Prontuario semiserio per i giochi delle feste

Prontuario dei giochi per le feste
Tania-94

Una guida utilissima scritta a quattro mani col buon signor Darcy per trovare il titolo giusto per le feste. Da venti ad un giocatore. Davvero. Be', forse.

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Venti giocatori

20 dicembre. Rimpatriata generale con gli amici di una vita, più gli amici della sorella di Francesca, che mette casa. Ci abbiamo messo quasi due settimane per trovare una data buona, tra tutto. Faccio un rapido conto, siamo in venti. Tondi tondi. Cazzo.

"Federì, ce la puoi fare?", ti chiede Leonardo, l'amico di sempre, con un minimo di ansia.

"Ce la posso fare, ce la devo fare", dico frugando nella busta dei giochi. Carezzo con la mano Flick 'em Up!, ipotizzando due squadroni. Scivolo sopra a Ricochet Robots, ma poi arrivo là, dove non avevo mai osato: tutto lo stampabile di Two Rooms and a Boom, stampato anni fa per un'occasione come questa.

O la va, o la spacca.

Si narra che Two Rooms and a Boom sia stato finanziato tramite una campagna kickstarter anni or sono, ma solo pochi tra di noi possono fregiarsi di averne preso parte e di avere tra le mani un cafolavoro. Sì, perché Two Rooms and a Boom è la risposta a tutto. Quale gioco a ruoli nascosti si può spiegare in trecento secondi e venir giocato in una ventina di minuti da, che so, 15-20-25 persone e passa? Two Rooms and a Boom! Quale gioco è disponibile in un comodo print-and-play su BGG, sebbene in inglese? Two Rooms and a Boom! Quale titolo ha una miriade di ruoli e varianti che possono essere inseriti, così da renderlo sempre più vario? Vabbè, l'avete capito. Stampatene una copia e preparate un mazzo di carte ad hoc, ché non si sa mai nella vita.

Vieni abbandonato all'altare, come puoi superare la cosa? Ecco, ora sai la risposta.

Diciannove giocatori

"...e questo è tutto. Prese le carte, ci dividiamo in due gruppi da dieci e ci mettiamo qua e in cucina. Pronti?" 

No, non sono pronti. Un paio escono a fumare, un'altra mi chiede se è lo stesso se non gioca, poi il suo fidanzato la segue perché "senza Vanessa non gioco", qualcuno dà il via alle danze con un cicchetto, altri mi scrutano con lo sguardo interrogativo.

"Dai Fedo, non te la prendere: sarà per la prossima cena", mi fa Leonardo, che dopo i mesi passati in Sierra Leone con Emergency è ormai per tutti LeoPardo.

"Non finisce così, LeoPà, te lo dico io. Sta a vedere quel che succede adesso!", gli faccio mentre lascio sul tavolo una copia di Fantascatti e, nel mio angolino malvagio interiore, me li immagino là, tutti insieme a sbranarsi infilarsi le unghie ovunque insultarsi tirarsi i capelli garrotarsi prendersi a sassate spararsi azzopparsi picchiarsi scannarsi per prendere quella dannata poltrona rossa.

Che poi era il libro blu, ma tanto basta che si facciano male.

Fantascatti. Anzi, FantaBlitz col nuovo editore. Una roba che ti esce una volta nella vita, soprattutto se ti chiami Jacques Zeimet. Sul tavolo ci sono cinque oggetti di forme e colori differenti. Ogni turno si volta una carta: se esce un oggetto di forma e colore giusti bisogna afferrare quello; altrimenti il prescelto è quello che non compare né come tinta, né come soggetto. Tutto qua. Unghiate a parte. Capolavoro.

Lo sappiamo che non ci si sta attorno a un tavolo in diciannove. Ma una casa può essere grande; e la fantasia non vi manca. Su.

Recensione di Fedellow (e anche un suo irresistibile gameplay)
Recensione del signor Darcy della versione junior

Diciotto giocatori

21 dicembre. Altro giro, altra cena. Questa volta in associazione.

"Oh, ragazzi, oggi abbiamo un amico in più!". Sposto una sedia verso la libreria. "C'è Stefano che è qua in trasferta e l'ho convinto a passare la serata qua, sarà nostro ospite. Fate i bravi!", dico arrampicandomici sopra. "Siamo in diciotto giusti giusti", aggiungo mentre raggiungo una scatola di legno. La afferro, è bella pesante. Ci soffio via la polvere. Li guardo. Prendo fiato. Urlo ebbro di gioia.

"MegaCivilization!"

Silenzio di tomba.

Rotto dal Tocca: "Fedello, meno vin brulè, ok? Tanto lo sappiamo che ti piacciono solo i filler!".

Valerio ha già afferrato la scatola di Wherewolf. Stefano mi guarda sconsolato. "Lo sapevi che sarebbe andata così, immagino", mi dice.

"Lo sapevo", gli rispondo. Sorrido beffardo sotto ai baffi.

