la loro definizione di sessismo/razzismo/omofobia.

Ma non immaginate nemmeno cosa penso quando vi dico che è dura.

In ogni caso ho evidenziato più volte il fatto che la stragrande maggioranza dei componenti del mondo del game design siano maschi bianchi. In questa tabella si vede bene: dei 200 top-games di BGG, al 2018, il 94% degli autori è un maschio bianco.

Ogni volta che mostro questa tabella, c'è sempre qualcuno che pensa che io stia affermando che “gli editori stanno volontariamente discriminando le donne e i neri”.

Qualche editore lo fa? Può darsi.

Ma, così come io non penso che nella maggior parte delle serate di gioco vengano fuori orribili discorsi razzisti, allo stesso modo non penso nemmeno che la discriminazione editoriale intenzionale sia la miglior spiegazione per questo grafico.

Quindi, cosa intendo quando affermo che “è difficile”?

1. Serate di gioco

Qual è la prima immagine che vi viene in mente se vi chiedo di pensare al “tipico giocatore da tavolo”?

L'hobby si sta diversificando, ma gli occorre molto tempo. Se siete mai stati a qualche fiera o evento del settore e non avete notato che la stragrande maggioranza dei frequentatori sono maschi bianchi etero (ndAgz: l'autrice usa “cis”, ovvero il termine che indica il contrario di trans), con un sacco di soldi da spendere, allora siete un'anomalia. Voglio dire, guardate questa foto della Gen Con.

Cosa succede quando qualcuno entra in un tale evento e non corrisponde all'immagine del “tipico giocatore da tavolo”?

È chiaro che la gente pensa che non appartenga a quel contesto.

  • La gente ci osserva, o ci ignora, perché non sanno come comportarsi con noi. Sono così convinti che non dovremmo essere lì, che ci chiedono se per caso non stessimo cercando il negozio accanto.
  • Con le donne ci provano. Continuamente. Come se la nostra unica ragione per partecipare fosse per trovare un uomo. O, se veniamo già con un uomo, veniamo bellamente ignorate, come se semplicemente fossimo lì per guardarlo amorevolmente per ore.
  • Le persone trans vengono chiamate usando il genere sbagliato. Le persone LGBQ vengono considerate etero.
  • Se proviamo un gioco, ci trattano spesso come se non sapessimo cosa stiamo facendo. Ci dicono cosa fare nel nostro turno e rimangono scioccate e incredule quando vinciamo.

Nessuna di queste cose viene fatta in modo intenzionale, ma hanno tutte un impatto.

In queste situazioni “involontariamente poco accoglienti”, alcune di noi non riescono ed evitare la sensazione che la trasformazione in “oltraggiosamente inaccettabile” non sia ancora stata effettuata ma poco ci manchi.
Per me, in molti casi, è davvero strano che non ci siano donne. Per cui il mio cervello si chiede cosa devo aspettarmi. È successo qualcosa, qui, che ha fatto scappare tutte le donne e non le farà mai più tornare?

Ogni volta che ho espresso queste sensazioni, la gente mi ha risposto: “Non puoi passarci sopra? Le gente ha buone intenzioni!”

Di solito ci passiamo sopra. E ogni persona che sia anche un board gamer, appartenente a qualche minoranza, l'ha assolutamente fatto più di una volta. Ma può essere estenuante.

Ricordate che un sacco di gente deve passare sopra a queste cose tutto il giorno, al lavoro. E ora volete che lo faccia anche quando si diverte. 

Non è divertente.

2. Giochi

Proprio come un gruppo di gioco che non è esplicitamente ostile, ma è anche ben lontano dall'essere accogliente, i giochi stessi possono creare la stessa sensazione.

Nella top-100 di BGG del 2018, quando osservi le figure rappresentate in copertina, il 46% sono maschi bianchi, il 20% animali o alieni e tutto il resto compone il terzo rimanente.

