Un anno di giochi american

bandiera americana

Quest'anno ho avuto la fortuna di recuperarne parecchi e ve ne faccio una carrellata...

Report
Giochi
Ho iniziato nel 2019 a frequentare l'Associazione Ludica Apuana (A.L.A.) di Massa, di cui sotto vedete una diapositiva. 
Associazione Ludica Apuana: serata di gioco

Oltre a essere un bel gruppo che si riunisce al lunedì e mercoledì sera allo Sporting Club le Pinete, in cui si può pure mangiare un'ottima pizza, sono un gruppo eterogeneo, composto sia da accaniti giocatori german che da impavidi sostenitori american col portafoglio volto verso Kickstarter.

E dato che al venerdì sera – serata di gioco col mio gruppo storico – l'orientamento è sempre in direzione teutonica, ne ho approfittato per rispolverare un po' di giochi nordamericani che avevo sempre voluto provare.

La maggior parte sono stati intavolati per una o due partite, per cui, non potendo fare la recensione, prendete il parere qui sotto come una prima (o seconda) impressione.

Middara

Middara
Giocato per la verità grazie a Viofla, a casa sua, assieme ai ragazzi del Dunwich Buyers Club. Una sorta di dungeon crawler con lunghe – lunghissime a volte – parti di storia da leggere in mezzo, un'ambientazione da J-RPG che vuole essere un misto di ilarità adolescenziale, avventura e tragedia tutto assieme. Il sistema di gioco è abbastanza semplice e basato sul dado, con personaggi molto personalizzabili, ma richiede una lunga campagna. 
Al di là delle pachidermiche letture che a me personalmente annoiano a morte (se mi siedo a un gioco da tavolo, voglio giocare; se voglio leggere, leggo un libro), il gioco di per sé non mi ha impressionato, anche se in qualche scenario un po' di tattica era necessaria per affrontare i nemici nella giusta sequenza e vincere.
  • Nella sua categoria: 7.5
  • A mio gusto soggettivo: 6

Fallout

Fallout: materiali
Provata la prima versione, quindi nuda e cruda, senza espansione, regole originali, nessuna house rule. Anche questo non a Massa, ma in occasione del Goblin Magnifico dello scorso anno.
Premetto: probabilmente lo scenario sbagliato, probabilmente il mio personaggio non facile, probabilmente la lontananza fisica dalle carte obiettivo che non mi faceva focalizzare bene su cosa fare, probabilmente il fatto che le carte obiettivo hanno un sacco di testo fuffa e alla fine non ti rimane impresso quello che davvero devi fare... però è anche vero che ero partito con le migliori intenzioni, assolutamente entusiasta di provarlo, anche per la compagnia.
Ho passato due ore a NON giocare. Perché in pratica è un non-gioco. Leggi cose, un sacco di cose, che ti raccontano una storia. fai scelte un po' a caso un po' a naso (come nelle carte crossroads di Dead of Winter, ma qui è più importante e incisiva la cosa, incisiva e incontrollabile), poi passi il resto del tempo a tirare dadi, pescare carte sperando ti dicano bene e ascoltare altre storie, tirare dadi, storia, dadi, storia, dadi, dadi, storia. Ah, peschi anche carte punteggio che sono di due fazioni, più neutrali, per cui se hai fortuna ti focalizzi su una fazione e vinci presto, sennò...
Tempo speso a prendere decisioni reali nel gioco? 20% (sono ottimista).
Impatto di tali decisioni sull'esito del gioco? 10% (sono molto ottimista).
Una partita, quindi presto, quello che volete, ma è la prima volta in tanti anni che do forfait prima della fine della partita, arrendendomi al gioco e lasciandola finire (un'altra ora) agli altri due al tavolo, preferendo fare altro. Personalmente uno dei giochi peggiori (nel senso proprio di peggio realizzati) degli ultimi anni.
  • Nella sua categoria: 5
  • A mio gusto soggettivo: 4

Village Attacks

Village Attacks
Questo lo provai a Essen, facendo la prima partita. Un tower defence in cui si impersonano cattivoni che devono difendersi dall'assalto dei villici e dei loro campioni. 
Un sistema di gestione dadi per cui prima lanci e poi sistemi i risultati  in vari slot azione, che però in realtà non lascia molto spazio di manovra e tende a ingessarsi da solo. 
Il gioco è parecchio ripetitivo e le scelte poche, al di là della bella ambientazione alternativa in cui finalmente si possono impersonare i più malvagi di sempre.
  • Nella sua categoria: 5,5
  • A mio gusto soggettivo: 4,5