Wherewolf Revised Edition è una rivisitazione studiata e ragionata di Lupus in Tabula, a sua volta nato da Mafia, che per due soldi mio padre comprò. Se con Lupus alcuni potevano annoiarsi perché "che palle, sono sempre un inutile contadino" (che poi è un ruolo fondamentale e giocarlo bene porta alla vittoria, scarsoni!), qua c'è di che divertirsi: fazioni su fazioni - ognuna con le sue condizioni di vittoria - ed un marea di ruoli: manca solo Godzilla praticamente. Se non vi bastasse il base, sappiate che c'è anche una espansione, una versione da sei giocatori secchi a tema Cappuccetto Rosso e le carte promo, tutti ovviamente integrabili nel base.

Ci si diverte anche a fare il narratore, sempre che non si sia persa l'abitudine di prendere appunti, altrimenti il rischio di errore è dietro l'angolo.

Diciassette giocatori

Smettiamo di ululare come dei deficienti, facciamo qualche rapido commento alla partita, Valerio si bulla per aver giocato come fosse una divinità oscura. Mòbbasta veramente però, è arrivato il momento di fare qualcosa di serio.

O forse no.

"Fede, ci dividiamo in quattro o cinque tavoli? Giochiamo a qualcosa di degno? Dai, ha ragione Agzaroth a prenderti per il culo, sei come uno che canta la Pausini in mezzo a un concerto di black metal scandinavo".

Stefano, defilato, mi guarda con gli occhi da cerbiatto incazzato.

"Not today!", gli rispondo da novello Arya Stark, ma con meno sopracciglia. Sono in piena estasi party-fillerista: tiro fuori la mia collezione speciale per le occasioni speciali, nove scatoline ognuna con nove dadi: le ho tutte, diamine!

Al tavolo si alzano per andare a prendere i bicchierini. Ne serviranno molti. 

"Ma i Rory's Story Cubes non sono mica un gioco!", diranno in molti, scagliando il proprio cellulare addosso al muro imprecando per il fallimento della Nokia. Non adiratevi e non perdete decine di euro per aver ceduto alla rabbia! Quei bellissimi dadini con disegni sempre diversi sono versatilissimi, vanno benissimo coi bimbi per far sviluppare la loro fantasia lanciandoli e raccontando storie a caso; ma vanno alla grande anche coi grandi, inventando storie pruriginose e parlando male di chi è assente. Può servire un qualche incentivo in bottiglia? E usiamolo: basta guidare poco, ché poi bisogna bere.

Per chi volesse approfondire, c'è il fantastico Untold: Adventures Await che è un vero e proprio gioco narrativo cooperativo basato proprio sull'uso di questi celeberrimi dadi.

Sedici giocatori

La serata prosegue, la lancetta corta ha quasi finito il suo giro quotidiano. "Ste, tranquillo: ti porto io in macchina."

"Ma sì, tanto devo essere in ufficio tra meno di nove ore, abbiamo tutto il tempo!". Lo vedo che vuole farmi smaltire i dadi di prima, bravo lui.

"Sapevo che mi avresti dato corda; e, visto che siamo in sedici coraggiosi, facciamo quattro tavoli da quattro di quelli seri?" Stefano quasi abbocca. "Che so: uno di Imperial, uno di Caylus, uno di Alta tensione e uno di Terra Mystica." A Stefano brillano gli occhi. "Che ne dite?", aggiungo lanciando vistosissimi occhiolini qua e là.

"Meh..." fa uno. Stefano si sgonfia come un calzone infilzato da una forchetta.

"Oppure facciamo un tavolo scrauso da sedici." Stefano guarda il pavimento sconsolato. "Qualcosa che richiami la tombola, ché senza qualcuno che urla "ambo!" dopo un numero non è Natale!"

"Grande!", gli fa eco un altro. Stefano piange sommessamente, senza farsi vedere. Gli accarezzo la testa.

Welcome to... è uno dei più apprezzati roll-and-write, sebbene non si rolli niente (non che riguardi il gioco, quantomeno). In ogni round si deve inserire uno dei tre numeri civici disponibili in una delle tre vie del proprio quartiere, col vincolo di dover garantire l'ordine crescente. Ogni numero è associato a un'azione che può garantire punti vittoria bonus: piscine, parchi, recinzioni con cartello finto "Attenti al cane". Ci si può giocare pure in cento, dice la scatola. Pure in mille, aggiungo. Basta dare un foglietto, una penna e un binocolo a tutti.

Ci sono dei piani regolatori da soddisfare; ma assicuriamo che si tratta di un bel gioco. Ah, non c'entra niente con la tombola.

Recensione di mica

Quindici giocatori

23 dicembre. Antivigilia. Proprio quando speravi di aver finalmente scampato il pericolo dell'aperitivo con i colleghi.

"Noi ci siamo incrociati in cooperativa ieri, mi pare. Sono Giovanna, della casa-famiglia, lavoro coi minori". Faccio segno di sì con la testa, non ne sono mica tanto sicuro. "Ah, sì, vero. E anche lui è un tuo collega, giusto?" Graziarcazzo, c'ho preso di sicuro.

"Bravo, che memoria", fa lei. "Piacere, Gian Umberto!", aggiunge lui. Gian Umberto. GU. Giochi Uniti. Forse me lo ricordo.