Ma le copertine sono solo una raffigurazione di ciò che sta all'interno:

  • Se ci sono donne o persone di colore incluse nel gioco, quanto spesso sono rappresentate con rispetto e attenzione?
  • Se ci sono relazioni romantiche, quanto spesso non sono del tipo maschio-femmina?
  • Nelle regole, quanto spesso ci si riferisce ai giocatori in modo più inclusivo che non usando il maschile universale.

Per molte di noi la mancanza di rappresentazione diviene un'altra cosa che dice: “oh, non ci spettavamo la tua presenza qui”. Ogni piccolo deficit può essere comprensibile e superabile, ma assieme si vanno a sommare fino a formare uno schema enorme e logorante.

E noi ci passiamo sopra.

3. Le figure di riferimento

Se ogni evento a cui partecipi e ogni partita che giochi, subdolamente ti insinua il dubbio di non appartenere a quel mondo, può fare un'ENORME differenza avere persone che siano un punto di riferimento, che ti facciano sentire di poter appartenere a tale mondo.

Per molte minoranze effettivamente ci sono dei modelli da seguire nei giochi da tavolo. Non in gran numero  maforse più di quanti pensiamo. Il che è il motivo per cui stilo liste sul mio sito web: mi sono stancata di sentir dire di essere una delle poche game designer donne e alla fine ne ho trovate più di 200. Qualche settimana fa ho compilato una lista simile con le persone di colore nell'industria dei giochi da tavolo.

Nessuno che sappia citare designer o recensori o editori si sforzerebbe per trovare il nome di un bianco in queste categorie. La maggior parte dei media dei giochi da tavolo ne è piena.
All'inizio avevo stilato quella lista di designer donne per dare un punto di riferimento ai podcasters e agli altri media, qualora avessero voluto aumentare la loro copertura del settore femminile. Ma in seguito ho anche capito che significava molto per me anche solo vedere i nomi di tutte quelle donne del mondo dei giochi da tavolo riuntiti in una lista. Mi è venuto il groppo in gola parlando di questo l'altro giorno, durante un'intervista.
Per ogni commento di post come questo che dice, "Io non noto il genere/etnia dei designer di giochi da tavolo", probabilmente ne ho sentite almeno dieci di donne o genitori che mi vogliono dire quanto Wingspan sia importante per loro, solo per i nomi sulla scatola.

Sì che importa.

4. La vita

Una cosa di cui si parla poco è come il resto della vita sia di ostacolo, e diventare un giocatore o un game designer sia più facile per alcuni rispetto ad altri: i maschi bianchi, in media hanno tempo libero, benessere economico e reddito degli altri gruppi demografici, per lo meno negli Stati Uniti. Giocare e fare game deisgn sono entrambe attività dispendiose e occupano parecchio tempo, e nella media, i gruppi demografici che già sono ai margini di questo hobby sono anche più soggetti a incontrare ostacoli in termini di tempo e di finanze.

Ogni giorno la donna media americana spende un'ora abbondante in più degli uomini in faccende domestiche e nella cura dei figli e 40 minuti in meno in attività ricreative. Conosco un sacco di uomini che lasciano a casa mamma coi pupi per andare a farsi la "serata giochi". È così frustrante per me, ma l'andazzo è quello di continuare in questo modo.

In media le famiglie bianche hanno stipendi parecchio maggiori ($71K) di quelle nere ($42K) e di quelle ispaniche ($51K) e 8/10 volte ricchezza in generale. Inoltre, in ogni gruppo demografico, le donne guadagnano meno degli uomini. Queste differenze si assommano a un sacco di giochi. Ovvero, in termini di progettazione, un sacco di impedimenti si frappongono tra i tuoi giochi e gli editori.
Di sicuro, alcuni giocatori maschi sono poveri e alcuni non mollano i bambini alla partner per uscire a giocare. È difficile anche andare alle convention per loro. Ma questo non fa sparire le statistiche.

In conclusione:

  • Voglio che giocare sia un piacere per tutti.
  • Voglio provare giochi più interessanti, progettati da persone con background differenti.
  • Voglio che il settore cresca notevolmente.

E credo che le tre cose siano collegate inestricabilmente.

***

[Jamey Stegmaier]: ho letto attentamente tutto questo parecchie volte e ogni volta colgo qualcosa di nuovo. Qual è il punto saliente di questa lettura, secondo voi?
 

