Il sommelier e la seconda chance

Fedellow

Oggi analizziamo il comportamento dei vari giocatori da tavolo riguardo ai giudizi che spesso vengono dati in maniera forse un po' troppo affrettata...

 

Editoriale

Periodicamente un po’ ovunque, anche tra le pagine di questo sito, il discorso sui vari tipi di giocatori esistenti salta fuori: dal pensatore al chiacchierone, da quello che non ascolta le regole a quello che vuole rifare la sua mossa di due turni prima.

Quello di cui però meno spesso si parla è il giocatore, passatemi il termine, integralista.

Quello che ormai ha così tanta esperienza nei giochi da tavolo che pensa di essere un sommelier del gioco da tavolo, colui il quale non accetta confronti, se per lui quel gioco è orrendo, non c’è dibattito ma è la verità assoluta.

Scythe: tavolo Magnifico 2017
Scythe dimostrato dai goblin
La domanda di oggi è: quanto la nostra esperienza ci porta a perdere obiettività quando giudichiamo un gioco?

È evidente che, nel giudicare un gioco, qualunque titolo dovrà subire una componente soggettiva dovuta al gusto personale, ma ciò non significa incensarlo più del dovuto se a noi piace, come non può significare distruggerlo solo perché a noi non piace il genere.

Mi spiego meglio con un esempio: Alano Luna è un amante dei dungeon crawler e delle miniature e in una chiacchierata tra amici - ma anche commentando qualche post sui social - dichiara che Tapestry è un gioco brutto e che l’unico gioco ben fatto della Stonemaier Games sia Scythe.

Ora, neanche a me come ambientazione piace trovarmi a mescere il vino o a osservare volatili, ma, se vogliamo valutare in maniera oggettiva, non possiamo dire che Viticulture e Wingspan siano dei giochi pessimi e mal riusciti. Possono non piacere, questo è ovvio, ma da qui a dire che l’unico gioco valido sia Scythe e tutti gli altri siano immondizia ce ne passa.

Nello stesso momento Stefano Campo, German convinto e amante dei piazzamento lavoratori, sta dicendo che Nemesis è un gioco stupido. Anche qui, chi vi scrive è più orientato verso giochi di ragionamento rispetto a quelli influenzati da tanta casualità, ma non posso dire che Nemesis sia un gioco mal riuscito: molto ambientato, particolarmente punitivo, componente collaborazione/competizione ottimamente gestita. Che piaccia o meno il genere, sembra essere proprio un gioco realizzato come si deve.

A volte si perde un po’ l’idea del target che un gioco vuole raggiungere e degli obiettivi che l’autore e l’editore si pongono quando lo pubblicano.

Ma arriviamo al secondo punto della questione: la seconda occasione.

Quanti dei giocatori di cui abbiamo appena parlato concedono una seconda chance a un gioco “brutto”?

Ad oggi, che esce un gioco nuovo al giorno (oh, di più, molti di più), le opportunità di giocare sono già poche di per sé, se si perde tempo anche con giochi che non ci piacciono, finiremo per avere una libreria piena di giochi ancora avvolti nel cellophane che giocheremo forse tra due anni, giusto?

Sbagliato!

Sbagliato perché stiamo forse perdendo il gusto di giocare, il piacere di farlo. In un articolo precedente utilizzai il termine “bulimia ludica”, che è forse un po’ pesante, ma rende l’idea di come oggi abbiamo questa bramosia di provare sempre nuovi titoli, questa fretta di bocciare un titolo dopo mezza partita e di premere quell’enorme pulsante rosso per passare oltre, neanche fossimo a Italia’s Got Talent.

Aggiungerei anche che a volte mi sembra di notare una certa “ipocrisia” tra alcuni di noi.

Mi è capitato in alcune occasioni di rendermi conto di trovarmi di fronte a persone che criticavano componenti o meccaniche, salvo poi comprare giochi proprio con quelle caratteristiche tanto bistrattate. Persone a cui piacciono solo i giochi che comprano loro e dei quali non vedono gli evidenti difetti. Se vogliamo, anche perché “il titolo X mi è costato cento euro, deve essere per forza bello”.

Tapestry: setup
Tapestry: setup
E si autoconvincono di questo e obbligano il resto del gruppo a giocarlo, a discapito di altri giochi magari migliori.

La verità è che questa sempre più vasta scelta non ci permette di approfondire dei titoli che forse meriterebbero più attenzione.

Eccovi alcuni esempi che mi vengono in mente per averli vissuti in prima persona.

Scythe a me non piace, non mi trovo, proprio non è nelle mie corde. Ci ho fatto una decina di partite, solamente in una sono stato competitivo, in tutte le altre sono stato a guardare gli altri che facevano le acrobazie mentre io restavo al palo. Ma tutti osannavano questo gioco e mi sono intestardito nel volerlo provare e riprovare e capire il perché di tanti giudizi positivi. Non ne sono venuto a capo, ma di certo non posso dire che sia un gioco brutto o mal riuscito, assolutamente no. Almeno ci ho provato.

Euphoria mi fa sentire un po’ come gli Alano Luna e Stefano Campo di cui sopra. Un’esperienza davvero traumatica, una partita in sei dove dopo due ore e mezza non avevo ancora idea di cosa stessi facendo e inoltre eravamo arrivati soltanto a metà. Abbandonai il tavolo colmo di un’angoscia che mi ha portato a non provarlo mai più.