"Giovanna, sai che il nostro Federico gioca coi giochi da tavolo? Ma gli vogliamo bene lo stesso", si intromette Tiziano, una sorta di Calboni con sfumature di Filini. Gli piace sempre prendermi per il culo. Contento lui...

"Ma pensa!" La faccia sorpresa è quella di Gian Umberto, non me l'aspettavo. "Sei German o American?", mi chiede realmente interessato. Confermo: Giochi Uniti.

"Dai, facci vedere qualcosa!", propone Giovanna. Vorrei farle la stessa domanda; ma evito. [Ciao Simona! 'ste parole me le ha messe in bocca Stefano, ti giuro che non l'ho pensato mai e Giovanna manco esiste! Non mi picchiareeeee, n.d.Fedellow]

Just One è lo Spiel des Jahres 2019, quindi andate sul sicuro con chi non ha mai giocato in vita sua per definizione. Si tratta di far indovinare una parola a chi è di turno scrivendo ognuno un'altra parola a essa collegata secondo le regole del bersaglio di pagina 28 (anagrammi esclusi, possibilmente). La cosa interessante è che le parole scritte più volte vengono eliminate, quindi tocca essere originali. Il gioco è perlopiù un pretesto per ridere un po' - e si ride parecchio.

Sarebbe per sette giocatori; ma con fogli e penne potete aggregare quanta gente volete.

> Tutorial della Tana dei Goblin di Moretta

Quattordici giocatori

Un'ora è andata. Massimo mezz'ora e poi finalmente posso smammare. Il gioco ha attecchito, per fortuna; anzi, me ne chiedono un altro. Mattia del centro per disabili è dovuto scappare; ma siamo ancora in tanti, troppi: già con Just One ho dovuto improvvisare. Mi guardo intorno in cerca d'ispirazione.

Poi lo vedo. Inspiegabile come certe opere d'arte.

In mezzo al locale - uno di quegli anonimi locali moderni, divanetti, paretti grigie, quadri improbabili - c'è un vasone di vetro pieno di dadi. Se fosse una serie tv, parlerei di deus ex machina. Ma siamo in un lounge bar con aperitivo discutibile, e allora basta dire "colpo di culo".

Mi avvicino al tavolo con i piatti di plastica, ne prendo uno pulito. Rubo il cucchiaione del riso scotto con le zucchine, confondendomi nella fila di gente affamata che aspetta che un cameriere esca con una teglia di bulloni fritti. Mi avvicino furtivo al vasone. Guardo rapido a destra e a sinistra. Affondo la vanga. Fischietto.

"Oh, fatevi andare bene questo", dico tornando con una porzione enorme di dadi. "Ché di andare in bagno a svitare l'impianto per giocare a Tubi magici non ne ho proprio voglia", dico ridendo.

Nessuno capisce la battuta. Tristezza interiore.

"Fede..."

"Dimmi."

"Hai dell'insalata tra i denti."

Se cercavi la catena di negozi sportivi, vedi Decathlon (disambigua). Oppure vacci, ché la dieta di gennaio incombe.

Reiner Knizia's Decathlon intanto è un print-and-play (con tanto di regolamento in italiano), e quindi state tranquilli con la scimmia che vi verrà fuori dopo aver letto questo paragrafo. Detto questo, in quello che è una sorta di divertissement, il buon vecchio Reiner propone una sua rivisitazione - altamente aleatoria - del bellissimo decathlon, specialità tra le più ingiustamente snobbate dell'atletica leggera. Ognuna delle dieci prove è riprodotta attraverso un giochino di puro push-your-luck con i dadi (ne servono otto a giocatore - potete anche passarveli, ma poi è un casino).

Un gioco delizioso - per quanto durante le feste è deliziosa pure la carta marrone sotto al panettone.

Tredici giocatori

Vigilia di Natale. Brindisi di auguri. Ospito io, ché nei giorni scorsi ho fatto scorta di birra Ichnusa microfiltrata in offerta. Gira gira siamo in tredici: sarebbe stato più adatto per organizzare una cena con delitto a Pasqua; ma vedo di farmelo andar bene.

"Il gioco dell'anno scorso m'ha fatto cagare! Quest'anno vedi di fare di meglio", mi fa Davide con il suo solito savoir-faire. La mente vola sulle ali della fantasia: imbastisco al volo un Throw Throw Burrito e gli tiro addosso un burrito di cemento, poi prendo il totem di Jungle Speed e...

"Fedello, ma che è questa scatola fighissima?" mi fa Lucia con in mano la scatola di Human Punishment.

"Un gioco di social-deduction 2.0, Luci. Te lo dico in inglese perché è in inglese e c'è testo, anche se poco; e lo sai che Gioia non sa manco mezza parola. Per il compleanno le regaliamo un corso all'Accademia Britannica e l'anno prossimo ce lo giochiamo, giurin giurello." Ho già capito l'amara antifona. "Stasera solo Brunone nostro può salvarci."

Quando abbiamo deciso di scrivere questo articolo (tipo una giornata prima della pubblicazione odierna), io e Darcy abbiamo lanciato un mini sondaggio nella chat del team di correttori della Tana. Non sapevamo cosa mettere come titolo da 13 giocatori, Alessandro ha tirato fuori Mascarade. Né io né Darcy lo abbiamo mai giocato, ma ci siamo fidati. Può darsi sia bello, può Darcy (ah ah ah!) di no, ce lo saprete dire meglio voi, magari senza lanciarci un burrito di titanio in caso non sia di vostro gradimento.