Commenti

Locompetitivo scrive:

Un espressione di disagio va SEMPRE ascoltata, rispettata e non giudicata o criticata.

Chi scrive giudizi pur con le più buone intenzioni passa dalla parte del torto.

Questo Stegmeier lo sa bene, qualcun'altro non se ne rende conto.

Ciao

 

 

I giudizi non li scrivo sull’autrice, ma sulla posizione espressa nell’articolo che tenta con un uso scorretto dei dati di trasformare un disagio individuale in un problema collettivo. E credo che la prova dell’incosistenza del problema sta proprio nel modo fumoso in cui viene rappresentato e nella totale mancanza di vere soluzioni concrete per risolverlo.

Locompetitivo scrive:

Un espressione di disagio va SEMPRE ascoltata, rispettata e non giudicata o criticata.

Chi scrive giudizi pur con le più buone intenzioni passa dalla parte del torto.

Questo Stegmeier lo sa bene, qualcun'altro non se ne rende conto.

Ciao

 

 

Sono d'accordo sull'ascolto di un disagio e il rispetto alla persona. Ma non vedo perché non dovrei criticare o giudicare negativamente qualcuno che trovo criticabile se affronta i temi del disagio con argomenti distorti (o che reputo tali).

Differentemente siamo sul piano di un classico esempio di appiattimento culturale, di totalitarismo del politicamente corretto.

E, senza che ti offendi, ma scrivere che chi scrive pur con buone intenzioni passa dalla parte del torto, è come una lastra tombale su qualsivoglia dialogo.

 

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

Se a qualcuno interessa approfondire il clima culturale e civile americano odierno, sulla Stampa di Torino, oggi, Giuseppe Culicchia (scrittore che non può essere accusato di essere un conservatore) parla di Bianco, il libro che consigliavo nella prima pagina delle discussioni.

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

themanwhosoldthewhole scrive:

Se a qualcuno interessa approfondire il clima culturale e civile americano odierno, sulla Stampa di Torino, oggi, Giuseppe Culicchia (scrittore che non può essere accusato di essere un conservatore) parla di Bianco, il libro che consigliavo nella prima pagina delle discussioni.

ma Culicchia non è il traduttore di bret easton ellis? per leggere l'articolo bisogna essere abbonati, questo è gratis:

https://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2019/11/15/bianco...

brevissimo estratto

il modo in cui Bianco argomenta il suo risentimento contro il conformismo intellettuale di sinistra, moralista e politicamente schierato, è molto, molto conformista

paperoga scrive:

 

themanwhosoldthewhole scrive:

 

Se a qualcuno interessa approfondire il clima culturale e civile americano odierno, sulla Stampa di Torino, oggi, Giuseppe Culicchia (scrittore che non può essere accusato di essere un conservatore) parla di Bianco, il libro che consigliavo nella prima pagina delle discussioni.

 

 

ma Culicchia non è il traduttore di bret easton ellis? per leggere l'articolo bisogna essere abbonati, questo è gratis:

https://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2019/11/15/bianco...

brevissimo estratto

il modo in cui Bianco argomenta il suo risentimento contro il conformismo intellettuale di sinistra, moralista e politicamente schierato, è molto, molto conformista

Si esatto. Culicchia è il traduttore per Einaudi di B.E.E. Cura anche prefazioni molto interessanti dei suoi libri. Avevo letto l'articolo di Internazionale che hai riportato. Molto critico nei confronti dell'autore di Bianco. E ciò è bene. La critica è sempre utile. Soprattutto quando ci pone su prospettive diverse dalle nostre o quelle condivise dal pensiero "comune". E se sono scomode, meglio ancora.

