Paris: la Cité de la Lumière, un astratto charmant

TdG: InfiniteJest

La città della luce fa da cornice a questo gioco astratto a forte interazione.

Voto recensore:
8,0

Titolo da due giocatori della durata di mezz'ora, inventato da José Antonio Abascal, edito da Devir nel 2019.

Ogni tanto è bene provare giochi che sulla carta non ci attirano, si possono avere delle belle sorprese. Così è stato per me con Paris: la Cité de la Lumière, giacché mal sopporto i giochi in cui bisogna piazzare i polimini. In questo caso ci sono però degli accorgimenti che rendono il titolo dinamico e interessante.

Il tutto condito da un'ambientazione accattivante, come l'Expo del 1889 a Parigi e l'entusiasmo per il passaggio dall'illuminazione pubblica a gas a quella elettrica.

Come si gioca

All'inizio, ogni giocatore prende le proprie otto tessere acciottolato, distinguibili dal dorso blu o arancione, e i relativi comignoli; si posiziona il tavoliere al centro del tavolo, i polimini-edifici a disposizione, si scelgono a caso otto delle dodici cartoline e si è pronti a iniziare.

Paris:la Cité de la Lumière, la partita volge al termine.jpg

Paris:la Cité de la Lumière, la partita volge al termine
Paris:la Cité de la Lumière, la partita volge al termine
Il gioco si sviluppa in due fasi.

Durante la prima fase, i giocatori a turni alternati scelgono tra: posizionare una tessera acciottolato sul tavoliere oppure prendere un polimino che rappresenta un edificio. La prima fase finisce quando si è posizionata l'ultima tessera acciottolato.

Durante la seconda fase, la scelta delle azioni diventa: posizionare uno dei propri edifici sulle tessere acciottolato del colore di appartenenza o viola (il colore neutrale) oppure prendere una delle cartoline disponibili (abbiamo diritto a quattro a testa), effettuando l'azione relativa. La seconda fase termina quando le cartoline sono esaurite e nessuno dei due può piazzare altri edifici.

Alla fine vince chi ottiene più punti sommati tra: gli edifici (occorre moltiplicare il numero di riquadri per edificio per il numero di lampioni adiacenti ortogonalmente), più i bonus delle cartoline, più il punteggio per il complesso di edifici più grande del proprio colore. Vengono sottratti tre punti per ogni edificio inutilizzato.

Materiali

Più che adeguati al tipo di gioco, i materiali riescono a tenere il prezzo decisamente competitivo, e riescono a vestire bene quello che, di fatto, è un gioco astratto di piazzamento tessere e stratificazione. 

I componenti sono: la scatola che funge da tavoliere, le bellissime dodici cartoline illustrate in stile Belle Époque, le robuste tessere acciottolato e i token per identificare chi ha preso le cartoline, i comignoli di legno nei due colori dei giocatori, blu e arancione, una manciata di tessere speciali. Nota di merito per il regolamento, che oltre a essere molto chiaro, simula nella prima pagina un giornale d'epoca, Le Petit Parisien, con un mini-articolo che celebra l'innovazione dell'elettricità e l'Esposizione Universale del 1889.

Strategia e tattica

Il gioco è prevalentemente tattico, direi all'80%, per il botta e risposta nelle due fasi, dove ci si deve adattare a prendere il meglio che ci lascia l'avversario, oppure a ostacolarlo nel posizionamento degli edifici. La durata effettiva del gioco si aggira sui 30-40 minuti e le mosse non sono tantissime: una dozzina a testa nella prima fase e da otto a dieci al massimo nella seconda, ma vi assicuro che ogni mossa va ben pensata e ragionata, perché tutto quello che lasciate sul tavolo, se lo può prendere l'avversario, giusto un attimo prima che lo facciate voi, con un sorriso beffardo sul volto.

Dettaglio.jpg

Dettaglio
Dettaglio
In Paris: la Cité de la Lumière sono fondamentali il tempismo e il cogliere l'opportunità di danneggiare l'avversario, riuscendo ad anticiparne le intenzioni.

Il restante 20% di strategia si concretizza nell'analisi del ventaglio di scelte date dall'offerta delle cartoline, che ricordo essere otto sulle dodici a disposizione nel gioco base (nell'espansione Paris: Eiffel ce ne sono altre otto). Se punto al pittore o alla ballerina dovrò fare in modo di lasciare un vasto spazio libero; se c'è la cartolina del Sacré Coeur posso anche permettermi di prendere più edifici di quanti me ne servano nella prima fase, ché tanto poi non avrò punti negativi...

A proposito dei bonus delle cartoline: è vero che alcuni sono decisamente più forti di altri, come appunto il pittore (le Peintre), la ballerina del Moulin Rouge, o il mega-giga-lampione (la Grande Lumière), ma sono anche più difficili da usare. Se vengono posizionati in modo da dare tanti punti, vuol dire che l'avversario ha lasciato un punto completamente scoperto.