Cogliamo l'occasione per fare i nostri più sinceri e cordiali auguri di Buone Feste al buon Bruno Faidutti, l'autore. E anche a Mac Gerdts, toh!

Così, a cazzo.

Dodici giocatori

"Federì, ma dopo sta mazzata non possiamo giocare a La Boca?", mi fa Simona; è uno dei giochi preferiti della mia signora, ma gira gira vede il tavolo meno spesso di quanto meriterebbe.

"Anche se il Pimpi restasse bloccato in bagno tutta la sera saremmo comunque in troppi: arriva fino a sei e non abbiamo due scatole."

"Basta che non mi fai giocare a Dixit, lo sai che non lo sopporto più!", mi risponde di controbalzo, quando avevo giustappunto posato lo sguardo sulla scatola di Dixit Odyssey. Quanto è dura la vita di coppia del giocatore!

"Ma no, ma ti pare? Pensavo piuttosto a Le Strade d'Inchiostro o ad In Alto i calici! In dodici dovrebbe essere spettacolare, con tutti quei bicchieri sai che cambogia? In più di sei ci sono gli assaggiatori e..."

Simona ha smesso già di ascoltarmi ed è andata a ciarlare altrove. Il Pimpi esce dal bagno, prendo il suo posto, per fortuna non era roba grossa. Mi chiudo a chiave, inizio a pensare a quanto sarebbe bello giocare a qualcosa di diverso dal solito, magari uno di quei giochi che - si dice - sia riuscito a giocare solo Sava con la sua cricca romana.

Backstab Card Game è arrivato sui nostri tavoli da gioco con un artigianalissimo kickstarter pochi anni fa, ma è ora disponibile anch'esso come print-and-play su BGG. Se non sapete l'inglese, regalatevi un corso all'Accademia Britannica pure voi (vedi poco sopra) e dateci sotto, ché è ora. Il sottotitolo di Backstab, "A Political and Strategic Live-action Card Game" rende l'idea: ogni giocatore è dotato di un ruolo ben preciso, con obiettivo e abilità propri. Ci si deve spostare fisicamente all'interno di una o più stanze designate ed interagire con gli altri partecipanti grazie a delle carte, che potranno portare a tremendi voltafaccia, congiure, omicidi e così via; in base a quel che si riesce a combinare si guadagnano punti, arrivati a tre si vince. La cosa bella del gioco è che più viene interpretato e giocato quasi "di ruolo", più sarà immersivo e divertente. La cosa brutta è che serve un gruppo adatto a questo generi di titoli e la cosa non è sempre facile.

Lanciamo l'appello: volontari per la GobCon 2020?

Undici giocatori

Esco dal bagno e dal mio sogno ad occhi aperti. Costanza e Giulio salutano, il piccolo Zack ha sonno. 

"Fedeeeee! Giochiamo a qualcosa? Sennò qua s'addormentano tutti!", mi incalza Simona. "Però basta con i giochi a ruoli nascosti, ché poi lo sai che vado in panico."

Ok, niente Mafia de Cuba espanso. Potrebbe essere il turno di Insoliti Sospetti, in effetti. Oppure faccio sfoggio del tappetone XXL di Concept e facciamo un partitone della mad...

"Ok, decido io. Andiamo con questo, così anche se qualcuno s'è addormentato, in qualche modo ci dà una mano".

Grazie Simona, senza di te non sarei niente.

Dream On! è un party game a due velocità: nel giro di un paio di minuti si racconta un sogno condiviso, basandosi sulle illustrazioni delle carte giocate dalle mani dei giocatori, senza un ordine preciso. Dopodiché, si sta un quarto d'ora a spremere le meningi per provare a ricordarsi tutte le fregnacce dette precedentemente, con risultati esilaranti e con il dubbio che forse sì, stiamo davvero invecchiando e ci stiamo rincoglionendo, visto che non ricordiamo assolutamente cose dette due minuti prima.

Possono uscire sequenze tipiche del folklore veneto e toscano. Cosa che - a ben vedere - facilita la memorizzazione delle carte.

> Recensione de IGiullari

Dieci giocatori

Natale. Con i miei. E con degli zii di Pieve Pagliaccia che nemmeno sapevo di avere. Siamo in dieci - anche se, dopo il pandoro ripieno di mascarpone, pesiamo per ventidue. Per fortuna che non ho l'ascensore nel palazzo, altrimenti sarebbe stato un bel problema.

Io ci provo, come sempre, certo che la mia richiesta cadrà nel vuoto infinito dei perché-no-magari-più-tardi non mantenuti. "Vi va di fare un gioco?"

"No, nonna ha troppo culo a tombola: ci lascia in mutande."

"Ma no, Carolì" dico a mia cugina incinta che quindi ha mangiato due volte per quattro. "I giochi quelli moderni; ne ho molti, vi faccio vedere la stanza".