Il Signore degli Anelli: Viaggi nelle Terre di Mezzo

TLotR: Viaggi nelle Terre di Mezzo
Una delle novità più attese dell'anno. Un gioco in cui la gestione delle carte è talmente scontata che la potrebbe fare un bot e in cui tre quarti del tempo (mi sto tenendo stretto) fissi uno schermo di un tablet anziché il gioco o i compagni. Devi solo decidere cosa fare e, spesso e volentieri, dare la priorità alla missione senza perdere troppo tempo in giro è la scelta giusta.
Se non fosse per la blasonata ambientazione, penso non gli avrei dato una seconda possibilità, invece l'ho fatto ed è stata deludente come la prima.
  • Nella sua categoria: 6
  • A mio gusto soggettivo: 4

Vampire Hunters

Vampire Hunters
Questo è uno di quei giochi che ho rischiato seriamente di plegiare, un po' per supportare i ragazzi italiani che lo proponevano, un po' per il tema, un po' perché alcune scelte sembravano interessanti (crafting delle armi, arpione, notte/giorno). Invece alla prova dei fatti si è rivelato abbastanza deludente, piatto e monocorde, decisamente in balia del dado, avaro nella parte tattica.
  • Nella sua categoria: 6
  • A mio gusto soggettivo: 5

Deep Madness

Deep Madness
Ogni missione è diversa e si affrontano un serie di mostri orribili nel tentativo di portarla a termine, mentre le stanze in cui si vaga si allagano progressivamente, dando una sorta di timer al gioco. C'è una sorta di traccia che dà un ordine di round a scalare (tipo quello di Puerto Rico per intenderci, per cui chi era primo diventa ultimo, chi secondo primo, eccetera) e che in un video ho visto definire geniale... evidentemente chi lo ha girato non conosceva molti giochi, dato che questo tipo di ordine di turno è la prassi in molti german
Al di là di questo, il gioco mi è piaciuto, sa dare un ottimo livello di sfida, mantenere la tensione e imporre scelte tattiche più di altri. Non è un capolavoro, ma ci sta.
  • Nella sua categoria: 7,5
  • A mio gusto soggettivo: 7,5

Fireteam Zero

Fireteam Zero partita in corso
Il fratello povero di Gears of War. Ne imita la gestione delle carte, che fanno anche da punti vita, e da questo punto di vista funziona molto bene, specie sapendo che nella campagna puoi modificare il tuo mazzetto di carte personalizzandolo e inserendone di nuove. Allo stesso modo bella l'idea di poter giocare solo una carta Tattica a round, mettendosi d'accordo con gli altri, e il poter aiutare i compagni, sempre alla maniera di GoW.
Quello che secondo me difetta è l'intelligenza artificiale dei mostri: molto piatta (a differenza di GoW) e questo, unito alla mappa estremamente monotona e con tutte le caselle ravvicinate, non dona l'adeguata profondità al gioco, trasformandolo un po' in una royal rumble. Peccato, occasione sprecata.
  • Nella sua categoria: 7
  • A mio gusto soggettivo: 6,5

The Others

The Others
Quello che doveva essere il capolavoro di Lang si rivela invece essere un normalissimo gioco tutti contro uno in cui, mi dicono, il cattivo vince quasi sempre. Infatti alla prima prova, scenario a caso, ci concentriamo sulla missione senza perdere tempo e vinciamo senza troppi problemi. Detto questo, miniature a parte e tolta la suggestione di avere un'espansione per tutto quello che di bello c'è nella vita (e naturalmente proibito, sennò non sarebbe bello), il gioco si rivela la solita solfa senza idee particolari, se non l'avanzare della follia che ti potenzia, ma rischia anche progressivamente di ucciderti, che viene poi reimplementata meglio nel gioco qui sotto.
  • Nella sua categoria: 6
  • A mio gusto soggettivo: 5

Cthulhu: Death May Die

Cthulhu: Death May Die
Gioco ignorante in cui occorre prima bloccare un rituale, che renderebbe invulnerabile un Grande Antico, per poi massacrarlo di botte. A parte i cattivoni, di ambientazione lovecraftiana nemmeno l'ombra, ma sicuramente ci si diverte a impostare strategicamente la missione, potenziarsi uccidendo cultisti e infine sparare tonnellate di dadi addosso al mostrone di turno.
Da prendere con spensieratezza, oltretutto ha una durata contenuta e un setup veloce.
  • Nella sua categoria: 7
  • A mio gusto soggettivo: 6