Paladini del Regno Occidentale mi dà sensazioni simili a Euphoria, gioco che però ha rappresentato l’eccezione. Ho concesso una seconda possibilità a questo titolo e, nonostante non abbia realizzato un buon punteggio, sono riuscito a capirlo molto meglio, ad apprezzarlo e a rendermi conto che è un gioco valido.

Insomma, una seconda opportunità è d’obbligo per (quasi) tutti i titoli (no, non riproverò Euphoria, almeno per il momento) e bisognerebbe darla mettendo da parte i preconcetti e riscoprendo il piacere di una serata in compagnia ancora prima di pensare a cosa intavoleremo.

Quello che intendo dire è: io a Euphoria ci penso e ci ripenso, soprattutto quando gli amici che lo hanno riprovato ne parlano bene, persino gli insospettabili che insieme a me, quella sera, lo hanno sofferto quanto me o quasi. Lo hanno riprovato in altre situazioni o con un altro gruppo e si sono divertiti. E io ci penso, diavolo se ci penso! Non dico che non ci dormo la notte, ma qualcosa continua a frullarmi nella testa.

Perché non può finire così, perché anche voi “German integralisti” quando giocate ad Arkham Horror e un tiro di dado vi va male e vi rovina la partita, andate a casa imbufaliti pensando cosa sarebbe successo se… E magari la vostra esperienza con quel gioco finisce lì, per sempre.

Ma “io so testardo”, cantava Daniele Silvestri, e nonostante abbia appena scritto che non riproverò quel gioco, già so che prima o poi vorrò togliermi quel dubbio e dare la seconda occasione, così come quel vostro maledetto dado dell’altra sera grida ancora vendetta!

Perciò, Alano e Stefano, mettete da parte il vostro “tastevin” e venite a sedervi tra amici, riacquistate la vostra lucidità, questa sera si rigioca a Nemesis e a Wingspan!

Commenti

Tema interessante, io boccio e promuovo con molta facilità, però solo se e quando mi trovo difronte a due situazioni per me senza appello; ovvero se il gioco proprio non fa per me (genere opposto ai miei gusti, meccaniche che non mi piacciono, mix che non mi convince, ecc.) oppure se presenta un difetto oggettivo e incontrovertibile tale da farmi andare di traverso tutto il titolo (un ordine di turno mal gestito dove pesa molto ad esempio).
Difficilmente però, se capita, nego una seconda possibilità e sicuramente sono sempre pronto e felice di cambiare opinione su un titolo. Negli anni ne ho cambiate tante di opinioni, tanto per fare un caso eclatante avevo bocciato totalmente l'Oracolo di Delphi perché mi sembrava troppo aleatorio e non rientrava nel mio genere. Sono riuscito a farci altre 2-3 partite e alla fine mi sono ricreduto. Il caso conta ma molto meno di quanto pensassi e l'incastro logistico da ottimizzare mi diverte molto e lo rende tutt'altro che banale.
Anche Mage Knight, pur riconoscendone la bellezza, non mi era piaciuto dopo la prima (incompiuta) partita, ora è uno dei miei giochi referiti. Insomma secondo me dare giudizi è l'anima delle discussioni, è umano ed è inevitabile. L'importante è dare seconde occasioni ed essere sempre disponibili a cambiare idea. :-)

Articolo interessante, concordo con i contenuti, soprattutto quelli generali (sui giudizi particolari dei giochi ho altre opinioni). Mi vengono in mente un paio di nomi d'utenti della Tana per i quali il ruolo d'integralista calza alla perfezione, investiti d'illuminazione divina pontificano dopo mezza partita sulla validità dei titoli. Comuque ritengo che l'esperienza, nella maggior parte dei casi, sia utile per valutare un gioco anche con un numero non adeguato di partite, ma il nostro giudizio non sempre ha carattere incontrovertibile (probabilmente meno di quanto crediamo), quindi è facile cadere in errore ed essere supeficiali. Sono d'accordo sul fatto che la bulimia ludica porta ad una conseguente difficoltà a dare seconde opportunità a titoli che non convincono ad un primo impatto, io personalmente tendo concedere almeno un paio di occasioni ai giochi, ma capitano anche situazioni nelle quali decido di non voler perdere tempo (mi vengono in mente Blood Rage e Tapestry, che però ho avuto modo di valutare ulteriormente in base alle partite del resto del mio gruppo).Tra l'altro sono convinto che bastano poche partite per capire se un gioco fa per noi, ma ci vuole un po' più di tempo per esprimersi su questioni oggettive (su bilanciamenti, difetti,...).

Io provo tutto, anche giochi che penso possano non essere nelle mie corde. Di molti ho riconosciuto il valore, anche se non mi sono piaciuti. Alcuni ci gioco solo con determinate persone (Agz, Sava) a cui il genere piace benché non li capisca ancora molto!

Ma alcuni li ho bocciati subito, quelli in cui mi sono palesemente annoiata, quelle partite in cui boccheggiavo sul tavolo aspettando che finisse. Ma anche in questo caso non sono drastica da dire "fa schifo", ma che a me non piace, magari a moltissimi altri sì. 