Io credo che molti (mi espongo a dire tutti) quelli che in questo articolo hanno criticato lo scritto di E.H. non lo hanno fatto perché non sono d'accordo sull'inclusione o vorrebbero vedere ai tavoli solo maschi caucasici eterosessuali. Come ha chiesto Thegoodson, nessuno di noi NON vorrebbe giocare con un uomo dalla pelle diversa dalla nostra o con una donna o un uomo omosessuali. Ecco perché, pur riconoscendo realtà differenti tra quella italiana/europea e quella statunitensi, ci è sembrato una presa di posizione esagerata, come se le radici del problema della Hargrave fossero ben altre, mi permetto di dire più personali e profonde, che piuttosto realistiche e oggettive.

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

probabilmente è come tu dici, ma quante persone hanno partecipato a questa discussione? E gli altri cosa pensano? Io trovo che sia sbagliato non voler ammettere che nel ns. "mondo" come in qualsiasi altra realtà di nicchia o meno ci siano problemi di inclusione e il trincerarsi dietro ad un "al mio tavolo non è mai successo" "non mi è mai capitato" o ad altre frasi del genere sia più inutile di un articolo che tratta il problema, anche se tale articolo e scritto male o è stato scritto con altri fini, cosa che per altro io non credo.

Per quanto riguarda il politicamente corretto il discorso sarebbe molto molto lungo.

Per quanto riguarda la differenza di trattamento dei "problemi" qui da noi  o nel mondo anglosassone, trovo che da loro sia tutto eccessivamente businessizzato, marketinghizzato, mediatizzato, spettacolarizzato, politicizzato (scusate le parole usate, ma rendono l'idea), ma non so quanto questo sia negativo. Di un problema se ne parla all'esasperazione il che porta tutti quanti a prendere una posizione netta e magari, lentamente, a qualche piccolo cambiamento, mentre qui da noi il tutto è molto più statico. Qui da noi non ho ancora visto un calciatore, un divo del cinema, un gruppo di manifestanti inginocchiarsi, non ho ancora visto slogan coniati e adottati da aziende, persone comuni, team di F1 per l'annegamento di poveri cristi nel canale di Sicilia o per altre cose del genere e non è detto che sia un male se e quando questo dovesse succedere

Per ultimo, non prenderei come esempio la recensione fatta da chi su un certo lavoro ci ha lavorato, mi sembra ci sia un grosso conflitto di interessi

io testardamente continuo a ricordare che l'articolo parla (e noi dovremmo parlare) di donne e etnie non caucasiche che giocano a boardgame. Non di migrazioni, gender e altro.

Forse che si va a pensare ad altro proprio perché sul tema specifico c'è concretamente poco da dire?

Rivendico serenamente la libertà di descrivere la mia esperienza come espressione di un dato in sè, e non di trinceramento rispetto ad altro :)

Thegoodson scrive:

io testardamente continuo a ricordare che l'articolo parla (e noi dovremmo parlare) di donne e etnie non caucasiche che giocano a boardgame. Non di migrazioni, gender e altro.

 

in effetti i Un po' di tempo fa il game designer Eric Lang ha twittato un commento abbastanza usuale sull'inuguaglianza. Ho notato uno schema nei commenti. Ogni volta che uno di noi diceva qualcosa come:

Rivendico serenamente la libertà di esprimere la mia esperienza come espressione di un dato in sè, e non di trinceramento rispetto ad altro :)

In effetti di lgbt se ne parla in da subito. Ma non credo sia questo il punto
(il punto è parlare di questi temi) 

Ho appena visto l'unboxing della nuova versione di 7 wonders. Non dite alla Hargrave o a Stiegmaier dei nuovi military token...(fate attenzione a quello di valore 5) sennò il prossimo articolo sarà sul neonazismo strisciante nei gdt🤣🤣🤣🤣.

Certo che pure il reparto grafico della Repos...😋

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

themanwhosoldthewhole scrive:

Ho appena visto l'unboxing della nuova versione di 7 wonders. Non dite alla Hargrave o a Stiegmaier dei nuovi military token...(fate attenzione a quello di valore 5) sennò il prossimo articolo sarà sul neonazismo strisciante nei gdt🤣🤣🤣🤣.

Certo che pure il reparto grafico della Repos...😋

Non è divertente tentare di banalizzare queste cose.
Mi spiace doverlo dire, ma in fondo tutti i commenti sono stati fin dall'inizio una discussione tra sordi e un'occasione persa per confrontarci.
 