Theosis

Provato all'ultima Essen, si ha una fase iniziale che occupa circa tre quarti di partita, in cui si piazzano lavoratori per ottenere carte, potenziando così il proprio personaggio. Nell'ultima ci si sposta in un'arena a spaccarsi di mazzate a vicenda o a fare fuori tutti assieme un mostro gigante. 
Le due parti del gioco sono legate solo concettualmente e se il piazzamento è piuttosto scialbo, il combattimento mediato dalle carte avrebbe forse meritato maggiore sviluppo, dato che la base di partenza c'era tutta.
  • Nella sua categoria: 6,5
  • A mio gusto soggettivo: 6,5

Dark Souls: the Board Game

Dark Souls
Abbiamo anche riprovato questo, da me ormai rivenduto con tutte le espansioni, nella modalità dungeon crawler, ovvero una sola run attraverso le stanze, fino al mostro finale. Si è confermato migliore di com'è con le regole originali,  ma rimane troppo lungo, troppo piatto, troppo in balia del caso rispetto a quanto poteva offrire e soprattutto rispetto al videogioco di riferimento.
  • Nella sua categoria: 5,5
  • A mio gusto soggettivo: 5,5

Alien Legendary Encounters

Alien Legendary Encounters
Ho finalmente provato questo grande classico dei deck-building. Ambientazione mediamente sentita, anche se un gioco di carte non è secondo me l'ideale per farla apprezzare a pieno, nonostante i numerosi rimandi all'IP in questione. Anni fa era sicuramente un prodotto pregevole, oggi sa abbastanza di vecchio, con numerosi deck-building che l'hanno superato e che hanno un odore meno stantio. Comunque godibile.
  • Nella sua categoria: 6,5
  • A mio gusto soggettivo: 6

Pacific Rim

Pacific Rim
Non mi aspettavo granché, ma è stato pure peggio. Miniaturone predipinte, ma il resto dei componenti, a partire dalla mappa non montata, grida vendetta, per quella che una IP venduta a carissimo prezzo in una moltitudine di box. Robottoni contro Kaiju (io ero uno dei mostri), in uno scontro a colpi di dadi con davvero poco mordente e scelte tattiche quasi nulle.
  • Nella sua categoria: 5
  • A mio gusto soggettivo: 4

Alien VS Predator

Alien VS Predator
Questo invece è stato l'esatto opposto: mi aspettavo il peggio e invece mi trovo davanti un gioco con fin troppe opzioni, un sacco di scelte, molti potenziamenti, molte regole da ricordare e su cui costruire una strategia. È praticamente un gioco di schermaglie in cui alien, predator e umani si scontrano in uno scenario comune, per compiere missioni individuali. 
Come dicevo, non è assolutamente semplice e il regolamento è scritto in modo frammentato e confusionario, ma anche la prima zoppicante partita ne ha fatto intravedere le buone possibilità, purtroppo affossate da una gestione pessima del Kickstarter, che non solo ha realizzato il gioco con una componentistica quasi ridicola, ma soprattutto con un'organizzazione del materiale, delle regole e con un bilanciamento che sembrano lasciare molto a desiderare. 
In sostanza, ottime potenzialità sprecate da malagestione.
  • Nella sua categoria: 6,5
  • A mio gusto soggettivo: 6,5

Non sono stati solo questi, ovviamente: altri americanoni provati li trovate ad esempio nel report dall'ultima Essen o in quello specifico per Tainted Grail. E naturalmente poi ci sono il controverso Kingdom Death Monster, Resident  Evil 2 e il migliore dell'anno, ovvero Nemesis.
In ogni caso è stato un anno veramente fruttuoso da questo punto di vista: ho potuto recuperare tanti giochi e finalmente godermi un'annata ottimamente divisa tra german e american, entrambi giocati con i giusti gruppi.

Commenti

Pure troppo generoso 5.5...hanno davvero perso un'occasione con questa IP sfornando un gioco mediocre...

"Ieri non c'ero, domani candela..." Matteo F.

"Chi dal cul è avvezzo al peto, è difficile tenerlo cheto" Bertoldo

Insomma, un anno buttato nella pattumiera. :D

L'unico che sembra salvarsi è Deep Madness (oltre a Nemesis).

 

No, perché? Non è che in campo german abbia provato roba poi tanto migliore...

