The Downfall of Pompeii

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Voto recensore:
7,2
Questo gioco è un poco particolare, infatti è diviso in due parti che sono del tutto differenti e usano meccanismi assolutamente diversi, sebbene, ovviamente, ci sia una forte connessione.

Nella prima parte si devono posizionare gli abitati di Pompei nella mappa. Giocando una carta si definisce il colore su cui si può posizionare la pedina del proprio colore. I colori sono diversi, ma quel che più conta è che di base si possa mettere un solo abitante per carta. Di solito, infatti, la regola recita che si posiziona una pedina per la carta giocata, più un numero di pedine pari al numero di pedine già presenti nell’edificio in cui abbiamo scelto di posizionare la nostra pedina. Già questo permette piccole azione bastarde, ma il gioco complica le cose.

Alcuni edifici nei diversi colori hanno una particolarità, sono doppi, ossia hanno un unico disegno che li rappresenta ma sono divisi in due parti. Per quanto riguarda la regola del posizionamento gratuito, questa situazione crea un effetto decisivo in quanto si contano le pedine che trovano solo nella parte di edificio in cui si vuole posizionare. In pratica le carte di un colore hanno valore in base alla quantità di pedine presenti nell’edificio che rappresentano, ma senza distinguere le singole parti dell’edificio. L’effetto è che una carta può essere usata per qualunque parte dell’edificio dando alla carta stessa una valenza e un valore diverso. Quando un edificio è completo la carta di quel colore diventa un jolly. E’ comunque possibile posizionare le proprie pedine (sia quelle della carta che quelle gratuite) anche negli edificio grigi, ossia le abitazioni. Ci sono anche carte che permettono di togliere una pedina avversaria dal tabellone, questo per creare spazi o anche per far tornare normale una carta che era divenuta jolly. Il gioco continua così finché non esce la carta vulcano. A questo punto tutti i giocatori smettono di giocare con la parte uno e iniziano con la parte due.

La parte due in pratica si risolve nel tentare di far uscire le nostre pedine dalla città prima che la lava le uccida; di contro si deve cercare di uccidere le pedine avversarie.
Ogni giocatore a turno pesca prima una tessera lava (da un sacchetto) e la posiziona, poi una seconda tessera e posiziona anche questa.
Le tessere vengono pescate casualmente dal sacchetto ed hanno un simbolo che indica la zona di città dove posizionare la tessera. E’ anche possibile posizionare la tessera adiacente a un’altra tessera già piazzata con lo stesso simbolo. Così la mappa si riempie di lava inghiottendo le pedine che si trovano sulla casella dove si posiziona la lava e uccidendo anche tutte le pedine che si ritrovano circondate dalla lava e senza vie di uscita.

Una volta sistemate le tessere il giocatore può muovere le proprie pedine che però sono molto lente. E’ ovvio che si cerca di affollare le uscite e anche di restare sempre in compagnia di altri giocatori che quindi non sacrificheranno pedine importanti per uccidere le nostre. Ma solo ora si capisce l’importanza del piazzamento iniziale.

Vince chi alla fine del gioco (ossia dopo la distruzione di Pompei) ha salvato più pedine proprie. In caso di parità? Beh semplice, dato che tutte le pedine uccise o tolte dal gioco vengono messe dentro il vulcano vicino alla città (si un vulcano), tra i parimerito perde chi ha più pedine nel vulcano.

Un gioco light che diverte parecchio, specie nella seconda parte, ma che deve essere preso per quello che è un gioco leggero veloce.
Pro:
Sebbene ci sia una importante componente fortuna (specie nelle seconda parte), il giocatore non ha la sensazione di essere trascinato dagli eventi.
Sebbene siano slegati i due meccanismi, il gioco ha una sua logica e specie la seconda parte decisamente evocativa.
La prima partita rimane ostica specie per la prima parte, ma già alla seconda sembra che tutto abbia un suo perché.
Gioco immediato e veloce e soprattutto decisamente divertente.
Contro:
Fattore fortuna elevato: nella prima parte non ha molto importanza, chi ha messo più pedine grazie a carte fortunate si ritrova solo col problema di salvare più pedine e col rischio di perderne di più. Nella seconda parte invece la fortuna può incidere sull’andamento della partita.