La mia meccanica preferita: Nemesis e la scelta dell’obiettivo

Fedellow

enavico ci accompagna all'interno del gioco Nemesis e ci racconta perché è un bel gioco.

Approfondimenti

Nemesis, capolavoro classe 2018 di Adam Kwapiński, rappresenta un chiaro esempio di come si possa creare un gioco che coniughi elementi tradizionalmente legati a titoli american - come il tiro di dadi e l’eliminazione del giocatore - con meccaniche moderne implementate in modo originale: si pensi ad esempio alla selezione delle azioni limitata da una gestione mano che impone sempre scelte sofferte (e sovente letali) al giocatore di turno.

Ma, tralasciando questa e altre meccaniche centrali del gioco, vorrei concentrarmi su una che caratterizza un particolare momento iniziale della partita, per poi ripercuotersi in maniera dirompente sugli esiti della stessa. 
Carte obiettivo.
 

"Two roads diverged in a wood, and I-

I took the one less traveled by,

And that has made all the difference.”

Il dilemma del prigioniero traditore

A inizio partita ogni giocatore si ritrova per le mani due carte obiettivo, da mantenere rigorosamente segrete. Una riporterà un obiettivo personale, che persegue le finalità più disparate, non necessariamente ostili, ma che spesso il resto dell’equipaggio potrebbe non gradire. Del resto, se si parla di cambiare rotta dell’astronave o distruggerla, non tutti potrebbero essere d’accordo.

L’altra carta risponderà invece alle volontà della corporation per cui lavorate: nella maggior parte dei casi si tratterà proprio di far fuori un determinato compagno di bordo, oppure di riportare informazioni e tracce biologiche dell’alieno ai nostri cari datori di lavoro. Ogni considerazione personale dovrà essere soppesata senza perdere di vista l’obiettivo principe, che accomuna tutti i membri dell’equipaggio: sopravvivere.

Meccanicamente, questa scelta di ruoli nascosti va a scardinare la canonica predeterminazione casuale del ruolo che caratterizza la maggior parte dei giochi semi-cooperativi, con traditore o a squadre, da Dead of Winter a Battlestar Galactica, passando per titoli di social deduction come The Resistance.

Lasciare al giocatore la scelta garantisce:

  • un’incredibile ricchezza di possibili scenari, determinati dall’incrocio combinatorio dei diversi obiettivi scelti. Al tavolo potreste essere tutti traditori l’uno dell’altro, potreste aver scelto la strada della piena collaborazione, oppure, più probabilmente, si dovranno fare i conti con scopi estremamente eterogenei. In sintesi: una versione rivisitata del dilemma del prigioniero, ma dagli esiti quanto mai sfuggenti;
  • un alto grado di immedesimazione, in quanto scegliere il proprio obiettivo e di conseguenza il proprio comportamento è ben diverso dal dover recitare un ruolo preimpostato dal gioco stesso;
  • un minor senso di frustrazione, dal momento che alcuni giocatori per loro inclinazione possono gradire meno di altri l’assegnazione dello scomodo ruolo di traditore.

Ma non è tutto: ad esaltare la meccanica concorre anche la sua peculiare tempistica d’attivazione. La scelta arriva difatti nel primo momento di puro drama della partita, ovvero alla comparsa dei primi Intrusi sull’astronave. Tematicamente, il gioco ti chiede d’imboccare una strada senza ritorno, e lo devi fare in un momento adrenalinico, di shock per il tuo personaggio, con pochissimo tempo per decidere. La tua sarà dunque una scelta d’istinto. Anche perché, di grandi indizi e di visibilità sul futuro, semplicemente non ne hai. Forse sarai stato fortunato, avrai potuto osservare e intuire dai primi movimenti qualche particolare comportamento dei compagni di bordo. Ma è presto, troppo presto: saranno solo speculazioni, e il gioco richiede un salto nel vuoto, in cui tu deciderai che parte interpretare, e al contempo verrà scritta la partita. Possiamo vederla così: il momento in cui viene presa la decisione è lo stesso in cui inconsapevolmente è definita la trama della partita/film che si andrà a vivere da lì in avanti. Una sceneggiatura di cui conosciamo a malapena il nostro copione, fatichiamo a immaginare le prossime scene e - in fondo - abbiamo paura di scoprire il finale

Dalla comparsa degli Intrusi in avanti, il fato (ineluttabile?) del tuo personaggio è una costante con cui dovrai fare i conti: quando arriva la tua ora, i dadi e le carte te lo faranno capire senza mezzi termini, e sarà dura sfuggirvi.

La scelta dell’obiettivo e il dilemma del libero arbitrio
 

Estetiche > Dinamiche > Meccaniche

Come avrete notato, la breve analisi della scelta degli obiettivi è deragliata, finendo in un discorso più ampio e sfumato. Non è un caso: credo che questo sia un esempio eclatante di come una semplice meccanica possa avere una risonanza amplificata a livello di dinamiche, incidendo sulla miriade di implicazioni relazionali che s’innescano tra i giocatori.

Sempre in maniera esponenziale, queste dinamiche si riverberano sulle estetiche, che restituiranno - a chi apprezza questo tipo di giochi - un’esperienza unica ed emotivamente profonda, affermando Nemesis come un autentico generatore di dilemmi e di storie.

Commenti

Che bell'articolo... un po' come tutti quelli di questa serie scritta però da svariati autori: si può quasi dire che La mia meccanica preferita sia la mia rubrica preferita.

Ora mi hai fatto venir voglia di intavolare nuovamente Nemesis. Non avevo mai fatto caso che la scelta dell'obiettivo fosse in un momento adrenalinico della partita... ma effettivamente è così, perché appare il primo intruso, tutti sono col fiato sospeso per sapere come andrà, però bisogna fermare il gioco e fare questa cavolo di scelta proprio adesso, ma quale? ma se non so nemmeno dov'è il nido e dove mandare il segnale, eppure pensare adesso di poter riuscire a essere l'unico sopravvissuto è difficile...

Come molti sanno, io sono un giocatore abbastanza freddo al tavolo, ma Nemesis riesce comunque a rendermi partecipe a un livello diverso da quello calcolatorio che ho di solito... anche perché è fatto dannatamente bene soprattutto con la parte casuale: se sopravvivi o meno lo sceglie praticamente il caso, ma influenzato da decisioni prese inconsapevolmente dal giocatore; non è un semplice tiro di dado.

Benissimo! Rubrica top! Bellissime analisi sintetizzate al meglio! Bravi bravi! 

👏👏👏👏👏

Sempre interessanti questi "approfondimenti in dettaglio".

Bell'articolo, complimenti!

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