Non concordo, però,  sul dare sempre una 2 possibilità: se un titolo mi ha stra annoiata, sarà moooolto difficile che accetti di sedermici nuovamente 

Bella la figura del "sommelier del board game". Ne sono a rischio tutti quei giocatori con tanti giochi alle spalle. Poi ci sono quelli che addirittura nemmeno li provano i giochi, ma che sentenziano dalla sola lettura del regolamento o leggendo un paio di recensioni. I giochi vanno giocati, non vanno letti.

Per sua natura a un board game andrebbe sempre concessa una seconda partita, e secondo me l'affermazione è tanto più vera quanto più il target si alza. Perchè in questi casi una prima partita diventa quasi solo esplorativa, utile a capire i meccanismi, ma si rimane in superficie.

Riporto un passaggio del Dado Critico, che mi è sempre rimasto impresso:
Noi giocatori dimentichiamo in fretta, impegnati come siamo a diventar professionisti nel nostro sport preferito, ovvero provare giochi, più che giocare giochi, perchè, inutile girarci attorno, per molti di noi spizzicare da tanti piatti e assaggiare sapori diversi, cercare di vedere il più possibile come turisti che entrino agli Uffizi un'ora prima dell'orario di chiusura, è più divertente e appagante che giocare a fondo e sviscerare tutte strategie possibili di pochi titoli.

Aggiungo una riflessione: tocca anche un po' al lettore imparare a "conoscere" chi fa recensioni, e dare il giusto peso a quello che scrive. Faccio un esempio pratico: se è Agzaroth a scrivere su un wargame so che, pur essendo competente, non è specializzato in quel campo, se è S83M a farlo, leggerò la recensione con altre aspettative... non so se mi spiego... 

Citandoti, questa è la piaga che mi innervosisce di più in alcuni giocatori: "Mi è capitato in alcune occasioni di rendermi conto di trovarmi di fronte a persone che criticavano componenti o meccaniche, salvo poi comprare giochi proprio con quelle caratteristiche tanto bistrattate. Persone a cui piacciono solo i giochi che comprano loro e dei quali non vedono gli evidenti difetti". Persone per cui qualcunque gioco altrui ha troppa alea, ma il loro Stone Age invece no, quello è puramente deterministico😅.

A cui aggiungerei il dramma di quelli a cui piacciono solo i giochi dove vincono, anche se su questo punto ci sarebbe da fare un discorso più complesso circa la frustrazione intellettiva legata in particolare ai solitari multigiocatore.

Io per fortuna riesco a separare l'esperienza dall'analisi, quindi spesso mi diverto tanto anche con giochi con alcuni oggettivi difetti.

Per quanto riguarda la seconda chance non ho alcun problema a darla anche a quei pochi giochi che proprio mi lasciano un gusto amarissimo, il problema è quando questi durano tre ore: qualche esempio di giochi molto lunghi che proprio non ho apprezzato alla prima sono Time Stories, alle Porte di Loyang e Crisis che si, potrei anche riprovare, ma l'idea di sprecarci una serata intera proprio non mi entusiasma (soprattutto quando nel mio gruppo alcuni giocatori bocciano senza appello capolavori come El Grande)

Questa dalle mie parti si chiama sviolinata, Ersilia 

Questo ariticolo mi ricorda i motivi per cui mi sono allontanato dalla "parte attiva" del volontariato in Tana: la mole di giochi che esce rende, a mio parere, superfluo, lo spreco di energie sui titoli nuovi che, complice la mediocrità di molti rappresentanti di vlog et similia (esclusi veramente pochi, tra cui qualche membro Tana), annebbia l'oggettività a scapito di titoli vecchi che, ancora oggi, li surclassano in meccaniche e pulizia delle regole. Come in altri ambiti di fruizione intellettuale, vedi letteratura e cinema in primis, mancano figure e mezzi che critichino in modo oggettivo le nostre scatole. Possibile che vengano recensiti solo giochi belli? Possibile che solo in Tana, e solo da parte di alcuni recensori, possa leggere la stroncatura di un gioco? Qui entra anche un altro punto importante che è stato affrontato nell'articolo: la propria cultura ludica. C'è poco da fare: chi gioca tanto e da tanti anni sa giudicare meglio un gioco. Non me ne vogliano i nuovi arrivati in questo fantastico mondo, ma se a una serata in 5 mi proponi Agricola, scusami ma te lo stronco; lungi da me farlo perché sia il tuo gioco, ma perché in 5 c'è di meglio e ci divertiamo più. Manca un'educazione ludica, manca una guardarsi indietro e capire cosa va salvato e cosa no. Apprezzo tantissimo lo sforzo di alcuni di voi nello scrivere e approfondire meccaniche, ma è solo una goccia in un mare di superficialità e di rincorsa all'ultimo gioco. Ad oggi la mia scelta, seppur a malincuore, rende il mio giocare più "sano": chiuso nella mia torre, lontano dalle isterie ludiche quotidiane, rispolvero e accresco quello che mi piace: il gioco per divertimento; il restante tozzo di pane, fatto di social, vlog, recensioni dove spesso si anninda superficialità, lo lascio al resto del mondo. Meno male che ogni tanto questo posto verde regala chicche che mi piace leggere e mi lascia un po' di speranza per un futuro forse un po' più critico e meno isterico.

