[Saranno Goblin] Siesta in Gioco - Attività ludica a scuola

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Nell'anno scolastico appena trascorso, nel periodo compreso tra la metà di Novembre 2014 e fine Aprile 2015, sono stato impegnato in un'attività ludica che ha coinvolto, complessivamente, una ottantina di bambini delle classi quarte della scuola primaria frequentata da mio figlio. Le maestre delle tre sezioni avevano manifestato, fin dall'anno scolastico precedente, una buona sensibilità al tema dei giochi da tavolo e infatti avevano aderito ad un itinerario didattico proposto e condotto da Andrea Ligabue (Liga). 

Nell'anno scolastico appena trascorso, nel periodo compreso tra la metà di Novembre 2014 e fine Aprile 2015, sono stato impegnato in un'attività ludica che ha coinvolto, complessivamente, una ottantina di bambini delle classi quarte della scuola primaria frequentata da mio figlio. Le maestre delle tre sezioni avevano manifestato, fin dall'anno scolastico precedente, una buona sensibilità al tema dei giochi da tavolo e infatti avevano aderito ad un itinerario didattico proposto e condotto da Andrea Ligabue (Liga). Come passo successivo avevano proposto, proprio per le classi quarte, il progetto MindLab (http://mindlabitalia.com/methodology/philosophy/), ma le scarse risorse economiche dell'istituto non avevano consentito di concretizzare l'iniziativa, probabilmente anche per una non adeguata presa di coscienza da parte dei genitori che, con una piccola autotassazione, avrebbero potuto raccogliere la cifra necessaria per attivare quell'interessante percorso educativo. Naufragata questa idea, mi sono quindi proposto, come genitore e appassionato, per organizzare un'attività strutturata incentrata sui giochi da tavolo. Si trattava di trovare una formula che potesse conciliare i miei impegni lavorativi, la necessità di non sovrapporsi alle normali attività didattiche e, al tempo stesso, compatibile con gli orari di presenza dei bambini a scuola. Ultimo, ma non meno importante, essendo io da solo, dovevo studiare una modalità di conduzione dell'attività che mi consentisse di spiegare agevolmente i giochi e di seguire i tavoli, ben sapendo che tra gli ottanta bambini ce ne sarebbero stati alcuni un po' problematici dal punto di vista comportamentale. La naturale collocazione l'ho quindi individuata nel periodo della “siesta”, cioè nell'intervallo di circa quarantacinque-cinquanta minuti tra la fine del pasto e l'inizio delle attività didattiche del pomeriggio, pensando ad una suddivisione dei bambini in gruppi da dodici, numero ideale per comporre tre tavoli da quattro o due tavoli con tre squadre da due giocatori, configurazioni che mi sarebbero servite per i diversi giochi che avevo in mente di proporre opportunamente calibrati sul ridotto tempo a disposizione. Tutto questo aveva ovviamente una contropartita: dovendomi inserire tra altre attività già in programma, con due incontri a settimana, considerando qualche assenza, ogni bambino sarebbe tornato a giocare, in media, ogni tre settimane. Era dunque necessario pensare ad un percorso distribuito su diversi mesi per consentire a tutti i bambini di fare esperienza con diversi giochi dalle caratteristiche difficoltà crescenti. Le maestre hanno subito accolto di buon grado la mia proposta, ma ho dovuto superare qualche resistenza della direttrice didattica, che mi ha fatto un po' sudare chiedendomi di redigere un documento formale con il quale esporre il mio progetto: devo ringraziare Andrea Ligabue perché, con la sua esperienza, mi ha permesso di superare questa piccola impasse, fornendomi preziose indicazioni su come strutturare il documento che, alla fine, è stato approvato. L'attività poteva iniziare! Come ho già scritto sopra, tutti i bambini erano già stati coinvolti nel gioco da tavolo l'anno precedente durante l'attività con Liga, ma siccome ero conscio che la maggior parte dei loro genitori non erano giocatori, ho pensato di ripartire da zero per saggiare la predisposizione al gioco di ciascun bambino, in primo luogo sulla capacità di rimanere concentrati durante la spiegazione delle regole e successivamente sulla capacità di ricordarle e rispettarle. Sembra banale, soprattutto se si considera l'età, compresa tra otto e nove anni, quindi non più piccolissimi, ma per chi non è assiduo al gioco da tavolo e magari ha più abitudine al videogioco (che tende a buttarti immediatamente nell'azione per poi farti apprendere regole ed eccezioni con una interazione di tipo “try-fail-retry”), rimanere anche solo una manciata di minuti a seguire una spiegazione richiede uno sforzo notevole e già in questa fase si possono notare enormi differenze ed attitudini tra soggetto e soggetto. Di tutti i trentuno incontri di gioco ho redatto un diario, che ho cercato di aggiornare la sera del giorno stesso in cui conducevo l'attività, in modo da registrare il più precisamente possibile quanto proposto e le impressioni sull'andamento della giornata. Sembrerà banale, ma ricordarsi i nomi di ottanta bambini non è cosa semplice, soprattutto se li vedi una volta ogni tre settimane! Vero che una delle classi era quella frequentata da mio figlio, quindi alcuni dei bambini mi erano famigliari, ma la maggior parte di loro non li conoscevo, quindi mi è stato di grande aiuto l'annuario della scuola, che proprio dall'anno precedente il comitato genitori aveva iniziato a proporre per raccogliere un po' di fondi per la scuola: ogni sera, dopo l'attività, mi sfogliavo le pagine dell'annuario per associare i nomi ai visi e poterli registrare anche nel mio diario dell'attività e, soprattutto, per poter chiamare ciascuno per nome quando sarebbe tornato a giocare. A distanza di qualche mese dal termine di questa bella e impegnativa esperienza mi sono quindi riguardato le pagine del mio diario dal quale ho pensato di estrarre qualche “pillola” da condividere con voi Goblin: ovviamente non ho la presunzione di fornire un'analisi professionale come quella che darebbe uno psicologo o un pedagogo, ma un più umile punto di vista di semplice genitore appassionato che ha cercato di far giocare gruppi di bambini la maggioranza dei quali, a casa, non hanno la fortuna di poterlo fare. Come si comportano? Si divertono? Si annoiano? Quali sono le differenze tra bambino e bambino? Si percepisce la differenza tra chi già gioca a casa e chi invece non lo fa? Sono capaci di rimanere concentrati 40 minuti su uno stesso gioco portando a termine un loro piano strategico, per quanto limitato? Sono in grado di cogliere un vantaggio tattico e sfruttarlo? Spero di aver stimolato la vostra curiosità: dal prossimo articolo cercherò di dare risposta a queste e ad altre domande... 

Commenti

Bellissima iniziativa e lodevolissima idea di raccontarci tutto questo!
Attendo davvero i tuoi articoli, intanto complimenti.

Sono contemporaneamente un Goblin e un maestro elementare in erba, tesserato dal 2011 e a settembre avrò la mia prima classe per una supplenza annuale; questa estate ho proposto un laboratorio di gioco da tavolo in un centro estivo privato, e volendo proseguire con decisione su questa strada (se riuscissi mi piacerebbe molto frequentare uno dei corsi tenuti dal Liga dedicati all'uso dei giochi da tavolo in funzione o a supporto della didattica) il tuo report sarà per me un utilissimo spunto di riflessione. Attendo con ansia i prossimi articoli, e magari leggendoli troverò anch'io le energie per mettere nero su bianco la mia esperienza passata con i bambini (e, perché no, magari anche qualche accenno ai progetti futuri ^^).
Grazie per la tua voglia di condividere, hai tutto il mio sostegno!

MAtteo

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