"L'ultima volta che ho sentito parlare di stanze dei giochi ero al cinema e non è una cosa di cui vado molto fiera", aggiunge lei, ridacchiando. Io le do corda. Sua sorella Bianca arroscisce, ma è divertita.

Decido di portare il colpo del k.o. "Fidatevi: vi divertirete".

Vado di là, sono in forte dubbio - un po' come le donne davanti agli armadi, che hanno tremila vestiti e non va mai bene nessuno. Ci sarebbe 6nimmt!, sempre bellissimo, ma lo zio di Pieve Pagliaccia la potrebbere prendere come un'offesa in pugliese; oppure Una notte da lupi, ma con giochi sui generis ho già dato e sono sicuro darò ancora.

Poi lo trovo.

Sono sicuro che è quello giusto: del resto mio nonno ha fatto il capo reparto per trent'anni e mia nonna ha fatto il capo famiglia per cinquanta.

Nome in codice è di Vlaada Chvátil, e Vlaada Chvátil è come il pandoro Bauli: sempre una garanzia. Si tratta di una variante estremamente intelligente dei giochi con legami tra le parole. I giocatori si dividono in due squadre, coi ognuno dei due "capi" che deve far indovinare ai suoi alcune tra le venticinque parole in tavola creando delle connessioni logiche tra loro, cercando al tempo stesso di non far scegliere parole sbagliate: più queste connessioni sono estreme, meglio è. Dipende molto dall'abilità del capo: se dovete giocare con turni a indizio singolo è meglio darsi alla tombola.

Ma se pioveranno robe tipo "lingua-5" e "pertugio-6" sarà un Natale indimenticabile.

> Recensione di Agzaroth per la versione classica (andate dritti su questa senza remore)

Nove giocatori

Bianca è andata a bere un caffè con un amico che non vedeva da anni - Bernie, presumo. Nel salotto, i miei sono più caldi della stufa che macina ciocchi di cirmolo da stamattina. A volte succede che i giochi diventino come i digestivi e che al primo giro ne seguano parecchi altri.

Torno di là; mi accompagna Carolina. "E questo?", mi chiede maliziosa. "Vedi che avevo ragione?"

"Touché", convengo. "E pensa che Squillo ha una cosa in comune col film che dicevi. Utilissima quando si mangia troppo, peraltro." Lei ride; è proprio mia cugina.

"Comunque non è per nove giocatori, quindi non c'è nulla da temere. Lascia fare al tuo cugino preferito di oggi." Prendo quattro scatole. "Uno di questi, direi".

"Fa' vedere", mi dice. "Sì oscuro signore: Che titolo! Meglio di no, ché già mia madre ti vede come l'anticristo".

"Esatto", le dico. La adoro già, e dire stamattina nemmeno sapevo della sua esistenza. "Via anche questo: se nonno vede Secret Hitler mi disereda".

"Questo 3 segreti com'è?" mi chiede, colpita dalla scatola piccolissima - immagino stia pensando qualcosa tipo che sarebbe un ottimo portaassorbenti.

"Bello, ma forse poco caciarone". Mento: in realtà ho paura che mia nonna possa rimanere scandalizzata da quello che potrebbe uscirne.

Ne rimane uno.

Richard Garfield è un geniaccio, e non solo per averci dato Magic: The Gathering in cambio di tutte le paghette della nostra adolescenza. Tra i tanti titoli che ha tirato fuori c'è The Great Dalmuti, all'apparenza un giochetto di carte in cui si giocano set di carte e chi svuota per primo la mano ha vinto. Facile e banale, dite voi. Faciloni e prevedibili, dico io. Il gioco è in realtà una drammatica simulazione di vita reale; chi parte avvantaggiato, sarà avvantaggiato ancora più in partita: il Grande Dalmuti riceve dal Grande Peone, ovvero l'ultimo degli stronzi, le sue carte migliori ad inizio round, per poi aver il privilegio di dettare il proprio ritmo di gioco. E c'è di più: il grande Peone deve obbedire a tutti gli ordini impartiti dal Grande Dalmuti, dal dare le carte al portargli da bere, pena la crocifissione in sala mensa. Va detto che però, con un po' di fortuna e bravura, a volte l'ordine sociale viene sovvertito e allora...

Chi è che vorrebbe giocarlo col proprio capoufficio?

> Recensione di the_goblin

Otto giocatori

Lo zio di Pieve Pagliaccia ronfa sul divano: è come avere di fianco un'acciaieria. Russa talmente forte che quando le campane della chiesa battono le diciotto nemmeno le sentiamo.

Incredibilmente, ne vogliono ancora. Siamo in otto.

(Otto. Quanti bei ricordi con Otto, come dicono i tedeschi ripensando a Bismarck. Ricordo una partita epocale a Il trono di spade con l'espansione - dico epocale perché non mi ricapiterà mai più.)

Mi verrebbe quasi voglia di proporgli un bel Richard I, che è un filo più impegnativo e sembra fatto apposta per farne giocare otto. O che so, Capitan Sonar, visto che mio padre non passano vacanze di Natale senza che si riguardi almeno una volta Caccia ad Ottobre Rosso, Tora! Tora! Tora! e altri milletrecento film a caso sui sottomarini. Il problema è che tra non molto nonna e mamma si chiuderanno in cucina per il secondo round.