@Rage

Per quanto concordi praticamente con tutto quanto tu hai detto, non sono d'accordo sulla motivazione per la quale hai deciso di abbandonare la parte attiva. Anzi, questi dovrebbero essere motivi per giustificare un tuo impegno in questo senso: qui ci sono ancora tanti, tantissimi giocatori che vogliono conoscere i giochi belli, sia classici che non.
C'è bisogno di persone che insegnano ad apprezzare gli intramontabili che ancora non sono invecchiati e che riescono a farci essere critici su quelli che possono divertire le prime due partite perché sono appena usciti, li abbiamo pagati cento euro e hanno materiali strepitosi... e c'è bisogno anche di persone, preparate, che provano il nuovo e ci indirizzano a quelli che potrebbero diventare i nuovi classici, perché alla fine non si vive di soli Puerto Rico e Caylus (ma, se possibile, bisognerebbe comunque avere sulla Kallax).

Lungi da me dirti cosa devi fare, sia chiaro, ma apri almeno una finestrella e fai entrare un po' di luce in quella tua torre.

Visto il livello di cultura ed esperienza ludica (alto/altissimo) dei miei compagni di gioco abituali è molto, ma molto difficile, che il gioco proposto non sia all'altezza della serata ludica.

In primis sappiamo sempre in anticipo quanti siamo e questo consente di decidere in anticipo (di solito un paio di giorni) il gioco che si farà. Niente giochi decisi all'ultimo momento dalle mie parti. Per cui il problema di trovare il gioco giusto per il numero di giocatori non si pone. Poi ci sono i gusti personali, se il gioco proposto non sta nelle corde di uno dei giocatori o si cambia gioco oppure si cambia giocatore (oppure si gioca in uno in meno) oppure uno si adatta. Through the Ages ad esempio è un capolavoro, ma in primis non sta nelle mie corde in secundis visto il livello dei miei avversari (alto) preferisco passare la relativa serata, verrei prima piallato e poi con le mie scelte (sicuramente sub ottimali) rovinerei la partita agli altri. 

La questione posta dall'articolo per noi si pone solo per giochi nuovi, di cui magari non si capisca bene dal regolamento o dal playbook come sarà lo svolgimento. 

Normalmente diamo sempre una seconda e una terza possibilità al gioco, alla fine della prima partita tutti buttano sul tavolo la propria opinione, ma sappiamo per esperienza che  anche se non ci è proprio piaciuto ma c'era qualche meccanica o twist di gioco interessante, vale di solito la pena di riprovarci, e qualcosa di buono ne esce. 

Ad esempio Versailles (GMTgames) è finito sul tavolo senza grandissime aspettative, finita la prima partita in tre ci rigiocavano con qualche aspettativa mentre uno ci avrebbe rigiocato ma senza grandi aspettative. Alla terza partita è stato cassato come OK ma non meritevole di essere intavolato se non molto occasionalmente.

Ultimo caso di stroncatura unanime e senza appelli che io ricordi è stato Pax Pamir (prima edizione), me l'ero procurato oltreoceano con grande fatica, abbiamo tutti studiato il regolamento e ci siamo seduti al tavolo con grandi aspettative consci che si trattava di un gioco complesso ed intricato, ebbene il gameflow è stato così insoddisfacente e sgradevole che non abbiamo neppure finito la partita e io l'ho messo in vendita il giorno dopo.   Un evento eccezionale.

Personalmente i giochi preferisco consumarli, per cui sono molto attento a quali titoli provo (e già questo costituisce una scrematura notevole perché raramente mi trovo a provare novità), evito il kickstarter per ragioni ideologiche e questo mi mette al riparo da tutta una serie di fregature e infine quando trovo un titolo di mio gradimento preferisco sviscerarlo a fondo.   

Un consiglio che ho sempre dato è stato quello di investire nella qualità del proprio tempo ludico piuttosto che spendere danaro e riempire le librerie di giochi che vengono usati una volta o restano addirittura nel cellophane. Lo davo vent'anni fa, resta valido ancora oggi.  

 

...che bello essere un ragazzo immagine! XD

Già mi hanno scritto un paio di persone pensando fossi io l'autore del pezzo! (e invece ho solo superato i miei pregiudizi decidendomi a giocare Nemesis, nonostante sia un American con la a maiuscola)

Articolo interessante e commenti sensati.

Mi limito a dire che nel 99% dei casi vale la pena di dare la famosa seconda chance, perchè la prima impressione vale quel che vale. Rimane un 1% di casi che non necessitano neanche di finire la prima partita.
Peraltro queste percentuali sono riferite ai giochi che intavoliamo noi come gruppo: se si va a provare alla cieca a una Play, ad esempio, la quota dei "cassabili subito" aumenta sensibilmente. Nel caso di party-family-light games bastano davvero pochi minuti e quelli si trovano, quando è tutto pieno...

Essere obiettivi significa formulare un giudizio senza tenere conto dei gusti personali.

L'esperienza non porta ad essere più o meno obiettivi con se stessi, ma ad essere più competenti, più maturi nel formulare un giudizio.

Tanti spunti interessanti nella discussione, mi piacerebbe che persone che non la pensano come me a proposito di un dato gioco, argomentassero del perche' il nostro parere differisce e discutendone magari si trovano punti di incontro. Sono d'accordo con alcuni commenti che dicono che ci siano molte (troppe?) recensioni positive, ma ritengo esse siano uno strumento da interpretare (al pari di un giudizio su TripAdvisor sulla qualità offerta da un ristorante).. Sento abusare pero' il concetto di oggettività..