Discorso diverso per la Metropolitana, che si utilizza in due tempi: prima si prenota la cartolina, poi, dal turno successivo, si può utilizzarne l'effetto, che ci fa costruire sopra una casella col lampione. Anche in questo caso, l'avversario può intuire dove vogliamo usare la metropolitana e bloccarci in qualche modo.

Considerazioni finali

Paris: la Cité de la Lumière sembra un "giochino", ma non sottovalutatelo e non fatevi ingannare dall'indicazione 8+ sulla scatola: è meno leggero e più bruciacervelli di Patchwork (2014), nonché prevede molta più interazione del titolo di Rosenberg. Interazione anche distruttiva: se non stiamo attenti, l'avversario ci può fare parecchio male, togliendoci la possibilità di costruire dove avevamo previsto... ovviamente gli possiamo restituire il favore!

Foto delle cartoline: in alto quelle del gioco base, in basso quelle dell'espansione.jpg

Foto delle cartoline: in alto quelle del gioco base, in basso quelle dell'espansione
Foto delle cartoline: in alto quelle del gioco base, in basso quelle dell'espansione
Trovo azzeccata la divisione in due fasi del gioco, come in For Sale (1997): è molto equilibrata e lo rende per nulla noioso, anzi, si ha proprio la sensazione di crescita della competizione per posizionare i nostri edifici, tenendo conto del fatto che otteniamo più punti se i palazzi sono vicini l'uno all'altro e illuminati il più possibile dai lampioni.

Come già sottolineato, il gioco è fondamentalmente un astratto, ma in questo caso l'ambientazione della costruzione di palazzi che devono essere ben illuminati non risulta appiccicata, è stata ben pensata e aggiunge quel quid in più che mi ha fatto alzare di un mezzo punto il voto.

Arriviamo ora ai difetti: il manuale è scritto molto bene e non lascia dubbi, però le cartoline avrebbero potuto avere la descrizione dell'effetto sul retro, anziché solo un'immagine. Si deve sempre avere sottomano il regolamento per ricordare a che cosa serve ognuna. Immagino sia stato scelto di operare in questo modo per tenere il gioco indipendente dalla lingua.

Non sono daltonica, ma credo che la scelta cromatica non sia delle migliori, soprattutto con blu e viola.

Il difetto maggiore è che bisogna fare una faticaccia a rimettere i componenti nella scatola ogni volta che si ripone il gioco. Sarebbe bastato incassare il tavoliere più profondo di un paio di millimetri per non dover giocare a Tetris con cartoline, tessere e tutto il resto.

L'espansione, intitolata Paris: Eiffel, sempre dello stesso autore del gioco base, è stata pubblicata l'anno scorso (2021) e consta di otto nuove cartoline che danno nuovi bonus. Indispensabile? No, ma utile se come nel mio caso avete fatto tantissime partite e vorreste più variabilità. E soprattutto: avrete due scatole per riporre tranquillamente tutto il materiale.

Ma che, davvero pensavate che un gioco intitolato Paris potesse mancare di Notre Dame, del Louvre, delle catacombe, dell'Arc de Triomphe e soprattutto della Tour Eiffel?

Pro:

Durata contenuta, ma ugualmente profondo.

Astratto ma con meccaniche coerenti con l'ambientazione.

Ottimo rapporto qualità/prezzo.

Contro:

Probabilmente colori difficili da distinguere per i daltonici.

Difficoltà a riporre i componenti causa mancanza di spazio nella scatola.

Puoi votare i giochi da tavolo iscrivendoti al sito e creando la tua classifica personale

Commenti

mmm... giocare nella scatola non mi è piaciuto, e le cartoline come spazio azione ancora meno. E mi pare di ricordare che la scatola a fatica contiene il tutto.

ma il gioco in sè non è male

Gioco che adoro, uno degli astratti migliori degli ultimi tempi. Non ho mai amato particolarmente Patchwork ma concordo sul fatto che questo sia superiore anche per difficoltà. Per pensatori seriali (ma tanto siamo solo in due). 

Gioco carino ma dopo qualche partita mi si era esaurito, voto un po' generoso probabilmente

Confermo, sono daltonico... pessima scelta dei colori! Il gioco ci è piaciuto ma, forse casualità, vince sempre chi inizia per primo 

 

Dunque, per la mia esperienza non vince chi inizia per primo (tra l'altro uno inizia per primo la prima fase, la seconda la inizia chi per primo finisce di posizionare le tessere acciottolato), ma chi gioca meglio, ovvero chi gioca "cattivo" e riesce ad anticipare l'avversario. Di partite ne ho fatte più di 50.

Riguardo al voto, ho ammesso di averlo alzato di mezzo punto per la coerenza dell'ambientazione (e anche perché di solito non mi divertono i giochi coi polimini). I voti che assegno non li intendo mai "in assoluto", ma relativi al tipo di gioco e al target.

Molto tattico, premia chi e' cattivo, profondita' data dalla doppia fase. Ti spreme per bene

Per scrivere un commento devi avere un account. Clicca qui per iscriverti o accedere al sito

Accedi al sito per commentare