Nessuna banalizzazione. Esercito il mio diritto di satira. Oppure comincia a prendertela con le migliori pagine di Shakespeare nelle sue commedie o con Swift che consigliava di mangiare bambini durante la carestia irlandese.

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

Swift non metteva le faccine ridicolizzando un dibattito, Swift scriveva libelli politici oppure romanzi fantastici per andare oltre la censura. Letto e apprezzati entrambi, in particolare "a modest proposal", che è la base della metà delle risposte che regalo a chi nega la realtà.

Non basta citare gente per diventare satiristi.
Non basta fare battute per esercitare diritto di satira, a meno che l'obiettivo non sia cercare di evitare di parlare del tema.

Ma personalizzare il dibattito usando artifici del genere è tipico di internet, lo si accetta.

La curiosità che mi sorge è come si ci sta muovendo nelle Tane delle città più grandi, dove è più semplice poter organizzare eventi che favoriscano l'integrazione di minoranze etniche e lgbt.
Quindi se ci sono iniziative di questo tipo e quali esse siano.  
So che a Napoli si lavora sulla zona studentesca in questo senso e con ottimi risultati, perché in quella parte della città convivono molti aspetti alloctoni alla normale vita cittadina.
Quel che facciamo noi nella nostra piccola realtà, ma i nostri mezzi non sono minimamente paragonabili a quelli di altre tane.
Ci sono in corso idee per la promozione del gioco tra le donne, per esempio?

Se non ci sono queste iniziative, vuol dire che la nostra conoscenza pratica del problema è labile a meno che le nostre esperienze di vita non ci portino a vivere in ambienti tali da riconoscere quel problema. 
E' la questione del ricco che non crede che il povero esista perché non ne ha mai visto uno,
oppure, rimanendo in tema di citazioni, di Siddharta con la verità della sofferenza (cosiddette 4 visioni: https://thereaderwiki.com/en/Four_sights ).

P.s.
an humble proposal, (una modesta proposta di Swift) per chi non lo conoscesse era legato alla terrificante situazione situazione in Irlanda e alla negligenza della classe politica inglese nell'intervenire a sollevarne le sorti. Swift non propose il cannibalismo. Non fu capito. Le sue argomentazioni trasformate in attacco alla sua persona senza in ogni caso parlare del problema che aveva sollevato. Figuriamoci fare qualcosa per discuterlo ed eventualmente risolverlo.
 

Non è vero. Swift propose il cannibalismo. Ma con intenti provocatori.

E Siddharta non negava la realtà. Viveva in un artificio. E la condizione dell'uomo gli era preclusa.

Quindi citando Siddharta vuoi dire che noi giocatori da tavolo viviamo una realtà costruita dove razzismo e sessismo vengono tenute fuori (a nostra insaputa) cosicché le nostre coscienze non siano disturbate e possiamo giocare serenamente? E la Hargrave ha tagliato il velo di questo trucco?

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

Thegoodson scrive:

io testardamente continuo a ricordare che l'articolo parla (e noi dovremmo parlare) di donne e etnie non caucasiche che giocano a boardgame. Non di migrazioni, gender e altro.

ti consiglio di rileggere le prime righe dell'articolo

Visto che mi/ci hai detto di cosa dovremmo parlare (con quale diritto lo sai solo tu) testardamente ti chiedo cosa c'entrano Shakespeare e Swift con donne e etnie non caucasiche che giocano a boardgame.

 

themanwhosoldthewhole scrive:
Quindi citando Siddharta vuoi dire che noi giocatori da tavolo viviamo una realtà costruita dove razzismo e sessismo vengono tenute fuori (a nostra insaputa) cosicché le nostre coscienze non siano disturbate e possiamo giocare serenamente?

ma cosa dici???!!?? nel mondo dei giochi da tavolo siamo tutti bravi, buoni e tolleranti, le differenze non esistono, l'intolleranza è bandita e chiunque in qualsiasi momento ed in qualsiasi situazione non avrebbe il benché minimo problema a giocare con chicchessia

paperoga scrive:

 

themanwhosoldthewhole scrive:Quindi citando Siddharta vuoi dire che noi giocatori da tavolo viviamo una realtà costruita dove razzismo e sessismo vengono tenute fuori (a nostra insaputa) cosicché le nostre coscienze non siano disturbate e possiamo giocare serenamente?