Cosa rende oggettivo uno studio scientifico? L' assenza di bias (tra le altre cose).

Cosa rende oggettiva una recensione? Mi viene da dire nulla. Si legge l'opionione del recensore per saper il suo giudizio, ma sono sempre pareri personali inficiati da bias cognitivi. 

Conclusione: le recensioni vanno interpretate e, sulla base della propria esperienza personale, si formula un giudizio che sarà per definizione sempre soggettivo.

Io sono in un gruppo di gioco che ha la fortuna di provare molti giochi nuovi.

Croce e delizia.

In quel gruppo con gusti molto radicati si parla con attenzione nel dopopartita delle meccaniche, delle sensazioni, di tutto.

Ma questo vuol dire selezione naturale e per non scontentare qualcuno alcuni titoli tornano di meno, o con gruppi diversi.

Quello che sottolineo è che però la parte più importante è proprio il confronto nel dopopartita: al di là dei gusti di ognuno i giochi sono quasi sempre riconoscibili come fatti bene o meno. Su questo si ci deve allenare, come si allena il palato al vino, riconoscendo allo stesso modo le proprietà intrinseche del soggetto d'assaggio al di là dei gusti.

Ottimo articolo comunque

Aggiungo:

"Valutare le qualità intrinseche al di là del genere di appartenenza".

Tutti esperti ma alla fine, giocatori e recensori, sono al pari dei concorrenti di masterchef; dilettanti allo sbaraglio. #culopieno

Mi divertono sempre questa tipologia di articoli, che di solito, sfociano in altrettanti commenti valevoli di attenzione. Nello specifico mi ha riportato alla memoria uno dei primi podcast della Tana, in cui, ODK teorizzava la non esistenza di giochi "brutti" ma semplicemente la non compatibilità di un dato gioco ad un gruppo di giocatori. Anche se filosoficamente mi piace allinearmi a questa tesi, sul piano pratico il Relativismo Ludico non mi convince fino in fondo. In tutti i campi, specie in quello delle arti, esiste la figura del Critico: colui che in base alla propria "competenza" riesce a trovare dei canoni oggettivi all'interno di campi emozionali e fornire una guida mitigando la propria soggettività. Certo a questo punto la discussione potrebbe virare sulla utilità di queste guide o sulla sovrabbondanza di critiche su un determinato argomento (.... Qualcuno ha detto TripAdvisor?); ma in questo caso Sì che si entra nella vera soggettività, però di chi ne usufruisce.

Detto ciò.... 

Posso fare il sommelier dei giochi????

Gloomhaven:

Alla vista si presenta carico, impegnativo, scevro da orpelli tipici dei giochi di stampo American, quasi a promettere un cuore diverso dagli altri titoli. 

Al naso si carica di cartone con un regolamento abbastanza fluido sebbene non chiaro in alcuni passaggi.

Al palato é subito intenso e complesso tanto da spiazzare alcuni palati. Persistente, non adatto a tutti, le note German risultano ad un tratto prevaricanti per alcuni persino fastidiose.

Abbinamenti: gruppi abituali e metodici, orfani dei gdr, di cui però apprezzavano però più il regolamento che l'interpretazione. 

😜

Insomma, una seconda opportunità è d’obbligo per (quasi) tutti i titoli

ma anche no; perchè dovrei perdere tempo con un gioco che non mi piace o che reputo brutto? ci fossero solo una manciata di titoli ancora ancora, ma ci sono giochi per tutti i gusti quindi non ne vedo proprio il motivo.

Che poi dopo qualche decennio di gioco penso di conoscere i miei gusti e cosa potrebbe piacermi e cosa no.

Questo non significa che giochi per me "brutti" siano da buttare o pessimi sotto tutti i punti di vista: un conto il giudizio sul gioco oggettivo (materiali, meccaniche, bilanciamento, ecc) un altro il gusto personale che mi porta semplicemente a NON intavolarli. Perchè rovinarmi una serata quando invece posso giocare a qualcosa che mi diverte? masochista non lo sono ancora diventato....

Eh, non so. Io trovo che la bulimia ludica invece spinga a fare proprio l'opposto: preferire sempre il nuovo e farsi piacere giochi anche così e così, realizzati "con professionalità" e però dozzinali.

Il contrario della bulimia ludica, per me, è essere selettivi: ritenere che di 100 giochi che escono, non saranno 98 quelli che val la pena giocare o avere in collezione, ma 2.

Tanto che, a mio parere, in tana come altrove c'è una pesante bulimia ludica e tanta tollerenza per i giochi mediocri che sì, gli ho trovato 1242342 difetti, non è originale, è un pout pourri di cose già viste, però in fondo non è male.

E a me piace mescere il vino, adoro Agricola, e proprio per questi due motivi posso dire che Viticulture è un gioco meh. E che ci sono molte, molte decine di giochi del genere decisamente migliori, quindi Viticulture anche no grazie.

Volere ANCHE Viticulture è bulimia ludica.

E sì, gioco a certi giochi e capisco che una partita di certo non basta, e ci penso e ci ripenso, ma se gioco a certi altri, che sono un frullato di cose già viste, non c'è bisogno di ripensarci.