Non rimane che l'arma segreta.

Time's Up! può essere il party game della vita. O, se siete timidi, un autentico incubo. Ci si divide in squadre e, a turno, bisogna far indovinare ai compagni uno dei personaggi famosi indicati da una carta. Prima parlando bene o male liberamente; poi - secondo giro - con una sola parola; infine - terzo e ultimo giro - mimandoli. Gira da anni ed è immarcescibile: andate sul sicuro.

E aspettatevi di essere derisi da chi conosce le carte a memoria.

> La recensione di Poldeold

Sette giocatori

Anche la cena è andata. "Avanzi", s'era detto; ma è come quando si dice "quest'anno niente regali, intesi?".

Siamo catatonici. In tv hanno dato La spada nella roccia; il babbo è impazzito e da due ore chiama tutti "Semola". A parte lo zio di Pieve Pagliaccia, che ha l'unica colpa di avere i baffi e quindi dal secondo antipasto è Ser Pillade.

Non so più che ora sia; ma nei miei parenti c'è ancora vita. Siamo in sette: Ser Pillade è tornato in vita (come Mal'ganis in Warcraft III, vorrei dire; ma ormai sono stufo dei silenzi che accompagnano le mie uscite); in compenso la zia e Simona si sono offerte di svuotare l'imbarazzante lavastoviglie del pranzo e riempire quella della cena: ne avranno fino all'anno nuovo, immagino.

In sette, dunque. Propongo nell'ordine 7 Wonders - bocciato da nonna perché ci sono troppi simboli da ricordare; Fuggi Fuggi - bocciato da Bianca che trova quelle cose in cartone uscite da un'epoca che peraltro nemmeno ha vissuto (ma le voglio bene lo stesso); Not Alone - cassato perché quegli occhi fanno paura a mamma; The Potion - lasciato dove sta perché non mi ricordo per nulla il regolamento, che poi saranno due righe ma oh, l'età avanza.

E niente, se la sono cercata. Mi gioco l'asso di briscola. Un gioco che po esse fero e po esse piuma come la mano di Brega. Serve il gruppo giusto; ma cazzo, se non è giusto questo...

Torno trionfante dalla sala del tesoro del mio castello. "Babbo, guarda che cosa ti tira fuori Semola!"

The Resistance: Avalon è, parafrasando il caporedattore, semplicemente il miglior party game di sempre. Prende un gioco classico, l'assassino, riproposto peraltro più e più volte con alterne fortune, e gli dona la veste definitiva, come gli Animals hanno fatto con The House of the Rising Sun. Ruoli segreti, buoni contro cattivi, missioni da preparare con votazioni - "sì" e "no" che possono generare discussioni infinite. Che devono generare discussioni infinite.

Chiudete tutti gli occhi. Fidatevi.

> La recensione di Agzaroth
> La guida strategica (prima e seconda parte)

Sei giocatori

Santo Stefano. Primo martire. Immagino sia stato il primo a dire "Ah, ma è come Risiko!" quando gli è stato proposto un gioco da tavolo diverso dal solito.

Stavolta siamo in sei, tre coppie, tutti a casa di Girolamo aka Jerry e Maruska aka Maruska. Ci sono anche Federico - aka L'Esteta, barbuto anch'egli - e Valentina aka La valchiria: tipi strani, giocano American - quindi coi dadi - ad ambientazione Lovecraft, se penso a cosa fanno mi vengono i brividi lungo la schiena.

"Beh, siamo in sei, c'è praticamente scritto Specie Dominanti sopra a questa serata", fa Jerry. "Ci starebbe anche un bel Twilight Imperium, a dirla tutta", gli fa eco il mio omonimo.

Sento una fitta al braccio sinistro, inizia a mancarmi il fiato. No, non è un infarto fortunatamente, è Simona che mi sta dando un pizzico. Niente gioconi, stasera. 

"Ma perché fare sti giochi che sai quando iniziano e non quando finiscono? Per Capodanno abbiamo già preso impegni!" Di fronte a me vedo lo sguardo torvo dei due, affamati come non mai di setole di cinghiale. So che per far cambiar loro idea devo giocare pesante. Non c'è filler o party game che tenga, nemmeno l'ottimo Decrypto. Scarto mentalmente Why First, Rock Paper Wizard, Vudù: solo a nominarli verrei ucciso a colpi di torrone in testa.

Sto per fingere un malore quando il mio animale totemico mi sputa in un occhio.

Sono salvo.

Perudo aka Liar's Dice aka il gioco coi bicchierini. Ogni partecipante ha cinque dadi; li lancia e li guarda in segreto. A questo punto partono le puntate, a giro, per indovinare quanti dadi con un certo numero ci sono come minimo. Chi pensa che il giocatore precedente abbia sparato alto come Zaza agli Europei lo dice; chi ha sbagliato - lo scommettitore o l'accusatore - perde un dado. Chi rimane senza dadi saluta la compagnia. Ci sono regole aggiuntive per gli uno, che sono dei jolly e che a seconda delle edizioni sono teste di lama, disegni quechua o altre cose che ricordano il Perù pur senza sapere di coriandolo.