 

ma cosa dici???!!?? nel mondo dei giochi da tavolo siamo tutti bravi, buoni e tolleranti, le differenze non esistono, l'intolleranza è bandita e chiunque in qualsiasi momento ed in qualsiasi situazione non avrebbe il benché minimo problema a giocare con chicchessia

No, non credo che siamo tutti bravi. Se uno ha pregiudizi di qualsiasi genere, non è che evaporano quando gioca 2 ore ad un gdt. E i difetti caratteriali non spariscono perché siedo attorno ad in tavolo. E si, esistono molte differenze ma coesistono senza grossi problemi. Ma quando vedrò una associazione chiudere l'accesso ad un gruppo di persone, allora vedrò il problema. Quando Play sarà aperta solo a maschi bianchi, mi porrò il problema. Fino ad allora, se i gdt attirano più il sesso maschile, che quello femminile (quando il gdt viene proposto) non vedo nessuno scandalo. E se la Hargrave dice che le cover dei giochi non rappresentano o rappresentano poco donne o neri...io ho motivo di pensare che la signora è in malafede. Purtroppo i giochi da tavolo costano e spesso parecchio. Per questo motivo (e qui do ragione alla Hargrave) alcune persone ne sono escluse. Se i neri americani hanno redditi inferiori allora avranno meno possibilità di comprare giochi. Ma un nero ricco (non è che non esistono, magari siete voi che non li avete mai visti) se vorrà potrà finanziare progetti e comprare ciò che desidera. Ma buttarla in caciara come ha fatto la signora H e parlare di razzismo strisciante...è come la corazzata Potëmkin per Fantozzi. Per la citazione di Swift e Shakespeare ti rispondo: per "spezzare" la tensione ho detto di aver visto i nuovi token militari di 7 wonders (qualcuno li ha visti?) e mi sono fatto una risata pensando al putiferio di questa discussione. Mi è stato detto di banalizzare. Va bene. Però ricordo che la satira (lo dico a Azyl) è spesso accusata di essere di cattivo gusto se non immorale (pensiamo alle riviste come Charlie Hebdo). Quindi, si, uso le faccine perché mi immaginavo Stiegmaier che apre 7 wonders ed esclama: "Caspita!!! Ma alla Repos sono pazzi!!! Stendardi nazisti?? Ahahah...che dilettanti! Come posso sfruttare la cosa???" Non sto dicendo che finirebbe così ma...ehi...mi andava di allentare un po' la tensione...e invece😅.

Io sono fatto così. A voi piace essere solenni quando parlate di sessismo o razzismo? Fate pure. Vi sentite importanti pensando a risolvere l'annoso problema del non inclusione nel mondo dei gdt? Accomodatevi. Io preferisco giocare con mia moglie, mia sorella, il mio amico Philippe che è filippino e Sarah che è Eritrea e pensare che se nessuno sente l'albero cadere, l'albero non esiste. 

Buon gioco inclusivo a tutti....👋🏻👋🏿👋🏽

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

themanwhosoldthewhole scrive:

Non è vero. Swift propose il cannibalismo. Ma con intenti provocatori.

E Siddharta non negava la realtà. Viveva in un artificio. E la condizione dell'uomo gli era preclusa.

Quindi citando Siddharta vuoi dire che noi giocatori da tavolo viviamo una realtà costruita dove razzismo e sessismo vengono tenute fuori (a nostra insaputa) cosicché le nostre coscienze non siano disturbate e possiamo giocare serenamente? E la Hargrave ha tagliato il velo di questo trucco?

Il mondo dei gdt vive  in una realtà che è una bolla e di quel che c'è fuori non si può parlare senza essere presi in giro, per l'esattezza.
Così mi è parso da un uso della satira che banalizza diritti e totalitarismi, argomenti piuttosto seri che davvero, non dovrebbero essere usati qui.