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Effettivamente è una questione di approccio. C'è a chi piace giocare sempre cose nuove, a prescindere della qualità dei prodotti. Ultimamente ciò che mi sto chiedendo è il senso di tutto questo. Se penso a tutto il tempo che uno potrebbe spendere giocando a titoli di qualità, al posto di stare dietro alle novità o alla volontà di provare sempre cose nuove.

Il fatto che tu dica che tra gli eurogames il discorso è analogo, peggiora la situazione (per chi vuole sempre provare cose nuove). Poi, è chiaro, se uno fa parte di una giuria, è quasi chiamato a crearsi una panoramica generale più ampia possibile.

Una carneficina XD

 

A me Alien legendary encounters piace, l'ambientazione l'ho sentita parecchio e mi sono presa anche l'ultima espansione Covenant...E' un classico deck building.

Di deck building ne ho parecchi anche nuovi, perche' mi piace il tipo di gioco, ma non trovo Alien cosi' stantio.

Gli altri titoli non li ho mai provati, ma non mi sembrano proprio da cestinare.

Si effettivamente questa lista e' una carneficina :-). A parte tutto, l'articolo mi ha divertito molto come al solito complimenti.

Agzaroth è stato filologicamente corretto: prima di assegnare i voti ha tirato un dado d6 e poi ha applicato il risultato. Dato che tale dado oltre il 6 non va, ecco perchè son usciti questi voti... ;)

E' bello e interessante uscire dal proprio brodo e vedere cosa bolle nel pentolone affianco.

Se un giocatore prevalentemente american avesse recensito Food Chain Magnate cercando delle caratteristiche american, lo avrebbe completamente distrutto e labellato come il peggior gioco di tutti i tempi, per quanto in realta' sia una vera e propria perla ludica. Stessa cosa accade viceversa se si gioca un american con un mindset german

Grazie per la severità, una boccata d'ossigeno di questi tempi in cui ogni cosa che esce è "un giocone" 
Da giocatore american concordo con tutti i giudizi.

se il caporedattore assoluto mi concede una nota polemica: il fatto di non gradire lunghi testi di flavour “perché a quel punto è meglio leggere un libro” (e, detto così, non posso che condividere) taglia una parte significativa del “giocare american”. Una volta mi hai scritto che chi non riesce a divertirsi con i coop è un giocatore “limitato” (ok, l’avevi scritto meglio, ma il senso era quello), ora non potrei dire la stessa cosa di chi non digerisce la componente “letteraria” (perché di questo si tratta) dei boardgame?

aggiungo invece una nota positiva: dopo tante recensioni formalmente ineccepibili leggere  una bella carrellata di giocate di pancia , soprattutto se di titoli poco discussi sul forum, è rinfrancante

Una precisazione: io sono un giocatore più american che german. Mi ci diverto di più, in generale. Solo non li fagocito acriticamente.

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Io sono un giocatore ibrido, abbastanza adattabile.
Concordo con più o meno tutto quello che ho provato, Death May Die (che non mi è piaciuto perché spoetizza tutto e se il tema erano i gormiti era uguale) ho visto lo stesso pregio del tempo contenuto.
Theosis mi incuriosisce molto, deep Madness meglio del cugino DMD ma non va oltre il 7 (e non mi ha entusiasmato egualmente XD).
Per il resto grazie di aver rispolverato 4,5,6 e 7

 

Un gioco american riuscito e' un gioco che sa immergerti nell'ambientazione e nel mondo di gioco creato in quella ambientazione. Se in un Fallout ti muovi esclusivamente per vincere, skippando a pie' pari tutte le parti raccontate, stai perdendo tutto del gioco, semplicemente non e' divertente, cosa che spiega perfettamente il tuo 4. Stessa cosa si puo' dire del Signore degli Anelli, dal momento che esplorare il mondo significa "perdere troppo tempo in giro", non so se sto rendendo cio' che voglio intendere. Dark Souls per te e' un gioco migliore degli altri due probabilmente proprio perche' la storia e' assente (che poi e' il motivo per cui e' stato un flop come american - i fan del genere soulslike a parte).

Ti annoieresti a morte giocando a D&D se sapessi che il 90% del gioco "in termini di meccaniche" e' il tiro di un singolo set di dadi + scrittura e cancellatura di variabili su foglio, eppure ci sono comunita' enormi dietro, che apprezzano il tipo di gioco e che dietro quel tiro di dado vedono un evento, una azione usando l'immaginazione. Tu mi dici "ma D&D e' un gdr", eppure secondo me quello rappresenta proprio l'american puro per via delle sue meccaniche ridotte al "tiro del dado". Guardare il tiro di dado solo come un tiro di dado e' parallelo a cercare di immergersi con il tabellone di Food Chain Magnate per poi guardare il gioco in maniera molto dubbiosa.