Non è che questo sia il primo film che vedo, per cui quello cinematografico è un linguaggio che non conosco, ne ho visti migliaia e sono un amante del cinema, ho letto libri sul cinema, ho visto documentari sui registi, amo e vedo film di TUTTI i generi e sottolineo TUTTI. Non sono un appassionato di commedie romantiche quindi qualsiasi commedia romantica vedo mi piace e piango. Sono un appassionato di cinema e so riconoscere una buona commedia romantica e distinguerla da una dozzinale. E quindi sì, so anche valutare se mi serve una seconda visione, se il film ha qualcosa che non ho capito o se semplicemente non era poi 'sto granché.

E se vuoi farmi cambiare idea (che è sempre possibile, perché di certo non sono infallibile), devi portare degli argomenti, e non dirmi che a te è piaciuto e quindi gnegnegne.

odlos scrive:

 Mi vengono in mente un paio di nomi d'utenti della Tana per i quali il ruolo d'integralista calza alla perfezione, investiti d'illuminazione divina pontificano dopo mezza partita sulla validità dei titoli.

A me invece viene in mente un paio di nomi d'utenti incapaci di accettare giudizi diversi dai propri e che la prendono sul personale, e che non perdono occasione per fare attacchi e lanciare frecciatine. Sarebbe bello un forum in cui si commentassero gli articoli parlando degli articoli e non degli utenti. Basterebbe un po' di maturità, che evidentemente e palesemente manca.

Rage scrive:
 Come in altri ambiti di fruizione intellettuale, vedi letteratura e cinema in primis, mancano figure e mezzi che critichino in modo oggettivo le nostre scatole. Possibile che vengano recensiti solo giochi belli? Possibile che solo in Tana, e solo da parte di alcuni recensori, possa leggere la stroncatura di un gioco? Qui entra anche un altro punto importante che è stato affrontato nell'articolo: la propria cultura ludica. C'è poco da fare: chi gioca tanto e da tanti anni sa giudicare meglio un gioco. 

Concordo al 101%. E guarda caso entrambi abbiamo pensato a un raffronto col cinema.

 

Aggiungo che un altro problema dei mille canali youtube è che spesso chi recensisce riceve copia del gioco gratis come unico compenso, e che nessuna casa editrice invierebbe copie gratis a chi stronca la maggior parte dei giochi.

E bada bene: non sto accusando nessuno, penso che sia inevitabile visto come funziona "il sistema". Dovremmo diventare più selettivi noi, e usare i video per quel che sono: se mi presentano le meccaniche mi sono utili, altrimenti no.

volmay scrive:
e che riescono a farci essere critici su quelli che possono divertire le prime due partite perché sono appena usciti, li abbiamo pagati cento euro e hanno materiali strepitosi

Questo è difficile da fare, perché qui se osi criticare un gioco subirai attacchi per 10 pagine nel thread del gioco, e per mesi a venire ovunque nel forum e nel sito. E quindi ovviamente passa la voglia di discutere. E restano solo i vlog e gli entusiasti, ogni thread diventa una riserva indiana dei fan del gioco che si rassicurano a vicenda.

Credo che i capoccia dovrebbero chiedersi perché la media voto delle recensioni della tana è intorno al 7,5 (magari facendo un confronto col Mereghetti).

Elendil scrive:
Questo è difficile da fare, perché qui se osi criticare un gioco subirai attacchi per 10 pagine nel thread del gioco, e per mesi a venire ovunque nel forum e nel sito. E quindi ovviamente passa la voglia di discutere. E restano solo i vlog e gli entusiasti, ogni thread diventa una riserva indiana dei fan del gioco che si rassicurano a vicenda.

Credo che i capoccia dovrebbero chiedersi perché la media voto delle recensioni della tana è intorno al 7,5 (magari facendo un confronto col Mereghetti).

Ti rispondo per quanto riguarda la media delle recensioni in Tana: la maggior parte di noi che frequentiamo questa comunità e recensiamo, si informa prima di acquistare. Questo significa che la maggior parte delle volte proviamo giochi che sono comunque nelle nostre corde e che più facilmente ci piaceranno.

C'è un altro problema, poi: se un gioco non ti piace, quasi sempre ti fermerai alla prima partita... e quella non è sufficiente per poterne parlar male con cognizione di causa. Al massimo puoi descriverne i difetti e questo viene puntualmente fatto nel forum, dove puoi limitarti a un commento e non a un articolo o a una recensione veri e propri.

Detto ciò... sì, è anche vero che recensire negativamente rischia di generare "flame" e già è accaduto che editore/localizzatore non la prendesse bene. Chiaro che, se ci fossero più recensioni negative (o almeno "così-così"), in teoria dovrebbero essere considerate un po' meno passibili di critiche in risposta. Tu giocheresti un gioco che non ti piace abbastanza da poterci fare una intera recensione per parlarne male?

Colgo l'occasione per chiedere una cosa, un po' come una provocazione: come mai nessuno ha ancora recensito Wingspan, qui dentro?

volmay scrive:
C'è un altro problema, poi: se un gioco non ti piace, quasi sempre ti fermerai alla prima partita... e quella non è sufficiente per poterne parlar male con cognizione di causa. Al massimo puoi descriverne i difetti e questo viene puntualmente fatto nel forum, dove puoi limitarti a un commento e non a un articolo o a una recensione veri e propri.