Siddharta fu l'incontrò la realtà e la rivelazione della condizione umana a precedere la sua fuga.
E' una potente metafora che si trova nell'insegnamento buddhista (in tutti i veicoli) per indicare che bisogna guardare oltre, all'altro per vedere noi stessi.
Di Swift è quel che ho detto, propose come soluzione il cannibalismo, non fu capito e fu utilizzata quella boutade per demolirlo invece che di parlare di un tema che era scomodo per molti. Non esattamente quel che accade qui

La Hargave, come ho detto, è un modo per confrontarci. Come si è fatto sul forum di Stegmaier, come non stiamo facendo qui.

Peraltro, citare la Hargrave in questo modo è un altro classico modo di attaccare le persone senza parlare dell'argomento,
dando già per assodato che tale persona abbia torto oppure che non sia in grado di argomentare o peggio.
E' il classico sistema che manda nel tritacarne le persone, invece di parlare delle idee.

Identificare una persona, bollarla nemico, personificare con essa tutto il male possibile.

Per Azy:

1.”è una discussione tra sordi”: può essere; oppure è come quello tra uno che vuole comprare una bistecca a un negoziante di elettrodomestici.

2.”il punto è parlare di questi temi”: quando vado in un negozio di elettrodomestici magari no (a meno che vedo in quel momento qualcosa di grave in tal senso ovviamente)

per paperoga:

3.ho riletto l’inizio dell’articolo: gli amici di tavolo della Hangrave dicono la stessa cosa che dico io. embé?

4.non ho capito la questione del “diritto”: ovviamente sei libero di parlare di greeneconomy o quel che vuoi tu e io non posso farci niente, però ti chiedo cortesemente di usare modi più congrui, il mio era un semplice pensiero senza nulla di offensivo nè tantomeno implicava un intervento di censura o moderazione come hanno fatto altri prima di me.

5.io non ho citato Swift né Shakespeare, facciamo pure che non so nemmeno chi siano, ho detto sin dall’inizio e ripetuto che la mia opinione è molto più terraterra e banale (e per fortuna Azy mette in guardia dal fare citazioni fuori luogo, prima che qualcuno a questo punto abbia il pessimo gusto di nominare la Arendt per parlare di quoterosa nei boardgame)

Solo questo, poi mi ritiro dalla discussione:

Un gruppo uniforme è un finto caso statistico.
Un gruppo affiatato di persone tende a condividere idee, pensieri e opinioni.
Nessuna meraviglia quindi che i tuoi amici condividano le tue idee ed è per questo che un centinaio di post fa dicevo che i problemi non saranno mai in piena luce, ma vanno cercati confrontandosi.

In una organizzazione come questo un metro di misura sono le iniziative delle singole Tane, 
se di iniziative esistono; molti fenomeni anche importanti possono altrimenti passare sottotraccia per una serie lunghissima di ragioni relative ( e non limitate a) dinamiche di gruppo, cultura, etnia, ceto sociale, istruzione, note ambientali. Tali disturbi, a meno che non diventino emergenza, possono non essere rilevati dal singolo (ovvero, senza un meccanismo di controllo non è detto che i dati che abbiamo, anche esperienziali, siano corretti.)
Cheers
 

Estraniante leggere i commenti a questo articolo, trovato navigando nell'home, fra le prime cose lette su questo sito, tra l'incel che per fortuna è stato un caso unico iniziale, alla discussione che si è divisa fra chi pensa che le donne siano meno per motivi genetici e non culturali e chi semplicemente pensa che sia giusto allontanare le donne dall'ambiente, soprattutto quando si lamentano, e allo stesso tempo non c'è nessun problema di disriminazione nell'ambiente (passando a quello che proprio non capisce cosa ci sia di male nel fatto che la normalità sia l'uomo). EDIT: dimenticavo, le critiche "ha scritto questo articolo per soldi", dimenticando che, come nel 99%, la maggioranza dei commenti è critico, e immagino se è capitato in questo forum, sarà uguale in tutto l'ambiente.

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