Di piu', la differenza tra leggere un libro e giocare un american e' che nel primo assisti solo alle vicende di un protagonista che si muove nel mondo di gioco secondo una storia predefinita, nel secondo il protagonista sei tu e il mondo viene alterato come conseguenza delle tue azioni su di esso, e nel migliore dei casi ha anche una storia dinamica non predefinita. Non e' la stessa cosa

Senza nulla togliere al tuo punto di vista, dal momento che i gusti sono gusti e le opinioni sono quelle che sono, secondo te quali sono le caratteristiche che deve avere un buon gioco american? Ed eventualmente ci sono dei giochi american degli anni passati che ti hanno pienamente convinto?

Beh, intanto giocavo a D&D (e non ero un pp, semmai il contrario). Negli ultimi anni, a memoria, hanno preso nove in pagella o poco meno (o poco più) Gears of War, Star Wars Rebellion, Nemesis, Kingdom Death Monster.

Il fatto è che un gioco non è fatto solo da storia. È fatto anche da meccaniche. Ed è fatto bene quando queste meccaniche sono funzionali alla storia, non accessorie o addirittura antitetiche. Nel gioco da tavolo american, proprio perché gioco da tavolo, sono le meccaniche in primis che devono esaltare la storia. 

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@ ancora a ZioDreher: peraltro se vedi  il voto, a Middara ho messo 7,5 come voto oggettivo, ovvero se facessi una recensione, il fatto che a me le parti lette dicono poco o nulla, non influirebbe sul giudizio del gioco. Qui, essendo un report, ho messo anche il voto a gusto personale (6), che però è un'altra cosa e in recensione non lo vedresti. 
Combinazione la stessa cosa avviene oggi con la recensione di 7th Continent: personalmente l'ho odiato e non mi risiederei a quel tavolo nemmeno sotto minaccia... ma il voto è ben più alto della mia "pancia". Sennò non sarebbe una recensione.

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Agzaroth, a proposito: io sto ragionando da un po' sulla questione dei voti che sembra secondaria ma non lo é. 

Non parlo per chi come te lo fa così spesso da essere difatto un recensore, ma sarebbe una buona cosa avere una linea guida comune che aiuti una comunità eterogenea come la nostra a dare voti più simili tra loro in base all'esperienza passata, che sia meno tecnica e più "infografica" delle schede fei recensori più esperti.

Ho qualche idea, ma da solo non vengo a capo con nulla che sia davvero definitivo. Dove posso postare sui forum per un dibattito?

probabilmente su "questioni filosofiche"

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....i gusti son gusti. Personalmente trovo molto più interessante la gestione della corruzzione in the others rispetto a dmd (inoltre l'overlord aggiunge una sfida senza eguali). Amandoli entrambi non capisco perchè deep venga promosso mentre vampire stroncato. Entrambi sono molto ambientati e offrono delle belle sfide, inoltre il sistema di IA dei nemici di Vampire è molto vario e il cambio giorno notte sposta completamente il modo di giocare nella seconda parte dello scenario. Village è un difendi la torre e ho detto tutto, se ti piace il genere ha tutto quello che serve per divertire :) 

Saluto

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I tower defence mi piacciono un sacco... se fatti bene. Village Attacks è un gioco con scelte prossime allo zero. 
L'AI dei nemici in Vampire può anche essere varia (ma è roba abbastanza già vista), ma non è imprevedibile e in generale il gioco offre scelte poco interessanti, rimanendo molto elementare.
Deep Madness ha il sistema dell'allagamento e della gestione del fiato che è una sfida nella sfida e pone il giusto compromesso tra quello che vorresti fare e quello che invece ti conviene fare, tra azzardare o andare più sul sicuro subito ma compromettere la situazione a lungo termine. Cosa che non c'è in The Others dove appunto la sfida, per essere tale, ha dovuto "sacrificare" un giocatore umano che fa la parte del cattivo. La gestione della pazzia è bella, ma allora viene sviluppata meglio in Cthulhu Death May Die, che è anche meno pretenzioso e offre un buon divertimento senza tanti pensieri in un'ora di tempo.

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