 

Non sono d'accordo. Per alcuni (non pochi) giochi, una partita può essere sufficiente per fare una recensione.

Cmq, l'errore di impostazione dell'articolo continua a sembrarmi il voler collegare il dare un giudizio negativo su un gioco con la bulimia ludica, quando secondo me la bulimia ludica è voler provare sempre nuovi giochi, anche se mediocri, ovvero l'esatto contrario.

TrueYoghi scrive:

Mi divertono sempre questa tipologia di articoli, che di solito, sfociano in altrettanti commenti valevoli di attenzione. Nello specifico mi ha riportato alla memoria uno dei primi podcast della Tana, in cui, ODK teorizzava la non esistenza di giochi "brutti" ma semplicemente la non compatibilità di un dato gioco ad un gruppo di giocatori. Anche se filosoficamente mi piace allinearmi a questa tesi, sul piano pratico il Relativismo Ludico non mi convince fino in fondo. In tutti i campi, specie in quello delle arti, esiste la figura del Critico: colui che in base alla propria "competenza" riesce a trovare dei canoni oggettivi all'interno di campi emozionali e fornire una guida mitigando la propria soggettività. Certo a questo punto la discussione potrebbe virare sulla utilità di queste guide o sulla sovrabbondanza di critiche su un determinato argomento (.... Qualcuno ha detto TripAdvisor?); ma in questo caso Sì che si entra nella vera soggettività, però di chi ne usufruisce.

Detto ciò.... 

Posso fare il sommelier dei giochi????

Gloomhaven:

Alla vista si presenta carico, impegnativo, scevro da orpelli tipici dei giochi di stampo American, quasi a promettere un cuore diverso dagli altri titoli. 

Al naso si carica di cartone con un regolamento abbastanza fluido sebbene non chiaro in alcuni passaggi.

Al palato é subito intenso e complesso tanto da spiazzare alcuni palati. Persistente, non adatto a tutti, le note German risultano ad un tratto prevaricanti per alcuni persino fastidiose.

Abbinamenti: gruppi abituali e metodici, orfani dei gdr, di cui però apprezzavano però più il regolamento che l'interpretazione. 

😜

Geniale. Sarebbe una rubrica settimanale bellissima e si potrebbe restituire una ironia simpatica.

Sulle critiche:
ragazzi, io sono uno scassabubbole di prima scelta. Scrivo qui, scrivo lì, a volte persino tranchant e come sovrappiù durante Lucca mi sono fatto odiare da un paio di case editrice con qualche domanda ficcante.

Però non mi hanno ancora buttato fuori, perché cerco di attenermi ad alcune regole:
1) Non sempre sono io ad avere ragione. E' molto utile valutare le altrui opinioni anche se cozzando con le mie
2) C'è modo e modo di dire le cose. Con un po' di accortezza anche il feedback più duro può essere accettato in modo cordiale.
3) Parliamo di giochi e cose belle. Ironia e autoronia sono benvenute.
4) Quando anche si fanno delle gaffes, basta chiedere scusa. 

In genere seguire queste regole significa vivere felici sul forum :p
Ma non  solo: il dialogo aiuta la consapevolezza e vale la pena discutere in modo franco ma rispettoso

Elendil scrive:

 

odlos scrive:

 

 Mi vengono in mente un paio di nomi d'utenti della Tana per i quali il ruolo d'integralista calza alla perfezione, investiti d'illuminazione divina pontificano dopo mezza partita sulla validità dei titoli.

 

A me invece viene in mente un paio di nomi d'utenti incapaci di accettare giudizi diversi dai propri e che la prendono sul personale, e che non perdono occasione per fare attacchi e lanciare frecciatine. Sarebbe bello un forum in cui si commentassero gli articoli parlando degli articoli e non degli utenti. Basterebbe un po' di maturità, che evidentemente e palesemente manca.

Accettare i giudizi di altri è sintomo di tolleranza, curioso che sia tu a parlarne. Onestamente non capisco perché come un disco rotto continui a dire che gli utenti non argomentano e pensano solo a fare attacchi personali nei tuoi confronti, forse dovresti leggere meglio le risposte ogni tanto (non mi riferisco al mio commento qua sopra). Comunque se l'articolo parla anche di atteggiamenti dei giocatori, io perdonami ma scrivo pure di quello. Mi sembra di dimostare sufficiente maturità ogni volta che ti rispondo.

odlos scrive:

Accettare i giudizi di altri è sintomo di tolleranza, curioso che sia tu a parlarne. Onestamente non capisco perché come un disco rotto continui a dire che gli utenti non argomentano e pensano solo a fare attacchi personali nei tuoi confronti, forse dovresti leggere meglio le risposte ogni tanto (non mi riferisco al mio commento qua sopra).

odlos, abbi pazienza. L'ho capito che hai il dente avvelenato con me perché ho osato parlare male di un paio di giochi che hai comprato. Ma se ovunque e in ogni occasione, a distanza di MESI, ancora ritiri fuori il discorso - perché sì, sei tu che hai approfittato di quest'articolo per lanciare il tuo ennesimo attacco - gratuito, fuori argomento, provocatorio - diventi pesante, davvero, davvero pesante.