Ah, i bicchieri servono per nascondere i dadi. Per i pisco saur usatene altri.

> La recensione di the_goblin

Cinque giocatori

"Ho capito, anche oggi si gioca domani", sussurra sconsolato Jerry. "Vado a cercare il bluray di Ghostbusters, il mio film di Natale per eccellenza", e ci lascia al tavolo. Bene, ho mandato in vacca un'altra serata ludica: mi sento un po' come gli untori di Last Christmas quando la fanno sentire "accidentalmente" a chi cerca di sopravvivere al Whamageddon.

"Se Jerry proprio vuole proprio guardarsi i Ghostbusters, noi possiamo sempre intavolare qualcosa, no? Siamo in cinque, ci sta un agguerritissimo Vanuatu, oppure... El Grande! In cinque è la morte sua! O sennò Intrigue, così potremmo farci una marea di cattiverie e...", sento degli stiletti uscire dagli occhi di Simona. Odia Intrigue più dell'acqua liscia.

"No, quello no. Un roboante Formula D, circuito di Montecarlo? Così anche voi due avreste dadi da tirare... Modern Art! Modern Art è il gioco di aste, Knizia all'ennesima potenza, una bomba davvero! Oh ragà, ma che so sti sguardi? Mica è colpa mia se Girolamo è andato via! ...briscola chiamata?"

Maruska tira fuori una scatolina piccina picciò dalla mia busta dei giochi. "Facciamo un giro con questo e poi tutti a vedere gli acchiappafantasmi. Tu Fedello stai in piedi, per punizione!"

Cambio colore. Ma non per mimetismo.

Coloretto è un giochetto di carte dall'apparenza tenera e colorata. Nel proprio turno o si gioca una carta, oppure o si prende un fila di coloratissimi camaleonti, stop. Si fanno punti grazie alla collezione set: si guadagnano per le tre file con più carte e si perdono per quelle con meno carte, il tutto con dei dovuti moltiplicatori. Ma se è tutto così puccioso, perché durante la partita ci si inizia ad insultare e si iniziano a fare cattiverie? Coloretto ci insegna che, come i camaleonti, gli amici possono cambiare atteggiamento se gli si attacca una carta che proprio non va bene.

Non fatevi ingannare dalle apparenze, insomma. Proprio come per la pasta pasticciata della zia di Pieve Pagliaccia.

> La recensione di lippo

Quattro giocatori

31 dicembre. Giornata di bilanci. Guardo le statistiche di BG Stats, sconsolato. Il titolo più giocato del 2019, a quota quarantasette partite, è Bananagrams - un bel giochetto, ma non fa curriculum - seguito da Sumo Slam! - che non ho neanche voluto giocare sotto le feste, tanto l'ho sfruttato in tutte le occasioni possibili durante l'anno -, Nimble e Hats (cazzofigata, ma sempre filler è). Intorno la situazione è allegra e spensierata: c'è chi accende la tv su Rai 1 - c'è Tony Hadley degli Spandau Ballet che canta Maledetta primavera - aspettando il conto alla rovescia ufficiale, chi rutta cotechino, chi ancora sta lottando con una fetta di panettone farcito.

"Fede, ma che succede?" mi fa Andrea con un po' di preoccupazione.

"Niente, Magio; è che mi sento svuotato, vorrei giocare con qualcosa di bello. Non carino, non discreto, non divertente: bello. Basta con questi stracazzo di giochini, devo ritrovare me stesso, un po' come su Dawson's Creek. Voglio tornare alle miei origini, devo ritrovare le mie radici". Allungo la mano verso un bicchiere di prosecco. È Sprite. Sento un nodo in gola.

Andrea mi prende sottobraccio e mi porta in un'altra stanza. Simona ha pescato in giro Alberto e hanno già preparato tutto sul tavolo: è uno dei miei giochi preferiti, quello che mi ha fatto iniziare a giocare ed appassionare a questo mondo.

Ho le lacrime agli occhi. 

Puerto Rico. Davvero c'è bisogno di dire altro?

Fate come con i nervetti: se non lo conoscete, provatelo.

> La recensione di Agzaroth (che c'ha messo dieci, mica pizza e fichi)
> La recensione di Lobo

Tre giocatori

Un po' di gente sta ancora limonando sul terrazzo, grazie agli effetti dello spumante. Sono lì che penso al futuro, al surriscaldamento globale, a come avrei potuto fare più punti se avessi preso il Porto, a che fine avrà fatto Marco Columbro.

Simona si è defilata, un po' cotta per la serata. Mi avvicino ad Alberto e Andrea. "Ragà, la dobbiamo svoltare. Noi tre, sì. Domanda secca, Maria o Through The Ages?"

Silenzio.

"Vabbè scherzavo, chi gioca a Caylus a Capodanno gioca a Caylus tutto l'anno!"

Un rotolacampo.

"Certo che siete proprio degli amici fantastici. Tiro fuori Splendor, ché ho anche il tappetino e l'esperienza ne guadagna almeno del 35%."