Il problema è e continua a essere tuo. Accetta che a me Trismegistus non è piaciuto proprio per nulla. Sopravviverai. Cosa te ne frega, sinceramente, se non mi è piaciuto? Perché il mio giudizio è così importante per te da farti macinare ancora bile a distanza di mesi?

Mi risulta incomprensibile. Puoi riuscire a fare finta che io non esista? Dimenticarti di me e pensare alla tua vita, in cui - sono sicuro! - ci sono migliaia di cose ben più importanti del mio giudizio su Trismegistus?

Perché la cosa ormai è davvero, davvero ridicola.

Mi spiace ma ti devo contraddire, io non mi offendo per un commento negativo su Trismegistus, peraltro non so nemmeno se lo terrò in collezione, effettivamente non è un gran gioco. Invece m'indispettisce un certo atteggiamento di superiorità (ti sei identificato nel commento sopra?) e dei modi tutt'altro che tolleranti (carissimo, non sono l'unico ad averli notati, forse il problema non è mio). Se ti fermassi un attimo a leggere quanto scrivono gli altri, avresti il buon senso per capire che il mio commento era pertinente alla discussione. Non prendere quello che scrivo come un attacco personale, non lo è, rispondo solo a quanto stai tirando fuori tu, e non ti curare della mia vita, sto bene e sono consapevole che le cose importanti sono altre. Ti stavo ignorando fino a quando mi hai dovuto citare (TU) - pensavo che qualche moderatore ti avesse già avvertito di smetterla con certi atteggiamenti, forse mi sbagliavo - ora ritorno ad ignorarti, ma ti lascio un ultimo spunto di riflessione, perché in 15 anni di Tana dei Goblin io non ho avuto particolari dispute con nessuno (oh, qualche battibecco ci può essere stato, ma sempre educato nei toni, come ritengo giusto che sia), mentre tu sei costantemente al centro di liti? Non mi rispondere dicendo che sei la povera vittima di una cospirazione, o forse provo ad indovinare: "tu parli dei giochi mentre gli altri si permettono di parlare di te" .

Ok, continua pure, parlare male di me ovunque e comunque sono sicuro che è interessantissimo per tutti.

adieu!

per me Trismegistus in solo o in 2 è un signor gioco..

È una discussione interessante. Bisogna tenere presente, però, che tutti, per questioni cognitive intrinseche biologiche (come è fatto il cervello e come si sviluppa nel corso degli anni) siamo soggetti a forme di pregiudizio che colpiscono per forza di cose il modo che abbiamo per giudicare qualcosa. Non ha molto senso, probabilmente, cercare un parere totalmente obiettivo, anzi, conviene dichiarare i propri "conflitti di interesse" (mi piace di più il tal genere, il tal autore, il tal periodo storico...) ed esprimere il proprio pensiero in modo che chi ci ascolta/legge possa tenere ne conto.

 

aggiungo un cosa a latere: personalmente, ritengo che diatribe malcelate tra utenti andrebbero risolte in privato tra gli interessati, evitando così di inquinare il clima riflessivo e rilassato (si spera) del confronto su uno specifico tema.

odlos scrive:

Articolo interessante, concordo con i contenuti, soprattutto quelli generali (sui giudizi particolari dei giochi ho altre opinioni). Mi vengono in mente un paio di nomi d'utenti della Tana per i quali il ruolo d'integralista calza alla perfezione, investiti d'illuminazione divina pontificano dopo mezza partita sulla validità dei titoli.

Approfitto di questo pensiero per sollevare una riflessione diversa, che può essere una delle conseguenze all'argomento affrontato da questo articolo e che, forse, meriterebbe una discussione più ampia in un topic dedicato. Secondo me esiste un problema di "sudditanza psicologica" in Tana, o quantomeno di suggestioni involontariamente indotte da figure di spicco all'interno della comunità. Immagino sia un problema sociologico che può verificarsi nei contesti più disparati. Ho avuto infatti la percezione che per alcuni giochi, subita la critica (posiva o negativa che sia) da parte di utenti "autorevoli", si inneschi poi una sorta di corrente di pensiero poco dipendente da oggettive caratteristiche del gioco, e più invece causata da un fenomeno di suggestione che influenza, anche incosciamente, il giudizio altrui.

Ci tengo a precisare: sono certo non ci sia l'intenzione di alcuno di pilotare il giudizio degli altri! Ognuno esprime in piena libertà il suo giudizio. Tuttavia, penso che l'opinione di alcuni sia influenzata involontariamente dall'opinione di altri. Forse questo fenomeno è tanto più pronunciato quanto la comunità è piccola. E' il caso di alcuni giochi che hanno valutazioni molto discrepanti in TdG rispetto ad esempio a BGG (potrei fare esempi). E' per questo motivo che io, pur leggendo sempre con grande interesse le opinioni sui giochi nel forum della Tana, tendo sempre a dare più credito ai giudizi di BGG.

magathellum scrive:

aggiungo un cosa a latere: personalmente, ritengo che diatribe malcelate tra utenti andrebbero risolte in privato tra gli interessati, evitando così di inquinare il clima riflessivo e rilassato (si spera) del confronto su uno specifico tema.

dissento! anzi, il fatto che ogni tanto qualcuno si scaldi sottende passione. non mi sembra inoltre che siano volati chissà quali insulti.. 

molto meglio una sezione commenti calda piuttosto che il politically correct, regno della morte cerebrale

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