Passano gli anni, ma Splendor è sempre tra i più apprezzati giochi per famiglie di sempre. Merito di poche regole, di belle carte e di fiches belle da maneggiare come un calice di Lagrein e pesanti come una fetta di cotechino a mezzanotte. Con le gemme - le fiches di cui sopra - si comprano le carte, le quali forniscono punti vittoria e sconti per acquistare nuove carte che sconti maggiori e via così verso l'infinito e oltre! Vince chi arriva prima a quindici punti di vittoria, coi punti che sono garantiti dalle carte e dai nobili che possono essere comprati - o corrotti, forse - dalle stesse gemme. Un sucesso assicurato, insomma.

A meno che non lo spieghiate così male.

> La recensione di Agzaroth

Due giocatori

Andrea non è ancora andato a letto. "Fede, sono le tre. Che dici, facciamo ancora una partitina a qualcosa?", chiede.

Annuisco con gioia, lo abbraccio e, con le lacrime agli occhi, gli dico: "Stavolta faccio io l'Unione Sovietica!".

Andrea mi guarda sbigottito: "Twilight Struggle? Ma che davèro? Ma sòn le trè! Facciamo una roba più... più... cioè, meno, intendo. Che so, un astrattone tipo Hive o Quarto, o 7 Wonders Duel."

"Mai provato Citadels in due?"

"In due? Citadels?"

"Fidati, Magio."

"Mi fido, Fede. C'ho troppo sonno per ribattere."

Citadels parte da una base molto semplice: ci sono otto personaggi tra cui scegliere in ogni round, così da sfruttarne il potere speciale. Sono questi poteri a fare la differenza: si possono rubare soldi, far saltare interi turni, distruggere i quartieri di un avversario che credeva di essere lanciato verso la vittoria. Il capolavoro di Bruno Faidutti ha due facce: è eccellente per gruppi più numerosi (diciamo in cinque, poi s'allunga un po'); ma strepitoso in due: strategico, veloce, cattivissimo. Provateci, se non ci credete.

E provate anche i canditi del panettone, già che ci siete, ché sono buonissimi.

Un giocatore

Sono ormai le quattro di notte del primo gennaio. Non ho proprio voglia di andare a letto - o forse non ha più senso andarci.

Tutti sono ormai andati a dormire - Simona già starà a settimo sonno - e anche Andrea mi ha mollato. Oh, io però mi sento su di giri: l'anno va iniziato col piede giusto. Mi avvicino alla libreria e tocco la scatola di This War of Mine.

San Silvestro, anche lui ciucco di fatica che vorrebbe solo andare a dormire, mi fulmina. Chiedo scusa chinando leggermente il capo e indico Lewis & Clark. "Meglio?". Lui fa segno di no con la testa.

Sbuffo. Prendo la busta di carta con il print-and-play tristissimo e ritagliato male di Maquis, rimpiangendo di non aver pledgiato il kickstarter. Lui finalmente annuisce soddisfatto.

"Al prossimo anno, Fede".

"Al prossimo anno, Silvè."

Maquis, altro print-and-play (con regolamento in italiano), è pensato specificatamente per il gioco in solitario e vi mette nei panni di membri della resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale - sembrava un modo carino per concludere questo articolo sui giochi per il Natale, insomma. In questo facile - ma solo di regolamento - piazzamento lavoratori dovete mandare, giorno dopo giorno (ma tranquilli, solo metaforicamente), i vostri agenti in vari punti di Parigi per svolgere delle missioni, facendo in modo però che non vengano intrappolati dai soldati della Wehrmacht oppure dai collaborazionisti. Tanta allegria, insomma.

Se preferite, sempre francese, per le feste c'è sempre l'insalata russa - lo sapevate che era francese, vero?

Commenti

Che alla fine, invece, il kickstarter di Maquis l'ho fatto. Il bricolage non fa per me :P

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ebbravo fedellow, articolo top

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Per Mascarade forse vi hanno voluto fare uno scherzo. È uno dei più brutti giochi mai provati :D

L'insalata russa è francese solo per i russi: per i francesi è italiana.

...cosa non succede quando un cuoco italiano segue Napoleone durante la campagna di Russia!

Grandissimo articolo. E si, Citadels in due è una bomba!

I giochi non si leggono; si giocano.

Esiste una sola storia. La più antica. Un signore oscuro contro un barbaro, un nano, un elfo ed un mago.

Bell'articolo ..da tenere a portata di mano!

"L'uomo non smette di giocare quando invecchia , ma invecchia quando smette di giocare"

Grazie! Bellissimo articolo, roba da immedesimarsi!

...we are all noble enough in our madness...

Santo Stefano. Primo martire. Immagino sia stato il primo a dire "Ah, ma è come Risiko!" quando gli è stato proposto un gioco da tavolo diverso dal solito.

Numero 1. Eccezionale articolo.

Bestiacce, dovete glorificare il Signor Darcy, senza di lui non esisterebbe nulla di tutto ciò e, soprattutto, non avrei nonni vivi, genitori fuori di testa e cugine simpatiche!

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Letto solo ora mi ero perso sta cosetta da niente.. ma  complimenti! Divertente ironico zeppo di citazioni per i gamers.. eda nche molto utile per consigli e suggerimenti!!

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